Gaio Avidio Cassio

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Avidio Cassio
Aspirante imperatore romano
In carica da aprile a giugno del 175 (contro Marco Aurelio)
Nome completo Gaius Avidius Cassius
Nascita ca. 130
Morte Egitto/Siria, luglio 175

Gaio Avidio Cassio (130175) è stato un militare romano di origine siriana, usurpatore contro Marco Aurelio.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini famigliari[modifica | modifica sorgente]

Avidio Cassio era di nobili natali, della città siriana di Cyrrhus. Suo padre, Eliodoro, non era stato senatore, ma era comunque un uomo di una certa condizione sociale: era stato segretario ab epistulis (probabilmente ab espistulis Graecis) dell'imperatore Adriano dopo Suetonio e C. Valerio Eudemone; aveva seguito l'imperatore nei suoi viaggi e fu prefetto d'Egitto alla fine del regno di Adriano. Alcuni studiosi hanno ipotizzato, una discendenza di Avidio Cassio da Antioco IV di Commagene, per parte di Avidio Antioco, suo nonno[1]

Carriera militare[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne partiche di Lucio Vero.

Cassio apparteneva alla gens Cassia e partecipò alle campagne partiche di Lucio Vero (161-166) con l'imperatore e 40.000 legionari, vexillationes e altrettanti ausiliari. Fu soprattutto grazie all'abilità di Avidio Cassio che i Romani sconfissero le truppe del re Vologese IV a Dura Europos (Zeugma) nel 164, presero Ctesifonte nel 165 e conquistarono l'Assiria e la Media nel 166, costringendo Vologese a firmare una pace umiliante. L'Armenia e la Mesopotamia occidentale tornarono, così, in mano ai Romani. Cassio e il suo collega, Publio Marzio Vero, entrambi trentenni all'epoca, ottennero il consolato nel 166 grazie ai loro successi conseguiti nella guerra di quegli anni contro i Parti. Dopo il consolato divennero governatori: Cassio della Siria, Marzio Vero della Cappadocia.[2]

Nel 172 Cassio fu inviato in Egitto, dove soffocò una pericolosa insurrezione dei Bucolici, pastori-predoni stanziati nel Delta del Nilo. In seguito tornò governatore della Siria.

Ribellione e morte (175)[modifica | modifica sorgente]

Una rivolta scoppiata nell'Oriente romano impedì, però, a Marco di portare a termine i suoi piani strategici. Cassio, che si era distinto come uno dei migliori comandanti militari romani nella guerra contro i Parti, spinto dalla falsa notizia della morte di Marco a seguito di una grave malattia, si era proclamato imperatore. Secondo quanto ci tramanda sia Cassio Dione sia la Historia Augusta, Avidio Cassio accettò la porpora imperiale per volere di Faustina, poiché la stessa credeva che Marco stesse per morire e temeva che l'impero potesse cadere nelle mani di qualcun altro, visto che Commodo era ancora troppo giovane.[3] Nel 175, alla falsa notizia della morte di Marco, Cassio venne acclamato imperator dalla Legio III Gallica e appoggiato nella sua elezione sia da Flavio Calusio, governatore d'Egitto, sia dagli ebrei. Delle province orientali, solo Cappadocia e Bitinia non si schierarono a fianco dei ribelli. All'inizio Marco cercò di tenere segreta la notizia dell'usurpazione, ma quando fu costretto a renderla pubblica, di fronte all'agitazione dei soldati si rivolse loro con un discorso (adlocutio). Marco rivelò di voler evitare inutili spargimenti di sangue tra Romani. Egli disse - secondo quanto riferisce Cassio Dione - che avrebbe ceduto volentieri ad Avidio l'impero senza combattere per il bene comune, se fosse stata solo una questione personale; che avrebbe acconsentito che questa decisione fosse presa dall'esercito e dal senato di Roma. L'imperatore, quindi, chiamò a sé Commodo, e cercò di placare gli animi dei senatori, scrivendo loro di non aver mai "insultato Cassio in alcun modo, se non riferendosi a lui come ad un ingrato. Né Cassio disse o scrisse nulla di insultante nei confronti di Marco".[4] Alla fine, Marco auspicò che Cassio non si uccidesse o fosse ucciso non appena avesse saputo che Marco stava muovendogli contro, poiché Marco aveva intenzione di riconciliarsi con lui, dando così un nuovo esempio della sua grande clemenza.[5]

Tre mesi dopo, quando la notizia della morte di Marco si rivelò ufficialmente falsa, il Senato romano proclamò Cassio hostis publicus, nemico dello stato e del popolo romano. Il princeps deplorava la necessità di dover muovere contro il suo fidato subordinato, dichiarando pubblicamente di sperare ancora in un possibile perdono, ma non appena la notizia dell'arrivo di Marco Aurelio giunse ad Avidio, quest'ultimo fu ucciso dai suoi stessi soldati, dopo soli 100 giorni di potere. Giunto in Oriente, l'imperatore fece bruciare la compromettente corrispondenza dell'usurpatore per evitare che questa potesse mettere in luce un coinvolgimento di altri cittadini nella rivolta e lo ponesse nella situazione di doverli punire.[6] I soldati portarono la testa di Avidio a Marco, come testimonianza dell'uccisione, ma egli preferì non vedere neppure coloro che l'avevano ucciso, facendoli allontanare e disponendo che Avidio fosse seppellito con tutti gli onori.[7] Alcuni studiosi hanno creduto vi sia stato un qualche reale appoggio alla congiura da parte della stessa Faustina, che Marco avrebbe però volutamente ignorato.[8]

Cassio Dione e la Historia Augusta spiegano bene quale fosse l'atteggiamento di Marco Aurelio nei confronti della ribellione e del presunto ruolo dell'Augusta. Faustina appoggiò il tentativo di Avidio, poiché temeva per i figli piccoli. Ella infatti, non avendo più fiducia nella salute del marito, non poteva proteggere i figli da sola. E quando Cassio fu ucciso e la sua testa portata a Marco, l'imperatore che avrebbe voluto dimostrargli il suo perdono e salvarlo, non esultò, al contrario esclamò: "Mi è stata tolta un’occasione di clemenza: la clemenza, infatti, dà soprattutto prestigio all'imperatore romano agli occhi dei popoli. Io però risparmierò i suoi figli, il genero e la moglie". E così lasciò metà del patrimonio paterno ai figli di Avidio Cassio, a sua figlia dette in dono una grande quantità di oro, di argento e di gemme.[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Astarita 1983, p. 18-20.
  2. ^ Alföldy 1977, 24, p. 221; Luciano di Samosata, 15, 19).
  3. ^ Birley 1990, pp. 230-231.
  4. ^ Cassio Dione, 72, 24-27; Historia AugustaMarcus Aurelius, 22.8.
  5. ^ Cassio Dione, 72, 26; Birley 1990, pp. 234-236.
  6. ^ Cassio Dione, 72, 2-4, 17, 22-28, 30 e 31.
  7. ^ Historia AugustaAvidius Cassius, 7.4-9 e 13.6.
  8. ^ Astarita 1983, pp. 115-116.
  9. ^ Cassio Dione, 72, 27-29; Historia AugustaMarcus Aurelius, 26.10-12.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • Maria Laura Astarita, Avidio Cassio, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1983.
  • Antonio Aste, Avidio Cassio. Aspetti storici e letterari di una secessione, Aracne editrice, Roma, 2011.
  • Anthony Richard Birley, Marco Aurelio, Milano, Rusconi, 1990, ISBN 88-18-18011-8.

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