Legio III Gallica

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Legio III Gallica
Due tori, simbolo della III Gallica, trasportano un carro recante l'insegna della legione LEG III GAL, sul rovescio di questa moneta di Eliogabalo, che divenne imperatore col fondamentale sostegno della III.
Due tori, simbolo della III Gallica, trasportano un carro recante l'insegna della legione LEG III GAL, sul rovescio di questa moneta di Eliogabalo, che divenne imperatore col fondamentale sostegno della III
Descrizione generale
Attiva 48 a.C.[1] - IV secolo
Tipo legione consolare
Campi Siria
Battaglie/guerre
Onori di battaglia Gallica, "dalla Gallia"
Comandanti
Comandanti degni di nota Gaio Giulio Cesare
Marco Antonio
Gneo Domizio Corbulone
Lucio Vero
Settimio Severo
Alessandro Severo
Eliogabalo
Simboli
Simbolo Toro

[senza fonte]

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La Legio III Gallica ("dalla Gallia") fu una legione romana costituita da Gaio Giulio Cesare intorno al 48 a.C., per la sua guerra civile contro gli ottimati guidati da Gneo Pompeo. Il cognomen Gallica suggerisce che le reclute fossero originarie della Gallia Narbonense. La legione era ancora attiva in Egitto all'inizio del IV secolo, e aveva come simbolo il toro.

I secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile tra Cesare e Pompeo, legio III (Cesare) e campagne partiche di Marco Antonio.

La legione prese parte alla guerra civile a fianco di Gaio Giulio Cesare. Dopo la morte di quest'ultimo la III entrò a far parte dell'esercito di Marco Antonio con il quale prese parte con distinzione alla grande campagna partica del 36 a.C.; la III legione è l'unica formazione dell'esercito romano citata da Plutarco nella sua narrazione della campagna contenuta nella biografia di Marco Antonio[2].

Dopo la sconfitta definitiva di Marco Antonio ad Azio (31 a.C.), la legio III, soprannominata Gallica, rimaste in servizio nel nuovo esercito di Augusto.

I e II secolo[modifica | modifica wikitesto]

La III Gallica fu decisiva nella vittoria di Vespasiano, qui raffigurato su una moneta, su Vitellio nella seconda battaglia di Bedriaco.

Il governatore di Siria Cn. Domizio Corbulone utilizzò la III Gallica per la sua campagna (63) contro i Parti, volta ad affermare il dominio romano sul Regno di Armenia, uno stato cuscinetto tra le due potenze. Furono però i successi ottenuti da Corbulone a fomentare la gelosia di Nerone per la popolarità del suo generale, che costrinse a suicidarsi. La III fu poi inviata in Mesia, a difendere il confine sul Danubio all'epoca della morte di Nerone (68).[3]

Nell'Anno dei quattro imperatori (69) l'esercito del Danubio parteggiò prima per Otone e poi per Vespasiano. La III combatté per quest'ultimo nella decisiva seconda battaglia di Bedriaco, in cui le forze di Vitellio vennero sconfitte, ed ebbe un impatto decisivo sulla battaglia: i legionari della Gallica, durante la permanenza in Siria, avevano preso l'abitudine di salutare il sole nascente, in un gesto legato al culto solare, e così fecero anche a Bedriaco; gli uomini di Vitellio, credendo che la III legione stesse salutando dei rinforzi giunti da oriente si demoralizzarono e furono sconfitti. In quegli anni il tribunus militum della III Gallica fu C. Plinio Cecilio Secondo.

Dopo la conclusione della guerra, la III Gallica venne rimandata in Siria. La zona fu un punto caldo nel II secolo, e la III venne impegnata nella soppressione delle rivolta giudaica, così come nelle campagne partiche di Lucio Vero (161-166) e Settimio Severo (197198).

Ascesa di Eliogabalo[modifica | modifica wikitesto]

Eliogabalo venne acclamato imperatore dalla III Gallica il 16 maggio 218 a Rafana

La III Gallica ebbe un ruolo fondamentale nell'ascesa di Eliogabalo, l'imperatore successore di Macrino. Macrino era succeduto all'imperatore Caracalla, membro della dinastia dei Severi e assassinato dalle truppe durante la campagna partica; il nuovo imperatore aveva mostrato la propria clemenza, limitandosi a rimandare in Siria le donne e i giovani della famiglia.

Nel 218 Giulia Mesa si recò a Rafana, in Siria, dove la III Gallica era acquartierata sotto il comando di P. Valerio Comazone Eutichiano e fece una ricca donazione ai legionari, con il denaro che Macrino non le aveva confiscato. In cambio, il 16 maggio, i legionari acclamarono imperatore il nipote quattordicenne di Giulia, quel Sestio Vario Avito Bassiano passato alla storia col nome di Eliogabalo e che venne spacciato per figlio naturale di Caracalla per sollecitare lo spirito legalista dell'esercito. L'8 giugno la III Gallica e altre legioni che sostenevano la causa del rampollo della dinastia severiana sconfissero nella battaglia di Antiochia le forze di Macrino. Comazone entrò a far parte della corte di Eliogabalo, divenendone il prefetto del pretorio e raggiungendo il consolato nel 220.

Intanto, nel 219 gli eccessi di Eliogabalo portarono alla rivolta di Vero, che si proclamò imperatore col sostegno della III Gallica. Eliogabalo soppresse la rivolta, fece giustiziare Vero e sciolse la legione, i cui legionari vennero trasferiti alla III Augusta, di stanza in Africa. Ad ogni modo, il successivo imperatore, Alessandro Severo, ricostituì la legione e la rimandò in Siria, nei pressi di Damasco, a proteggere la strada per Palmira.

IV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le informazioni sul periodo successivo della legione sono oscure e rare, ma nel 323 erano ancora in Siria. Una unità mista della III Gallica e della I Illyricorum venne impiegata in Egitto nel 315-316.

Un membro di rilievo della III fu il centurione Lucio Artorio Casto, la figura storica probabilmente alla base di Re Artù.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Keppie, p.206.
  2. ^ Plutarco, Vita di Antonio, 42.
  3. ^ Svetonio, Vita di Vespasiano, 6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]