Centurione

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Centurione
Centurion 2 Boulogne Luc Viatour.jpg
Ricostruzione di un centurione dell'inizio del II secolo d.C. che indossa una lorica hamata (Rievocatore storico).
Descrizione generale
Attiva Età regia - 476
Nazione Repubblica romana e Impero romano
Tipo fanteria
Guarnigione/QG accampamento romano
Equipaggiamento gladio, scudo, vitis ed elmo con cresta traversa
Patrono Marte dio della guerra
Parte di
Comandanti
Comandante attuale Tribuno militare

[senza fonte]

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Il centurione (in latino centurio; in greco εκατοντάρχος, hekatontarchos) era uno dei gradi della catena di comando nell'Esercito romano, paragonabile ai moderni ufficiali di grado intermedio.

Ruolo[modifica | modifica wikitesto]

Ogni centurione comandava l'unità di base[1] della legione, la centuria (gruppo di uomini che andava da 80 a 100 e fino a 160 in alcuni casi, anche se in alcune fonti si racconta di centurie di 300 unità[2].). Le centurie erano associate per tradizione a due a due per formare i manipoli, in ognuno dei quali i due centurioni erano detti prior e posterior. Non è chiaro se a questo corrispondesse anche una precedenza nel comando, più probabilmente era riferito allo schieramento di fronte al nemico (prima o seconda fila).

Il grado più elevato fra i centurioni di una legione era tenuto dal centurione del primo manipolo della prima coorte, che era detto primus pilus (il termine pilus non ha nulla a che fare con la lancia o con il pilum, il giavellotto romano). Il primus pilus era l'unico dei centurioni ad accedere al gabinetto di guerra di una legione e per questo potremmo dire che è l'unico ruolo assimilabile al concetto moderno di ufficiale.[3]

Esistono testimonianze della compresenza di due o, addirittura, tre centurioni nella stessa centuria, ma ancora non sono state accolte ipotesi a questa eccezione e non si conoscono eventuali implicazioni organizzative nella catena di comando.[3]

Il centurione non di rado non proveniva dalla gavetta degli ordini inferiori, infatti per molti giovani aristocratici era il primo grado di una carriera militare. Non c'è da stupirsi, infatti che i centurioni fossero giovani raccomandati e messi a capo di centurie senza alcuna esperienza bellica. L'efficienza dell'organizzazione militare romana era infatti garantita da una scuola militare di altissimo livello in grado di dare degli strumenti teorici sufficienti per debuttare e servire efficacemente in una legione addirittura come tribuno senza alcuna esperienza.

Tra i vari tipi di centurione presenti in letteratura citiamo il trecenario di cui non conosciamo esattamente il ruolo, ma che per lo più si ritiene correlato alla guardia pretoriana, e il decurione equivalente al centurione, ma al comando di unità di cavalleria[4] (vedi anche la voce Guardia Pretoriana).

Con la riforma augustea dell'esercito romano, vi era anche il centurio classiarius,[5] comandante di una nave della marina militare romana con cento miles classiarii (dopo il 70),[6] equiparabile ad un normale centurione "di terra" anche in funzione della sua carriera militare (cursus honorum). Poteva infatti comandare una trireme.[7]

Posizione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tattiche della fanteria romana.

I centurioni romani erano sempre posizionati in prima linea, per dare dimostrazione del proprio coraggio ed impeto ai propri soldati, ai fini del buon esito della battaglia, almeno dai tempi delle guerre puniche. I centurioni, infatti, erano posizionati sulla destra dello schieramento manipolare, più tardi coortale.[8] Posizione certamente assai rischiosa. Non a caso spesso al termine di aspri scontri, numerosi erano i centurioni caduti al termine della battaglia.[9]

Cesare racconta un episodio curioso nel De bello Gallico, una gara tra due valorosi centurioni:

« C'erano in quella legione due centurioni, uomini di grandissimo valore, ormai prossimi al grado più elevato, Tito Pullo e Lucio Voreno. Entrambi erano continuamente in gara per chi avrebbe primeggiato rispetto all'altro, ed ogni anno gareggiavano attraverso combattimenti per la carriera. Pullo, nel momento in cui il combattimento lungo le fortificazioni si stava dimostrando più duro, disse: "Che aspetti Voreno? Quale promozione credi di ricevere per il tuo valore? Questo giorno deciderà le nostre contese". Detto ciò uscì fuori dalla linea fortificata e caricò il nemico in quella parte dello schieramento che sembrava più fitta. Allora anche Voreno non si trattenne al riparo delle fortificazioni e temendo il giudizio dei suoi soldati, lo segue [nel combattimento]. A breve distanza dal nemico Pullo lancia il suo pilum e trafigge un Gallo, che si era staccato dal grosso dello schieramento e correva in avanti. I nemici, mentre proteggevano con gli scudi il compagno, colpito a morte e caduto a terra, tutti insieme gettano i loro giavellotti contro il centurione, impedengogli di arretrare. Lo scudo di Pullo è trapassato e nella cintura militare [che regge la spada] si configge un'asta. Questo colpo sposta il fodero e Pullo, mentre con la mano destra cerca di sfoderare la spada, viene impedito, tanto che i nemici lo circondano. Corre in suo aiuto, l'avversario Voreno e lo aiuta nella difficoltà. Tutti i nemici allora si scagliano prontamente contro Voreno, lasciando perdere Pullo, credendolo colpito dal giavellotto. Voreno combatte un corpo a corpo con la spada, ne uccide uno e fa arretrare gli altri. Mentre li incalza con ardore, cade scivolando su una buca. A sua volta è Voreno che viene circondato e tocca a Pullo prestargli aiuto. Poi tutti e due incolumi, dopo aver ucciso numerosi nemici, si ritirano verso le fortificazioni con grande gloria. Così la fortuna trattò entrambi nella contesa e nel combattimento, i quali, seppure avversari, si soccorsero l'un l'altro e si salvarono. E non fu possibile scegliere quale dei due fosse superiore all'altro per valore. »
(Cesare, De bello Gallico V.44.)

Tardo impero[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma dioclezianea dell'esercito romano e riforma costantiniana dell'esercito romano.

Con la riforma di Costantino e dei suoi successori la legione si trasformò progressivamente in una unità tattica più piccola di quella dei secoli precedenti e sembra che non fosse più articolata in coorti. Con le coorti scomparve il grado di centurione e Vegezio menziona quello di centenarius come il suo omologo negli eserciti tardoimperiali. La riforma costantiniana non toccò però tutte le unità; almeno alcune legioni limitanee sembra abbiano mantenuto una organizzazione simile a quella classica e si hanno accenni a figure di centurioni addirittura nelle legioni limitanee dell'Egitto bizantino dell'inizio del VII secolo.[10]

Uniforme ed armamento[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione di un centurione romano del II secolo, del gruppo storico italiano Legio XXX Ulpia Traiana Victrix.

Sebbene sia errato applicare il concetto di "uniformità" tipico della marzialità moderna, il centurione si distingueva da alcuni elementi caratteristici, uno in particolare: la cresta posta sul suo elmo era disposta trasversalmente (Crista Transversa), ossia da sinistra a destra, contrariamente ai normali soldati (miles o milites) che potevano indossarla in senso longitudinale, affinché nella mischia della battaglia i suoi legionari lo potessero individuare più facilmente. Vi sono altri elementi, che potremmo erroneamente definire "uniformologici", derivanti dalla scultura, che tuttavia non sono di esclusivo uso dei centurioni: schinieri, lorica squamata o musculata[11], calcei e pterugi.

Un altro elemento che si evidenzia dalla scultura, è che molto spesso il centurione portava il gladio a sinistra invece che a destra come i normali legionari, questo potrebbe indicare che di norma i centurioni fossero sprovvisti di scudo.[12]

Durata della ferma e paga[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi honesta missio e paga (esercito romano).

Molti dei centurioni, sebbene la normale ferma militare (honesta missio) durasse non più di 20 anni fin dai tempi di Augusto, rimasero in servizio fino a 30-35 anni ed in un caso particolare, raccontato da un'epigrafe, si tramanda che un centurione di nome Lucius Maximius Gaetulicus, percepì fino a 57 annualità,[13] un vero record.

Il trattamento economico era poi particolarmente favorevole rispetto ai suoi sottoposti (dall'optio al semplice miles), oltre a beneficiare di un proprio alloggio, oltre ad essere esentato dal tributo della vacatio munerum, imposto ai legionari che volevano essere esentati da servizi particolarmente pesanti. Il centurione, all'apice della carriera, raggiunto il grado di primus pilus, poteva infine aspirare ad avere uno stipendium tra le venti e le trenta volte (in rari casi fino a sessanta volte) superiore a quello di un normale legionario.[14]

Gradi dei centurioni dal I secolo a.C. al II secolo d.C.[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma augustea dell'esercito romano e Primus pilus.

In questa sezione elenchiamo i diversi gradi dei centurioni. Questo schema illustra quella che poteva essere l'organizzazione tattica delle varie centurie e delle varie coorti, riferite ai primi secoli dell'Impero romano, a partire dalla riforma augustea dell'esercito romano. Un aspetto molto interessante, che si evidenzia dalla lettura di questa lista, è che restano validi alcuni termini, come princeps e hastatus che in epoca repubblicana indicavano precisamente i tre ordini della struttura manipolare, ma soprattutto la disposizione in triplex acies delle schiere durante la battaglia. Si cominciava così dal Decimus hastatus posterior (l'ultimo in graduatoria), fino al Primus pilus prior (il più alto in grado tra i centurioni, all'interno della stessa legione romana).[15][16][17] Il livello successivo a cui poteva aspirare, dopo che era congedato e ammesso all'ordine equestre, era quello di praefectus castrorum.[14]

Cohors / Ordini grado (decrescente)
del centurione
grado (decrescente)
del centurione
grado (decrescente)
del centurione
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del centurione
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del centurione
grado (decrescente)
del centurione
Cohors I, primi ordines Primus pilus prior Primus princeps prior Primus hastatus prior (non c'era) Primus princeps posterior Primus hastatus posterior
Cohors II, secundi ordines Secundus pilus prior Secundus princeps prior Secundus hastatus prior Secundus pilus posterior Secundus princeps posterior Secundus hastatus posterior
Cohors III, tertii ordines Tertius pilus prior Tertius princeps prior Tertius hastatus prior Tertius pilus posterior Tertius princeps posterior Tertius hastatus posterior
Cohors IIII, quarti ordines Quartus pilus prior Quartus princeps prior Quartus hastatus prior Quartus pilus posterior Quartus princeps posterior Quartus hastatus posterior
Cohors V, quinti ordines Quintus pilus prior Quintus princeps prior Quintus hastatus prior Quintus pilus posterior Quintus princeps posterior Quintus hastatus posterior
Cohors VI, sexti ordines Sextus pilus prior Sextus princeps prior Sextus hastatus prior Sextus pilus posterior Sextus princeps posterior Sextus hastatus posterior
Cohors VII, septimi ordines Septimus pilus prior Septimus princeps prior Septimus hastatus prior Septimus pilus posterior Septimus princeps posterior Septimus hastatus posterior
Cohors VIII, octavi ordines Octavus pilus prior Octavus princeps prior Octavus hastatus prior Octavus pilus posterior Octavus princeps posterior Octavus hastatus posterior
Cohors VIIII, noni ordines Nonus pilus prior Nonus princeps prior Nonus hastatus prior Nonus pilus posterior Nonus princeps posterior Nonus hastatus posterior
Cohors X, decimi ordines Decimus pilus prior Decimus princeps prior Decimus hastatus prior Decimus pilus posterior Decimus princeps posterior Decimus hastatus posterior

Simbolo del centurionato: vitis o bacillum viteum[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione di un centurione della Guardia Pretoriana del I sec. d.C. con una lorica muscolata (Associazione C. Cisalpina - Cohors III Praetoria)

L'indubbio segno di comando del centurione, è il Vitis, detto forse più propriamente Bacillum Viteum, simbolo dell'autorità, ma soprattutto strumento punitivo, costituito da un bastone di legno di vite, elastico e nodoso per infliggere più sofferenza.

Un centurione venne soprannominato dai suoi legionari cedo alteram ("Datemene un'altra") per il fatto che, quando bastonava un soldato, il Vitis si spezzava ed era costretto a urlare: "Datemene un'altra!".[18]

Centurioni passati alla Storia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'unità più piccola come numero di uomini era il contubernium costituito da 8 uomini di cui un decano come responsabile. Una centuria era composta di circa una decina di contubernia.
  2. ^ nell'epoca di Tarquinio Prisco per la cavalleria. Livio, Ab urbe condita libri, I, 36, 6-8. Il dato non deve sorprendere in quanto se esistevano delle regole, la normalità era il loro superamento. In epoca tarda le centurie si sono espanse fino a confondersi con il concetto stesso di coorte per poi cambiare anche nome.
  3. ^ a b Le Bohec Y., The Roman Army (2000)
  4. ^ Passerini, A. - Le coorti pretorie, Roma, 1939
  5. ^ AE 1972, 199; AE 1998, 399; AE 1998, 399; CIL X, 3365.
  6. ^ Saddington 2007, pp. 210–211
  7. ^ AE 1896, 21.
  8. ^ Polibio, Storie, VI, 24.
  9. ^ Cesare, De bello Gallico II.25.
  10. ^ G. Cascarino e C. Sansilvestri, L'Esercito Romano, Armamento e Organizzazione, Vol. III (2009)
  11. ^ Non esistono testimonianze tali da fare ritenere che queste fossero le uniche armature indossate o indossabili dai centurioni. Testimonianze, per lo più scultoree, mostrano l'uso anche di loriche hamatae e addirittura di linothorax greche, a dimostrazione di come le tradizioni militari fossero radicate e perdurassero al di là delle epoche.
  12. ^ Si ritiene che il portare la spada a destra fosse dettato dalla presenza dello scudo sulla sinistra che avrebbe impedito la sua estrazione con la mano destra se si fosse voluto mantenere la protezione di fronte a sé, con la spada a sinistra sarebbe stato inevitabile aprire la guardia. Inoltre l'estrazione della spada con la mano destra dalla sinistra richiede un movimento più ampio che non è sempre possibile combattendo a stretto contatto con i compagni ai lati.
  13. ^ AE 1985, 735.
  14. ^ a b G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p. 36.
  15. ^ Y. Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 2008, p. 57.
  16. ^ L. Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, 1984, p.174.
  17. ^ G. Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p. 33-36 e 55.
  18. ^ Tacito, Annales, I, 23

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008.
  • Y.Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 2008.
  • L.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, 1984.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]