Valentiniano I

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Valentiniano I
Valentiniano I
Imperatore romano
In carica 26 febbraio 364 - 28 marzo 364 (da solo)
28 marzo 364 - 17 novembre 375 (imperatore d'Occidente assieme al fratello Valente imperatore d'Oriente)
Predecessore Gioviano
Successore Valente, Graziano e Valentiniano II
Nome completo Flavius Valentinianus
Nascita Cibalae, Pannonia, 3 luglio 321
Morte Brigetio sul Danubio (vicino l'attuale Komárom, Ungheria), 17 novembre 375
Dinastia valentiniana
Padre Graziano il Vecchio
Consorte Marina Severa
Giustina
Figli Graziano (da Marina Severa)
Valentiniano II, Galla, Grata e Giusta (da Giustina)

Flavio Valentiniano (latino: Flavius Valentinianus), meglio conosciuto come Valentiniano I (Cibalae, 3 luglio 321Brigetio, 17 novembre 375) è stato un imperatore romano, dal 364 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Carriera militare[modifica | modifica sorgente]

Il padre di Valentiniano, Graziano il Vecchio, era un valente ufficiale dell'esercito, e lui intraprese con successo la carriera militare.

Nel 357 faceva parte dell'esercito del cesare d'Occidente Giuliano l'Apostata, comandando un reparto di cavalleria. Un tribuno del prefetto Barbazione, Cella, impedì al tribuno Bainobaude e a Valentiniano di attaccare gli Alamanni che tornavano da una razzia in territorio romano: Barbazione fece un falso rapporto all'imperatore Costanzo II, addossando la colpa del mancato intervento a Valentiniano e Bainobaude, che furono congedati e mandati a casa.[1]

Nel 363 salì al trono Gioviano, che ripristinò il cristianesimo e richiamò Valentiniano nell'esercito, affidandogli infine il comando di un'unità delle truppe personali dell'imperatore (schola palatina).

Regno[modifica | modifica sorgente]

Ascesa al potere[modifica | modifica sorgente]

Alla morte di Gioviano, i comandanti dell'esercito scelsero Nicea (in Bitinia) come luogo della elezione del successore. Essi proposero il diadema al prefetto Sallustio, che tuttavia rifiutò per ben due volte. Dopo aver fatto altri possibili nomi, alla proposta di nominare Valentiniano imperatore, i soldati all'unanimità accolsero la proposta che venne approvata da Sallustio. Era il 26 febbraio 364 e lui aveva quarantatré anni. Dopo aver ricevuto il diadema e la porpora, i soldati, che inizialmente lo acclamavano, gli intimarono di nominare un collega (co-imperatore) immediatamente. Valentiniano reagì con il seguente discorso:

« Pochi momenti fa, o miei compagni soldati, era in nostro potere di lasciarmi nell’oscurità di una condizione privata. Giudicando dalla testimonianza della passata mia vita, che io meritassi di regnare, mi avete posto sul trono. Adesso è mio dovere di provvedere alla salute ed al vantaggio della Repubblica. Il peso dell’Universo è troppo grande, senza dubbio, per le mani d’un debol mortale. Io so quali sono i limiti delle mie forze e l’incertezza della mia vita; e lungi dallo sfuggire, io sono ansioso di sollecitare l’aiuto di un degno collega. Ma dove la discordia può esser fatale, la scelta di un fedele amico richiede una matura e seria deliberazione. Di questo io avrò cura. La vostra condotta sia fedele e costante. Ritiratevi ai vostri quartieri; rinfrescate gli spiriti ed i corpi; ed attendete il solito donativo in occasione dell’innalzamento al trono d’un nuovo Imperatore. »

Condotto a Nicea, l'Imperatore decise di seguire il consiglio dell'esercito: si diresse verso Nicomedia o Costantinopoli e in quella capitale, trenta giorni dopo la sua incoronazione, Valentiniano nominò suo fratello Valente Augusto d'oriente, mentre prese per sé le prefetture Occidentali e l'Illirico.

Politica interna e religiosa[modifica | modifica sorgente]

Sembra che il governo di Valentiniano sia stato equo e tollerante. Certamente aveva più attenzione ai suoi soldati, che alla decadente classe senatoria. Innalzò le loro paghe anche pagandoli in natura - una caratteristica del tardo impero - come per esempio con bestiame. Per sopperire alle spese militari però dovette aumentare vertiginosamente le tasse, che erano soprattutto a carico dei proprietari terrieri. Difese sistematicamente i deboli, impedendo l'esposizione dei neonati, istituendo dei "difensori del popolo", fondò scuole e garantì la copertura sanitaria ai sudditi abitanti in Roma. Inoltre favorì l'insegnamento della retorica e della grammatica in ogni provincia dell'Impero.

Uno dei principali storici di questo periodo, Ammiano Marcellino, sostiene però che fu un giudice troppo severo, che ordinava assassini contro gli oppositori e che non commutò mai una condanna a morte. Si narra che avesse due orse, Innocenza e Mica Aurea, le cui gabbie erano poste vicino alla camera da letto dell'Imperatore; e, secondo le fonti, l'Imperatore dalla sua camera godeva nel vedere le bestie divorare i malcapitati condannati a morte. Innocenza alla fine fu ricompensata per i suoi servigi venendo liberata nei boschi.

Lapide posta presso Santo Stefano Maggiore, Milano, a ricordo di quattro cristiani trucidati da Valentiniano I nell'anno 367.

Fervente cristiano, con l'aiuto del papa Damaso I nel 371 adottò una non comune politica di tolleranza religiosa. Sempre secondo Ammiano Marcellino "nessuno doveva essere infastidito con ordini di adottare questo o quel culto".

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagne suebo-sarmatiche di Valentiniano I e Campagne in Britannia del Conte Teodosio.

L'esercito fu subito chiamato in causa dalla rivolta di Procopio, un discendente di Giuliano, ma Valente sconfisse la sua armata nel 366 e giustiziò il ribelle. Ma il pericolo maggiore erano i Germani che dal confine Reno-Danubio, premevano sul territorio romano con frequenti incursioni. Come avevano fatto tutti gli imperatori dai tempi di Diocleziano, anche Valentiniano stabilì la sua sede a Milano per essere più vicino ai campi di battaglia. Dapprima dovette combattere gli Alemanni che avevano conquistato Magonza - quindi decise di trasferirsi a Parigi e poi ancora più a nord per combattere i Sassoni che cercavano di invadere la Britannia. Alla fine risiedette in Germania per sette anni, costruendo nuove fortificazioni sul Reno e una fortezza a Basilea. Come tradizione cercava di dividere le diverse tribù e scagliarle le une contro le altre; inoltre i Germani sconfitti venivano insediati nei territori romani come coloni.

Nel 372 iniziò in Africa la rivolta di Firmo, ribellatosi contro il corrotto comes Romano. Valentiniano inviò nella provincia Teodosio, che dopo una lunga campagna debellerà la rivolta nel 375, quando Valentiniano promulgherà degli editti contro i donatisti, rei di avere supportato Firmo.[2]

Nel 374 si recò sul Danubio, nelle Pannonie, per combattere i Quadi ed gli Iazigi, una tribù sarmatica di origine iranica. L'anno seguente, il 17 novembre, morì durante un colloquio con i Quadi per un ictus cerebrale.[3]

La prima moglie fu la madre di Graziano, la seconda di Valentiniano II.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ammiano Marcellino, xvi.11.6—7.
  2. ^ Roberts, Walter, "Firmus (ca.372-ca.375 A.D.)", De Imperatoribus Romanis
  3. ^ Ammiano Marcellino, Res gestae, 30.6.1-6.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Edward Gibbon, Storia della Decadenza e rovina dell'Impero romano, tradotto da Niccolò Bettoni, 1821-1824. Capitolo 25

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Gioviano
363 - 364
364 - 375, con Valente Graziano (con Valentiniano II)
375 - 383

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