Saturnino Secondo Salustio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Epigrafe in latino trovata ad Amorgos e riproducente una lettera (CIL III, 459) dell'imperatore romano Giuliano a Salustio (Museo epigrafico di Atene)

Saturnino Secondo Salustio o Saluzio o Secondo Sallustio (latino: Saturninus Secundus Salustius o Salutius;[1] fl 350-367; ... – ...) è stato un politico dell'Impero romano e un filosofo neoplatonico.

Amico dell'imperatore romano Giuliano, ne condivise il programma di restaurazione della religione romana, ma fu così equilibrato che fu prefetto del pretorio d'Oriente (361-367 con una breve pausa nel 365) sotto quattro imperatori.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nativo della Gallia, forse dell'Aquitania, era probabilmente un homo novus, in quanto i suoi due primi incarichi furono non senatoriali;[2] Salustio fu infatti, probabilmente sotto l'imperatore Costante I (337-350), praeses provinciae Aquitanicae, magister memoriae, comes ordinis primi, proconsole d'Africa e comes ordinis primi intra consistorium et quaestor, come attesta l'iscrizione posta sotta la sua statua d'oro eretta nel Foro di Traiano.[3]

Fu inviato dall'imperatore Costanzo II, fratello del defunto Costante, al cugino e cesare d'Occidente Giuliano, come consigliere, quando era ormai già avanti con gli anni. Costanzo si insospettì dei successi di Giuliano[4] e, attribuendoli a Salustio, lo richiamò, separandolo dal cesare di cui era divenuto amico.

Giuliano venne acclamato imperatore nel 360, e l'anno successivo Costanzo II morì. Nel 361 Giuliano, giunto a Costantinopoli, nominò Salustio prefetto del pretorio d'Oriente e presidente del tribunale che a Calcedonia processò i funzionari di Costanzo.[5] Nel 362 lasciò Costantinopoli per raggiungere Giuliano ad Antiochia,[6] da dove l'imperatore aveva intenzione di far partire la sua campagna sasanide. Qui Salustio sconsigliò a Giuliano di perseguitare i cristiani: per dargli un esempio, torturò un certo Teodoro per tutto un giorno, dimostrandogli che ne avrebbe fatto un martire.[7] Diede rifugio al vescovo di Aretusa, Marco, che aveva suscitato la rabbia di Giuliano[8] e, pare, torturò dei pagani per vedere se la loro resistenza era comparabile a quella dei cristiani.[9] Fu poi incaricato di preparare le forniture per l'esercito e la flotta;[10] quando un ufficiale non riuscì a portare gli approvvigionamenti dovuti a Circesium lo fece giustiziare.[11] Giuliano morì durante la campagna, in uno scontro con i Sasanidi (363), durante il quale anche Salustio rischiò la vita;[12] in seguito fu scelto dai generali romani come successore del suo amico, ma declinò l'offerta, adducendo la cattiva salute e l'età avanzata, e al suo posto venne eletto il cristiano Gioviano.[13]

Sotto Gioviano rimase in carica come prefetto: il nuovo imperatore lo inviò a trattare con i Sasanidi.

Dopo la morte di Gioviano (364) sostenne l'elezione di Valentiniano I. Quando Valentiniano cadde ammalato, nel 364, Salustio negò che la malattia fosse stata provocata da un maleficio preparato dai sostenitori di Giuliano. Venne deposto dall'imperatore, che invitò chiunque a presentargli accuse contro Salustio, ma fu poi rimesso al suo posto dopo poco tempo.

Continuò al suo posto sotto l'imperatore Valente, che il fratello Valentiniano associò all'impero; nel 364 aveva Callisto come assessor (assistente), nel 365 Eanzio. Poco dopo il 30 luglio di quell'anno venne sostituito da Nebridio, principalmente a causa dell'azione del patricius e suocero dell'imperatore Petronio, ma quando, sempre quell'anno, Nebridio venne catturato dall'usurpatore Procopio, Salustio venne reintegrato. Venne definitivamente congedato a metà del 367, probabilmente per anzianità, ma comunque a causa degli intrighi di Clearco. Forse ricevette il titolo di patricius dopo il congedo.

Giudizi su Salustio[modifica | modifica sorgente]

Giuliano fu amico di Salustio, cui dedicò la Consolazione a sé stesso, scritta dopo la forzata separazione in Gallia da Salustio, e il suo Inno al Re Helios, composto nel dicembre 362; Salustio lesse e approvò anche un'altra opera dell'imperatore, I Cesari.

Libanio lo lodò come funzionario incorruttibile,[14] Imerio gli indirizzò un'orazione in cui lo definiva vero reggitore dello stato,[15] mentre persino i cristiani ne lodavano l'equilibrio.[16]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Salustio fu uno studioso di letteratura e filosofia, che addirittura trascurò talvolta i propri uffici per coltivare i propri studi. A Salustio è attribuita la composizione in lingua greca di Περὶ θεῶν καὶ κόσμου (Gli dei e il mondo), una sorta di catechismo ufficiale dell'ultimo paganesimo durante la restaurazione della religione greco-romana voluta dal Giuliano per pagani.[17]

La maggior parte delle idee esposte in esso non sono originali ma sono derivate da altri filosofi neoplatonici, come pure dalle orazioni di Giuliano, in particolare la quinta e la settima, anche se Salustio sembra avere meno dimestichezza con Giamblico, considerando la sua demonologia meno sviluppata.[18] In alcuni punti, tuttavia, l'autore sostiene alcune tesi inconsuete. Per esempio riguardo all’origine del male, Salustio afferma che nulla è male per sua natura, ma diviene male per le azioni degli uomini, o meglio, di alcuni uomini. Inoltre, il male non è commesso dagli uomini per sé, ma perché si presenta falsamente sotto l'apparenza di un bene, come aveva già esposto in certa misura Socrate. Il male nasce sempre e solo a causa di una falsa valutazione del bene, in quanto, alla fine, è mancanza di esso.

« Ma come si spiega il male nel mondo se gli Dei sono buoni e compiono ogni cosa? In primo luogo bisogna precisare che, se gli Dei sono Buoni e compiono ogni cosa, il male non ha una esistenza effettiva ma nasce per assenza di bene, come l'ombra non ha una esistenza reale ma ha origine dall'assenza di luce … »
(Salustio, Gli dei e il mondo, xii.1)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il suo nome è riportato come Saturninus Secundus nelle iscrizioni (CIL III, 247, CIL VI, 1764 e AE 1914, 125), Secundus Salutius in Ammiano Marcellino (xxii.3.1), Secundus in Libanio (Lettere, 1235), Filostorgio (viii.8) e Sozomeno (vi.3), e infine Salutius, Salustius o Sallustius altrove.
  2. ^ Sivan, Hagith, Ausonius of Bordeaux: Genesis of a Gallic Aristocracy, Routledge, 1993, ISBN 0415086140, p. 19.
  3. ^ CIL VI, 1764.
  4. ^ Costanzo dubitava della lealtà di Giuliano, in quanto ne aveva ucciso il padre Giulio Costanzo e il fratellastro Costanzo Gallo.
  5. ^ Ammiano Marcellino, xxii.3.1.
  6. ^ Lungo la strada, ad Ancira (moderna Ankara) fece incidere l'iscrizione CIL III, 247.
  7. ^ Socrate Scolastico, iii.19; Sozomeno, v.20; Ammiano Marcellino, xxii.9.17, che però lo chiama semplicemente "prefetto".
  8. ^ Socrate Scolastico, v.10.
  9. ^ Passio SS. Bonosii et Maximiliani, 2.
  10. ^ Libanio, Orazioni, xviii.214.
  11. ^ Ammiano Marcellino, xxiii.5.6.
  12. ^ Ammiano Marcellino, xxv.3.21; Zosimo, iii.29.3.
  13. ^ Ammiano Marcellino, xxv.5.14; Zosimo, iii.36.1—2 riporta anche l'offerta della porpora al figlio di Salustio, respinta sulla base della sua giovane età.
  14. ^ Libanio, Orazioni, xviii.182.
  15. ^ Imerio, Orazioni, xlii.
  16. ^ Gregorio Nazianzeno, Orazioni, iv.91.
  17. ^ Azize, Joseph, The Phoenician Solar Theology, Gorgias Press LLC, 2005, ISBN 1593332106, pp. 15-16.
  18. ^ Smith, Rowland, Julian's Gods: Religion and Philosophy in the Thought and Action of Julian the Apostate, Routledge, 1995, ISBN 0415034876, pp. 33-34.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

Edizioni delle sue opere[modifica | modifica sorgente]

  • Salustio, Sugli dèi e il mondo, a cura di Riccardo Di Giuseppe, Adelphi, 2000, ISBN 8845915190
  • Salustio, Gli Dei e il Mondo, a cura di Valeria Vacanti, Il Leone Verde, 1998, ISBN 8887139075

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore
Elpidio
Prefetto del pretorio d'Oriente
361-365
Successore
Nebridio
Predecessore
Nebridio
Prefetto del pretorio d'Oriente
365-367
Successore
Domizio Modesto