Chiesa dei Santi Apostoli (Costantinopoli)

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Miniatura del Codice Vaticano 1162, che si ritiene rappresenti la chiesa dei Santi Apostoli nella ristrutturazione di Giustiniano I.

La chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli (greco: Άγιοι Απόστολοι, Aghioi Apostoloi) era una delle chiese più importanti della nuova capitale sin dai tempi della fondazione ad opera di Costantino I. La chiesa dei Santi Apostoli, con pianta a croce greca, divenne un modello per tutte le chiese successive dedicate agli apostoli, come la Basilica degli Apostoli di Gerasa o la Basilica apostolorum fondata un secolo dopo a Milano da sant'Ambrogio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'epoca di Costantino[modifica | modifica sorgente]

La chiesa fu fatta costruire da Costantino stesso, assieme alla cattedrale di Santa Sofia (nelle forme primitive, non l'attuale capolavoro architettonico dell'epoca di Giustiniano I); ma solo della prima l'Imperatore poté vedere anche il completamento dei lavori. Concepita come mausoleo imperiale, venne eretta nel punto più alto della città entro la cinta muraria, presso la Porta di Adrianopoli.

Fu ricostruita da Giustiniano nel VI secolo, poi rifatta radicalmente diventando una moschea, nel XV secolo, in seguito alla conquista turca, per poi venire di nuovo riedificata nel XVIII secolo. Per questo oggi non resta traccia della costruzione originaria.

Le fonti antiche di epoca costantiniana la descrivono come un edificio splendido e vasto, a pianta centrale e posto al centro di un cortile con esedre e fontane, lungo il quale correva un porticato con colonne. Poco lontano si accedeva dal cortile a un complesso termale ed a una vera e propria residenza imperiale secondaria. In questo largo recinto, che come impostazione assomigliava all'antico deambulatorio della basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, era prevista l'accoglienza della folla; le terme dovevano ristorare chi vi giungesse da lontano mentre il palazzo doveva dare alloggio ai futuri imperatori giunti in visita al mausoleo: tutto era predisposto per trasformare il luogo in meta di pellegrinaggio.

All'interno si trovava la tomba di Costantino, dove l'imperatore stesso aveva disposto che giornalmente si celebrasse la messa. Sulle pareti erano presenti dodici stélai, cenotafi o lapidi che ricordavano i dodici apostoli.

Nel 395 vi venne tumulata la salma di Teodosio I.

Nel 479 fu rifugio di Flavio Marciano, Procopio Antemio e Romolo, figli dell'imperatore d'Occidente Antemio che si erano ribellati contro Zenone e che furono arrestati proprio dentro la chiesa.

La ricostruzione di Giustiniano[modifica | modifica sorgente]

Durante il regno di Giustiniano la chiesa venne completamente rasa al suolo e riedificata con dimensioni maggiori. Procopio di Cesarea riporta come la ricostruzione fosse stata voluta da Giustiniano stesso, mentre lo Pseudo-Codino attribuisce la decisione all'imperatrice Teodora. Gli architetti furono Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto. La consacrazione della nuova chiesa avvenne il 28 giugno 550. La nuova costruzione presentava una pianta a croce greca con cinque cupole, una per ciascun braccio più una centrale; il braccio occidentale si estendeva verso un atrio. Le preziose reliquie di Costantino e dei santi vennero rimesse nella nuova chiesa, mentre Giustiniano volle un mausoleo per sé e la sua famiglia al termine del braccio nord.

Per più di settecento anni Santi Apostoli fu la seconda chiesa più importante di Costantinopoli, dopo la Hagia Sophia. Ma, rispetto alla basilica della Santa Sapienza, Santi Apostoli era nel cuore pulsante della parte nuova della città, sulla grande arteria chiamata "Mese". Questo faceva della chiesa senz'altro l'edificio di culto più frequentato della città. Molti imperatori bizantini e patriarchi di Costantinopoli vi vennero sepolti.

Nel IX secolo fu rinnovata e forse ingrandita da Basilio I. Risale al X secolo una descrizione in versi ad opera di Costantino di Rodi, dedicata a Costantino VII Porfirogenito.

Basso Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Un primo saccheggio avvenne ad opera dei veneziani durante la quarta crociata (1204), quando i sepolcri imperiali furono aperti e gioielli e monili trafugati. Raccontano le cronache come la tomba dell'Imperatore Eraclio I sia stata saccheggiata e la corona imperiale ne sia stata asportata con i capelli della salma ancora attaccati. Alcuni di quei reperti si trovano ancora oggi nel tesoro della basilica di San Marco.

Quando Michele VIII Paleologo riprese la città fece erigere nella chiesa una statua dell'Arcangelo Michele per commemorare sé stesso e l'evento. La chiesa venne restaurata da Andronico II Paleologo all'inizio del Trecento, ma in seguito venne quasi abbandonata via via che l'Impero declinava e la popolazione di Costantinopoli diminuiva. Il fiorentino Cristoforo Buondelmonti riferisce di una sua visita alla chiesa nel 1420, parlando delle pessime condizioni in cui ormai si trovava la gloriosa basilica.

Dopo la conquista ottomana[modifica | modifica sorgente]

Nel 1453 Costantinopoli fu conquistata dagli ottomani. Santa Sofia venne trasformata in moschea, mentre il seggio patriarcale venne relegato da Maometto II ai Santi Apostoli, che divennero quindi il centro ufficiale della Chiesa greco-ortodossa.

La zona attorno alla chiesa venne però presto colonizzata dai turchi, che non tardarono a manifestare la propria ostilità a un luogo di culto cristiano in una zona così centrale della città. Il patriarca stesso decise allora di trasferire la sua sede alla chiesa della Theotokos Pammacaristos, nel distretto cristiano di Phanar.

Maometto, piuttosto che convertire la chiesa in moschea, decise di abbatterla e di ricostruire un luogo di culto che fosse all'altezza del sito che occupava. Il risultato fu la moschea Fatih (Moschea del Conquistatore), successivamente ricostruita nel XVIII secolo in seguito a un terremoto. In essa si trova ancora oggi la tomba di Maometto II, il sovrano che conquistò Instanbul.

Non restano descrizioni iconografiche della chiesa dei Santi Apostoli all'epoca di Costantino, e per quanto riguarda la chiesa giustinianea resta solo una miniatura nel Codice Vaticano 1162, oltre ad alcune descrizioni letterarie. La prima basilica fece da modello per gran parte degli edifici sacri a pianta centrale nel mondo europeo e mediterraneo; la seconda basilica potrebbe aver fornito il modello per la basilica di San Marco a Venezia e alcune altre chiese europee come la Cattedrale di Saint Front a Périgueux in Francia.

Le reliquie[modifica | modifica sorgente]

La traslazione delle reliquie Giovanni Crisostomo nella chiesa dei Santi Apostoli. Miniatura dal Menologion di Basilio II.

Le reliquie più preziose della chiesa erano i teschi di sant'Andrea Apostolo, di san Luca evangelista e di san Timoteo, i resti di Giovanni Crisostomo e di altri Padri della Chiesa, santi e martiri. Inoltre vi era conservata una colonna della flagellazione (secondo la tradizione ve ne furono tre), alla quale si credeva che fosse stato legato Gesù (un'altra colonna della flagellazione è nella basilica di Santa Prassede a Roma).

La chiesa aveva anche uno straordinario corredo di tesori artistici e di oro, argento e pietre preziose donate dai fedeli.

Sepolcri[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ken Dark and Ferudun Özgümüş, New Evidence for the Byzantine Church of the Holy Apostles from Fatih Camii, Istanbul, in Oxford Journal of Archaeology, 21 (2002), pp. 393-413
  • Glanville Downey, The Tombs of the Byzantine Emperors in the Church of the Holy Apostles in Constantinople, in Journal of Hellenic Studies, 79 (1959), pp. 27-51
  • Ann Wharton Epstein, The Rebuilding and Decoration of the Holy Apostles in Constantinople: A Reconsideration, in Greek, Roman and Byzantine Studies, 23 (1982), 79-92
  • Jonathan Harris, Constantinople: Capital of Byzantium (Hambledon/Continuum, 2007). ISBN 978 1847251794

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