Chiesa ortodossa di Costantinopoli

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La Chiesa ortodossa di Costantinopoli (o “Chiesa bizantina”) fu una delle prime Chiese cristiane ed è una componente dell'antica Pentarchia. Il Santo patrono è l'apostolo Andrea, che si festeggia il 30 novembre.

Secondo la tradizione, la Chiesa sorse nel primo secolo della Cristianità: fu l'apostolo Andrea ad ordinare il primo vescovo della città, quando si chiamava ancora Bisanzio.

Poco dopo il 330, in seguito alla decisione di Costantino il Grande di trasferire la capitale dell'Impero romano da Roma a Bisanzio, ribattezzata Costantinopoli, il vescovo della città divenne arcivescovo ed ottenne la preminenza d'onore, dopo il vescovo di Roma, sugli altri vescovi della cristianità. La Chiesa di Costantinopoli divenne il punto di riferimento per gli affari ecclesiastici, per quanto riguarda il governo della Chiesa, le relazioni con l'Imperatore e la sacra liturgia.

Costantino convocò il Concilio di Nicea, centro a pochi km da Costantinopoli, nel 325, che fu il primo Concilio ecumenico della cristianità. Tutti i concili ecumenici, fino al IX secolo, vennero tenuti nella capitale, o comunque nella giurisdizione della Chiesa di Costantinopoli.

Dopo lo scisma del 1054, che segnò la rottura con la Chiesa di Roma, Costantinopoli mantenne una posizione predominante tra le Chiese dell'Ortodossia. La Chiesa d'Oriente rimase sempre sotto la tutela dell'imperatore, che esercitava un ampio potere sui propri sudditi. Tra le due istituzioni si creò un sistema di ripartizione di potere, che variò a seconda delle epoche. Ma l'accusa di cesaropapismo, sovente mossa dalla Chiesa occidentale, non tiene conto del fatto che nessun imperatore bizantino riuscì ad imporre al patriarca la minima decisione in materia di dottrina.

Oggi, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli è l'erede diretto della Chiesa costantinopolitana.

Un Patriarcato armeno di Costantinopoli è stato istituito nel 1461.

Durante il periodo delle Crociate, la Chiesa di Roma creò un'effimera Chiesa latina di Costantinopoli.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Icona di Sant'Andrea prokletos, cioè "il primo chiamato": la fondazione della sede costantinopolitana, come diocesi di Bisanzio è fatta risalire all'opera evangelizzatrice dell'Apostolo.

L'origine della diocesi di Bisanzio è fatta risalire al I secolo e alla predicazione dell'Apostolo Sant'Andrea, il quale avrebbe fondato la sede episcopale della città di Bisanzio attorno all'anno 38.

L'arcidiocesi di Costantinopoli[modifica | modifica sorgente]

Dopo che l'imperatore Costantino ebbe rifondata Bisanzio come Nuova Roma nel 330, si ritenne opportuno che il vescovo della nuova capitale, fino ad allora suffraganeo di Eraclea, assurgesse al rango arcivescovile con metropolia sulla Grecia, l'Asia Minore, il Ponto e la Tracia e titolo di esarca, cioè con rango immediatamente inferiore a quello di patriarca.

Nel 380 l'imperatore Teodosio insediò vescovo Gregorio di Nazianzo e convocò il Primo Concilio di Costantinopoli, il quale nel 381, stabilì inoltre che "il vescovo di Costantinopoli avrà il primato di onore dopo quello di Roma, poiché essa è la Nuova Roma" (Canone III). Per molto tempo il papa si oppose a questa ambizione, non perché si disputasse il primato di Roma, ma perché non si voleva stravolgere il vecchio ordinamento gerarchico, basato sul primato delle tre sedi apostoliche di Roma, Antiochia e Alessandria. Le discussioni conciliari furono quanto mai accese e lo stesso Gregorio fu accusato di occupare illegittimamente, in quanto già vescovo di Sasima, la sede di Costantinopoli, che fu costretto ad abbandonare quindi in quello stesso anno. Papa Damaso rifiutò dunque di confermare questo canone, un passo molto inusuale e controverso, poiché i concili ecumenici erano considerati vincolanti per tutte le chiese cristiane. D'altra parte, però, in quell'epoca la Chiesa era gravemente travagliata per le divisioni sorte attorno all'Arianesimo, dottrina molto diffusa in Oriente, ma fortemente osteggiata in Occidente.

Nonostante l'opposizione dei Papi, però, il prestigio del vescovo di Costantinopoli continuò a crescere sotto il patronato dell'imperatore orientale. Gli imperatori, infatti, andavano progressivamente identificando il proprio potere come riflesso dell'ordine divino, accentuando l'aspetto ieratico della loro funzione e, di conseguenza, il controllo sulla Chiesa di Costantinopoli.

Dopo la morte di Teodosio e la definitiva separazione dell'Impero Romano nella pars Occidentalis e nella pars Orientalis, nel 402 l'imperatore d'Oriente Arcadio decise di sostenere il sinodo che, sotto la guida di Teofilo di Alessandria aveva decretato la deposizione del vescovo di Costantinopoli, Giovanni Crisostomo, uomo inviso per i suoi modi spartani ed il suo stile di vita modesto. Dopo un periodo d'incertezza, nel 404 Giovanni, che era passato dalla parte del clero romano, venne definitivamente esiliato. Papa Innocenzo I, sostenuto dall'imperatore d'Occidente Onorio, ruppe in risposta la comunione con Costantinopoli ed i patriarcati orientali, che avevano accettato la deposizione di Giovanni. Questo tentativo di ristabilire la propria supremazia da parte di Roma venne però vanificato anche dalla crisi in cui versava l'Impero d'Occidente, la cui città simbolo venne in quegli stessi anni saccheggiata (410). La divisione con l'oriente rimase tuttavia insanata sino al 415, quando i patriarchi orientali riconobbero retroattivamente la legittimità del vescovo deposto.

Il Nestorianesimo[modifica | modifica sorgente]

Nel 428 divenne arcivescovo Nestorio, il quale si impegnò a combattere le eresie ariane e novaziane, mentre ebbe un atteggiamento favorevole verso il condannato pelagianesimo. L'arcivescovo si trovò presto ad affrontare il problema inerente alla natura di Maria, cioè se essa fosse Theotokos ("madre di Dio"), Christothokos ("madre di Cristo"), Theodochos ("colei che riceve Dio") o semplicemente Anthropotokos ("madre dell'uomo"). Nestorio cercò dunque di risolvere la questione affermano che le due nature, umana e divina, di Cristo convivevano insieme, ma disgiunte. Il fatto venne riportato al Patriarca di Alessandria, Cirillo, il quale a sua volta ne informò il vescovo di Roma, papa Celestino I.

La questione giunse anche all'imperatore Teodosio II, il quale convocò nel 431 il Concilio di Efeso. I sostenitori di Cirillo vi giunsero prima di quelli di Nestorio e dunque pronunciarono la condanna del nestorianesimo. Quando però giunsero i nestoriani, questi assolsero l'arcivescovo e scomunicarono invece il patriarca Cirillo ed i suoi sostenitori. La questione venne infine risolta dall'arrivo dei delegati papali, i quali condannarono Nestorio e la sua dottrina. L'Imperatore era però disorientato da tante vicende contraddittorie e decise dunque di sciogliere il concilio senza prendere decisioni, ma, mentre Nestorio lasciava la città, i suoi oppositori riuscirono infine a coalizzarsi e a convincere l'Imperatore a condannarlo.

Nestorio venne esiliato in Egitto, ma molti cristiani nestoriani proseguirono la sua dottrina al di fuori dell'Impero, in Assiria, Caldea (la zona del medio e basso corso dei fiumi Tigri ed Eufrate), Persia ed India.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa assira.

La nascita del Patriarcato[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Patriarca ecumenico di Costantinopoli.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

Vescovi di Bisanzio (fino al 325)[modifica | modifica sorgente]

Vescovi e arcivescovi di Costantinopoli (dal 325 al 381)[modifica | modifica sorgente]

Patriarchi di Costantinopoli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Patriarchi di Costantinopoli.

Note[modifica | modifica sorgente]


Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]