Chiesa ortodossa etiope

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Chiesa ortodossa etiope
Ethiopian Orthodox priest.jpg
Sacerdote etiope
Classificazione Ortodossa
Orientamento Chiesa non calcedonese
Fondatore San Frumenzio
Fondata IV secolo

Axum

Separata da Chiesa ortodossa copta (1959)
Associazione Chiese orientali antiche
Diffusione Etiopia
Lingua Ge'ez (ufficiale) e lingue nazionali: amarico e tigrino
Primate Abune Mathias
Fedeli 50 milioni ca.
Altri nomi Chiesa tewahedo

La Chiesa ortodossa etiope, chiamata Chiesa tewahedo ("unitaria") dai fedeli, è una Chiesa ortodossa orientale per molti secoli unita alla Chiesa ortodossa copta e quindi soggetta al Patriarcato di Alessandria d'Egitto. Dal 1959, la Chiesa tewahedo è divenuta autocefala, può quindi scegliere il proprio patriarca che ha sede a Addis Abeba. La Chiesa tewahedo vanta circa 50 milioni di fedeli[1], la maggioranza dei quali vive in Etiopia. Alcune comunità negli Stati Uniti e in Canada raggruppano migliaia di fedeli. L'Etiopia rappresenta l'unico caso di cristianesimo "africano" autoctono, non d'importazione europea, ma di antica tradizione di diretta derivazione apostolica[2]. Il cristianesimo etiope è una sintesi originale tra l'antica tradizione cristiana d'Oriente e la realtà africana.

Il termine "tewahedo" si riferisce alla dottrina miafisita (unicità della divinità e dell'umanità di Gesù Cristo) contrastante con la dottrina calcedoniana (due nature in una persona) sostenuta dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa greco-ortodossa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Axum: culla del cristianesimo etiope[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa tewahedo fa risalire le sue origini alla conversione del tesoriere della regina Gersamot Hendeke VII, che regnò in Etiopia dal 42 al 52 circa. L'evento è narrato negli Atti degli Apostoli (8:27).

In realtà, l'evangelizzazione dell'Etiopia risale più probabilmente al IV secolo. I primi evangelizzatori storicamente documentati furono San Frumenzio e il fratello Edesio, che diffusero il cristianesimo nel Regno di Axum. La loro vicenda è raccontata dallo storico latino Rufino (morto nel 410):

« Un filosofo cristiano di Tiro, Meropio, si recò in India per un viaggio d'istruzione, accompagnato da due suoi giovani parenti, Edesio e Frumenzio, che lui stesso istruiva nelle arti liberali. Sulla via del ritorno, la nave si fermò per fornirsi di acqua sulla costa africana del Mar Rosso, dove fu attaccata dalla gente del luogo in lotta contro l'impero dei romani. Tutto l'equipaggio e i passeggeri furono uccisi: si salvarono solo i due giovani, che furono catturati e offerti in dono al re degli etiopi. Impressionato dalla loro intelligenza, il re nominò Frumenzio suo segretario e tesoriere, Edesio suo coppiere. Al momento della sua morte, il re liberò i due giovani. Ma la regina, alla quale incombeva la reggenza in attesa della maggiore età del piccolo Ezanà, pregò Frumenzio di assisterla nel governo dello stato. »
(Tirannio Rufino, Historia ecclesiastica)

Quando Ezanà diventò maggiorenne, Frumenzio fu lasciato libero di tornare a casa, a Tiro in Libano; egli si recò invece ad Alessandria d'Egitto. È sempre Rufino che ci informa sugli sviluppi della vicenda:

« Frumenzio si recò ad Alessandria a informare il patriarca Atanasio della diffusione del cristianesimo nel regno di Axum, esortandolo a mandarvi un vescovo, che si prendesse cura di quelle prime comunità di fedeli. Radunati i suoi sacerdoti, Atanasio discusse la questione e rispose a Frumenzio: "Quale altro uomo potremmo trovare, in cui sia lo spirito di Dio come è in te, e che possa attendere a tale compito?". E lo consacrò vescovo, inviandolo ad Axum». »
(Tirannio Rufino, Historia ecclesiastica)

Quando il principe Ezana salì al trono, Frumenzio fu nominato capo della Chiesa cristiana d'Etiopia. Da allora, il Patriarca di Alessandria e di tutta l'Africa ha mantenuto il diritto di nominare l'arcivescovo (archieparca) etiope. Nel corso dei secoli, questo diritto è sempre stato esercitato e il vescovo prescelto è sempre stato un copto egiziano.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del XVI la pressione militare islamica sull'Etiopia aumentò in misura consistente. Le armate islamiche, sia del sultanato ottomano che del sultanato di Adal, intendevano conquistare definitivamente il controllo delle piste carovaniere che collegavano le coste del Corno d'Africa al Mediterraneo. Nel 1507 il re d'Etiopia decise di chiedere aiuto al re del Portogallo. I portoghesi erano interessati a mantenere il controllo delle coste africane (da loro recentemente esplorate), dove avevano costruito delle basi navali per favorire il commercio con l'Estremo Oriente, superando così l'ostacolo posto dalla mediazione di commercianti musulmani nelle tratte mediterranee. Il re del Portogallo mandò una spedizione militare a sostegno del regno etiopico. Negli anni seguenti, anche un gruppo di missionari gesuiti arrivò nel Paese, ma la loro opera trovò molti ostacoli. Il Papa, in seguito, inviò due vescovi portoghesi, distaccandoli da Goa (India).

Nel 1624 re Susenyos si convertì al Cattolicesimo, imponendo ai sudditi di seguirlo nella sua scelta. Per la prima volta nella sua storia, la Chiesa Tewahedo interrompeva la millenaria comunione con la Chiesa Copta. La mossa fu invisa dalla corte, dal clero etiope che vedeva la sua influenza politico-sociale scemare, e dal popolo. Susenyos dovette abdicare nel 1632 in favore del figlio Fasilides. Fasilides rinunciò immediatamente al legame con Roma e ristabilì la comunione con Alessandria d'Egitto.

XX secolo[modifica | modifica sorgente]

La chiesa etiopica di Gerusalemme

La Chiesa Tewahedo è divenuta autocefala nel 1959.

Il 13 luglio 1948, le Chiese copta (ovvero egiziana) ed etiope raggiunsero un accordo per conferire autonomia alla Chiesa d'Etiopia. Il Patriarca di Alessandria consacrò cinque vescovi etiopi e dette loro il permesso di scegliere un proprio patriarca quando l'arcivescovo Qerellos IV avessa lasciato libera la sede di Addis Abeba. Il 14 gennaio 1951, il Patriarca di Alessandria Giuseppe II consacrò vescovo Abuna Basilios, nominato archieparca d'Etiopia. Nel 1959, Cirillo VI di Alessandria incoronò Abuna Basilios quale primo Patriarca d'Etiopia.

Alla morte di Abuna Basilios (1971) la Chiesa tewahedo scelse Abuna Tewophilos quale nuovo patriarca. Questi venne arrestato (1976) dal regime di Mengistu Haile Mariam, che aveva compiuto un colpo di Stato ai danni dell'imperatore (1974). Il regime marxista-militare di Mengistu privatizzò le vaste proprietà terriere della Chiesa e fece assassinare il patriarca in prigione nel 1979. Mengistu ordinò che fosse eletto un nuovo patriarca nella persona di Abuna Tekle Haymano, che però non venne riconosciuto dalle altre Chiese in comunione con Addis Abeba.

Alla morte di Abuna Tekle Haymano, il regime impose l'elezione di Abuna Merkorios, sino ad allora vescovo di Gondar. Questi era anche un parlamentare fedele al DERG, il comitato che governava il paese. Alla caduta del DERG, l'Abuna Merkorios abdicò e fuggì all'estero. Venne eletto patriarca Abuna Paulos, riconosciuto come legittimo dalla Chiesa Copta. Abuna Tekle Haymano, e altri vescovi che lo seguirono in esilio, dettero vita ad una Chiesa parallela che ebbe un suo seguito nella diaspora etiopica in Europa e nelle Americhe.

Nel 1994, con l'indipendenza dell'Eritrea, la Chiesa Copta ha nominato un arcivescovo per l'Eritrea. A sua volta, la Chiesa Eritrea è divenuta autocefala nel 1998.

Tratti distintivi[modifica | modifica sorgente]

Lingua liturgica[modifica | modifica sorgente]

La liturgia è celebrata in ge'ez, che fu scelta come lingua ufficiale sin dal V secolo. Normalmente, la predica e altri interventi del sacerdote sono fatte in amarico o tigrino.

Architettura e luoghi sacri[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Giorgio a Lalibela.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lalibela.

Le chiese etiopiche rispondono a vari stili architettonici. Famose le chiese monolitiche (scavate in un sol pezzo nella roccia) di Lalibela. Queste chiese sono solitamente scavate dall'alto verso il basso e quindi non risultano visibili dall'esterno. Altre chiese sono costruite a forma di basilica. Queste sono solitamente le chiese più antiche e che risentono dell'architettura yemenita. Le forme locali preferite sono quelle quadrate e rettangolari (regione del Tigrai) e quella rotonda (altopiano amara). In tutti e due questi stili, la chiesa è costruita attorno ad un chiostro centrale e a fasci concentrici.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Axum.

Il luogo sacro più venerato dai cristiani etiopi è Axum.
Axum è considerata la più santa delle città dell'Etiopia ed è importante meta di pellegrinaggi. Feste significative sono T'imk'et (per noi la Festa dell'Epifania, celebrata il 7 gennaio, non il 6), e la Festa di Maryam Sion, che cade nel tardo novembre.

Arca dell'Alleanza[modifica | modifica sorgente]

Cappella delle Tavole nella chiesa Nostra Signora di Sion.

La Chiesa tewahedo sostiene che l'Arca dell'Alleanza che Mosè aveva costruito durante il viaggio nel deserto verso la Terra Promessa sia conservata nella chiesa di Nostra Signora di Sion. Solo i sacerdoti possono entrare nella stanza che conserverebbe l'Arca, impedendo così qualsiasi ricerca da parte di studiosi. Un edificio per il culto non è considerato una vera chiesa fino a che il vescovo non abbia consegnato una copia delle Tavole (tabot) fatta in alabastro o legno di acacia. Anche queste copie sono sempre tenute nascoste alla vista dei fedeli. I tabot sono usati durante le feste più importanti, quali la consacrazione della chiesa, il Timket (epifania) e altre.

Dottrine particolari[modifica | modifica sorgente]

A differenza delle altre Chiese occidentali, la Chiesa tewahedo pone molta enfasi sul Vecchio Testamento. Molte pratiche religiose riflettono in questo modo il giudaismo. Un esempio evidente è quello della dieta. Molti cibi sono vietati, il modo di uccidere gli animali strettamente regolato, i giorni di digiuno corrispondono a quelli previsti nel Vecchio Testamento. Inoltre, donne e uomini possono seguire le funzioni liturgiche separati, e tutti si tolgono le calzature prima di entrare in un edificio consacrato.

Il noto albero del pepe al monastero etiope di Gerusalemme

Cronotassi dei patriarchi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Avvenire, 7 febbraio 2010.
  2. ^ Atti degli Apostoli, 8:27.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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