Patriarcato di Lisbona

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Patriarcato di Lisbona
Patriarchatus Lisbonensis o Ulixbonensis
Chiesa latina
Se de Lisboa Frente.JPG
Diocesi suffraganee
Angra, Funchal, Guarda, Leiria-Fátima, Portalegre-Castelo Branco, Santarém, Setúbal
Patriarca Manuel José Macário do Nascimento Clemente
Ausiliari Joaquim Augusto da Silva Mendes,
Nuno Brás da Silva Martins,
José Augusto Traquina Maria
Sacerdoti 566 di cui 315 secolari e 251 regolari
3.303 battezzati per sacerdote
Religiosi 387 uomini, 1.092 donne
Diaconi 84 permanenti
Abitanti 2.236.000
Battezzati 1.870.000 (83,6% del totale)
Superficie 3.735 km² in Portogallo
Parrocchie 284 (17 vicariati)
Erezione IV secolo
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Maggiore
Santi patroni Vincenzo di Saragozza
Indirizzo Mosteiro de São Vicente de Fora, Campo de Santa Clara, 1149-085 Lisboa, Portugal
Sito web www.patriarcado-lisboa.pt
Dati dall'Annuario Pontificio 2013 * *
Chiesa cattolica in Portogallo
Il monastero di Alcobaça, il primo edificio gotico del Portogallo, patrimonio dell'umanità.
Il monastero dos Jerónimos nel quartiere Belém di Lisbona, costruito nel XVI secolo, patrimonio dell'umanità.
La basilica da Estrela, conosciuta anche come Basilica reale e convento del Sacratissimo Cuore di Gesù.
La chiesa e il monastero di São Vicente de Fora, sede della curia patriarcale dal 1998.

Il patriarcato di Lisbona (in latino: Patriarchatus Lisbonensis o Ulixbonensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica. Nel 2012 contava 1.870.000 battezzati su 2.236.000 abitanti. È attualmente retta dal patriarca Manuel José Macário do Nascimento Clemente.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il patriarcato comprende le subregioni portoghesi della Grande Lisbona e dell'Ovest.

Sede patriarcale è la città di Lisbona, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Maggiore. Nella capitale portoghese si trovano anche tre basiliche minori: Nostra Signora dei Martiri, Nostra Signora e Sant'Antonio e Sacratissimo Cuore di Gesù di Estrela. Nel territorio sorgono inoltre due monumenti ecclesiastici riconosciuti come patrimonio dell'umanità: il monastero di Alcobaça e il monastero dos Jerónimos.

Dal 1998 la curia patriarcale è installata nel monastero di São Vicente de Fora.[1]

Vicariati[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio si estende su 3.735 km² ed è suddiviso in 284 parrocchie, dal 2011 raggruppate in 17 vicariati e 3 zone pastorali:[2]

Provincia ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

La provincia ecclesiastica di Lisbona comprende le seguenti suffraganee:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Lisbona (anticamente Olisipo) fu eretta nel IV secolo. Il suo primo vescovo documentato è Potamio, che aveva aderito all'arianesimo e come tale partecipò al concilio di Sirmio nel 357, ma che successivamente ritornò all'ortodossia, come dimostra una sua lettera scritta a sant'Atanasio di Alessandria probabilmente dopo il concilio di Rimini del 359. Non sono più noti vescovi di Lisbona per i successivi due secoli, benché alcuni autori abbiano inserito arbitrariamente nella cronotassi dei nomi leggendari[3]; il secondo vescovo storicamente documentato è Paulo, che prese parte, in epoca visigota, al terzo concilio di Toledo del 589. Grazie alle sottoscrizioni dei concili nazionali, si può ricostruire una cronotassi dei vescovi di Lisbona fino al termine del VII secolo. In questo periodo la diocesi era suffraganea dell'arcidiocesi di Augusta Emerita.

In seguito all'invasione musulmana, la diocesi di Lisbona rimase vacante a partire dal 716; l'antica cattedrale visigotica fu ridotta a moschea ed il santuario dei martiri Verissimo, Massima e Giulia, molto venerati a Lisbona,[4] fu rasa al suolo. Benché una comunità cristiana sopravvisse durante l'occupazione mussulmana, nessuno dei vescovi è stato tramandato dalle fonti storiche.

Dopo la riconquista cristiana, la diocesi fu ristabilita nel 1147 come suffraganea dell'arcidiocesi di Santiago di Compostela. Il primo vescovo della restaurata sede fu Gilberto di Hastings, un inglese arrivato a Lisbona al seguito delle truppe di liberazione, documentato per la prima volta nel dicembre 1149.[5] A lui si deve la costruzione della cattedrale a partire dal 1150, sul terreno di una vecchia moschea.

Il 10 novembre 1394[6] la diocesi fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla In eminentissimae dignitatis di papa Bonifacio IX. Il papa assegnava alla nuova sede metropolitana, come suffraganee, le diocesi di Évora, Guarda, Lamego e Silves; a queste si aggiunsero, nel secolo seguente, alcune diocesi ultramarine, tra cui quelle di Angra e di Funchal.

Il 7 novembre 1716 l'arcidiocesi fu ulteriormente elevata a patriarcato con la bolla In Supremo Apostolatus Solio di papa Clemente XI,[7] nota come "bolla d'oro", perché il sigillo fu apposto su un disco d'oro anziché di piombo. Tuttavia il titolo patriarcale è soltanto nominale e il patriarca di Lisbona non ha diritti maggiori rispetto agli altri metropoliti. La cappella regia fu elevata a cattedrale patriarcale con il titolo di Nostra Signora Assunta (Nossa Senhora da Assunção).

Due anni dopo, con la bolla Gregis dominici cura del 3 gennaio 1718, l'arcidiocesi fu divisa nelle due arcidiocesi di Lisbona Orientale e Lisbona Occidentale. La prima aveva sede nella parte orientale della città e aveva come suffraganee Guarda, Portalegre, Santiago di Capo Verde, São Tomé e Príncipe e di São Salvador in Congo (oggi arcidiocesi di Luanda). La sede patriarcale di Lisbona occidentale aveva invece come suffraganee Leiria, Lamego, Funchal e Angra. Questa situazione si protrasse fino al 13 dicembre 1740, quando le due arcidiocesi furono riunificate con la bolla Salvatoris nostri Mater di papa Benedetto XIV. L'arcidiocesi di Lisbona Orientale era rimasta vacante dalla data di istituzione del patriarcato.

Il patriarca di Lisbona utilizzava, come il papa, sia la tiara sia la sedia gestatoria. Queste concessioni furono elargite da papa Clemente XII nel 1738, tranne l'utilizzo della tiara, che probabilmente divenne di uso senza una formale concessione.

Il 30 settembre 1881 la diocesi di Leiria (oggi diocesi di Leiria-Fátima) fu soppressa e parte del suo territorio fu incorporata nel patriarcato di Lisbona, fino al ristabilimento della diocesi, il 17 gennaio 1918 quando il territorio fu interamente restituito, ad eccezione della parrocchia di Formigais, ceduta il 25 marzo 1957.

Il 16 luglio 1975 il patriarcato cedette porzioni del suo territorio a vantaggio dell'erezione delle diocesi di Santarém e di Setúbal.

Cronotassi degli arcivescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Il patriarcato al termine dell'anno 2012 su una popolazione di 2.236.000 persone contava 1.870.000 battezzati, corrispondenti all'83,6% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 1.297.000 1.621.400 80,0 440 348 92 2.947 369 1.059 324
1970 2.100.000 2.349.992 89,4 750 485 265 2.800 651 2.949 358
1980 1.950.000 2.150.000 90,7 708 371 337 2.754 1 591 1.471 238
1990 1.935.500 2.227.100 86,9 675 366 309 2.867 21 572 1.551 274
1999 1.894.315 2.205.077 85,9 620 322 298 3.055 25 518 1.338 284
2000 1.894.315 2.205.077 85,9 607 319 288 3.120 31 481 1.350 280
2001 1.894.315 2.205.077 85,9 600 309 291 3.157 30 485 1.303 280
2002 1.927.875 2.267.397 85,0 594 307 287 3.245 32 463 1.269 281
2003 1.927.875 2.267.397 85,0 622 326 296 3.099 38 456 1.262 282
2004 1.966.782 2.313.861 85,0 596 325 271 3.299 39 430 1.321 285
2011 1.869.000 2.235.000 83,6 604 330 274 3.094 79 413 1.094 288
2012 1.870.000 2.236.000 83,6 566 315 251 3.303 84 387 1.092 284

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito ufficiale del patriarcato di Lisbona.
  2. ^ Dal sito ufficiale del patriarcato di Lisbona.
  3. ^ António (373), Neobrídio (430), Júlio (461), Azulano, João (500), Éolo (536), Nestoriano (578). Manuel Clemente, op. cit., p. 94.
  4. ^ Ricordati nel martirologio romano alla data del 1º ottobre.
  5. ^ Manuel Clemente, op. cit., p. 95.
  6. ^ Questa è la data riportata dall'Annuario Pontificio, secondo una tradizione radicata in Portogallo. António Brásio (op. cit.) dimostra che in realtà la bolla, il cui originale non esiste più, era del 1393 e non del 1394. Anche Eubel e Manuel Clemente riportano la data del 10 novembre 1393.
  7. ^ Testo della bolla in: Bullarum diplomatum et privilegiorum, vol. XXI, pp. 724-739.
  8. ^ Maria João Violante Branco, op. cit., p. 64.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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