Diocesi di Caliabria

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Dioecesis Calabriensis
Sede vescovile titolare
Caliabria
Chiesa latina
Vescovo titolare Joaquim Augusto da Silva Mendes, S.D.B.
Istituita 1978
Stato Portogallo
Diocesi soppressa di Dioecesis Calabriensis
Suffraganea di Augusta Emerita
Eretta VII secolo
Soppressa VIII secolo
Dati dall'annuario pontificio
Lista delle sedi titolari della Chiesa cattolica

La diocesi di Caliabria (in latino: Dioecesis Calabriensis) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.

Situazione geografica[modifica | modifica wikitesto]

La civitas Calabriga apparteneva alla provincia romana della Lusitania, anche se non se ne conosce esattamente il luogo. Il "parrocchiale suebo" e gli atti del concilio di Lugo del 569, anteriore alla fondazione della diocesi, collocano la città di Caliabria nel territorio della diocesi di Viseu. La città in passato è stata identificata con Montánchez nell'Estremadura, o con Almendra nel comune portoghese di Vila Nova de Foz Côa, o infine con Fermoselle nella provincia di Zamora. Studi recenti, hanno identificato il luogo di Caliabria in Portogallo, all'imboccatura dei fiumi Águeda e Côa con il Duero, a due chilometri da Castelo Melhor nel comune di Vila Nova de Foz Côa, e a circa 80 chilometri ad ovest di Ciudad Rodrigo. Così si esprime, per esempio, Fortunato de Almeida nella sua História da Igreja em Portugal:

« A cidade de Calábria, ou Caliabria, na forma latina, existiu no cimo de um monte íngreme e alcantilado, entre o rio Douro e a ribeira de Aguiar, que lhe leva o tributo de suas águas. Viterbo descreve as suas ruínas já no termo de Almendra, a uma legua de Castelo Melhor, entre leste e nordeste. »
(História da Igreja em Portugal, vol. I, 1967, p. 63.)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Caliabria è documentata solo a partire dal VII secolo e fu perciò probabilmente eretta in epoca visigotica. In precedenza il suo territorio apparteneva alla diocesi di Viseu. Secondo una tradizione relativamente recente[1], Augustóbriga, l'antica Ciudad Rodrigo, sarebbe stata in epoca romana sede di una diocesi che in seguito, dopo l'invasione dei Visigoti, fu trasferita a Caliabria; storici recenti[2] ritengono che non esiste alcuna prova dell'esistenza di una diocesi ad Augustóbriga in epoca romana.

Di questa antica diocesi, suffraganea dell'arcidiocesi di Augusta Emerita, capitale provinciale della Lusitania, sono noti i nomi di quattro vescovi, Servus Dei, Celedonio, Aloario e Ervigio, che parteciparono ai concili visigotici di Toledo e di Augusta Emerita. Della diocesi non si conosce più nulla dopo l'invasione Araba.

Nel 1161 fu fondata la diocesi di Ciudad Rodrigo e il suo primo vescovo portò, per tutta la sua vita, il titolo di Caliabriensis episcopus. Secondo alcuni storici (per esempio José Ignacio Martín Benito[3] e Fidel Fita Colomé[4]) l'assegnazione a Ciudad Rodrigo del titolo dell'antica diocesi di Caliabria fu un modo per giustificare, di fronte agli oppositori di Salamanca, l'esistenza della diocesi, che appariva così non come una nuova realtà ecclesiastica, ma semplicemente come restaurazione della diocesi visigotica. Infatti, nella bolla Ex litteris, con cui papa Alessandro III nel 1175 confermava l'erezione della diocesi di Ciudad Rodrigo, non si fa alcuna menzione all'antica Caliabria e ad una sua presunta restaurazione.

Oggi Caliabria sopravvive come sede vescovile titolare; l'attuale vescovo titolare è monsignor Joaquim Augusto da Silva Mendes, S.D.B., vescovo ausiliare di Lisbona.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

  • Servus Dei † (prima del 633 - dopo il 646)
  • Celedonio † (menzionato nel 653)
  • Aloario † (menzionato nel 666)
  • Ervigio † (prima del 688 - dopo il 693)

Cronotassi dei vescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mateo Hernández Vegas, Ciudad Rodrigo. La catedral y la ciudad, Tomo I, Valencia 2012, pp. 1-5.
  2. ^ Vedi Pérez, op. cit., col. 1010.
  3. ^ Testo citato tra le fonti bibliografiche.
  4. ^ El papa Alejandro III y la diócesis de Ciudad Rodrigo (años 1173-1175), in Boletín de la Real Academia de la Historia, Tomo 62 (1913), p. 142.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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