Regno suebo

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Regno suebo
Dati amministrativi
Nome completo Regno suebo
Lingue parlate Latino (ufficiale), dialetti germanici
Capitale Braga
Politica
Forma di governo Monarchia
Nascita 409 con Ermerico
Causa Invasione sueba della Spagna
Fine 585 con Malarico
Causa Conquista visigota del regno suebo condotta da re Leovigildo.
Territorio e popolazione
Religione e società
Religioni preminenti paganesimo, Arianesimo, Cattolicesimo
Regno suebo - Mappa
Il Regno svevo nel 455 ca.
Evoluzione storica
Preceduto da Impero romano d'Occidente
Succeduto da Regno visigoto
Regno suebo in Galizia ed in Lusitania. Vi furono momenti in cui il regno si spinse a sud del fiume Tago fino all'Algarve

Il regno suebo fu il primo regno a separarsi dall'impero romano ed a battere moneta. Situato in Galizia ed in Lusitania settentrionale, venne creato nel 410 e scomparve nel 584, dopo un secolo di lento declino. Fu meno esteso del regno ostrogoto d'Italia o di quello visigoto della Spagna romana, e non acquisì mai una forte rilevanza politica. Dopo che il regno venne conquistato dai Visigoti nel 585, Braulione di Saragozza descrisse la regione come "l'estremo occidente di uno stato illetterato dove non si sente altro che venti tempestosi".

La storiografia della Galizia sueba è stata a lungo emarginata nella cultura spagnola; venne lasciato ad uno studioso tedesco il compito di scrivere la prima relazione sui Suebi della Galizia, come ammise lo stesso storico Xoán Bernárdez Vilar.[1]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Poco è noto sugli Svevi che avevano attraversato il Reno il 31 dicembre 406 invadendo l'Impero romano. È stato speculato che questi Svevi andrebbero identificati con i Quadi, che in fonti anteriori sono menzionati come residenti a nord del medio corso del Danubio, nelle odierne Bassa Austria e Slovacchia occidentale,[2][3] e che avevano giocato una parte importante nelle guerre marcomanniche del II secolo, quando, insieme ai Marcomanni, avevano combattuto valorosamente contro i Romani condotti dall'Imperatore Marco Aurelio. La ragione principale per cui identificare gli Svevi con i Quadi è il contenuto della lettera scritta da San Gerolamo e indirizzata a Ageruchia, in cui vengono elencati gli invasori che avevano invaso la Gallia nel 406, in cui vengono menzionati i Quadi ma non gli Svevi.[3] Questa teoria, tuttavia, è basata solamente sul fatto che nelle fonti la scomparsa di ogni riferimento dei Quadi è seguita dall'emergenza degli Svevi, e contrastano con la testimonianza di altri autori coevi, come Orosio che cita gli Svevi tra gli invasori del Reno nel 406, e che li cita insieme ai Quadi, Marcomanni, Vandali e Sarmati in un altro brano.[4] Autori del VI secolo identificarono gli Svevi di Galizia con gli Alamanni,[5] o semplicemente con Germani,[6] mentre il Laterculus Veronensis del IV secolo menziona alcuni Svevi che agivano in cooperazione con Alamanni, Quadi, Marcomanni e altri popoli germanici.

Dettaglio della Colonna di Marco Aurelio, costruita durante il regno di questo imperatore in occasione del trionfo ottenuto, tra le altre popolazioni, su Marcomanni e Quadi nel 176. Piazza Colonna (Roma).

Inoltre è stato notato che la mancanza di ogni menzione agli Svevi potrebbe indicare che non erano di per se un antico gruppo etnico distinto, ma piuttosto il risultato di una recente etnogenesi, in cui molti gruppi più piccoli -tra cui alche parte dei Quadi e dei Marcomanni- si unirono nel corso della migrazione dalla valle del Danubio fino alla penisola iberica.[7][8] Altri gruppi di Svevi sono menzionati da Giordane e da altri storici come residenti nelle regioni del Danubio durante il V e il VI secolo.[7]

Anche se non c'è chiaramente nessuna ragione documentata per cui essi avrebbero deciso di migrare nel 406, la teoria che ha ricevuto il maggior consenso è che l'invasione del 406 sarebbe dovuta all'espansione verso occidente degli Unni verso la fine del IV secolo, che, minacciando numerose popolazioni barbariche, li avrebbe spinti ad invadere l'Impero, pur di non finire sotto l'egemonia degli Unni.[9] Andrebbe notato che questa teoria non viene accettata da tutti gli studiosi, a causa dell'assenza di ogni sostegno documentario veramente convincente.

Che fossero stati spinti dagli Unni o no, in ogni caso, gli Svevi, insieme ai Vandali e agli Alani, attraversarono il Reno il 31 dicembre 405 o 406.[3][10] La loro entrata nell'Impero romano avvenne in un momento in cui l'Occidente romano stava subendo una serie di invasioni e di guerre civili; tra il 405 e il 406, le regioni occidentali dell'Impero ebbero esperienza dell'invasione dell'Italia da parte dei Goti di Radagaiso, come anche una serie di usurpazioni. La debolezza dell'Impero in quel frangente permise ai barbari di invadere la Gallia senza trovare grossa resistenza, devastando considerevolmente nelle province settentrionali di Germania Inferiore, Belgica Prima, e Belgica Secunda prima che l'Impero li considerasse una minaccia concreta. In risposta all'invasione barbarica della Gallia, l'usurpatore britannico Costantino III, invase la Gallia e si assunse l'incarico di difenderla da Vandali, Alani, e Svevi, che rimasero confinati dall'offensiva dell'usurpatore nelle province settentrionali della Gallia.[11] Ma nella primavera del 409, Geronzio condusse una rivolta in Hispania e nominò un nuovo usurpatore, Massimo. Costantino, che era stato recentemente elevato al titolo di Augusto, partì per la Spagna per porre fine alla rivolta. Geronzio rispose sobillando i barbari in Gallia contro Costantino, spingendoli di nuovo a migrare più a sud, e, nel settembre del 409 i Vandali, gli Alani e gli Svevi attraversarono i Pirenei cominciando l'invasione della Spagna.[12][13][14]

Insediamenti ed integrazione[modifica | modifica wikitesto]

La guerra civile insorta nella penisola iberica tra le armate di Costantino e quelle di Geronzio fece sì che la difesa dei passi dei Pirenei venisse negletta, rendendo la Gallia meridionale e la penisola iberica vulnerabile a un attacco dei Barbari. Idazio attesta che il passaggio dei Vandali, Alani e Svevi nella penisola iberica avvenne o il 28 settembre o il 12 ottobre 409.[15] Alcuni studiosi ritengono che le due date siano rispettivamente l'inizio e la fine dell'attraversamento dei Pirenei, poiché l'attraversamento di una così formidabile barriera deve senz'altro aver impiegato almeno alcuni giorni.[16] Idazio scrive che all'entrata in Spagna gli invasori barbari —e persino gli stessi soldati romani— trascorsero gli anni 409–410 nel saccheggio di cibo e beni dalle città e dalle campagne, provocando una grave carestia che, a dire di Idazio, provocò gravi atti di cannibalismo tra le popolazioni locali.[17] Nel 411 gli invasori decisero per la pace e si spartirono tra di loro le province della Hispania per sorte, “per sorteggio”. Molti studiosi ritengono che il riferimento a sorte potrebbe alludere ai sortes, “alloggiamenti”, che i federati barbari ricevevano dal governo romano, il che suggerisce che gli Svevi e gli altri invasori avevano stretto un trattato di alleanza con il governo di Massimo. Non c'è, tuttavia, nessuna concreta evidenza di un trattato tra Romani e Barbari: Idazio non menziona mai alcun trattato, e afferma che la pace nel 411 sarebbe stata opera della compassione del Signore,[18][19] mentre Orosio asserisce che i re dei Vandali, Alani e Svevi stavano attivamente negoziando un trattato simile a quello dei Visigoti a una data ben posteriore.[20] La divisione delle terre tra le quattro popolazioni barbariche andarono come segue: i Vandali Silingi si insediarono in Betica, gli Alani si stabilirono nelle province di Lusitania e Cartaginense, mentre Vandali Asdingi e Svevi condivisero la parte nordoccidentale della Galizia.[19]

La spartizione della Galizia tra Svevi e Vandali Asdingi assegnò agli Svevi la parte occidentale della provincia, quelle costeggiate dall'Oceano Atlantico,[21] molto probabilmente nelle terre comprese tra le città di Porto in Portogallo, nel sud, e Pontevedra in Galizia, nel nord. Presto Braga sarebbe diventata la loro capitale, e gli Svevi si sarebbero espansi impadronendosi di Astorga, della regione di Lugo e nella valle del fiume Minho,[22] con nessuna evidenza che indichi che gli Svevi si fossero insediati in altre città della provincia anteriormente al 438.[23] La relazione iniziale tra gli Svevi e la popolazione locale non era stata così calamitosa come è stato talvosta suggerito,[24] in quanto Idazio non menziona nessuna guerra o conflitto con le popolazioni locali tra il 411 e il 430. Inoltre, Orosio sosteneva che gli invasori riposero le loro spade nei foderi una volta ricevute le loro nuove terre.[25]

Basandosi sull'analisi di alcuni toponimi, è stato proposto[26] che un altro gruppo germanico accompagnò i Suebi insediandosi in Galizia, i Buri, che avrebbero occupato la regione tra i fiumi Cávado e Homem, nella zona nota come Terras de Bouro (Terra dei Buri).

Dal momento che i Suebi adottarono quasi subito la locale lingua ibero-romanza, sono rimaste poche tracce della lingua germanica parlata in precedenza. Sono rimaste alcune influenze sulla lingua galiziana e sulla lingua portoghese, come lawerka in portoghese o laverca in galiziano (sinonimi di cotovia - Alaudidi).

Regno pagano[modifica | modifica wikitesto]

Re Ermerico[modifica | modifica wikitesto]

Nel 416, i Visigoti entrarono nella penisola iberica, inviati dall'Imperatore d'Occidente per annientare i Barbari insediatesi in quei territori nel 409. Entro il 418, i Visigoti, condotti dal loro re Wallia, avevano annientato sia i Vandali Silingi che gli Alani, lasciando i Vandali Asdingi e gli Svevi, che non furono attaccati da Wallia, come le due forze rimanenti nella penisola iberica.[27] Nel 419, dopo la partenza dei Visigoti di Wallia per insediarsi nelle loro nuove terre in Aquitania, sorse un conflitto tra i Vandali di re Gunderico e gli Svevi di re Ermerico. Entrambi gli eserciti si scontrarono tra di loro presso le montagne Nerbasio, ma l'intervento delle truppe romane condotte dal comes Hispaniarum Asterio interruppe il conflitto, attaccando i Vandali e costringendoli a migrare in Betica,[28] nella moderna Andalusia, lasciando gli Svevi come possessori virtuali dell'intera provincia.

Nel 429, mentre i Vandali si stavano preparando per l'invasione dell'Africa, un condottiero svevo di nome Ermigario si mosse in Lusitania per saccheggiarlo, ma fu fronteggiato dal nuovo re vandalo Genserico. Eremigario annegò nel fiume Guadiana mentre si ritirava; questa è la prima attestazione nelle fonti di un'azione armata sveva oltre i limiti provinciali della Galizia. Dopo la partenza dei Vandali per l'Africa, gli Svevi erano l'unica popolazione barbara rimasta in Hispania.

Re Ermerico trascorse gli ultimi anni del suo regno consolidando la dominazione sveva sull'intera provincia di Galizia. Nel 430 ruppe l'antica pace con le popolazioni locali, saccheggiando la Galizia centrale, anche se le popolazioni locali, che stavano rioccupando antichi forti collinari risalenti all'Età del Ferro, riuscirono ad ottenere una nuova pace, che fu sancita con l'interscambio di prigionieri; comunque nuove ostilità scoppiarono nel 431 e nel 433. Nel 433 re Ermerico inviò un vescovo locale, Sinfosio, come ambasciatore,[29] e questa è la prima attestazione nelle fonti di collaborazione tra Svevi e popolazioni locali. In ogni modo, fu non prima del 438 che una duratura pace, che sarebbe durata per circa un ventennio, fu raggiunta nella provincia.

Re Rechila[modifica | modifica wikitesto]

Le conquiste di Re Rechila (438-448).

Nel 438 Ermerico si ammalò. Avendo annesso l'intera provincia romana di Galizia, ratificò la pace con la locale popolazione ispanico-romana,[24] e abdicò in favore del figlio Rechila. Rechila attuò fin dall'inizio una politica espansionistica volta a condurre sotto il controllo svevo l'intera penisola iberica. Nello stesso anno condusse una campagna in Betica, sconfiggendo in uno scontro aperto il Romanae militiae dux Andevoto sulle rive del fiume Genil, conquistando un ampio bottino.[30] Un anno dopo, nel 439, gli Svevi invasero la Lusitania ed entrarono nella sua capitale, Mérida, che per un breve periodo divenne la nuova capitale del loro regno. Rechila continuò la sua politica espansionistica, e nel 440 assediò con successo e costrinse alla resa un ufficiale romano, il conte Censorio, nella città strategica di Mértola. L'anno successivo, nel 441, le armate di Rechila conquistarono Siviglia, alcuni mesi dopo il decesso del vecchio re Ermerico, che aveva regnato per più di trent'anni. Con la conquista di Siviglia, capitale della Betica, gli Svevi riuscirono a condurre sotto il loro controllo la Betica e la Cartaginense.[31] Secondo alcuni studiosi,[32] tuttavia, la conquista sveva di Betica e Cartaginense fu limitata a incursioni di saccheggio, e la presenza sveva era minuta.

Nel 446, i Romani inviarono nelle province di Betica e Cartaginense il magister utriusque militiae Vito, che, assistito da un ingente numero di Goti, tentò di sottomettere gli Svevi e ripristinare l'amministrazione imperiale in Hispania. Rechila marciò per scontrarsi con i Romani, e dopo aver sconfitto i Goti, volse in fuga Vito; non furono intrapresi ulteriori tentativi da parte dell'Impero di recuperare la Hispania.[33][34] Nel 448, Rechila perì da pagano, lasciando la corona al figlio Rechiaro che si era convertito al cattolicesimo.

Re Rechiaro[modifica | modifica wikitesto]

Moneta d'argento di re Rechiaro (438–55). Il reverso legge IVSSV RICHIARI REGES, ovvero "per ordine di Re Rechiaro".

Rechiaro, un cristiano cattolico, divenne re degli Svevi nel 448, divenendo uno dei primi re romano-barbarici cristiani cattolici, e il primo a far battere monete a proprio nome. Alcuni studiosi ritengono che il coniare monete a proprio nome era un segno dell'autonomia sveva, essendo l'uso di battere moneta a proprio nome nel tardo Impero una dichiarazione di indipendenza.[35] Intendendo proseguire le campagne di conquista dei suoi predecessori, Rechiaro fu artefice di numerose audaci mosse politiche nel corso del suo regno. La prima fu il matrimonio con la figlia del re dei Goti Teodorico I nel 448, per migliorare le relazioni tra i due popoli. Condusse inoltre numerose campagne a fini di saccheggio in Vasconia, Saragozza e Lleida, nella Tarraconense (nel nord-est della penisola, dal Mediterraneo al Golfo di Biscaglia, che era ancora sotto la dominazione romana) talvolta agendo in coalizione con i Bagaudi locali (separatisti locali ispano-romani). In Lleida catturò inoltre numerosi prigionieri, che furono deportati in Galizia e Lusitania.[36] Roma quindi inviò ambasciatori agli Svevi, ottenendo alcune condizioni, ma nel 455 gli Svevi saccheggiarono la Cartaginense che avevano restituito qualche tempo prima a Roma. In risposta, il nuovo Imperatore Avito e i Visigoti inviarono un'ambasceria congiunta, che rammentava che la pace stabilita con Roma era anche garantita dai Goti. Ma Rechiaro lanciò due nuove campagne in Tarraconense, nel 455 e nel 456, ritornando in Galicia con un ingente numero di prigionieri.[37]

L'Imperatore Avito rispose agli attacchi di Rechiaro nell'autunno del 456, inviando il re dei Visigoti Teodorico II oltre i Pirenei e in Galizia, alla testa di un'ingente armata di foederati che comprendeva anche i Burgundi dei re Gundioco e Ilperico.[38] Gli Svevi mobilizzarono il loro popolo ed entrambi gli eserciti si scontrarono il 5 ottobre, presso il fiume Órbigo nei pressi di Astorga. I Goti di Teoderico II, combattendo dalla destra, sconfissero gli Svevi. Mentre molti degli Svevi furono uccisi nel corso della battaglia, e molti altri furono catturati, molti riuscirono a fuggire.[39] Re Rechiaro fuggì in direzione della costa, inseguito dall'esercito goto, che espugnò e saccheggiò Braga il 28 ottobre. Re Rechiaro fu catturato poco tempo dopo, a Porto, mentre tentava di imbarcarsi, e venne giustiziato a dicembre. Dopo l'esecuzione di Rechiaro, Teodorico continuò la sua guerra con gli Svevi per tre mesi, ma nell'aprile 459 ritornò in Gallia allarmato dai movimenti politici e militari del nuovo Imperatore, Maggioriano, e del magister militum Ricimero —che per metà era Svevo[40]— mentre i suoi alleati e il resto dei Goti saccheggiarono Astorga, Palencia e altri luoghi, mentre si ritiravano in direzione dei Pirenei.

Re in competizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 456, Rechiaro morì dopo essere stato sconfitto dal re visigoto Teodorico II, e la gloria sueba iniziò a scemare. Il regno suebo venne schiacciato nell'ostile angolo nord-occidentale, e nacquero divisioni politiche lungo il fiume Minius (Miño) con due diversi re che comandavano sui due lati del fiume. Nel 456, Aiulfo divenne re degli Svevi. Le origini dell'ascesa di Aiulfo non sono chiare: secondo Idazio Aiulfo era un disertore goto, mentre per Giordane era un Warni assunto da Teodorico per governare la Galizia,[41] e che fu persuaso dagli Svevi in questa avventura. In ogni modo, fu ucciso a Porto nel giugno 457, ma la sua rivolta insieme alle azioni militari di Maggioriano contro i Visigoti alleggerirono la pressione sugli Svevi.

Nel 456, nello stesso anno dell'esecuzione di Rechiaro, Idazio affermò che “gli Svevi nominarono Maldraso come loro re.”[42] Questa affermazione suggerisce che gli Svevi in quanto popolo avevano voce nella selezione di un nuovo re.[43] L'elezione di Maldraso avrebbe condotto a uno scontro intestino tra gli Svevi, in quanto alcuni decisero di nominare un altro re, di nome Framta, che perì appena un anno dopo.[44] Entrambe le popolazioni cercarono la pace con le popolazioni locali.

Nel 458 i Goti inviarono di nuovo un'armata in Hispania, che arrivò in Betica a luglio, privando gli Svevi di questa provincia. Questo esercito sarebbe rimasto nella penisola iberica per alcuni anni.

Nel 460 Maldraso fu ucciso, dopo un regno di quattro anni nel corso dei quali aveva saccheggiato Svevi e Romani, in Lusitania e nell'estremo meridionale della Galizia lungo la valle del fiume Douro. Nel frattempo, gli Svevi nel nord scelsero un altro comandante, Ricimondo, che saccheggiò la Galizia nel 459 e 460. In quello stesso anno fu espugnata la città fortificata di Lugo, che era ancora sotto l'autorità di un ufficiale romano. La reazione visigota fu inviare un'armata per punire gli Svevi nelle vicinanze della città, ma la loro campagna fu rivelata da alcuni nativi, che Idazio considerava traditori.[45] Da quel momento Lugo divenne un centro importante per gli Svevi, e fu usata come capitale da Rechimundo.

Nel sud Fromaro succedette a Maldra e alla sua fazione, ma il suo decesso nel 464 chiuse un periodo di instabilità politica nel regno svevo e di conflitti permanenti con le popolazioni locali.

Re Remismondo[modifica | modifica wikitesto]

La Galizia sveva, la Spagna visigota e la Spagna bizantina, c. 560

Nel 464, Remismondo, un ambasciatore che aveva viaggiato tra la Galizia e la Gallia in diverse occasioni, divenne re. Remismondo fu in grado di unire le fazioni degli Svevi sotto il suo dominio, e riuscì allo stesso tempo a restaurare la pace. Fu inoltre riconosciuto da Teodorico, che gli inviò doni e armi insieme a una moglie.[46] Sotto il regno di Remismondo, gli Svevi tornarono a devastare i territori confinanti, come la Lusitania e il Convento Asturicense, oltre a combattere contro tribù della Galizia come gli Aunonensi, che si erano rifiutati di sottomettersi a Remismondo. Nel 468 riuscirono a distruggere parte delle mura di Conimbriga, in Lusitania, che fu saccheggiata[47] e in seguito per lo più abbandonata dopo la fuga o la riduzione in schiavitù degli abitanti.[48] L'anno successivo riuscirono nell'impresa di espugnare Lisbona, per la resa del comandante locale, Lusidione. Costui sarebbe poi diventato ambasciatore degli Svevi presso l'Imperatore. La fine della Cronaca di Idazio, che si conclude con la narrazione degli avvenimenti del 468, e l'assenza di altre fonti, non consentono di conoscere il futuro fato di Remismondo.

I Suebi rimasero per la maggior parte pagani e priscillianisti fino all'arrivo di un missionario ariano di nome Ajax, inviato dal re visigoto Teodorico II dietro richiesta del re suebo Remismondo nel 466. Ajax li convertì istituendo una chiesa ariana che prese il controllo della popolazione fino alla conversione al cattolicesimo avvenuta intorno al 560.

Conversione al Cattolicesimo[modifica | modifica wikitesto]

La conversione dei Suebi al Cattolicesimo viene presentata in modi molto differenti dalle diverse fonti primarie. La sola fonte contemporanea, le minute del primo Concilio di Braga (avvenuto il 1º maggio 561) dice esplicitamente che il sinodo venne tenuto per ordine di un re chiamato Ariamiro. Mentre si è certi del fatto che egli fosse cattolico, viene contestata l'idea che si trattasse del primo monarca suebo dopo Rechiaro, per il fatto che non viene mai detto esplicitamente che lo sia stato.[49] Fu comunque il primo ad indire un sinodo cattolico. L'Historia Suevorum di Isidoro di Siviglia dice che un re di nome Teodemaro fece convertire il proprio popolo dall'arianesimo grazie all'aiuto del missionario Martino di Bracara.[50] Secondo lo storico Franco Gregorio di Tours, d'altra parte, un altro re sconosciuto di nome Carriarico, avendo sentito parlare di Martino di Tours, promise di accettare il credo del santo solo se il proprio figlio fosse stato curato dalla lebbra. Grazie all'intercessione di San Martino il figlio guarì; Carriarico e tutto il suo regno si convertirono alla fede nicena.[51] Infine, la conversione dei Suebi viene ascritta non ad un Suebo, ma ad un Visigoto da Giovanni di Biclaro, il quale collega la loro conversione a quella dei Goti, occorsa sotto al regno di Recaredo I nel 587-589.

Numerosi studiosi hanno provato a fondere queste storie. È stato ipotizzato che Carriarico e Teodemiro possano essere stati successori di Ariamiro, visto che Ariamiro fu il primo monarca suebo ad intercedere per un sinodo cattolico; Isidoro però interpretò in maniera errata la cronologia.[52][53] Reinhart suggerì che Carriarico venne convertito per primo grazie alle reliquie di San Martino, e che Teodomiro si convertì in seguito per le preghiere di Martino di Dumio.[49] Dahn sostenne la tesi su Carriarico e Teodomiro, specificando però che quest'ultimo fu il nome assunto dopo il battesimo.[49] È stato anche detto che Teodemiro ed Ariamiro fossero la stessa persona, figlio a sua volta di Carriarico.[49] Secondo l'opinione di qualche storico, Carriarico non è che un errore di Gregorio di Tours, una persona mai esistita.[54] Se, come dice Gregorio di Tours, Martino di Dumio morì attorno al 580, e fu vescovo per circa trent'anni, allora la conversione di Carriarico deve essere avvenuta attorno al 550, non più tardi.[51] Infine, Ferreiro sostiene che la conversione dei Suebi fu progressiva, e che la conversione pubblica di Carriarico venne seguita solo da un sinodo cattolico durante il regno del successore, che potrebbe essere stato Ariamiro; Teodemiro fu responsabile dell'inizio della persecuzione degli ariani durante il suo regno, con l'obbiettivo di sradicare la loro eresia.[55]

Tramonto del regno[modifica | modifica wikitesto]

Il regno suebo a metà del VI secolo, al culmine della sua espansione

Nel 569 Teodemiro indisse il primo Concilio di Lugo,[56] che tentò di gestire l'arianesimo, mentre il Concilio di Braga del 561 aveva discusso del Priscillianismo.

Nel 570 il re ariano dei Visigoti, Leovigildo, portò il primo attacco ai Suebi. Tra il 572 ed il 574, Leovigildo invase la valle del Duero, spingendo i Suebi a nord. Nel 575 il re suebo, Miro, concluse un trattato di pace con Leovigildo, ma nel 583 sostenne la ribellione del principe Goto cattolico Ermenegildo e venne rovesciato. Il regno non visse a lungo dopo la risposta di Leovigildo. Prima Andeca, nel 585, e poi Malarico vennero sconfitti, ed il regno suebo scomparve.

Elenco dei re del regno suebo di Galizia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.culturagalega.org/temadia_arquivo.php?id=4740
  2. ^ Lynn F. Pitts, Relations between Rome and the German 'Kings' on the Middle Danube in the First to Fourth Centuries A.D. in The Journal of Roman Studies, vol. 79, 1989, pp. 45–58, DOI:10.2307/301180. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  3. ^ a b c Thompson, Romans and Barbarians, 152
  4. ^ Numerose tribù barbare e selvagge, ovvero i Marcomanni, i Quadi, i Vandali, i Sarmati, gli Svevi, praticamente le tribù di quasi tutta la Germania, insorsero”; “Inoltre, altre nazioni irresistibili nei numeri e in potenza che stano ora opprimento le province della Gallia e della Spagna (ovvero, gli Alani, Svevi, e Vandali, come anche i Burgundi che si mossero con lo stesso movimento)”; “due anni prima il sacco di Roma, le nazioni sobillate da Stilicone, come ho già menzionato, ovvero, gli Alani, Svevi, Vandali come anche molte altre popolazioni, sconfissero i Franchi, attraversarono il Reno, invasero la Gallia, e proseguirono la loro avanzata fino ai Pirenei”, Paolo Orosio, Storia contro i pagani, VII.15, 38 e 40.
  5. ^ "Suebi, id est Alamanni", Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, II.2
  6. ^ Procopio, Storia delle guerre, III.3
  7. ^ a b Hans J. Hummer, The fluidity of barbarian identity: the ethnogenesis of Alemanni and Suebi, AD 200–500 in Early Medieval Europe, vol. 7, nº 1, March 1998, pp. 1–27. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  8. ^ Cambridge Ancient History, vol. 13, Late Antiquity: The Late Empire, ed. Averil Cameron and others (Cambridge, England: Cambridge University Press, 2001), s.v. "Barbarian Invasions and first Settlements"
  9. ^ Megan Williams, Pers. Comm. San Francisco State University History Professor. 16 November 2010.
  10. ^ Cambridge Ancient History, vol.13 s.v. "Barbarian Invasions and first Settlements"
  11. ^ Michael Kulikowski, Late Roman Spain and its Cities (Baltimore, MD: Johns Hopkins University Press, 2004), 156–157
  12. ^ Thompson, Romans and Barbarians, 150
  13. ^ Kulikowski, Late Roman Spain and its Cities, 156–157
  14. ^ Javier Arce, Bárbaros y romanos en Hispania (400 - 507 A.D.), Madrid, Marcial Pons Historia, 2005, pp. 52–54, ISBN 84-96467-02-3.
  15. ^ Burgess, The Chronicle of Hydatius, 81
  16. ^ Thompson, Romans and Barbarians, 153
  17. ^ Burgess, The Chronicle of Hydatius,83
  18. ^ Thompson, Romans and Barbarians,154
  19. ^ a b Burgess, The Chronicle of Hydatius, 83
  20. ^ “Wallia ... per assicurare la sicurezza di Roma rischiò la propria vita conducendo la guerra contro le altre tribù che si erano insediate in Spagna e sottomettendole per i Romani. Tuttavia, gli altri re, quelli degli Alani, dei Vandali, e degli Svevi, avevano tentato di negoziare con noi alle stesse condizioni, inviando questo messaggio all'Imperatore Onorio: «Sarai in pace con tutti noi e riceverai ostaggi; lotteremo uno contro l'altro, periremo a nostro danno, ma conquisteremo per te, con guadagno permanente per il tuo stato, se dovessimo entrambi perire.»”, Orosio, Storia contro i pagani, VII.43
  21. ^ "Calliciam Vandali occupant et Suaevi sitam in extremitate Oceani maris occidua", Hyd.41
  22. ^ Jorge L. Quiroga e Mónica R. Lovelle, DE LOS VÁNDALOS A LOS SUEVOS EN GALICIA: Una visión crítica sobre su instalación y organización territorial en el noroeste de la Península Ibérica en el siglo V in Studia Historica. Historia Antigua, 13-14, 1995–1996, pp. 421–436. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  23. ^ Thompson, Romans and Barbarians, 83
  24. ^ a b Donini e Ford, Isidore,40
  25. ^ Jorge C. Arias, IDENTITY AND INTERACTION:The Suevi and the Hispano-Romans, 2007, pp. 37–38. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  26. ^ Domingos Maria da Silva, Os Búrios, Terras de Bouro, Câmara Municipal de Terras de Bouro, 2006.
  27. ^ Cambridge Ancient History, vol. 14, Late Antiquity: Empire and Successors, ed. Averil Cameron and others (Cambridge, England: Cambridge University Press, 2001), s.v. "Spain: The Suevic Kingtom"
  28. ^ Kulikowski, Late Roman Spain and its Cities, 173
  29. ^ Idazio, 92
  30. ^ Isidoro Hispalense, Suevorum Historia, 85
  31. ^ Secondo Idazio: “Rex Rechila Hispali obtenta Beticam et Carthaginensem prouincias in suam redigit potestatem”, Hydatius, 115
  32. ^ Kulikowski, Late Roman Spain and its Cities, 180–181
  33. ^ Cambridge Ancient History, col. 14., s.v. "Spain: The Suevic Kingdom"
  34. ^ Kulikowski, Late Roman Spain and its Cities, 183–184
  35. ^ Thompson, Romans and Barbarians, 168
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]