Regno suebo

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Regno suebo in Galizia ed in Lusitania. Vi furono momenti in cui il regno si spinse a sud del fiume Tago fino all'Algarve

Il regno suebo fu il primo regno a separarsi dall'impero romano ed a battere moneta. Situato in Galizia ed in Lusitania settentrionale, venne creato nel 410 e scomparve nel 584, dopo un secolo di lento declino. Fu meno esteso del regno ostrogoto d'Italia o di quello visigoto della Spagna romana, e non acquisì mai una forte rilevanza politica. Dopo che il regno venne conquistato dai Visigoti nel 585, Braulione di Saragozza descrisse la regione come "l'estremo occidente di uno stato illetterato dove non si sente altro che venti tempestosi".

La storiografia della Galizia sueba è stata a lungo emarginata nella cultura spagnola; venne lasciato ad uno studioso tedesco il compito di scrivere la prima relazione sui Suebi della Galizia, come ammise lo stesso storico Xoán Bernárdez Vilar.[1]

Insediamenti ed integrazione[modifica | modifica sorgente]

Gli invasori germani si insediarono soprattutto nell'area di Braga (Bracara Augusta), Oporto (Portus Cale), Lugo (Lucus Augusta) e Astorga (Asturica Augusta). Bracara Augusta, attuale Braga ed ex capitale della Galizia romana, divenne capitale dei Suebi. Un altro gruppo germanico che accompagnò i Suebi insediandosi in Galizia furono i Buri. Occuparono la regione tra i fiumi Cávado e Homem, nella zona nota come Terras de Bouro (Terra dei Buri).[2]

Dal momento che i Suebi adottarono quasi subito la locale lingua ibero-romanza, sono rimaste poche tracce della lingua germanica parlata in precedenza. Sono rimaste alcune influenze sulla lingua galiziana e sulla lingua portoghese, come lawerka in portoghese o laverca in galiziano (sinonimi di cotovia - Alaudidi).

Regno pagano[modifica | modifica sorgente]

Nel 438 Ermerico ratificò la pace con la locale popolazione ispanico-romana e, stanco di lottare, abdicò in favore del figlio Rechila.

L'irruzione dei Visigoti nella penisola iberica nel 416, ordinata dall'imperatore Occidentale per combattere Vandali ed Alani, portò ad un'effimera espansione del regno suebo: al suo culmine il regno di Galizia si estese fino a Mérida e Siviglia.

Nel 448 Rechila morì lasciando la corona al figlio Rechiaro che si convertì al cattolicesimo attorno al 447. Nel 456, Rechiaro morì dopo essere stato sconfitto dal re Visigoto Teodorico II, e la gloria sueba iniziò a scemare. Il regno suebo venne schiacciato nell'ostile angolo nord-occidentale, e nacquero divisioni politiche lungo il fiume Minius (Miño) con due diversi re che comandavano sui due lati del fiume.

I Suebi rimasero per la maggior parte pagani e priscillianisti fino all'arrivo di un missionario ariano di nome Ajax, inviato dal re visigoto Teodorico II dietro richiesta del re suebo Remismondo nel 466. Ajax li convertì istituendo una chiesa ariana che prese il controllo della popolazione fino alla conversione al cattolicesimo avvenuta nel 560.

Conversione al Cattolicesimo[modifica | modifica sorgente]

La conversione dei Suebi al Cattolicesimo viene presentata in modi molto differenti dalle diverse fonti primarie. La sola fonte contemporanea, le minute del primo Concilio di Braga (avvenuto il 1º maggio 561) dice esplicitamente che il sinodo venne tenuto per ordine di un re chiamato Ariamiro. Mentre si è certi del fatto che egli fosse cattolico, viene contestata l'idea che si trattasse del primo monarca suebo dopo Rechiaro, per il fatto che non viene mai detto esplicitamente che lo sia stato.[3] Fu comunque il primo ad indire un sinodo cattolico. L'Historia Suevorum di Isidoro di Siviglia dice che un re di nome Teodemaro fece convertire il proprio popolo dall'arianesimo grazie all'aiuto del missionario Martino di Bracara.[4] Secondo lo storico Franco Gregorio di Tours, d'altra parte, un altro re sconosciuto di nome Carriarico, avendo sentito parlare di Martino di Tours, promise di accettare il credo del santo solo se il proprio figlio fosse stato curato dalla lebbra. Grazie all'intercessione di San Martino il figlio guarì; Carriarico e tutto il suo regno si convertirono alla fede nicena.[5] Infine, la conversione dei Suebi viene ascritta non ad un Suebo, ma ad un Visigoto da Giovanni di Biclaro, il quale collega la loro conversione a quella dei Goti, occorsa sotto al regno di Recaredo I nel 587-589.

Numerosi studiosi hanno provato a fondere queste storie. È stato ipotizzato che Carriarico e Teodemiro possano essere stati successori di Ariamiro, visto che Ariamiro fu il primo monarca suebo ad intercedere per un sinodo cattolico; Isidoro però interpretò in maniera errata la cronologia.[6][7] Reinhart suggerì che Carriarico venne convertito per primo grazie alle reliquie di San Martino, e che Teodomiro si convertì in seguito per le preghiere di Martino di Dumio.[3] Dahn sostenne la tesi su Carriarico e Teodomiro, specificando però che quest'ultimo fu il nome assunto dopo il battesimo.[3] È stato anche detto che Teodemiro ed Ariamiro fossero la stessa persona, figlio a sua volta di Carriarico.[3] Secondo l'opinione di qualche storico, Carriarico non è che un errore di Gregorio di Tours, una persona mai esistita.[8] Se, come dice Gregorio di Tours, Martino di Dumio morì attorno al 580, e fu vescovo per circa trent'anni, allora la conversione di Carriarico deve essere avvenuta attorno al 550, non più tardi.[5] Infine, Ferreiro sostiene che la conversione dei Suebi fu progressiva, e che la conversione pubblica di Carriarico venne seguita solo da un sinodo cattolico durante il regno del successore, che potrebbe essere stato Ariamiro; Teodemiro fu responsabile dell'inizio della persecuzione degli ariani durante il suo regno, con l'obbiettivo di sradicare la loro eresia.[9]

Tramonto del regno[modifica | modifica sorgente]

Il regno suebo a metà del VI secolo, al culmine della sua espansione

Nel 569 Teodemiro indisse il primo Concilio di Lugo,[10] che tentò di gestire l'arianesimo, mentre il Concilio di Braga del 561 aveva discusso del Priscillianismo.

Nel 570 il re ariano dei Visigoti, Leovigildo, portò il primo attacco ai Suebi. Tra il 572 ed il 574, Leovigildo invase la valle del Duero, spingendo i Suebi a nord. Nel 575 il re suebo, Miro, concluse un trattato di pace con Leovigildo, ma nel 583 sostenne la ribellione del principe Goto cattolico Ermenegildo e venne rovesciato. Il regno non visse a lungo dopo la risposta di Leovigildo. Prima Andeca, nel 585, e poi Malarico vennero sconfitti, ed il regno suebo scomparve.

Elenco dei re del regno suebo di Galizia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.culturagalega.org/temadia_arquivo.php?id=4740
  2. ^ Domingos Maria da Silva, Os Búrios, Terras de Bouro, Câmara Municipal de Terras de Bouro, 2006.
  3. ^ a b c d Thompson, 86
  4. ^ Ferreiro, 198 n8
  5. ^ a b Thompson, 83
  6. ^ Thompson, 87
  7. ^ Ferreiro, 199
  8. ^ Thompson, 88
  9. ^ Ferreiro, 207.
  10. ^ Ferreiro, 199 n11

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]