Chiesa ortodossa siriaca

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Chiesa ortodossa siriaca
شعار الكنيسة.jpg
Nella fascia sottostante lo stemma vi sono due scritte, una in lingua siriaca e una in lingua araba. Quest'ultima dice: Baṭrakiyya Anṭākiyya wa sāʾir al-Mashriq
(Patriarcato di Antiochia e di tutto l'Oriente).
Classificazione Ortodossa
Orientamento Monofisismo
Fondatore San Pietro
Associazione Chiese orientali antiche
Diffusione Siria, Libano, Palestina, Turchia, Giordania, Iraq, Kuwait, Iran, Stati del Golfo Persico e India
Lingua siriaco (ufficiale) e lingue nazionali: malayalam, arabo, turco, curdo, persiano e lingue dell'Europa occidentale
Rito siriaco occidentale
Primate Ignazio Aphrem II
Sede storica, Antiochia,
oggi Damasco
Fedeli 500.000 in Siria, 100.000 in Libano e Vicino Oriente, circa 150.000 nell'Europa occidentale, 150.000 nell'America del Nord, 100.000 in America Meridionale e circa 1.200.000 in India

La Chiesa ortodossa siriaca (in siriaco: ʿIdto Suryoyto Triṣuṯ Šuḇḥo) è una Chiesa ortodossa autocefala originaria nel Vicino Oriente, ma con fedeli sparsi in tutto il mondo. È una delle Chiese orientali antiche. Nel mondo i fedeli della Chiesa ortodossa siriaca sono circa due milioni.

I siro-ortodossi sono tutt'oggi monofisiti, cioè credono in un Cristo solo apparentemente uomo, la cui natura è totalmente divina; pertanto non riconoscono i decreti del concilio di Calcedonia, il IV concilio ecumenico della cristianità (451).

La Chiesa ortodossa siriaca utilizza come lingua liturgica il siriaco, un idioma appartenente all'aramaico. Il suo rito liturgico è quello siriaco occidentale. A capo della Chiesa è il «Patriarca siro-ortodosso di Antiochia», con sede a Damasco, capitale della Siria. Dal 31 marzo 2014 riveste questa carica Mar Ignazio Aphrem II.[1]

Aspetti generali[modifica | modifica sorgente]

Denominazione ufficiale[modifica | modifica sorgente]

Manoscritto cartaceo dell'XI secolo. Due fogli, 20x14 cm, 16 linee in siriaco, inchiostro rosso e nero, in lingua siriaca Sertâ. (The Schøyen Collection MS 577, Oslo e Londra. Monastero di Santa Caterina, Monte Sinai, Egitto. Hermologion: Heirmos 705-709).

La Chiesa è sovente chiamata "Giacobita", in onore del suo fondatore, Giacomo Baradeo o Monofisita, ma queste definizioni sono state respinte oggi da alcune Chiese. Un Sinodo tenutosi nel 2000 ha stabilito che il nome della Chiesa debba essere "Chiesa ortodossa siriaca". Prima di ciò essa era spesso chiamata "Chiesa ortodossa siriana". Il nome è stato cambiato per dissociare la Chiesa dallo Stato siriano.

Collocazione nel cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa Ortodossa Siriaca si distingue dalle altre Chiese ortodosse in quanto aderisce alla dottrina del Primato di Pietro, ma con una particolarità[senza fonte]. Ritiene infatti che il primato di Pietro debba essere definito “primato d’onore” piuttosto che “primato d’autorità”. Il primato d’autorità è notoriamente accettato dalla Chiesa cattolica, secondo la quale San Pietro apostolo è la “roccia” su cui Gesù ha fondato la Chiesa.

Importanza per la cultura occidentale[modifica | modifica sorgente]

L'eredità lasciata dalla Chiesa siriaca alla cultura occidentale è fondamentale. Furono i cristiani siriaci, infatti, a tradurre dal greco al siriaco e poi all'arabo i tesori dell'eredità classica, consentendo agli arabi di riportarli in Europa, attraverso la Spagna. Le grandi accademie arabe sono eredi delle scuole esegetiche siriache. Durante i primi secoli furono rette da cristiani ed ebrei[2]. Uno dei più famosi esegeti dei testi antichi fu Hunayn ibn Ishaq (809-873), che fu autore di oltre cento lavori di traduzione. L'amanuense ritradusse dal greco al siriaco molti testi di filosofi antichi, partendo dal manoscritto greco. Poi confrontò la propria versione con la traduzione siriaca esistente. Infine eseguì la traduzione in arabo. Successivamente questi testi furono portati in al-Andalus, dove furono tradotti in latino e diffusi in Europa, contribuendo al rinascimento della cultura europea (Rinascimento del XII secolo).

Struttura e diffusione geografica[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa è organizzata in circa 26 arcidiocesi e 11 vicariati.

Per un'antica tradizione, i vescovi della Chiesa ortodossa siriaca possono provenire solo dal "clero bianco", cioè dai monaci. Inoltre, ad essi è richiesto il celibato. Tra i principali monasteri va segnalato quello di Mar Matti (San Matteo). Fondato nel IV secolo da un cristiano siriaco di nome Matti (Matteo), è uno dei monasteri cristiani più antichi tuttora esistenti.

La Chiesa è guidata da un Patriarca che risiede a Damasco, capitale della Siria. L'attuale patriarca è Sua Santità Moran Mor Ignazio Aphrem II, in carica dal 31 marzo 2014.

Secondo alcune stime, la Chiesa ha oggi 2.250.000 aderenti nel mondo. La comunità maggiore conta 1.200.000 fedeli che risiedono in India. Poi ci sono 680.000 siriaci ortodossi in Siria e 5.000 in Turchia. Altre comunità in Iraq, Libano e Israele. Lontano dai luoghi di origine, 70.000 aderenti vivono oggi in Germania, 60.000 in Svezia, 15.000 nei Paesi Bassi e molti altri si sono trasferiti nelle Americhe e in Australia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Una chiesa ortodossa siriaca a Midyat, in Turchia.

Antichità[modifica | modifica sorgente]

Antiochia è una delle quattro sedi apostoliche della cristianità (insieme a Gerusalemme, Roma ed Alessandria). La Chiesa di Antiochia trae origine dalle prime comunità cristiane fondate da Pietro apostolo nel 33, il quale fu anche il primo vescovo della città siriaca dal 42 al 54, anno del suo trasferimento a Roma.

La Chiesa di Antiochia crebbe in importanza sia per la fama del suo santo fondatore, sia perché Antiochia era una delle città più importanti dell'Oriente romano. Il Concilio di Nicea I (325) riconobbe Antiochia come sede di Patriarcato, assieme a Roma, Alessandria d'Egitto e Gerusalemme[3]. Anche la Chiesa cristiana dell’impero persiano riconobbe le decisioni del concilio di Nicea, nonostante il suo isolamento dalle altre chiese dell’Impero romano. Fino all’anno 498 tale Chiesa accettò l’autorità spirituale del Patriarca d’Antiochia.

A partire dalla metà del V secolo si affermò nell'Impero romano d'Oriente la teologia di Eutiche, Patriarca di Costantinopoli. Secondo Eutiche, Cristo aveva una sola natura: quella divina. La natura divina assorbe quella umana. La Cristologia di Eutiche, nonostante venisse condannata dal concilio di Calcedonia come monofisismo (451), si diffuse in larga parte dell'impero. In Siria fu introdotto dal patriarca Severo di Antiochia intorno al 515 e, dopo la sua deposizione tre anni dopo, sostenuto dal suo discepolo Giacomo Baradeo: nominato vescovo di Edessa nel 542 con la protezione dell'imperatrice Teodora (moglie di Giustiniano I), Giacomo diffuse il monofisismo in un vasto territorio, corrispondente agli odierni territori di Siria, Anatolia, Libano, Mesopotamia e Armenia; Giacomo Baradeo è considerato il vero fondatore della Chiesa ortodossa siriaca che, da allora, mantiene il credo monofisita.

Nel VII secolo, con la conquista araba di tutto il Vicino Oriente, la Chiesa di Antiochia non poté più proseguire l'opera di evangelizzazione. Ma le scuole, teologiche e filosofiche, rimasero aperte. La stessa sede del Patriarcato fu trasferita in un monastero della Mesopotamia, dove rimase per diversi secoli. La Chiesa antiochena contava nell'Alto Medioevo venti metropoliti, con 103 diocesi, e si estendeva all'est fino all'«India Magnum». Furono fondate comunità siro-ortodosse con fedeli, senza vescovi, nel Turkestan e nel Sinkiang.

Nel 1293 il patriarcato fu insediato nel monastero Mor Hananyo, nell'Anatolia sud-orientale. Il monastero di Mor Gabriel, situato a Mardin (Turchia sud-orientale), è il centro principale della confessione siriaco-ortodossa. È uno dei luoghi di culto più antichi del Medio Oriente. Fondato da San Samuele (Mor Samuel), nel V secolo, fu arricchito di strutture anche grazie alla generosità di vari imperatori bizantini.

Dal XX secolo ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Durante il regno degli Ottomani la comunità siriaca ortodossa non subì repressioni né persecuzioni.

Alla fine del XIX secolo emersero in Anatolia gruppi che esprimevano un acceso nazionalismo. Su tutti, i Giovani Turchi. Nel 1895 nella cattedrale di Edessa vennero bruciati tremila cristiani, tra cui molti siriaci,[4] in quello che può essere considerato l'antefatto del genocidio dei cristiani armeni. Durante la Prima guerra mondiale le popolazioni cristiane furono al centro degli scontri tra turchi e curdi. Bande irregolari attaccarono i villaggi siriaci, specie nella provincia di Tur Abdin. Si calcola che perì un terzo della popolazione della zona. Molti fuggirono all'estero.

A causa delle avverse condizioni politiche, nel 1933 il patriarcato fu trasferito dalla sua sede storica, il monastero di Dayr al-Za'farān, vicino a Mardin, dove risiedeva fin dal 1293, ad Homs, in Siria, nella "Valle dei cristiani" (Wadi an Nasara).

Nel 1959 trovò la sua attuale collocazione a Damasco, capitale del Paese. La sede legale del Patriarcato è nel quartiere cristiano di Damasco, Bab Tuma (lett. "Porta di Tommaso"); il Patriarca risiede nel monastero Mor Aphrem, a circa 25 km a nord della città.

Personalità religiose significative[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa siriaca in India[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa più diffusa nel Kerala, la Chiesa ortodossa siro-malankarese, è parte integrante della Chiesa ortodossa siriaca e riconosce il Patriarca di Antiochia come vertice supremo. Il Patriarca nomina il "primate" della Chiesa indiana, che porta il titolo di Catholicos dell'India. Attualmente la carica è ricoperta da Baselios Thomas I, ordinato nel 2002.

La messa ortodossa siriaca in Kerala è celebrata parte in siriaco e parte in lingua malayalam.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Annuncio ufficiale dell'elezione del nuovo patriarca.
  2. ^ Enzo Bianchi, "Oriente. Minacce e speranze nella culla della croce", Avvenire, 11 gennaio 2009.
  3. ^ Il successivo sinodo di Costantinopoli del 381 riconobbe anche la città del Bosforo come sede di Patriarcato.
  4. ^ Andrea Riccardi, Il secolo del martirio, Mondadori, pag. 286.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

ortodossia Portale Ortodossia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di ortodossia