Provincia ecclesiastica

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Una provincia ecclesiastica è un'unità del governo religioso che, presente in alcune Chiese cristiane, consiste nella dipendenza da un'arcidiocesi metropolitana di diocesi, dette suffraganee. L'arcivescovo a capo della provincia è detto metropolita.

Metropolia[modifica | modifica sorgente]

Una metropolia, nell'organizzazione territoriale della Chiesa cattolica, è la provincia ecclesiastica costituita dall'unione di più diocesi. Essa insiste nel territorio di una l'arcidiocesi detta metropolitana, il cui arcivescovo è detto metropolita.

Attualmente il primato della diocesi metropolitana sulle diocesi suffraganee è più che altro d'onore.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il titolo di metropolita nacque nelle Chiese d'Oriente come figura di intermediazione tra vescovo e patriarca, e fu reso ufficiale dal concilio di Nicea (325).

Nella chiesa d'Occidente il Papa venne considerato l'unico metropolita fino al V secolo[senza fonte] quando, in Gallia e nell'Italia settentrionale, i vescovi delle principali città cominciarono a fregiarsi di questo titolo. Il compito principale del metropolita era quello di presiedere l'elezione dei vescovi della sua provincia e di ordinarli.

Funzioni[modifica | modifica sorgente]

L'arcivescovo metropolita ha il diritto ad indossare, sopra i paramenti liturgici, il pallio, nelle celebrazioni eucaristiche che si tengono nelle chiese della sua provincia ecclesiastica; da qui l'uso di chiamarlo arcivescovo palliato.

Anticamente, i vescovi di sedi suffraganee avevano obblighi di carattere canonico nei confronti del metropolita. Dopo il Concilio Vaticano II, il rapporto tra sedi suffraganee e metropolitane è principalmente formale, testimone, tutt'al più, del legame storico che ha legato tra loro le varie sedi episcopali. Il Codice di diritto canonico assegna tuttavia al metropolita alcune limitate funzioni:[1]

  • vigilare sulla fede e la disciplina ecclesiastica, e informare il Pontefice romano degli abusi;
  • effettuare, con il consenso della Sede Apostolica, la visita canonica nel caso che il vescovo della diocesi suffraganea la trascuri;
  • nominare l'amministratore della cattedra episcopale resasi vacante, qualora non venga nominato entro 8 giorni.

Il Canone 463 esclude espressamente che il metropolita abbia altre facoltà nelle diocesi suffraganee.

Nella Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

Nella Chiesa cattolica, la provincia ecclesiastica è disciplinata dai canoni 431-446 del Codice di diritto canonico.

L'autorità del metropolita sulle sedi suffraganee è molto limitata (per esempio, durante una sede vacante, un metropolita può nominare un amministratore temporaneo se il Collegio dei Consultori non riesce a eleggerne uno entro un dato tempo ed il papa non ha nominato un amministratore apostolico).

I confini delle province non corrispondono sempre a fattori politici, come la divisione fra stati, almeno là dove esiste un sostrato culturale radicato storicamente come in Europa; negli Stati Uniti invece, le province si identificano con uno o più stati e seguono i loro confini (tranne California e Texas che hanno ognuno due province).

Oggi il primato della diocesi metropolitana sulle diocesi suffraganee è poco più di un titolo onorifico.

Le province ecclesiastiche non sono una suddivisione territoriale delle regioni ecclesiastiche e sono da esse indipendenti.

Province ecclesiastiche dell'Italia

Nella Chiesa anglicana[modifica | modifica sorgente]

Nella Chiesa anglicana si considerano province di solito le Chiese nazionali, indifferentemente dal fatto che ci siano arcidiocesi; la Chiesa d'Inghilterra divide la regione in due province sotto gli Arcivescovi di Canterbury e York, ed usa il termine vescovo suffraganeo non per i vescovi delle diocesi nelle province, ma per i vescovi ausiliari di ogni diocesi (quest'uso era diffuso anche nella Chiesa cattolica). Anche la Chiesa Anglicana d'Australia, la Chiesa Anglicana del Canada, la Chiesa d'Irlanda, la Chiesa di Nigeria e la Chiesa Episcopale degli Stati Uniti d'America sono divise in più province.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Codice di diritto canonico, canone 436, par. 1.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]