Pieve

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Pieve (disambigua).

La pieve (dal latino plebs, "popolo") è una chiesa rurale con annesso battistero. Nell'Alto Medioevo la pieve, detta chiesa matrice o plebana, era al centro di una circoscrizione territoriale civile e religiosa. A essa erano riservate alcune funzioni liturgiche e da essa dipendevano altre chiese e cappelle prive di battistero [1]. Dal Basso Medioevo le funzioni proprie della pieve passarono alla parrocchia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il termine pieve deriva direttamente dal latino plebs (= plebe, genitivo plebis). Con la progressiva affermazione del Cristianesimo il termine passò a indicare la comunità dei battezzati compresa entro un'organizzazione territoriale. In età romana, una pieve poteva sorgere sia in città che in campagna [2].

Dopo la caduta dell'Impero Romano e il graduale disfacimento delle istituzioni e delle strutture poste a governo del territorio, l'amministrazione delle pievi passò in gran parte alle autorità religiose, sia nelle aree di campagna sia nei centri abitati di una certa importanza (o perché sedi di mercato o in quanto sedi amministrative o stazioni di posta, oppure ancora insediamenti agricoli di dimensioni maggiori). Il maggiore sviluppo di questa organizzazione territoriale si ebbe in zone in cui l'autorità centrale era più debole, spesso di difficile accesso.

Con l'arrivo dei Longobardi, il termine plebs-"pieve" passò a indicare le popolazioni soggette, tenute a pagare tributi ai conquistatori, i quali, viceversa, si raggruppavano nelle "fare". Il termine passò dunque a caratterizzare la contrapposizione culturale e sociale fra i sudditi "romani" e la classe dominante longobarda [3]. In Lombardia questi raggruppamenti presero il nome di pievi, corti o squadre.

Le pievi ecclesiastiche[modifica | modifica wikitesto]

La diffusione delle pievi ecclesiastiche iniziò nel VI secolo, con la scomparsa dell'organizzazione statale romana. In seguito al progressivo disfacimento dell'Impero, le proprietà delle pievi passò al vescovo [4]. Nelle zone dove la centuriazione romana non era ancora stata cancellata dal tempo, le pievi ecclesiastiche furono erette in corrispondenza di un punto prestabilito: il quintario, ovvero la strada, più larga delle altre, che veniva tracciata ogni cinque lotti del reticolato centuriale [5].

La pieve, oltre ad essere il nucleo dell'organizzazione ecclesiastica delle campagne, ereditò le funzioni civili e amministrative del municipio romano, assumendo il ruolo di "centro" del territorio di competenza. Il pievano infatti, oltre ad essere il governatore delle anime, assolveva funzioni civili e amministrative: teneva i registri delle nascite, custodiva i testamenti e gli atti di compravendita dei terreni. Le pievi si occupavano di riscuotere i tributi e raccogliere le decime. Inoltre coordinavano i lavori concernenti la difesa del territorio: bonifiche, opere di canalizzazione, ecc [6]. La pieve, quindi, era sia centro religioso che entità territoriale (Plebs cum capellis et decimis, dove la pieve fungeva da chiesa matrice e le cappelle erano i centri minori religiosi da questa dipendenti). Le chiese della pieve erano spesso dotate di un proprio ospedale; il sagrato costituiva anche luogo di mercato [7].

Questo fenomeno interessò una vasta area comprendente tutto il Nord Italia e parte del centro fino alle Marche, Umbria e Toscana, oltre all'isola di Corsica. Il modello di organizzazione territoriale plebana continuò a svolgere la propria funzione storica sino all’inizio del secolo XII [7].

Tra il IX e il X secolo, le pievi cominciano a essere dotate di campanili (tale elemento non esisteva nelle chiese paleocristiane e bizantine), contribuendo alla modifica dei connotati strutturali degli edifici. Ad esempio, la pieve di San Michele Arcangelo a Santarcangelo di Romagna, ha il campanile posto proprio sulla facciata. Per entrare all'interno del luogo di culto bisogna quindi attraversare il campanile. [8] La funzione religiosa delle pievi era essenziale nell'Italia poco urbanizzata dell'Alto Medioevo: per chi abitava lontano dai centri urbani era l'unico luogo di culto in cui si potevano amministrare tutti i sacramenti, a partire dal battesimo. Originariamente, infatti, il rito del battesimo veniva celebrato solo nelle cattedrali, cioè nelle città. Soprattutto nelle regioni dell'Italia settentrionale, e in Toscana, il termine passò quindi a indicare le chiese dotate di fonte battesimale (anche chiamate "chiese battesimali").

Attorno al X secolo cominciò l'utilizzazione del termine "pieve" con significato di "centro di una circoscrizione ecclesiastica". Alla pieve facevano spesso riferimento villaggi (o "ville") circonvicini, dotati anche di propria chiesa (cappella) e cappellano curato (sacerdote vicario officiante), comunque soggetto al pievano. In queste cappelle si svolgevano tutte le normali funzioni liturgiche, tranne il battesimo.
I vicari (del pievano), in epoca medioevale, vivevano in comunità, in una casa detta canonica ed erano chiamati "canonici" (da canon, elenco dei ministri di una chiesa) e raggiungevano le chiese soggette per la messa festiva e l'insegnamento della dottrina. In seguito si stabilirono presso le chiese succursali delle ville, che in molti casi si erano nel frattempo dotate di una fonte battesimale e di un cimitero ("curazie"), in qualità di curato, dando inizio al processo di formazione delle parrocchie.

Nel Basso Medioevo, a seguito di queste trasformazioni, la pieve perse le funzioni civili e scese a una dimensione esclusivamente religiosa. Il termine plebs passò a indicare il territorio dell'antica circoscrizione facente parte di una chiesa battesimale.

I toponimi[modifica | modifica wikitesto]

Dal termine derivano molti toponimi come Pieve Ligure, Pieve di Soligo, Pieve di Cadore, Pieve d'Alpago, Pieve Emanuele e altri.[9]

Area lombarda[modifica | modifica wikitesto]

Nell'area milanese e lombarda in genere le prime pievi furono dedicate a santi martiri venerati già in epoca romana (V-VI secolo), ovvero universalmente noti[10], o conosciuti nel territorio lombardo[11]. Alcune delle pievi più antiche portano il titolo di San Pietro apostolo[12]. Altre pievi sono dedicate alla Madonna e al Salvatore, come la pieve di Lemine (Almenno San Salvatore) nella bergamasca.

A un periodo successivo all'arrivo dei Longobardi risalgono invece le pievi dedicate ai santi da essi tipicamente venerati [13].

L'elenco delle pievi della diocesi di Milano del XIII secolo si può ricavare dal Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, opera di Goffredo da Bussero che stilò l'elenco delle chiese, degli altari e dei santi a cui essi erano dedicati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S. Chierici, La Lombardia, per la collana Italia romanica, ed. Jaka Book, 1978.
  2. ^ Lo dimostra il caso di Forum Cornelii: città episcopale, la sede della diocesi era la Pieve di S. Lorenzo, che si trovava dentro l'abitato.
  3. ^ Sono un esempio di tale contrapposizione i toponimi di Farra di Soligo e Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, e quelli di Farra d'Alpago e di Pieve d'Alpago in provincia di Belluno.
  4. ^ Il territorio di una diocesi si poteva quindi dividere in più pievi.
  5. ^ Giuseppe Sgubbi, Quintario: un’importantissima strada della centuriazione romana. URL consultato il 28 giugno 2011.
  6. ^ Silvia Bertuzzi, Le nostre radici: la Pieve di San Patrizio, S. Patrizio (RA), Publi&Stampa, 2011.
  7. ^ a b Valentina Gatta, Paola Pieri, Monica Ruffilli, Dal pagus al plebs. URL consultato il 25 gennaio 2012.
  8. ^ La chiesa risale al VI secolo e presenta particolarissime deformazioni strutturali atte a correggere gli errori di visione prospettica (ad esempio le pareti sono leggermente inclinate rispetto agli assi ortometrici).
  9. ^ L'elenco dei toponimi con "Pieve" si trova qui.
  10. ^ Sono per esempio dedicate a santo Stefano pievi a Mariano Comense, a Olgiate Olona, a Fino Mornasco, a Leggiuno, a Lenno, a Menaggio e a Mazzo in Valtellina, e a san Lorenzo a Chiavenna, a Mandello, a Lugano, a Cuveglio.
  11. ^ A san Vittore sono intitolate pievi a Canobbio, Varese, Arcisate, Balerna, Locarno e Porlezza, ai santi Gervasio e Protasio a Parabiago, a Sondrio e a Bormio.
  12. ^ Pievi dedicate a san Pietro si trovano a Biasca, a Bellinzona, a Brebbia, a Berbenno, a Gerenzano, a Uggiate
  13. ^ Santi venerati dai Longobardi, sono san Giorgio, san Michele, san Pietro e san Giovanni Battista

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabio Lombardi. Pievi di Romagna, con fotografie di Gian Paolo Senni. Cesena, Il Ponte vecchio, 2002. ISBN 88-8312-231-3
  • R. Zanussi San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa - Ed. Pontegobbo
  • A.Maestri. Il culto di San Colombano in Italia. Archivio storico di Lodi. 1939 e segg.
  • Archivum Bobiense Rivista annuale degli Archivi storici Bobiensi (1979-2008). Bobbio

Amintore Fanfani: "Una Pieve in Italia"

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]