Decima

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La decima è un tributo di un "decimo", che è esistito fin dall'antichità.

Nell'antica Roma, era la decima parte del reddito che l'agricoltore doveva all'erario come imposta.

La decima nella Bibbia[modifica | modifica wikitesto]

Nella Bibbia, la decima (in ebraico מעשׂר, ma‛ăśêr, in greco δεκάτη, dekatē) è l'offerta regolare al Tempio della decima parte dei prodotti del suolo e del gregge (Levitico, 27:30-32).

La decima era già praticata in tempi antichissimi come segno di riconoscenza a Dio dal quale proviene ogni cosa (Genesi, 14:20; 28:22).

Il Deuteronomio insiste su questo carattere di riconoscenza, manifestato anche dal gioioso banchetto che ne accompagnava la presentazione (Deuteronomio, 12:18; 14:22-26; 12-15).

Le decime servivano a provvedere alle necessità del culto nel tempio ed erano concesse in proprietà ai Leviti (Numeri, 18:20-24). Questi, a loro volta, davano ai sacerdoti la decima di quel che possedevano (Numeri, 18:25-28; Neemia 10:37,38). Così, però, la decima perde il suo carattere di sacrificio di riconoscenza.

Nel Giudaismo la decima diventa oggetto di minuziose prescrizioni, cui i Farisei davano grande importanza. Gesù predica contro l'ipocrisia di pagare la decima della menta, dell'aneto e del comino e trascurare lo spirito dei precetti religiosi (Matteo, 23:23; Luca, 18:12).

Nella chiesa apostolica non si trovano esempi di contributi ecclesiastici fissi ed obbligatori, ispirati all'antico uso delle decime.

La decima nella storia della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa antica prescriveva per i suoi membri il pagamento della decima. Questa differiva dalle regole dell'Antico Testamento nel fatto che era considerata l'assoluto minimo[non chiaro], e doveva essere calcolata sulla base delle proprie entrate totali. La Didaché stabiliva che bisognasse dare le primizie del "denaro, vestiti, e di tutte le vostre proprietà" (13:7).

Nella storia susseguente della Chiesa, l'obbligo della decima era tenuto in tensione al comando di Cristo di vendere e rinunciare alle proprie proprietà (Matteo 19:21), insieme all'insegnamento paolino che Cristo ci libera dalle prescrizioni della legge (Galati 5:1).

Con il V ed il VI secolo, la pratica della decima si stabilisce in tutta la Chiesa occidentale. Nell'VIII secolo, i governanti carolingi rendono la decima parte della legge civile.

Con il XII secolo i monaci, ai quali prima era stato proibito di ricevere decime mentre era loro richiesto di pagarle per poterne in parte godere, furono liberati dall'obbligo del pagamento. Sorgono così controversie sulle decime quando il popolo cerca di evadere il pagamento mentre altri cercavano di appropriarsi di queste entrate.

Le decime medioevali erano suddivise in prediali, dovute dai frutti della terra, personali, dovute dal lavoro; miste, dovute dal prodotto del bestiame. A loro volta queste ultime erano divise in grandi (derivate dal grano, dal fieno e dal legno) destinate al rettore o al curato della parrocchia; e piccole, da altre decime prediali, più le miste e le personali che andavano al parroco.

Il verso dantesco di elogio a San Domenico è di non aver richiesto le decime che sono dei poveri di Dio.[1]

In Inghilterra, soprattutto nel sedicesimo secolo e nel diciassettesimo secolo, la prescrizione delle decime era fonte di intensi conflitti, dato che la Chiesa di Stato per sopravvivere dipendeva dalle decime. I puritani inglesi ed altri volevano l'abolizione delle decime in favore di contributi volontari per il sostegno del clero. La questione delle decime, però, fa sorgere dispute senza fine ed amarezza, il che è con-causa della Guerra civile inglese. Dopo la guerra civile, la decima legislativa sopravvive in Inghilterra fino al XX secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Non decimas quae sunt pauperum dei.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Bassetti, Decime pontificie riscosse nel secolo XIII nell'antica Provincia Ecclesiastica Ravennate, <<Ravennatensia>>, XIX (2002), pp. 49-70.

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