Città della Pieve

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Città della Pieve
comune
Città della Pieve – Stemma
Città della Pieve – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Umbria-Stemma.svg Umbria
Provincia Provincia di Perugia-Stemma.png Perugia
Amministrazione
Sindaco Riccardo Manganello (centrosinistra) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 42°57′14″N 12°00′28″E / 42.953889°N 12.007778°E42.953889; 12.007778 (Città della Pieve)Coordinate: 42°57′14″N 12°00′28″E / 42.953889°N 12.007778°E42.953889; 12.007778 (Città della Pieve)
Altitudine 509 m s.l.m.
Superficie 111,37 km²
Abitanti 7 834[1] (31-03-2011)
Densità 70,34 ab./km²
Frazioni Moiano, Po Bandino, Ponticelli
Comuni confinanti Allerona (TR), Castiglione del Lago, Cetona (SI), Chiusi (SI), Fabro (TR), Monteleone d'Orvieto (TR), Paciano, Piegaro, San Casciano dei Bagni (SI)
Altre informazioni
Cod. postale 06062
Prefisso 0578
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 054012
Cod. catastale C744
Targa PG
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 306 GG[2]
Nome abitanti pievesi
Patrono santi Gervasio e Protasio
Giorno festivo 19 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Città della Pieve
Posizione del comune di Città della Pieve all'interno della provincia di Perugia
Posizione del comune di Città della Pieve all'interno della provincia di Perugia
Sito istituzionale

Città della Pieve è un comune italiano di 7.834[3] abitanti della provincia di Perugia.

È situata su un colle, a circa 500 m s.l.m., dominante la Val di Chiana. Città medievale, Città della Pieve è costruita per un buon 70% in mattoni a vista. Città della Pieve fa parte di:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini di Città della Pieve sono ancora oggi sconosciute. Prima di divenire cristiana aveva sicuramente un altro nome (lo dice il Guiducci nel suo "Ragguaglio storico di Città della Pieve del 1686): Monte di Apollo, Castelforte di Chiuscio, Salepio o Castrum Salepia. Nel II secolo, facendosi sempre più forte la religione cristiana, si creò una plebe da cui il nome Pieve di San Gervasio (da uno dei SS protettori). Il nome rimase tale finché tutto l'abitato fu recinto di solide mura e torri. Documenti risalenti a subito dopo l'anno 1000 ne indicano il nome in Castrum Plebis S. Gervasi. Dal XIV al XVII secolo il nome viene accorciato a Castrum Plebis e nel 1600 circa, il Pontefice Clemente VIII la eleva a città chiamandola Città di Castel della Pieve (in lat. Comunitas Civitatis Castri Plebis) ma, tale denominazione perché troppo lunga e facilmente confondibile con Città di Castello, venne quasi subito sostituita con l'attuale Città della Pieve.

Epoca etrusca[modifica | modifica sorgente]

Sebbene non vi siano memorie che lo provino, il poggio ove sorge Città della Pieve, fu abitato fin dai tempi più remoti. Ne sono una prova i tanti reperti rinvenuti nelle campagne limitrofe quali urne sepolcrali con figure di gladiatori, vasi cinerari, lapidi e scudi. Molte furono in passato le tombe ritrovate contenenti urne in alabastro (una di esse con bassorilievi particolari fu venduta ad alto prezzo al Museo Nazionale di Londra. Molte di queste contenevano i resti mortali degli appartenenti alla famiglia dei Purni (dal lat. Furini o Purii). Furono anche rinvenuti oggetti quali òlle, ossari fittili, utensili e fibule. Il rinvenimento di tombe a camera e non, ritrovate nell'area limotrofa a Città della Pieve e l'assenza di resti di insediamenti urbani fa pensare che questo territorio appartenesse alla circoscrizione di Chiusi.

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Una lapide rinvenuta nell'orto del convento di S. Francesco (presso l'attuale oratorio attiguo il Santuario della Madonna di Fatima) dimostra che il paese fosse Municipio romano, che Silla concesse ai suoi veterani dopo la sconfitta inflitta a Mario nella pianura della Chiana (83 a. C.). Il ritrovamento di monete, utensili, ruderi di acquedotti nonché di un'urnetta contenente le ceneri di Tannia Stazia, il Pozzo del Casalino e la Torre del Pubblico ne sono la riprova.

Epoca cristiana[modifica | modifica sorgente]

La religione cristiana si presume sia stata abbracciata nella prima metà del II sec. poiché è documentata nelle città limitrofe di Siena, Cortona, Perugia, Arezzo, Spoleto, Orvieto e Chiusi.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Città della Pieve è in Umbria ma situata a pochi chilometri dal confine con la Toscana e con la provincia di Terni.

Le distanze

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

La Torre del Pubblico

Palazzo della Corgna[modifica | modifica sorgente]

Situato vicino alla cattedrale, fu fatto edificare, su progetto di Galeazzo Alessi (1555/63), da Ascanio della Corgna, marchese di Castel della Pieve, e dal fratello cardinale Fulvio: gli interni furono decorati da Salvio Savini e dal Pomarancio (tra cui il Convito degli Dei), autori degli affreschi del palazzo ducale di Castiglione del Lago.

Torre del Pubblico[modifica | modifica sorgente]

Guardando al torre appaiono evidenti almeno due distinte fasi costruttive di epoche diverse. La parte in basso in travertino, a filari squadrati è di molti secoli precedente il 1000 e sicuramente di altezza superiore della attuale. Indicata con il nome di "Turris S. Gervasci", poiché costruita nelle vicinanze della chiesa di San Gervasio, aveva finestre bifore, trifore e quatrifore con un ingresso ad arco pieno tipico dello stile romanico. In un secondo tempo, tra la seconda metà del XIV secolo e la prima del XV, non si sa' se per esigenze militari o semplicemente perché rovinata, fu alzata di 7 mt e fu cambiato lo stile adoperando il mattone; si chiusero alcune finestre per aumentarne la stabilità e ne furono aperte altre. La torre era isolata dalla chiesa ma alla fine del XVI secolo la cattedrale venne ampliata e prolungata addossando la facciata alla torre senza però rispettare alcun criterio estetico. Il suo basamento è di forma quadrata con un lato di 6 mt, mentre la sua altezza è di 39 mt.

Le chiese[modifica | modifica sorgente]

La cattedrale[modifica | modifica sorgente]

Cattedrale Santi Gervasio e Protasio

Il Liber Pontificalis di Anastasio Bibliotecario del IX sec. ci dà notizia che la matrona romana Vestina vissuta nel IV secolo possedeva tenimenti presso questo colle e presso Fondi, città del Lazio. Successivamente alla loro vendita innalzò in Roma una chiesa ai SS. Martiri Gervasio e Protasio (oggi San Vitale). La coincidenza che nelle due cittadine vi fosse lo stesso culto ai SS Gervasio e Protasio e che vi sia una chiesa a loro dedicata fa pensare che la matrona Vestina fu presa da entusiasmo per le meravigliose cose nello scoprimento delle Sante Reliquie di questi martiri, tanto da riuscire a coinvolgere gli abitanti di queste città nella venerazione di questi Santi. È la chiesa più vecchia, situata nel punto più alto della città diviene cattedrale dopo il 1600. Non si conoscono grandezza e forma del primo tempio pagano, mentre sono visibili i resti e le decorazioni romaniche. Nel 1530 si decise di rinnovare la tribuna e l'abside, ma i lavori ebbero inizio mezzo secolo più tardi da Niccolò di Pietro che l'alzò di qualche metro, l'allargò e l'allungò fino a congiungerla con la Torre Pubblica e costruì la gradinata in pietra serena davanti la porta. Il Pomarancio dipinse le pareti della tribuna e la calotta del coro ma le sue pitture furono danneggiate da un fulmine (1783) che si abbatté sulla tribuna. Rimane oggi visibile solamente la gloria sull'abside. La copertura con capriata crollò nel 1667. Venne ricostruita a volta. Tra il 1693 e il 1708 vennero edificate le cappelle laterali. Nel 1738 venne eretto il campanile. Nell'abside, sopra il coro, si ammira una tavola di Pietro Perugino raffigurante La Madonna fra i santi protettori Gervasio e Protasio, che tengono in mano due orifiammi con l'antica arme cittadina e i SS Pietro e Paolo. Nelle cappelle si possono ammirare opere di allievi del Perugino come Domenico Paride Alfani e Giacomo di Guglielmo oltre alla tela d'altare realizzata da Niccolò Circignani e Salvio Savini. Tra le varie opere è presente un simulacro in legno del XVI sec. di probabile attribuzione a Giovanni Tedesco.

La cripta[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo della Corgna e il duomo
(immagine degli anni quaranta)

Sotto l'abside della cattedrale sono visibili i resti di un'antica costruzione fatta con colonne e pilastri sostenenti quattro archi che vanno a riunirsi in un pilastro centrale di forma ottagonale. Questo locale era destinato a ricevere le salme dei vescovi; queste, successivamente vennero rimosse e portate in cattedrale. Fu costruita forse sulle rovine del tempio pagano esistente in epoca etrusca e romana e della chiesa cristiana fondata da Vestina nel V secolo. Si è giunti a questa conclusione poiché questa fabbrica è preesistente alla chiesa romanica.

Il convento e la chiesa di San Francesco[modifica | modifica sorgente]

La documentazione storica attesta che circa l'anno 1280, i padri francescani acquistarono dai monaci benedettini un oratorio dedicato a san Bartolomeo con una casetta e una modesta porzione di terreno su cui fabbricarono il presente convento e una spaziosa chiesa di cui non se ne conosce la struttura poiché distrutta nel 1776 ad eccezione della facciata, rimasta originale fino al rosone e nella sua altezza complessiva. Internamente la chiesa è stata completamente rinnovata secondo il gusto del tempo e resa molto luminosa. Il campanile fu costruito (o forse ricostruito) nel 1600 come leggibile dall'incisione su un mattone. Del primitivo convento rimane un solo muro ove restano visibili finestre piccolissime in corrispondenza delle celle dei frati. Nel secolo XV, a causa dell'aumento della comunità religiosa francescana, vennero distrutti 3 lati della fabbrica per aumentarne l'ampiezza e la lunghezza del complesso e si creò all'interno del cortile un nuovo portico dove venne mantenuto l'antico oratorio di S. Bartolomeo. Va ricordato che nel 1426, S. Bernardino da Siena soggiornò a Castel della Pieve e all'interno proprio di questo oratorio istituì la Confraternita della Misericordia che vi rimase fino al 1567. Successivamente divenne il refettorio dei francescani. Al suo interno si trova un importante affresco "La crocifissione di Gesù", unico dipinto superstite di un ciclo che quasi certamente si trovava nello stesso complesso conventuale. Purtroppo l'azzurro oltremare del fondo è sparito lasciando visibile il colore scuro della preparazione sottostante. I caratteri della scuola senese, in particolare di quella del Barna, ci fanno credre che l'autore sia Nicola di Bonifazio Senese, il quale verso la fine del Trecento, si trasferì a Castel della Pieve. Per sei secoli i religiosi conventuali abitarono questa struttura e nel 1860 la abbandonarono. La chiesa oggi è intitolata alla Madonna di Fatima e nei locali del vecchio convento insiste l'oratorio.

Nei dintorni[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio comunale, da segnalare la chiesetta della Madonna della Sanità, a 2 km a sud del capoluogo: vecchio romitorio con timpano romanico, e all'interno, al di sopra dell'altare, si trova una tela della scuola del Perugino. Molto interessante, soprattutto, il borgo-castello di Salci che fu un ducato autonomo (feudo ecclesiastico) dei Bandini e dei Bonelli per 292 anni, fino all'Unità d'Italia.

Il borgo di Salci ed il suo ducato (1568-1860)[modifica | modifica sorgente]

Il borgo di Salci con la porta di Orvieto

Le prime notizie di questo bellissimo borgo, purtroppo abbandonato, risalgono al 1243, anno scelto da Federico II per definire i confini dei possedimenti di Castel della Pieve. La strada per Salci fu realizzata solo nel 1834 (sotto il penultimo duca Pio Camillo I Bonelli) sulla traccia dell'antico percorso.[4]

La posizione strategica del minuscolo ducato (0,03 km² ca.) tra Città della Pieve ed Orvieto e di "cuscinetto" tra due più grandi Stati (Granducato di Toscana e Stato Pontificio) ne aveva fatto fin dal medioevo oggetto di aspre contese.

Stemma dei Bonelli duchi feudatari di Salci (1570-1860), (litografia del 1868)

Si entra, dunque, a Salci per la porta d'Orvieto, a torre quadrata (con stemma Bonelli in pietra). A destra un edificio merlato e ingresso al percorso di ronda. A sinistra una palazzina, già sede della guarnigione militare salcese e dogana, deposito alimentare e agricolo. Le due corti interne sono separate dalla porta dell'Orologio, sovrastata da un artistico loggiato rinascimentale, detto "degli spiriti", corridoio aperto, che metteva in comunicazione il palazzo ducale con la chiesa di San Leonardo. La facciata laterale di palazzo Bandini Bonelli (bello, nonostante il degrado) è impreziosita da una teoria di monofore ogivali. Superato l'arco, la residenza espone, a sinistra, il frontone principale con l'ingresso che dà su piazza Bonelli. L'edificio incorpora più avanti la torre medioevale e termina con una costruzione più bassa, che fa angolo con la porta di Siena, secondo accesso al borgo sull'itinerario Siena-Orvieto. Appoggiata alla porta una serie di case a un piano che prosegue a destra con un palazzetto più alto. Davanti, un magnifico pozzo circolare con tettuccio a coppi e sportello a grata in legno. Oltrepassato l'angolo, si elevano la canonica e la chiesa di San Leo, rimaneggiata nel Seicento con tre pinnacoli e un alto campanile barocchetto. Fu fatta costruire, su un'altra precedente, dalla duchessa di Salci Livia Capranica. Nell'interno ad unica navata si notano tele, donate dai Bonelli e da Vittoria di Mirafiori, e soprattutto l'affresco dell'Annunciazione (sec. XVI), attribuito al Pomarancio, e commissionato dalla prima duchessa Lucrezia Bandini.[5]

Superato l'arco ci si ritrova in piazza Crescenzi, un tempo sede di un frequentato mercato.

Il borgo appartenne per molto tempo ai Bandini di Castel della Pieve (dove si ammira ancora il loro palazzo), discendenti dal condottiero Vanni. Nel 1568 Pio V elevò la signoria al rango di ducato concedendolo a Lucrezia Bandini, unica figlia di Bandino III e di Giulia Cesarini.

La scomparsa nel 1570 della duchessa portò il piccolo feudo ecclesiastico ai piemontesi Bonelli (Michele e il fratello Cardinale Alessandrino), congiunti di Pio V che ne furono titolari fino al 1860, pur risiedendo a Roma in rione Trevi. I duchi nominavano un vicario e, in estate, soggiornavano nel palazzo di Salci, o a Città della Pieve a palazzo Bandini e a villa Rosetta.[6]

L'ultimo duca feudatario di Salci (che nel Seicento aveva 460 abitanti) fu Davide Pio I Bonelli (+1868).

Nel 1886 il borgo fu venduto a Vittoria di Mirafiori, figlia di Vittorio Emanuele II e di Rosa Vercellana che fece edificare nei dintorni un castello neogotico. Successivamente il borgo fu incamerato dal comune di Città della Pieve.

Il seguente è l'elenco dei duchi feudatari di Salci (1368-1860):[7]

  • Lucrezia Bandini, prima duchessa di Salci (1568-70), sposò Matteo Stendardi e Giovanni Pepoli;
Prospetto laterale, in piazza Crescenzi, del palazzo ducale di Salci
  • Michele I Alessandrino Bonelli, (1570-98), cardinale, insieme al fratello Michele II;
  • Michele II Bonelli, (1570-1604), sposò Livia Capranica;
  • Antonio I Pio, (1604-30), sposò Maria Grimaldi Cebà;
  • Francesco I, (1630-66), sposò Teresa Imperiali;
  • Michele III Ferdinando, (1666-89), sposò Isabella Ruini;
  • Francesco II, (1689-1722), sposò Caterina de Hieronimo e Anna Vittoria dell'Anguillara;
  • Marcantonio I, (1722-77), sposò Violante Crescenzi e Giuditta Atili;
  • Pio Camillo I, (1777-1837), senza eredi;
  • Davide Pio I, (1837-1860), ultimo duca, sposò Porzia Soderini.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Salci (Umbria).

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[8]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT[9] al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 859 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 214 2,73%

Albania Albania 200 2,55%

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La stazione più vicina è Chiusi-Chianciano Terme, che si trova ad una distanza di circa 8 km.

Strade[modifica | modifica sorgente]

L'autostrada è la A1, con l'uscita al casello di 'Chiusi-Chianciano Terme', in direzione Milano; in direzione Roma l'uscita è al casello di 'Fabro'. Utilizzando la normale rete viaria, si oltrepassa Chiusi e la linea ferroviaria; si raggiunge Città della Pieve percorrendo la SS71. Provenendo da Perugia si percorre tutta la SS 220.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Teatro

Non vi sono più succursali dell'Università di Perugia, ma vi è l'Università della Terza Età (oggi Libera Università di Città della Pieve[10])

Media[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

A Città della Pieve sono stati girati gli episodi delle prime sei stagioni della serie TV Carabinieri. Il set è stato l'antico Seminario Diocesano oggi riconvertito e sede dell'Istituto Professionale di stato Italo Calvino di Città della Pieve in via Santa Maria Maddalena 34 - e il bar Matucci in Piazza Matteotti.

Arte[modifica | modifica sorgente]

Opere del Perugino a Città della Pieve[modifica | modifica sorgente]

  • Adorazione dei Magi (1504) nell'Oratorio di Santa Maria dei Bianchi
  • Battesimo di Cristo e Madonna in Gloria e Santi nella cattedrale
  • Deposizione della Croce nella chiesa di Santa Maria dei Servi
  • Sant'Antonio Abate tra i santi Marcello e Paolo Eremita nella chiesa di San Pietro

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Una volta all'anno, nella prima domenica d'estate (19-21 giugno), ha luogo la "Infiorata di San Luigi Gonzaga" (protettore del Terziere Casalino), importante festa cittadina in cui la strada principale viene coperta di composizioni formate da petali di fiori .

Attorno a ferragosto si svolge il "Palio dei Terzieri". Una manifestazione che ha la durata di circa 10 giorni e va a concludersi con la gara della "caccia al toro" tra i "Terzieri": "Casalino," "Borgo dentro" e "Castello". Il palio, inventato nel 1972 da Don Carbonari, con forti richiami religiosi, è la principale attrazione turistica della Città.

Nel periodo di Natale viene allestito un presepe monumentale nei sotterranei di Palazzo della Corgna. La rappresentazione si estende per oltre 400 metri quadrati di superficie. Ad ogni edizione, il presepe propone un tema diverso.

La domenica e il lunedì di Pasqua il Terziere Borgo Dentro organizza nei sotterranei di Palazzo Orca i "Quadri Viventi" ispirati alla Passione Morte e Resurrezione di Gesù Cristo.

Persone legate a Città della Pieve[modifica | modifica sorgente]

  • Pietro Vannucci, noto come il Perugino (Città della Pieve, 1450 circa – Fontignano, 1523), pittore.
  • Ascanio della Corgna (Perugia, 1514 – Roma, 1571), condottiero, governatore e nipote di papa Giulio III).
  • Antonio Circignani detto il Pomarancio (Pomarance, 1560 – 1620), pittore.
  • Cesare Sermei (Città della Pieve, circa 1581 – Assisi, 1668), pittore.
  • Francesco Melosio (Città della Pieve, 1609 – 1670), poeta e magistrato.
  • Andrea Basili (Città della Pieve, 1705 – Loreto, 1777), compositore e teorico della musica.
  • Andrea Vici (Arcevia, 1743 – Roma, 1817), architetto.
  • Lucio Mazzuoli (Città della Pieve, 1838 - Gioiella, 1923), ingegnere minerario e geologo.
  • Antonio Verri (Città della Pieve, 1839 - 1925), ingegnere idraulico e geologo.
  • Paolo De Simone (1859 - 1906), agronomo e naturalista.
  • Icilio Vanni (Città della Pieve 1855 - Roma 1903), filosofo e sociologo.
  • Achille Piazzai (Salci, Città della Pieve 1884 - 1955), ingegnere navale.
  • Gino Cappannini (Città della Pieve 1900 - Tobrouk 1940), Capitano dell'A.M., motorista-trasvolatore
  • Gaio Fratini (Città della Pieve, 1921 – Orvieto, 1999), poeta.
  • Mario Petri (Perugia, 1922 – Città della Pieve, 1985), cantante lirico.
  • Mario Giuliacci (Salci, Città della Pieve 1940), meteorologo, personaggio televisivo e colonnello.
  • Mario Ortolani (Roma, 6/6/1949), pittore, scenografo e designer pubblicitario
  • Gianfranco Bardellini (Città della Pieve, 29/08/1951), Alto Dirigente Aziende Commerciali, Consulente Commerciale e Marketing.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Città della Pieve è gemellata con le seguenti città:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Bilancio demografico anno 2009 in ISTAT. URL consultato il 10-10-2009.
  4. ^ Dufour, p.25
  5. ^ Bolletti, p.23
  6. ^ Diligenti, p.2
  7. ^ Litta, p. 2
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  10. ^ Libera Università di Città della Pieve, sito della Libera Università di Città della Pieve.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Baglioni A., Città della Pieve illustrata, Montefiascone 1846.
  • Bolletti G., Notizie istoriche di Città della Pieve, Perugia 1830.
  • Diligenti U., Bonelli duchi di Salci, Firenze 1872.
  • Dufour F.-Bittarello V., Città della Pieve. Città d'arte, Perugia 2007.
  • Canuti F., Nella patria del Perugino, Perugia 1926.
  • Litta P., Bonelli di Roma duchi di Salci, Milano 1840.
  • Tronti L., Gli stemmi gentilizi della Nobiltà Romana, Roma 1868.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]