Costacciaro

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Costacciaro
comune
Costacciaro – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Umbria-Stemma.svg Umbria
Provincia Provincia di Perugia-Stemma.png Perugia
Amministrazione
Sindaco Andrea Capponi (lista civica - Costacciaro per tutti) dal 25 maggio 2014
Territorio
Coordinate 43°22′00″N 12°43′00″E / 43.366667°N 12.716667°E43.366667; 12.716667 (Costacciaro)Coordinate: 43°22′00″N 12°43′00″E / 43.366667°N 12.716667°E43.366667; 12.716667 (Costacciaro)
Altitudine 567 m s.l.m.
Superficie 41,30 km²
Abitanti 1 285[1] (31 dicembre 2011)
Densità 31,11 ab./km²
Frazioni Costa San Savino, Rancana, Villa Col de' Canali
Comuni confinanti Fabriano (AN), Gubbio, Sassoferrato (AN), Scheggia e Pascelupo, Sigillo
Altre informazioni
Cod. postale 06021
Prefisso 075
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 054016
Cod. catastale D108
Targa PG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti costacciaroli
Patrono Beato Tommaso da Costacciaro
Giorno festivo prima domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Costacciaro
Posizione del comune di Costacciaro all'interno della provincia di Perugia
Posizione del comune di Costacciaro all'interno della provincia di Perugia
Sito istituzionale

Costacciaro è un comune italiano di 1285 abitanti[1] della provincia di Perugia in Umbria.

L'antico castello difensivo Castrum Costacciarii, sorto sulle pendici del massiccio del Monte Cucco e lungo la via consolare romana Flaminia, è oggi un piccolo borgo appartenente alla diocesi e al mandamento di Gubbio, inserito dal 1995 nell'area naturale protetta del Parco del Monte Cucco.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Lungo la via Flaminia[modifica | modifica sorgente]

Anche se la data di fondazione del borgo non è conosciuta, la sua origine è certamente da collegare alla vicinanza della via Flaminia, la strada consolare romana fatta costruire a partire dal 220 a.C. dall'allora censore Gaio Flaminio Nepote e che collegava Roma a Rimini e, più tardi, a Ravenna tramite la via Popilia (per questo chiamata in epoca medievale anche "via Ravegnana" o "via Romea"). Nei pressi dell'importante via di comunicazione sorsero ben presto edifici di vario genere: templi e santuari a scopo religioso, terme e taverne per il riposo dei viaggiatori, ripari e stalle per gli animali, case e intere borgate per la residenza e il commercio. Quando poi, nei primi secoli dell'era cristiana, in Italia si verificarono le continue scorrerie e invasioni di popolazioni germaniche, tali costruzioni in alcuni casi vennero fortificate a scopo difensivo, divenendo talora vere e proprie sedi di signorie rurali feudali. Una di queste fu quella dei Guelfoni (o De Guelfonibus) di Gubbio e Costacciaro, risalente forse all'epoca degli scontri fra longobardi e bizantini per la conquista o, al contrario, la protezione del cosiddetto "corridoio bizantino", cioè la stretta fascia di territorio montano che garantiva il collegamento diretto fra Roma e Ravenna e in cui rientravano città come Perugia e Gubbio con i loro castra che, al pari appunto del Castrum Costacciarii, più volte bloccarono l'espansione longobarda.

Gubbio e i Montefeltro[modifica | modifica sorgente]

Le carte attestano la presenza di Costacciaro nel XIII secolo, quando gli eugubini, attorno al 1250, ne fecero la propria testa di ponte per poter meglio difendere ed ampliare il loro territorio e per creare una spina nel fianco ai nemici perugini della confinante Sigillo. Costacciaro infatti era il castello più importante del distretto di Gubbio e si trovava in un punto strategico, sopra un colle di proprietà di un tale Stacciaro; all'inizio si chiamava Castrum Collis Stacciarii (Castello del Colle di Stacciaro), ma, nel 1300, il suo nome cambiò in Castrum Costacciarii. A Gubbio, nel XIV secolo, s'insediò la magistratura del podestà, che dava una certa autonomia a tutti i castelli; qui veniva, infatti, eletto un capitano, che aveva diritto di vita e di morte sugli abitanti. Costacciaro risentì molto delle lotte interne di Gubbio, soprattutto prima della sua dedizione ad Urbino; alla fine del XIV secolo, mentre si stava svolgendo una battaglia fra Antonio da Montefeltro e i Malatesta, il castello si ribellò, sottomettendosi al nascente stato feltresco. Costacciaro, però, continuò ad avere la sua economia legata a filo doppio con quella di Gubbio. Alla fine del Trecento, anche Gubbio iniziò a subire l'influenza dei Montefeltro che, a partire dal 1384, cominciarono a rinforzare il castello, erigendovi nuove, più ampie e solide mura. Sotto i Feltreschi, Costacciaro fu assai importante come estremo confine meridionale, ma anche come centro militare di concentramento di truppe, capace all'occorrenza di difendere con sicurezza lo stato. A fine Quattrocento venne chiamato al castello il grande architetto militare Francesco di Giorgio Martini da Siena il quale, a partire da 1477, vi costruì il rivellino e, forse nello stesso tempo, anche l'attuale Palazzo Fauni-Massarelli-Chemi. Nel 1400, Costacciaro era formato dal castrum (castello) e da villae (villaggi); ogni villa aveva dei vocaboli (appezzamenti di terra abitati ed ancora esistenti); le più importanti fra queste erano: Villa Col de' Canali, Villa Colfongai (o Colle Fongari), Villa Collalti, Villa Collis Martini, Villa Costa Bagnole, Villa Pie' della Rocca, Villa Rancane, Villa S. Andrea de Giuccole, Villa S. Donato, Villa S. Savino, Villa Scassaiole, Villa Trebbi, Villa Vallaponi.

Il rivellino, fortificazione eretta dall'architetto militare Francesco di Giorgio Martini a partire dal 1477.

Personaggi illustri[modifica | modifica sorgente]

Costacciaro dette i natali a molti illustri personaggi, taluni dei quali di rinomanza nazionale e internazionale; per la maggior parte fiorirono nel Rinascimento e furono religiosi. Fra di essi vanno soprattutto ricordati:

  • il nobile Bonaventura Fauni-Pio (1496 – 1562), vescovo di Acqui, ministro generale dei francescani minori conventuali e padre conciliare a Trento (1545-1563);[2]
  • Pietro Fauni, anch'egli vescovo e membro della sacra assemblea tridentina;
  • nonché Bernardino Boldrini, letterato dei Minori Conventuali, grande predicatore, lui pure presente a Trento;
  • al nome di Costacciaro è legato altresì il teologo dogmatico controriformista Ludovico Carbone o Carboni, famosissimo e fecondo trattatista di materie sacre, giuridiche e retoriche, del contenuto dei cui scritti, sulla logica d'Aristotile e la Summa Teologica di San Tommaso d'Aquino, s'interessò persino Galileo Galilei;
  • un altro francescano conventuale, padre Dionigi Sammattei, detto "Dionigi Costacciaro", fu, infine, Inquisitore Generale della Città di Firenze e di tutti i suoi domini nel XVI secolo ed uno dei quattro accusatori di Giordano Bruno;
  • tra le figure civili e politiche che dettero lustro a Costacciaro, non va dimenticata quella del nobile Nallo Guelfoni, podestà di Firenze nel 1333;[3]
  • durante la Grande Guerra 1915-1918, si distinse, in modo particolare, il Tenente degli Arditi "Fiamme Nere" Ettore Vivani, il quale, insignito con ben tredici medaglie, fra cui tre d'argento ed una di bronzo al valor militare, la Croce dell'Ordine di San Giorgio, che si conferiva al più meritevole d'ogni divisione, una decorazione del governo inglese ed una di quello francese, la Croce di Ferro con Stella d'Oro, ed un encomio solenne del generale Enrico Caviglia, dev'essere, senza dubbio alcuno, inserito, e di diritto, nel ristretto novero dei maggiori, e migliori, combattenti dell'Umbria nel primo conflitto mondiale;[4]
  • tra i personaggi contemporanei di fama mondiale, la cui famiglia è originaria di Costacciaro, ricordiamo il grande giudice e romanziere statunitense Vincent T. Bugliosi.[5]

Folclore[modifica | modifica sorgente]

Festa folcloristica del paese è la Corsa delle botti (sito). Si svolge ogni seconda domenica di novembre per festeggiare il periodo della vinificazione, da qui il premio Trofeo di San Martino. La festa consiste in una vera e propria corsa di due botti che rotolano attorno ad un asse al quale è attaccato un timone, trainato da una formazione di giovani, chiamati “bottaioli”. Le due botti e le relative squadre fanno capo, in competizione, a Costacciaro capoluogo (Hostaria de la Porta) e alle frazioni, in particolare a quella di Villa Col de’ Canali (Hostaria de la Rocca).

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT[7] al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 106 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 32 2,43%

Marocco Marocco 31 2,35%

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Costa San Savino[modifica | modifica sorgente]

Costa San Savino è una frazione del comune di Costacciaro (PG) che sorge ad un'altitudine di 599 m s.l.m. ed è popolata da 139 abitanti (dati Istat, 2001[8]).

La tradizione dice che questo paese venne fondato dagli abitanti di Scheggia, tra il V e l'VIII secolo, in seguito alla discesa di popolazioni germaniche che distrussero la città. Ufficialmente, da documenti storici, la chiesa di San Savino dette il nome al paese, intorno all'anno 1000. Nel 1262 il borgo diede i natali al beato Tomasso Grasselli, eremita camaldolese, patrono e protettore di Costacciaro, della cui antica dimora rimangono alcuni resti murari.

Villa Col de' Canali[modifica | modifica sorgente]

Villa Col de' Canali è una frazione del comune di Costacciaro (PG) che sorge a quota 555 m s.l.m. ed è popolata da 253 abitanti (dati Istat, 2001[8]).

L'esistenza di questo paese è certificata da documenti a partire dal XIV secolo, mentre, probabilmente, un antico castelliere d'altura era già occupato dagli antichi umbri. In seguito, nella piana, sarà costruita una villa dai romani.

L'ultima domenica di luglio si celebra la festa del santo protettore del paese: sant'Apollinare.

Ràncana[modifica | modifica sorgente]

Ràncana è una frazione del comune di Costacciaro (PG) che sorge ad un'altitudine di 625 m s.l.m. ed è popolata da 32 abitanti (dati Istat, 2001[8]).

Il paese si sviluppa attorno al Palazzo Lupini, un'antica palazzina di caccia dei duchi di Montefeltro, di cui rimangono pochi resti, come una parte della torre di guardia, alcuni portali e dei fondaci. Intorno al XV secolo si parla, infatti, di una Villa Ranchane. Già nel 1252, comunque, Giovanni Luca Lupini (un suo probabile abitante) risultava a capo del castello di Costacciaro.

Il nome deriva da ranco, che indica, localmente, un terreno disboscato e dissodato per scopi agricoli.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2011.
  2. ^ Euro Puletti, "L'inarrestabile ascesa di Bonaventura Fauni", in Corriere dell'Umbria, giovedì 24 giugno 2004, anno XXII, n. 173, p. 35.
  3. ^ Cfr. Euro Puletti, "Grandi nomi eredità del passato. Il paese ha dato i natali a personaggi che hanno inciso la storia", in Corriere dell'Umbria, giovedì 12 gennaio 2006, anno XXIV, n. 11, p. 32.
  4. ^ Cfr. Euro Puletti, "Il coraggio e l'amore per la patria del pluridecorato tenente Vivani. Sempre in prima linea durante la I guerra mondiale nonostante le ferite riportate in battaglia", in Corriere dell'Umbria, venerdì 20 giugno 2003, anno XXI, n. 168, p. 36.
  5. ^ Cfr. Euro Puletti, "Figlio di emigranti arrivato al top. Vincent Bugliosi, famoso giudice U.S.A., è di origini locali", in Corriere dell'Umbria, sabato 8 settembre 2007, anno XXV, n. 248, p. 28.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  8. ^ a b c dawinciMD - Consultazione dati del 14º Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]