Gaio Flaminio Nepote

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Gaio Flaminio Nepote
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Sylvestre Ducar decapite Flaminius (Trasimene).jpg
Joseph-Noël Sylvestre, Morte di Flaminio presso il Trasimeno, Beziers, Museo di Belle Arti.
Nome originale Gaius Flaminius Nepos
Nascita 265 a.C. circa
Morte 24 giugno 217 a.C.
lago Trasimeno
Gens Flaminia
Consolato 223 a.C.
217 a.C.

Gaio Flaminio Nepote[1] (attorno al 265 a.C.Battaglia del lago Trasimeno, 24 giugno 217 a.C.) fu un uomo politico e console della Repubblica romana nel III secolo a.C. e il più importante fra i politici popolari che cercarono di contrastare l'autorità del Senato prima dell'avvento dei fratelli Gracchi un secolo più tardi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine della Prima guerra punica Gaio Flaminio si presentò come homo novus alla guida del movimento che cercava di riorganizzare politicamente le conquiste territoriali di Roma. In qualità di tribuno della plebe, nel 232 a.C. promosse un plebiscito che frazionò il territorio controllato dalla Repubblica. Il territorio a sud di Ariminum. l'Ager Gallicus, che era stata strappato ai Galli Senoni decenni prima, venne centuriato e dato a famiglie di agricoltori caduti in miseria durante le precedenti guerre. Per superare l'opposizione del Senato, Flaminio si limitò a non consultare i senatori, contravvenendo a quanto dettavano le norme costituzionali e la tradizione.

Nel 227 a.C. Flaminio fu nominato governatore della Sicilia. Durante la sua carica, però, la riorganizzazione delle terre centuriate, da lui condotta scatenò la reazione dei Galli che entrarono a fondo nel territorio della Repubblica. I Romani contrattaccarono e distrussero le orde barbare alla battaglia di Talamone nel 225 a.C. L'anno successivo Flaminio fu eletto console per la prima volta. Con il collega Publio Furio Filo sconfisse definitivamente i Galli e li costrinse a sottomettersi a Roma creando la provincia della Gallia Cisalpina.

Nel 221 a.C. Flaminio diventa magister equitum del console Marco Minucio Rufo e l'anno successivo fu eletto censore assieme a Lucio Emilio Papo.
Fu in questo periodo che Roma diede inizio a un grande progetto di costruzioni. Nasce la Via Flaminia che collegerà Roma a Rimini, si stabiliscono le colonie di Placentia e Cremona per controllare il fiume Po e le genti galliche circostanti specialmente i Galli Boi stanziati nell'attuale Emilia e gli Insubri nell'odierna Lombardia.
Sempre in questo periodo vengono riorganizzati i comizi centuriati per aumentare il peso elettorale dei plebei. Sempre Gaio Flaminio fece costruire il primo Circo stabile di Roma e lo fece edificare nei Campi Flamini: il circo si chiamò, ovviamente Circo Flaminio.

Nel 218 a.C., in qualità di senatore fu l'unico a votare a favore della Lex Claudia che voleva proibire ai senatori di partecipare ai commerci con l'estero.

Nel 217 a.C. divenne console per la seconda volta avendo come collega Gneo Servilio Gemino.[2] L'autunno precedente Annibale valicate le Alpi era giunto nella Pianura Padana e vi aveva sconfitto Publio Cornelio Scipione, padre dell'Africano al Ticino e Sempronio Longo al fiume Trebbia.[3]

Flaminio arruolò nuove legioni e si diresse verso Rimini per affrontare Annibale che si riteneva avrebbe percorso la strada che tutti gli invasori utilizzavano per scendere verso Roma.[2] Il Barcide, invece attraversò l'Appennino, probabilmente in qualche punto fra Bologna e Pistoia (o forse con un tracciato simile a quello che qualche anno dopo l'omonimo figlio utilizzò per costruire la via Flaminia minor) e si diresse verso Roma.[4] Flaminio dovette invertire precipitosamente la marcia per difendere la città.[5] Al lago Trasimeno i Romani, ostacolati anche dalla nebbia, caddero in una terribile imboscata architettata da Annibale. Le legioni di Flaminio e un reparto di cavalleria di Gaio Servilio che stava sopraggiungendo furono quasi totalmente distrutti. La Battaglia del Lago Trasimeno fu l'ultimo combattimento del generale romano[6]; Flaminio venne ucciso da un cavaliere gallo di nome Ducario; il suo corpo non fu mai ritrovato[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ William Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1, Boston: Little, Brown and Company, Vol.2 p. 166
  2. ^ a b Polibio, III, 77, 1.
  3. ^ Polibio, III, 65-74.
  4. ^ Polibio, III, 78-79.
  5. ^ Polibio, III, 80-82.
  6. ^ Polibio, III, 83-85; Periochae, 22.1.
  7. ^ S. Lancel, Annibale, pp. 147-148.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Tito Manlio Torquato II
e
Quinto Fulvio Flacco II
(223 a.C.)
con Publio Furio Filo
Gneo Cornelio Scipione Calvo
e
Marco Claudio Marcello I
I
Publio Cornelio Scipione
e
Tiberio Sempronio Longo
(217 a.C.)
con Gneo Servilio Gemino
Lucio Emilio Paolo II
e
Gaio Terenzio Varrone
II

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