Geronimo di Siracusa

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Geronimo (greco ῾Ιερώνυμος; Siracusa, 231 a.C.Lentini, 215 a.C.) fu tiranno di Siracusa dal 216 al 215 a.C., per appena 13 mesi.

Figlio di Gelone, salì al trono appena quindicenne e si trovò a fronteggiare una difficile situazione: i romani erano appena stati sconfitti dai cartaginesi a Canne nella famosa battaglia e i detrattori della repubblica premevano per rompere l'alleanza (sancita dal nonno Gerone) con gli sconfitti. Geronimo si era già dimostrato insicuro quando il nonno era in vita, cosicché era stato creato un consiglio di 15 persone per supportarlo.

Il suo comportamento fu effettivamente molto negativo. A causa delle cattive influenze presenti a corte, crebbe nel lusso e ostentò il potere, al contrario del nonno che aveva sempre rifiutato questi atteggiamenti. Polibio narra che Geronimo sposò addirittura una prostituta, a cui fu attribuito il titolo di regina.

Tra i 15 consiglieri vi erano Adranodoro e Zoippo, generi di Gerone, che sostenevano l'alleanza con Cartagine. Adranodoro era inoltre, già dai tempi di Gerone II, leader noto della fazione antiromana, che non escludeva una possibile alleanza con Cartagine, in nome della riconquista della libertà siceliota. Marito di Demarata, era il più ambizioso: con la scusa di fidarsi del sovrano, convinse gli altri membri a sciogliere il consiglio e così, con il cognato, poté controllare meglio Geronimo. Per stringere l'alleanza con i cartaginesi, mandarono i propri ambasciatori da Annibale e ricevettero quelli africani (Ippocrate ed Epicide) con ogni onore. Gli inviati romani furono invece trattati come nemici.

Il trattato con Cartagine inizialmente prevedeva di dividere la Sicilia in due: a ovest del fiume Imera Meridionale il territorio apparteneva ad Annibale, ad est a Geronimo. Poco dopo però il tiranno chiese anche la parte occidentale, ottenendola a causa della paura dei cartaginesi di perdere il prezioso alleato. I Cartaginesi chiesero a Geronimo di costituire un esercito di 15000 uomini per prendere le città che non erano ancora state occupate da quest'ultimi, i quali stavano combattendo strenuamente contro i Romani in molte città e coste della Sicilia Occidentale. Geronimo allora si preparò a ricevere consensi e a radunare uomini presso la città che segnava il confine del regno di Siracusa: Leontinoi. Ma in tale città predominava il partito filoromano che era rimasto fedele a Gerone ed era completamente avverso sia a Geronimo che ad Adranodoro; tali nobili, guidati da Dinomene, avevano interpretato la defezione di Siracusa come un tradimento e vedevano in Geronimo un despota incapace di governare. Furono senza dubbio i Romani a istigare l'organizzazione di una congiura contro Geronimo, garantendo la protezione di tali nobili, non appena si fossero sbarazzati del sovrano, e la loro fuga dalla città. Organizzando un agguato in segreto, essi finsero di accoglierlo; ma quando Geronimo attraversò una delle strade interne della città col suo esercito, i congiurati lo assalirono e lo uccisero a colpi di pugnale. Finiva dunque il regno di un sovrano giovanissimo, che credeva negli ideali dell'Ellenismo e nella libertà della Sicilia dal giogo romano. Lo testimonia persino la monetazione, che fu subito cambiata alla morte di Gerone II; ci è pervenuta una moneta con la testa del giovane sovrano in uno stile greco-punico, che sottolinea la svolta politica dell'alleanza tra Siracusani e Cartaginesi.

Predecessore Tiranno di Siracusa Successore
Gerone II 216 a.C.-215 a.C. Adranodoro