Mamertini

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I Mamertini (cioè figli di Mamerte, il dio osco della guerra, che corrispondeva al latino Marte) erano dei soldati mercenari famosi soprattutto per aver giocato un ruolo di primo piano nello scoppio della Prima guerra punica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra punica.

I mamertini erano d'origine per lo più campana e vennero arruolati tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. da Agatocle, tiranno di Siracusa. Alla morte di quest'ultimo nel 289 a.C., la maggior parte dei mamertini, rimasti senza lavoro, tornarono in patria, mentre altri rimasero nell'isola. Alcuni di loro si impadronirono a tradimento della città greca di Messina, ubicata sullo stretto in una posizione di grande importanza strategica. Dopo di che assunsero il nome di mamertini, da Mamerte.

Il loro dominio durò oltre 20 anni, durante i quali trasformarono Messina da centro agricolo e commerciale a base per le loro scorrerie piratesche sia sul mare sia sulla terraferma. Quando i romani iniziarono ad espandersi verso la Magna Grecia i Mamertini, temendo di rimanere schiacciati fra più fuochi (Roma a nord-est, Cartagine ad Ovest, Siracusa a sud) chiesero l'aiuto di Pirro, re dell'Epiro, che sbarcò sull'isola per combattere i cartaginesi. Tuttavia Pirro mal sfruttò e trattò i soldati siciliani che cercava di reclutare sul territorio, così per far fronte alle difficoltà strategiche e logistiche dovette ritornare sul continente dove venne poi sconfitto dai romani nella Battaglia di Benevento.

L'errore fatale per i mamertini in seguito fu quando rivolsero la propria attenzione alla città di Siracusa. Nel 270 a.C. il siracusano Ierone li sconfisse in battaglia sulle sponde del Longano, nell'attuale Barcellona Pozzo di Gotto, si narra che il condottiero mamertino Kio (noto anche come Cio o Cione) consultando gli indovini prima della battaglia ebbe come risposta "avrebbe passato la notte nel campo nemico" questo fu preso come buon auspicio. La battaglia volse al peggio e Cione stesso cadde nelle mani dei vincitori, fu portato davanti a Ierone che comandò di avere cura di lui. Dopo di che Ierone si preparò ad assediare Messina (265 a.C.). A questo punto i mamertini chiesero l'aiuto di Cartagine, che occupò il porto della città. I siracusani si ritirarono. Ma i mamertini, che volevano scrollarsi di dosso l'ingombrante presenza cartaginese, chiesero aiuto a Roma, facendo leva sulla comune origine italica e sulla discendenza di entrambi i popoli da Marte. La decisione sull'intervento fu molto discussa a Roma perché avrebbe significato la guerra contro i cartaginesi e perché l'idea di aiutare dei soldati che avevano ingiustamente strappato via una città dai legittimi possessori, divenendo poi dei briganti, era mal vista (anche perché poco prima era stata invece soppressa una guarnigione che aveva usurpato con la forza il comando di Reggio). Tuttavia, in favore dei mamertini intervenne Appio Claudio Caudice e a Roma l'idea presa fu di allearsi con loro per evitare che l'espansione cartaginese si avvicinasse troppo all'Italia, oltre che per iniziare a stabilire una testa di ponte su di un territorio importante per le sue risorse (soprattutto il grano) e dal punto di vista strategico. In risposta a ciò Siracusa, sentendosi minacciata, si alleò chiedendole la protezione con Cartagine, una nemica "storica" che però i greci preferivano al nuovo pericolo.

La presa di posizione di Roma e il coinvolgimento di Cartagine così provocarono un'escalation del conflitto siracusano/mamertino che sfociò nello scoppio della Prima guerra punica (264 a.C.), poiché venivano violati i trattati fra Roma e Cartagine che delimitavano le reciproche sfere d'influenza (rispettivamente sulla penisola e sulla Sicilia). Le due più potenti e importanti città del bacino del Mediterraneo occidentale venivano così alla resa dei conti.

Ironicamente, una volta che la miccia della guerra punica venne accesa, i mamertini non vennero più ricordati dalle fonti storiche e il loro destino si perse nei più imponenti eventi delle guerre puniche. Il termine "mamertino" però non venne perso, dato che anche alcuni secoli dopo gli abitanti di Messina venivano chiamati "mamertini" e che alcuni prodotti con questo nome rimasero famosi a lungo, come il vino mamertino che era apprezzato anche da Gaio Giulio Cesare. Infine, anche a livello toponomastico, ancora oggi in provincia di Messina esiste il comune di Galati Mamertino e in Provincia di Reggio Calabria, il comune di Oppido Mamertina.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]