Marte (divinità)

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Statua colossale di Marte: “Pirro” Musei Capitolini a Roma; Fine del I secolo d.C.

Marte (in latino Mars e in greco Ares) è, secondo la mitologia romana del I secolo a.C., il dio della guerra e dei duelli. Secondo la mitologia romana più arcaica, era anche il dio del tuono, della pioggia, della natura e della fertilità.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giunone e Giove (o in altre versioni, di un fiore magico, forse il biancospino) era inizialmente il dio della fertilità, della natura e il protettore per eccellenza e dio guerriero e non della guerra, fu anche dio della folgore, del tuono e della pioggia. La sua natura italica lo fa essere un dio 'guida' degli uomini, ma venne più tardi associato esclusivamente alla guerra e la battaglia, riprendendo il greco Ares. In quanto dio della primavera, periodo nel quale si tenevano le principali celebrazioni a lui dedicate, presiedeva sull'agricoltura in generale, come anche alle guerre, che iniziavano appunto in primavera.

Il dio, infatti, rappresentava la virtù e la forza della natura e della gioventù, che nei tempi antichi era dedita alla pratica militare: come dio protettore dalle calamità agricole abbiamo la preghiera rimastaci nel De agri cultura di Catone, che lo invoca per proteggere i campi da ogni tipo di sciagura e malattia. Questo non fa però di Marte un dio solamente agricolo, era infatti anche patrono dei fulmini e delle tempeste, bisogna inoltre ricordare che a lui era dedicata la legio sacrata, cioè la legione Sannita, detta anche linteata, poiché era bianca.

Marte, nella società romana, assunse un ruolo molto più importante della sua controparte greca (Ares), probabilmente perché considerato il padre del popolo romano e di tutti gli italici in generale: Marte, accoppiatosi con la vestale Rea Silvia generò Romolo e Remo, che fondarono Roma.[1] Di conseguenza Marte era considerato il padre del popolo romano e i romani si chiamavano tra loro Figli di Marte. I suoi più importanti discendenti, oltre a Romolo e Remo, sono Pico e Fauno.

Il mese di marzo, il giorno di martedì, i nomi Marco, Marcello, Martino, il pianeta Marte, il popolo dei Marsi e il loro territorio Martia Antica, l'odierna Marsica devono a lui il loro nome.

Leggenda sulla nascita di Marte[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il mito, Giunone era invidiosa del fatto che Giove avesse concepito da solo Minerva senza la sua partecipazione. Chiese quindi aiuto a Flora che le indicò un fiore che cresceva nelle campagne in Etolia che permetteva di concepire al solo contatto. Così diventò madre di Marte, che fece allevare da Priapo, il quale gli insegnò l'arte della guerra. La leggenda è di tradizione tarda come dimostra la discendenza di Minerva da Giove, che ricalca il mito greco. Flora, al contrario, testimonia una tradizione più antica: l'equivalente norreno Thor nasce dalla terra, Jörð e così le molte divinità elleniche.

Nomi[modifica | modifica wikitesto]

Marte era venerato con numerosi nomi sia dagli stessi latini, sia dagli altri popoli italici:

  • Mars
  • Marmar
  • Marmor
  • Mamers
  • Marpiter
  • Marspiter
  • Mavors
  • Maris, benché non sia un nome italico, ma etrusco, l'origine della parola è comunque italica, infatti il dio Maris deriva dall'italico Marte.

Epiteti[modifica | modifica wikitesto]

  • Diuum deus: 'Dio degli dei', nome con cui viene designato nel Carmen Saliare
  • Gradivus: 'colui che va', con valore spesso di 'colui che va in battaglia', ma può essere collegato anche al ver sacrum, quindi 'colui che guida, che va'
  • Leucesios: epiteto del Carmen Saliare che significa 'lucente', 'Dio della luce', questo epiteto può essere anche legato alla sua caratteristica di dio del tuono e del lampo
  • Silvanus: in Catone, nel libro De agri cultura, 83 Marte viene soprannominato Silvanus in riferimento ai suoi aspetti legati alla natura e collegandolo con Fauno
  • Ultor: epiteto tardo, dato da Augusto in onore della vendetta per i cesaricidi.(da ultor -oris: vendicatore)

A questi epiteti vanno aggiunti quelli attribuiti dai Celti, che hanno reso Marte un dio popolare esaltandone spesso la natura più arcaica.

Rappresentazioni[modifica | modifica wikitesto]

Gli antichi monumenti rappresentano il dio Marte in maniera piuttosto uniforme; quasi sempre Marte è raffigurato con indosso l'elmo, la lancia o la spada e lo scudo, raramente con uno scettro talvolta è ritratto nudo, altre volte con l'armatura e spesso ha un mantello sulle spalle. A volte è rappresentato con la barba ma, nella maggior parte dei casi, è sbarbato. È raffigurato a piedi o su un carro trainato da due cavalli imbizzarriti, ma ha sempre un aspetto combattivo.

Gli antichi Sabini lo adoravano sotto l'effigie di una lancia chiamata "Quiris" da cui si racconta derivi il nome del dio Quirino, spesso identificato con Romolo. Bisogna dire che il nome Quirinus, come il nome Quirites, deriva da *co-uiria, cioè assemblea del popolo e indicava il popolo in quanto corpus di cittadini, da distinguere con Populus (dal verbo populari = devastare), che indica il popolo in armi.

Il ruolo di Marte a Roma[modifica | modifica wikitesto]

A Roma Marte era onorato in modo particolare. A partire dal regno di Numa Pompilio, venne istituito un consiglio di sacerdoti, scelti tra i patrizi, chiamati Salii, chiamati a vigilare su dodici scudi sacri, gli Ancilia, di cui si dice che uno sia caduto dal cielo. Questi sacerdoti erano riconoscibili dal resto del popolo per la loro tunica purpurea. I sacerdoti Salii, in realtà erano un'istituzione ben più antica di Numa Pompilio, risalivano addirittura al re-dio Fauno, che li creò in onore di Marte, costituendo così i primi culti iniziatici latini.

Nella capitale dell'impero, vi era anche una fontana consacrata al dio Marte e venerata dai cittadini. L'imperatore Nerone, una volta, si bagnò in quella fontana, gesto che fu interpretato dal popolo come un sacrilegio e che gli alienò la simpatia popolare. A partire da quel giorno, l'imperatore iniziò ad avere problemi di salute, secondo la gente dovuta alla vendetta del dio.

Festività[modifica | modifica wikitesto]

Era il dio della primavera della religione ufficiale romana e quindi venerato fastosamente in marzo, il mese che portava il suo nome, con le feriae Martis, Equirria, agonium martiale, Quinquatrus e tubilustrum.
Altre cerimonie importanti avvenivano in febbraio e in ottobre.

Gli Equirria si tenevano il 27 febbraio e il 14 marzo. Erano giorni sacri con significato religioso e militare; i romani vi mettevano molta enfasi per sostenere l'esercito e rafforzare la morale pubblica. I sacerdoti tenevano riti di purificazione dell'esercito. Si tenevano corse di cavalli nel Campo Marzio.

Le feriae Martis si tenevano dal 1º marzo al 24 marzo. Durante le feriae Martis i dodici Salii Palatini percorrevano la città in processione, portando ciascuno un Ancile, uno dei dodici scudi sacri, e fermandosi ogni notte ad una stazione diversa (mansio). Nel percorso i Salii eseguivano una danza con un ritmo di tre tempi (tripudium) e cantavano l'antico e misterioso Carmen Saliare. Il 19 marzo si teneva il Quinquatrus, durante il quale gli scudi venivano ripuliti. Il 23 marzo si teneva il Tubilustrium, dedicato alla purificazione delle trombe usate dai Salii e alla preparazione delle armi dopo la pausa invernale. Il 24 marzo gli ancilia venivano riposti nel sacrario della Regia.

L'October Equus si teneva alle idi di ottobre (15 ottobre). Si svolgeva una corsa di bighe e veniva sacrificato a Marte il cavallo di destra del trio vincente tramite un colpo di lancia del Flamine marziale. La coda veniva tagliata e il suo sangue sparso nel cortile della Regia. C'era una battaglia tradizionale tra gli abitanti della Suburra che volevano la coda per portarla alla Turris Mamilia e quelli della Via Sacra che la volevano per la Regia.

Il 19 ottobre si teneva l'Armilustrium, dedicato alla purificazione delle armi e alla loro conservazione per l'inverno.

Ogni cinque anni si tenevano in Campo Marzio le Suovetaurilia, dove davanti all'altare di Marte (Ara Martis), il censo veniva accompagnato da un rito di purificazione tramite il sacrificio di un bue, un maiale e una pecora.

Luoghi di culto[modifica | modifica wikitesto]

Tra le popolazioni italiche, si sa di un antico tempio dedicato al dio Marte a Suna,[2] antica città degli Aborigeni, e di un oracolo del dio, nella città aborigena di Tiora.[3]

Animali ed oggetti sacri[modifica | modifica wikitesto]

  • Lupo: si ricorda il nipote Fauno, il lupo per eccellenza e la lupa che ha allattato Romolo e Remo[1]
  • Picchio: il picchio è l'uccello del tuono e della pioggia oracolare, ha nutrito Romolo e Remo insieme alla lupa
  • Cavallo: Simbolo della guerra (si ricorda Nettuno e gli Equirria)
  • Toro: altro animale molto importante per il ver sacrum e per tutti i popoli italici
  • Hastae Martiae: sono le lance di Marte che si scuotevano in caso di gravi pericoli, tenute nel sacrario della Regia
  • Lapis manalis: la pietra della pioggia, in quanto dio della pioggia

Offerte[modifica | modifica wikitesto]

A Marte si offrivano come vittime sacrificali vari tipi di animali: dei tori, dei maiali delle pecore e, più raramente, cavalli, galli, lupi e picchi verdi, molti dei quali gli erano consacrati. Le matrone romane gli sacrificavano un gallo il primo giorno del mese a lui dedicato che, fino al tempo di Gaio Giulio Cesare, era anche il primo dell'anno.

Identificazioni con dei celtici[modifica | modifica wikitesto]

  • Mars Alator: Fusione con il dio celtico Alator
  • Mars Albiorix, Mars Caturix o Mars Teutates: Fusione con il dio celtico Toutatis
  • Mars Barrex: Fusione con il dio celtico Barrex, di cui si ha notizia solo da un'iscrizione a Carlisle
  • Mars Belatucadrus: Fusione con il dio celtico Belatu-Cadros. Questo epiteto è stato trovato in cinque iscrizioni nell'area del Vallo di Adriano
  • Mars Braciaca: Fusione con il dio celtico Braciaca, trovato in un'iscrizione a Bakewell
  • Mars Camulos: Fusione con il dio della guerra celtico Camulo
  • Mars Capriociegus: Fusione con il dio celtico gallaico Capriociegus, trovato in due iscrizioni a Pontevedra
  • Mars Cocidius: Fusione con il dio celtico Cocidio
  • Mars Condatis: Fusione con il dio celtico Condatis
  • Mars Lenus: Fusione con il dio celtico Leno
  • Mars Loucetius: Fusione con il dio celtico Leucezio
  • Mars Mullo: Fusione con il dio celtico Mullo
  • Mars Nodens: Fusione con il dio celtico Nodens
  • Mars Ocelus: Fusione con il dio celtico Ocelus
  • Mars Olloudius: Fusione con il dio celtico Olloudio
  • Mars Segomo: Fusione con il dio celtico Segomo
  • Mars Visucius: Fusione con il dio celtico Visucio

Marte nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Carandini. La nascita di Roma. Torino, Einaudi, 1997. ISBN 88-06-14494-4. (L'archeologo Andrea Carandini dà la definitiva rivalutazione del dio Marte.)
  • Renato Del Ponte. Dei e miti italici. Genova, ECIG, 1985. ISBN 88-7545-805-7.
  • Georges Dumézil. La religione romana arcaica. Milano, Rizzoli, 1977. ISBN 88-17-86637-7. (Libro del grande storico delle religioni, che per primò rivalutò Marte da feroce dio emulo di Ares a divinità più originale e importante.)
  • James Hillman. Un terribile amore per la guerra. Milano, Adelphi, 2005. ISBN 978-88-459-1954-1. (Un libro che dimostra come questo Dio sia presente nelle guerre contemporanee.)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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