Barba

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Uomo con una folta barba
« Chi ha la barba è più che un giovane, e chi non ha barba è meno che un uomo »
(William Shakespeare)

La barba è l'insieme dei peli, dalle guance al collo, la cui apparizione segna nell'uomo il passaggio dall'adolescenza alla virilità. È uno dei caratteri sessuali secondari maschili.

In molte culture la barba rappresenta un vero e proprio elemento di espressione esteriore della dignità virile (come ricordano anche espressioni del tipo "l'onor del mento"). In altre la barba è indice di invecchiamento, per cui viene regolarmente tagliata.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Vari tipi di barbe

Già presso gli antichi popoli Egiziani il radersi era considerato, oltre a una valida regola igienica, un dovere religioso. Infatti, proprio per questa usanza gli Egizi usavano vari rasoi contenuti in appositi astucci, rinvenuti anche dagli archeologi. I Semiti mesopotamici invece solevano pettinare con accuratezza le loro barbe lunghe.

Jennifer Miller, donna barbuta

Durante l'era antica vi era l'usanza, come a Sparta, di obbligare i codardi a far crescere la barba in un solo lato del viso, in modo che fosse facile distinguerli anche a distanza (Plutarco, Vita di Agesilao, par. 30). Nell'antica Grecia in un primo tempo venne ritenuta segno di forza e di virilità, finché durante l'età macedone si diffuse l'uso del rasoio, la barba rimase un attributo tipico dei filosofi e venne ripresa dall'Imperatore Adriano, amante della cultura classica. A lui si ispirarono anche alcuni suoi successori, come Marco Aurelio. Nell'antica Roma assunse una notevole importanza il rito della depositio barbae, ossia il primo atto di rasatura del giovanotto.[1]

Proprio dall'iconografia del filosofo derivò, nell'arte paleocristiana, la figura del Gesù barbato (più antiche sono le raffigurazione imberbi), che divenne in seguito tipica fino ad oggi.

Presso gli Ebrei il taglio della propria barba era considerato un atto sacrilego; invece il taglio di quella altrui era considerato un gesto di odio e di offesa.

In ambito islamico, molti religiosi, cercando di assomigliare il più possibile al profeta Maometto (che la tradizione vuole avesse la barba), ritengono indispensabile per ogni buon credente lasciarsi crescere la barba. Essa è a tal punto divenuta simbolo di questa ostentazione religiosa che in molti paesi i fondamentalisti vengono detti "i Barbuti" per antonomasia.

Nel mondo bizantino e ortodosso la barba era l'attributo tipico dei religiosi: dopo il Grande Scisma del 1054 caratterizzò peculiarmente la Chiesa ortodossa, tanto che ancora nel XV secolo ci si scandalizzava che il cardinale latino cattolico Giovanni Bessarione portasse la barba[2].

Ingrandimento di peli di barba in crescita

Se nel Trecento in Italia la barba era portata esclusivamente da uomini di legge e dagli anziani, solo due secoli dopo tornò di moda, e nel Seicento barba e baffi subivano il trattamento con ferri caldi per essere arricciati, e venivano unti e profumati con olio di cedro e di gelsomino.

La moda settecentesca della parrucca richiese la pelle rasata e si dovette attendere il periodo risorgimentale per un ritorno di fiamma della barba, a cui venne attribuito, questa volta, un significato politico.

L'uso ortodosso della barba si trasmise nella Russia prerivoluzionaria, dove la barba veniva fatta crescere in segno di virilità, e il danneggiamento dell'altrui barba era inoltre considerato reato punibile con una cospicua somma.

Secondo un'antica leggenda popolare farsi la barba a Berlino, città nota per i suoi eccellenti barbieri, porta fortuna.

Nel mondo contemporaneo il radersi o il farsi crescere la barba è legato alle mode e al gusto personale. Un revival come fenomeno di costume della barba si ebbe negli anni Settanta, quando veniva vista (assieme ai capelli lunghi per gli uomini) come segno di ribellione alle consuetudini e ai valori borghesi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Universo, De Agostini, Novara, Vol. I, 1962, pag.173
  2. ^ Basarione, Enciclopedia Treccani.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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