Italo Balbo

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Italo Balbo
Italo Balbo.jpg

Governatore generale della Libia
Durata mandato 1º gennaio 1934 –
28 giugno 1940
Capo di Stato Vittorio Emanuele III d'Italia
Primo Ministro Benito Mussolini
Predecessore carica istituita
Successore Rodolfo Graziani

Ministro dell'aeronautica del Regno d'Italia
Durata mandato 12 settembre 1929 –
6 novembre 1933
Predecessore Benito Mussolini
Successore Benito Mussolini

Segretario di Stato all'aviazione
Durata mandato 6 novembre 1926 –
1929

Sottosegretario all'economia nazionale
Durata mandato 1925 –
1926

Comandante generale della MVSN
Durata mandato 1924 –
1925

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Titolo di studio laurea in scienze sociali
Professione aviatore militare

Italo Balbo (Quartesana di Ferrara, 6 giugno 1896Tobruch, 28 giugno 1940) è stato un politico, generale e aviatore italiano. Iscritto al Partito Nazionale Fascista, fu uno dei quadrumviri della marcia su Roma, diventando in seguito comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e sottosegretario all'economia nazionale. Nel 1929 fu nominato ministro dell'Aeronautica, veste in cui guidò la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile e la crociera aerea del Decennale. Considerato come un potenziale rivale politico di Benito Mussolini a causa della grande popolarità raggiunta, Balbo venne designato nel 1934 quale governatore della Libia.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale organizzò dei voli di guerra per catturare alcuni veicoli britannici, e fu proprio durante il ritorno da uno di questi voli, il 28 giugno 1940, che venne abbattuto per errore dalla contraerea italiana sopra Tobruch. Sulle circostanze della morte il dibattito tra gli storici è ancora aperto: nonostante le ampie smentite, l'ipotesi del complotto ordito da Mussolini è ancora in vita.

Indice

Biografia [modifica]

Prima della Grande guerra [modifica]

Figlio di Camillo Balbo e Malvina Zuffi, entrambi maestri elementari: il padre era di origini piemontesi, mentre la madre era romagnola. In famiglia vigeva il rispetto assoluto per la monarchia ed il servizio militare. Dopo la sua nascita, avvenuta il 6 giugno 1896 a Quartesana di Ferrara, la famiglia Balbo si trasferì a Ferrara, centro politico rilevante, percorso da fermenti di classe contadina e animato da idee socialiste. Le accese dispute tra monarchici e repubblicani si svolgevano spesso al Caffè Mozzi.[1] Anche il giovane Italo Balbo partecipò attivamente alle discussioni politiche, mostrando idee repubblicane ma conservatrici che lo misero in contrasto con la famiglia.

Nel 1911, appreso al Caffè Milano dell'iniziativa organizzata da Ricciotti Garibaldi per liberare l'Albania dal controllo ottomano, fuggì da casa e tentò di partecipare alla spedizione militare, non riuscendovi perché, bloccato dalla polizia, avvisata dal padre.

Nel 1914 Italo Balbo si schierò decisamente con il movimento interventista a favore di una guerra contro l'Impero austro-ungarico e, durante la partecipazione ad una manifestazione a Milano, conobbe Benito Mussolini. Balbo divenne poi guardia del corpo di Cesare Battisti durante i comizi da lui tenuti a favore dell'intervento in guerra.

Prima guerra mondiale [modifica]

Durante la prima guerra mondiale prestò servizio nel battaglione Alpini "Val Fella". Promosso tenente, il 16 ottobre 1917 lasciò il battaglione perché destinato, su sua domanda, al Deposito Aeronautico di Torino per un corso di pilotaggio, la sua vera grande passione. Pochi giorni dopo, a causa dell'offensiva austro-tedesca, fu costretto a ritornare al fronte, assegnato al battaglione Alpini "Monte Antelao". Nel 1918, al comando del reparto d'assalto del battaglione Alpini "Pieve di Cadore", partecipò all'offensiva sul monte Grappa che liberò la città di Feltre. Nel corso dell'ultima fase della guerra si guadagnò una medaglia di bronzo e due d'argento al valor militare, raggiungendo il grado di capitano.

Dopo l'armistizio Balbo rimase cinque mesi con il suo battaglione come commissario prefettizio di Pinzano al Tagliamento (provincia di Udine)[2]. A marzo del 1919 ritornò[quando ci era stato prima?] a studiare a Firenze presso l'Istituto di scienze sociali "Cesare Alfieri". Ancora studente si iscrisse all'Associazione Arditi ed iniziò l'attività giornalistica come direttore del settimanale militare L'Alpino,da lui fondato[3], fino al dicembre del 1919. Si laureò all'Istituto "Cesare Alfieri" in scienze sociali il 30 novembre 1920 con una tesi intitolata Il pensiero economico e sociale di Giuseppe Mazzini. Nel clima post bellico non era infrequente che studenti ex combattenti cercassero di impressionare gli esaminatori quando la preparazione non era sufficiente. Un aneddoto attribuisce a Italo Balbo un'accesa discussione con il professor Breschi durante un esame. Balbo passò l'esame, ma certamente non per merito[4]. Dopo la laurea tornò alla sua città natale dove fu assunto come impiegato da una banca e dove iniziò la sua attività nel fascio agrario.

Intanto, nell'inverno del 1919 Balbo era stato presentato alla contessina Emanuela Florio (1901-1980), di San Daniele del Friuli, con la quale nel 1924, alla morte del conte Florio, si sposò. Fin quando rimase in vita il conte Florio si oppose fermamente al matrimonio, nonostante gli incarichi di sempre maggiore prestigio che Balbo stava ricoprendo. Dal matrimonio nasceranno tre figli (Giuliana nel 1926, Valeria nel 1928 e Paolo nel 1930)[5].

Adesione al fascismo [modifica]

Balbo (a sinistra) a fianco di Benito Mussolini durante la marcia su Roma

Dopo essere stato in gioventù di idee repubblicano-mazziniane, fu "Grande Oratore" della loggia massonica Gerolamo Savonarola di Ferrara[6] facente parte della comunione della Gran Loggia di Piazza del Gesù, dalla quale entrò in sonno[cioè??] in data 18 febbraio 1923[7]. Dovendo sistemarsi e crearsi delle prospettive per il futuro (ma non per questo meno convinto della sua scelta), il venticinquenne Balbo aderì al Partito Nazionale Fascista, non prima però di chiedere al partito repubblicano se poteva restare ugualmente suo iscritto, ricevendo risposta negativa. Si accordò con i fascisti di Ferrara per uno stipendio mensile di 1.500 lire (pagato dai proprietari terrieri), la nomina immediata a segretario politico e un posto come ispettore di banca una volta conclusa la "battaglia" fascista[8]. Il 13 febbraio 1921 Balbo divenne segretario del Fascio di Ferrara e uno degli esponenti di spicco dello squadrismo agrario, riuscendo poi a comandare tutte le squadre d'azione dell'Emilia-Romagna[9] creando, in un certo senso, un senso di continuità con le esperienze di comando della prima guerra mondiale[10]. In questa veste organizzò una squadra d'azione denominata "Celibano", nome derivante dalla storpiatura dialettale del suo drink preferito, il cherry-brandy conosciuto anche come Sangue Morlacco. La sede era il Caffè Mozzi di Ferrara, soprannominato da Balbo e i suoi "sitùzz", ovvero piccolo sito, posticino[11].

Il gruppo di Balbo, in parte finanziato dai proprietari terrieri locali[12], contrastava i disordini provocati durante il biennio rosso dagli scioperi e dal monopolio instaurato violentemente dalle leghe socialiste[13] attraverso spedizioni punitive, motivate con le aggressioni ai camerati[14], che colpivano i social-comunisti[15] e le cooperative contadine delle province di Ravenna, Modena, Bologna ma anche Rovigo, il Polesine, Firenze e Venezia[16]. Le leghe socialiste detenevano un enorme potere, che permetteva loro di emarginare coloro che non aderivano, dirottando solo verso i propri affiliati i finanziamenti pubblici e facendosi rimborsare dalla comunità le spese elettorali[17]. Perennemente in camicia nera, Balbo era il massimo propagandista di questo emblema del fascismo, ottimo organizzatore, di grande fascino fisico, alto, magro e con i capelli neri divisi nel mezzo con due svolazzanti bande ai lati. Trattare alla pari con questori e prefetti a soli venticinque anni, avendone anche la meglio, lo rese ambizioso[18].

Conquistò con i suoi uomini il Castello Estense di Ferrara obbligando il prefetto a finanziare alcune misure contro la disoccupazione, ma l'apice dello squadrismo di Balbo venne raggiunto il 26 e 27 luglio 1922 con l'occupazione di Ravenna, usando a pretesto l'uccisione di un fascista: i disordini provocarono nove morti tra le camicie nere, a cui Balbo rispose incendiando l'Hotel Byron, sede delle cooperative socialiste, e imbastendo quella che Mussolini chiamò una « colonna di fuoco », cioè una colonna di autocarri, messi a disposizione dietro minaccia dalla questura, che il 29 luglio distrusse e incendiò numerose case rosse nelle province di Forlì e Ravenna. Compiaciuto e soddisfatto del comportamento tenuto dai suoi uomini, Balbo completò la smobilitazione di Ravenna il mattino seguente[19]. Nell'agosto del 1922 avvennero i Fatti di Parma: dopo l'occupazione militare di gran parte della città dell'Emilia, conseguente al cosiddetto sciopero legalitario di inizio mese, circa diecimila uomini di fede fascista provenienti dalle province limitrofe tentarono la presa della città, in cui si trovavano asserragliati gli Arditi del Popolo e le formazioni di difesa proletaria. Il 5 agosto il governo proclamò lo stato d'assedio militare in diverse provincie del nord fra cui Parma[20]. Il 6 agosto, Balbo, resosi conto dell'impossibilità di conquistare la città senza scontrarsi con l'esercito (su consiglio anche del capo della polizia locale, Lodomez[21]), s'impegnò a ritirarsi dalla città a partire dalle ore 12:00 del giorno stesso. Alla fine si contarono quattro morti a Sala Baganza (due nelle file fasciste e due tra gli abitanti) e cinque morti a Parma, tutti abitanti del quartiere Oltretorrente. I cinque caduti fra le file delle formazioni di difesa proletaria furono: Ulisse Corazza, consigliere comunale del Partito Popolare Italiano, Carluccio Mora, Giuseppe Mussini, Mario Tomba ed il giovanissimo Gino Gazzola[22].

Balbo con il presidente brasiliano Getúlio Vargas. Rio de Janeiro, 15 gennaio 1931.

Nell'ottobre del 1922 Italo Balbo fu uno dei "quadrumviri" della marcia su Roma, insieme ad Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Michele Bianchi[23]. Prima di recarsi a Roma, il 28 ottobre si precipitò a Firenze per calmare lo squadrista Tullio Tamburini, che aveva deciso di assaltare il palazzo del governo dove si stava svolgendo una festa alla presenza del duca della Vittoria Armando Diaz: per non coinvolgere l'esercito nelle questioni fasciste, Balbo liberò gli ufficiali della scorta di Diaz presi prigionieri da Tamburini, e, stando al suo racconto, vietò « ai fascisti di assaltare la prefettura [...] anzi [...] che organizzino una grande manifestazione al Duca della Vittoria per le strade di Firenze dove passerà »[24]. A Roma guidò in particolare la spedizione punitiva contro il quartiere di San Lorenzo che aveva attaccato una colonna fascista. Alla fine della marcia, diversamente dagli altri quadrumviri, Balbo non venne ricompensato in alcun modo: Mussolini già lo intravedeva come un possibile rivale e non volle valorizzarlo troppo[25]. Nel 1923 fondò a Ferrara il Corriere Padano[23]. Lo stesso anno venne accusato di essere il mandante dell'omicidio del parroco antifascista don Giovanni Minzoni ad Argenta, avvenuto per mano di due squadristi facenti capo alle sue milizie: il caso venne archiviato alcuni mesi dopo, per essere poi riaperto - sotto la pressione della stampa, a seguito del delitto Matteotti - nel 1925, risolvendosi con l'assoluzione di tutti gli imputati[26]. Nel 1924 Balbo, divenuto nel frattempo comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), fu costretto a dimettersi dalla carica a seguito delle documentate rivelazioni de La Voce Repubblicana circa ordini da lui impartiti di bastonature di antifascisti e pressioni sulla magistratura[27], perdendo la successiva causa per diffamazione da lui intentata al quotidiano[28]. Nel 1924 divenne sottosegretario all'economia nazionale nel 1925, ruolo che mantenne fino al 1926[23].

Ministro dell'Aeronautica e le trasvolate [modifica]

Il 6 novembre 1926 venne nominato segretario di Stato all'aviazione e si apprestò ad organizzare la neocostituita Regia Aeronautica. Il 12 settembre 1929, a soli trentatré anni, fu nominato ministro dell'Aeronautica. Dopo il successo delle due crociere di massa nel Mediterraneo, la Crociera aviatoria del Mediterraneo Occidentale (1928) e la Crociera aviatoria del Mediterraneo Orientale (1929), Balbo guidò due voli transatlantici, in formazione. Il primo, la Crociera aerea transatlantica Italia-Brasile nel 1930, con dodici idrovolanti Savoia-Marchetti S.55A partiti da Orbetello alla volta di Rio de Janeiro (Brasile), si svolse dal 17 dicembre 1930 al 15 gennaio 1931. In questi anni Balbo, diventato generale di squadra aerea, era ricco, potente e famoso, ancora esuberante ed entusiasta, con amicizie nel mondo della cultura e dell'industria che lo avevano affermato tra l'alta borghesia e la nobiltà romana[29].

Italo Balbo, al centro in divisa, nel 1930

Nel 1932 avanzò a Mussolini l'ipotesi di un unico ministero per la difesa, sostenuto dalla quadruplicazione delle somme destinate alla marina e all'aeronautica. Alla guida del nuovo ministero sarebbe dovuto andare lo stesso Balbo ma, benché alcuni capi militari vedessero di buon gusto l'iniziativa, le rivalità tra le forze armate e, soprattutto, la gelosia del Duce nei confronti della popolarità del ministro aviatore, fecero naufragare l'intero progetto[30].

La seconda crociera atlantica, la crociera aerea del Decennale, venne organizzata per celebrare il decennale della Regia Aeronautica[31] in occasione della Century of Progress, esposizione universale che si tenne a Chicago tra il 1933 ed il 1934. Dal 1º luglio al 12 agosto del 1933 Balbo guidò la trasvolata di venticinque[32] idrovolanti S.55X[33] partiti da Orbetello verso il Canada e con destinazione finale gli Stati Uniti. In precedenza, il 26 giugno, Balbo era apparso nella copertina della rivista Time.[34]

Monumento a Balbo a Chicago.

La traversata di andata approdò in Islanda, proseguendo poi verso le coste del Labrador. Il governatore dell'Illinois, il sindaco e la città di Chicago riservarono ai trasvolatori un'accoglienza trionfale ed a Balbo venne intitolata una strada, tutt'oggi esistente, in prossimità del lago Michigan, la Balbo Avenue (ex 7th Avenue). I Sioux presenti all'Esposizione di Chicago lo nominarono capo indiano con il nome di "Capo Aquila Volante". In quell'epoca infatti i rapporti fra Italia e USA erano ottimi e quest'impresa fu molto seguita e considerata straordinaria.

Il volo di ritorno proseguì per New York, dove venne organizzata in suo onore e degli altri equipaggi una grande ticker-tape parade, secondo italiano dopo Armando Diaz ad essere acclamato per le strade di New York, ed intitolato a Balbo uno dei suoi viali. Il presidente Roosevelt lo ebbe ospite. Di ritorno in Italia, il 13 agosto 1933 venne promosso maresciallo dell'aria[35]. Dopo questo episodio il termine "Balbo" divenne di uso comune per descrivere una qualsiasi numerosa formazione di aeroplani. Meno noto è che negli Stati Uniti il termine "balbo" sia utilizzato anche per indicare il pizzo lungo con baffi[36].

Al di là di queste imprese, Balbo dispiegò grande energia nell'imporre disciplina e rigore alla Regia Aeronautica, accantonando gli aspetti romantici ed individualistici dell'aviazione pionieristica ed indirizzandola piuttosto a formare una forza armata coesa e disciplinata. I voli transoceanici in formazione furono un esempio di tale indirizzo: non più imprese individuali, ma di gruppo e minuziosamente programmate e studiate. Così facendo però diede troppo peso agli eventi spettacolari, inducendo l'aviazione a dare troppa attenzione ai primati sportivi, senza ricadute positive sugli aerei usati per il normale servizio[37]. Il prestigio accumulato dall'aviazione durante il ministero di Balbo, comunque, diedero alle autorità italiane l'impressione di avere una forza aerea di prim'ordine[38]. È da rilevare che se Balbo avallò le idee di Giulio Douhet sull'aviazione strategica, nel contempo sostenne fattivamente la costituzione dello Stormo d'assalto sotto il comando di Amedeo Mecozzi, incoraggiando lo sviluppo dell'aviazione tattica. Si oppose invece alla realizzazione di navi portaerei, che riteneva avrebbero sottratto fondi e materiale alla Regia Aeronautica riducendo anche l'indipendenza della neonata arma aerea. La mancata realizzazione di portaerei influì negativamente sulle operazioni della Regia Marina nel secondo conflitto mondiale (vedasi battaglia di Capo Matapan), ma sarebbe un errore attribuirne la responsabilità alla sola opposizione di Balbo, vista la posizione conservatrice dei vertici della Regia Marina.[39][40]

La Libia [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Libia italiana.
Italo Balbo al centro fra Benito Mussolini ed un altro gerarca, durante una serata di gala in Libia.

Raggiunta un'enorme popolarità e considerato politicamente come un insidioso rivale di Mussolini, fu probabilmente per queste motivazioni che Balbo venne promosso governatore[41][42] della Tripolitania, della Cirenaica e del Fezzan che, sotto il suo patronato, si fusero nel 1934 in un'unica colonia: la Libia, procedendo poi ad una nuova organizzazione territoriale su province. Il ministero dell'aviazione passò nelle mani di Mussolini, mentre Giuseppe Valle fu promosso da sottosegretario a capo di stato maggiore. In questa nuova veste il generale Valle scrisse un rapporto segreto in cui dimostraò che Balbo aveva falsificato le cifre sull'effettiva consistenza numerica degli aeroplani, salvo essere accusato dal suo successore, Francesco Pricolo, di aver fatto la stessa cosa[43]. Data l'attitudine dei capi fascisti di mettersi in cattiva luce l'un l'altro agli occhi di Mussolini, le dichiarazioni di Valle sono da prendere con cautela: Balbo, nei fatti, fu certamente più energico e miglior organizzatore della maggior parte dei suoi colleghi[30].

Il 16 gennaio 1934 sbarcò a Tripoli e lancia un proclama: « Assumo da oggi, in nome di Sua Maestà, il governo. I miei tre predecessori, Volpi, De Bono, Badoglio, hanno compiuto grandi opere. Mi propongo di seguire le loro orme ». Balbo, in accordo con il piano di Mussolini,[44] dette un fortissimo impulso alla colonizzazione italiana della Libia, organizzando l'afflusso di decine di migliaia di pionieri dall'Italia e seguendo una politica di integrazione e pacificazione con le popolazioni musulmane, affermando che, diversamente dalle popolazioni dell'Africa orientale, quelle libiche avevano un'antica tradizione di civiltà e che col tempo, grazie alla loro intelligenza e alle loro tradizioni, si sarebbero portate al di sopra del livello coloniale.[45] Ampliò la superficie del territorio nazionalizzato a 1.250.000 acri, adoperandosi per migliorare la situazione delle popolazioni locali finanziando servizi scolastici e sanitari, rifornimenti idrici e servizi di consulenza agricola[44]; in Cirenaica, tuttavia, per rinsaldare la sconfitta dei Senussi, vennero confiscate le proprietà delle tribù e la loro struttura sociale distrutta, deportandone i membri per farne una riserva di manodopera a basso costo.[46] Nel 1937 Balbo si fece promotore presso il Duce, in visita alla colonia, di un'iniziativa per donare alla popolazione indigena, quale ricompensa per aver prestato servizio militare in Etiopia, la cittadinanza italiana, una proposta che alla fine sfociò in una cittadinanza di "seconda classe" a soltanto pochi elementi.[47] Nel 1938 guidò di persona un convoglio di diciassette navi partito dall'Italia alla volta della Libia con a bordo 1.800 famiglie, per la cui venuta furono fondati nuovi villaggi, ognuno con una chiesa e una sede del PNF. Sull'evento fu organizzata una grande campagna pubblicitaria, che Mussolini fece presto tacere per non dare troppo risalto alla figura di Balbo. Vennero donate terre, bestiame e sementi agli agricoltori (in misura minore agli arabi), anche se i frutti di queste politiche non fecero in tempo a maturare prima dell'inizio della seconda guerra mondiale.[48] Vennero avviati progetti di opere pubbliche e sviluppo della rete stradale e ferroviaria rispettivamente con 4.000 km e 400 km di nuove strade e ferrovie, in particolare la litoranea che segue il Mediterraneo per centinaia di chilometri e che in suo onore si chiamò Via Balbia.

Dopo l'occupazione tedesca della Cecoslovacchia, il 21 marzo 1938 Balbo, a Roma, accusò gli altri membri del Gran Consiglio del Fascismo di lustrare « le scarpe alla Germania », unico a criticare la scelta del Duce di rimanere vicino alla Germania di Adolf Hitler[49]. In seguito espresse ripetutamente malcontento e preoccupazione per l'alleanza militare con la Germania (opinione condivisa peraltro nelle fasi iniziali anche dal ministro degli esteri Galeazzo Ciano, Emilio De Bono e Dino Grandi) e per la politica seguita da Mussolini sia sul piano interno che sul piano internazionale[50]. Egli si era mostrato segretamente contrario anche all'intervento italiano nella guerra civile spagnola a sostegno di Francisco Franco, convinto che le forze armate italiane avessero bisogno di tempo e denaro per riorganizzarsi dopo la guerra d'Etiopia[51]. Il suo dissenso nei confronti del Duce si era sempre più acuito a partire dal 1938, quando, in più occasioni, manifestò a Mussolini la sua contrarietà alla promulgazione delle leggi razziali. Balbo proveniva da Ferrara, città sede di un'antica e rappresentativa comunità ebraica, aveva amici e finanziatori ebrei. Tuttavia, anche in Libia la sua politica non può in alcun modo essere definita come "antirazzista". L'obiettivo di Balbo fu l'italianizzazione e l'assimilazione delle comunità, degli arabi e degli ebrei tripolini e riuscì a ridurre l'impatto iniziale delle leggi razziali[senza fonte]. Assieme a Ciano, disse che Hitler aveva violato il Patto d'Acciaio firmando il patto con Stalin nell'agosto 1939, e si schierò fermamente e apertamente verso la neutralità in una futura guerra[52][53] e, anche quando questa scoppiò il 1º settembre seguente, Balbo, il 7 dicembre durante una riunione del Gran Consiglio, mise sul tavolo la possibilità di un'alleanza con il Regno Unito e la Francia[54]. Raccolse l'invito della principessa Maria José a dissuadere insieme ad Amedeo di Savoia-Aosta Mussolini dall'entrare in guerra[53], ma il Duce decise di restare fedele all'alleato tedesco.

L'ultimo volo [modifica]

Fin dai primi giorni di guerra le autoblindo britanniche causarono diversi problemi agli italiani e l'eliminazione di queste divenne importante. Balbo catturò la prima autoblindo il 21 giugno 1940. Successivamente progettò un'azione segreta per catturarne altre, che facevano base nella zona di Sollum. Il piano prevedeva l'atterraggio di alcuni velivoli nel campo di aviazione avanzato di Sidi Azeis per fare da esca e permettere l'azione di una colonna celere del Regio Esercito proveniente dalla Ridotta Capuzzo. Fu per prendere contatto con i reparti della zona che Balbo decise di recarsi a Sidi Azeis.

Italo Balbo in divisa da aviatore.

Il 28 giugno si levò in volo da Derna con due trimotori S.M.79, uno pilotato da lui stesso e uno dal generale Felice Porro. L'equipaggio era costituito da Italo Balbo, il pilota, il maggiore Ottavio Frailich, secondo pilota, il capitano motorista Gino Cappannini e il maresciallo marconista Giuseppe Berti. Frailich, Cappannini e Berti erano tutti "atlantici" che avevano già volato con Balbo nella Crociera del Decennale. All'equipaggio vero e proprio si aggiunsero il maggiore Claudio Brunelli, i tenenti Cino Florio e Lino Balbo (cognato e nipote di Italo Balbo), il console della Milizia Enrico Caretti e il capitano Nello Quilici, direttore del Corriere Padano e padre di Folco Quilici. Durante il rientro l'aereo di Balbo, prossimo all'atterraggio nella vicina Tobruch senza aver tuttavia avvisato prima la base, fu scambiato dalla contraerea dell'incrociatore italiano San Giorgio - all'ormeggio nei pressi del porto come batteria galleggiante - per uno degli aerei britannici che poco prima avevano attaccato le attrezzature navali lì presenti e fu di conseguenza preso di mira e colpito.[55] L'aereo di Porro riuscì a compiere una manovra diversiva e non fu centrato, mentre quello di Balbo, ormai in fase di atterraggio, precipitò in fiamme al suolo, provocando la morte di tutto l'equipaggio.

Il giorno dopo, sul bollettino delle forze armate apparve il seguente comunicato:

« Il giorno 28, volando sul cielo di Tobruch, durante un'azione di bombardamento nemica, l'apparecchio pilotato da Italo Balbo è precipitato in fiamme. Italo Balbo e i componenti dell'equipaggio sono periti. Le bandiere delle Forze Armate d'Italia s'inchinano in segno di omaggio e di alto onore alla memoria di Italo Balbo, volontario alpino della guerra mondiale, Quadrumviro della Rivoluzione, trasvolatore dell'Oceano, Maresciallo dell'Aria, caduto al posto di combattimento. »

Mussolini si limitò a « un bell'alpino, un grande aviatore, un autentico rivoluzionario »[56]. Il giorno successivo, cioè due giorni dopo la sua morte, un aereo britannico paracadutò sul campo italiano una corona di alloro con un biglietto di cordoglio[56]:

« Le forze aeree britanniche esprimono il loro sincero compianto per la morte del Maresciallo Balbo, un grande condottiero e un valoroso aviatore che la sorte pose in campo avverso. »
La tomba ad Orbetello.

Le giornate dal 29 giugno al 4 luglio 1940 vennero dichiarate di lutto nazionale. Il 30 giugno il corteo funebre portò le salme dei caduti fino a Bengasi, dove il 1º luglio si svolsero i riti funebri. Il giorno successivo le salme furono portate in aereo a Tripoli, dove venne allestita una camera ardente nell'ufficio che era stato di Balbo nella sede del governo coloniale. Il 4 luglio, dopo una messa nella cattedrale di San Francesco, le bare vennero portate per le strade di Tripoli. Su proposta di Mussolini i resti di Balbo vennero sepolti nel luogo scelto per il monumento ai caduti, con l'idea di trasferirli in Italia a guerra finita. La salma di Balbo e degli altri caduti nell'incidente di Tobruch rimasero in Libia fino al 1970, quando l'ondata di nazionalismo libico sollevata dal colonnello Mu'ammar Gheddafi minacciò la distruzione dei cimiteri italiani nell'ex-colonia. La famiglia Balbo rimpatriò la salma in Italia e come luogo finale di sepoltura venne scelto Orbetello. Qui Balbo riposa con tutti i membri dell'equipaggio del suo ultimo fatale volo, ad eccezione di Nello Quilici.

L'ipotesi del complotto [modifica]

La vedova di Balbo, Emanuela Florio, sostenne che la morte del marito fosse dovuta a un ordine giunto da Mussolini.[senza fonte] Questa ipotesi fu liquidata come una "stupidaggine" da Claudio Marzola, il capopezzo imbarcato sull'incrociatore della Regia Marina San Giorgio che riteneva di aver abbattuto l'aereo di Balbo[57]. Franco Pagliano nel 1965 e Giorgio Rochat nel 1986 considerarono definitivamente appurato che Balbo fu abbattuto dalla contraerea italiana di Tobruch per un fatale errore di valutazione, mentre erano totalmente prive di fondamento tutte le altre ipotesi.[58][59] La "teoria del complotto" aveva trovato credito anche per la presenza, a bordo dell'aereo, di Nello Quilici, direttore del Corriere Padano, giornale che più volte aveva sfidato la censura del governo fascista. Tuttavia lo stesso figlio del giornalista, Folco Quilici, ritenne l'ipotesi non sostenibile, sia per la grande quantità di soldati impiegati, che per altri elementi raccolti e descritti nel suo libro Tobruk 1940, pubblicato nel 2004. Giungendo alla conclusione che doveva essersi trattato di un incidente causato dal mancato riconoscimento della nazionalità dell'aereo, essendovi stata da poco sul campo aeroportuale T.2 un'incursione di aerei britannici[60].

Nel 2006 Quilici fu contattato da Aldo Massa, un guardiamarina che il giorno dell'abbattimento dell'aereo di Balbo era di vedetta nell'unico edificio in cemento armato del porto, un bunker dotato di ampia feritoia. Grazie alle testimonianze di Massa e di altri, Quilici segnalò la presenza di un sottomarino all'ancora nella rada di Tobruch e, sebbene nessun rapporto ufficiale facesse riferimento alla sua presenza in Libia, lo identificò nel sommergibile posamine italiano Marcantonio Bragadin, proveniente da Napoli. Dalla sua torretta fu esplosa la raffica che abbatté l'aereo di Balbo, che si schiantò e bruciò a lungo nella notte, rendendo quasi irriconoscibili i corpi[60]. Nella confusione che seguì l'abbattimento il Bragadin ripartì dal porto libico la sera stessa[61].

I commenti dei contemporanei [modifica]

Di lui lo stesso Mussolini dirà[62]:

« Balbo. Un bell'alpino, un grande aviatore, un autentico rivoluzionario. Il solo che sarebbe stato capace di uccidermi. »

Galeazzo Ciano invece il giorno 29 giugno annoterà sul suo diario:

« Balbo non meritava questa fine: era esuberante, irrequieto, amava la vita in ogni sua manifestazione. […] Non aveva voluto la guerra e l'aveva osteggiata fino all'ultimo. […] Il ricordo di Balbo rimarrà a lungo tra gli italiani, perché era, soprattutto, un italiano con i grandi difetti e le grandi qualità della nostra razza. »

L'impressione del futuro generale e presidente degli Stati Uniti d'America Dwight D. Eisenhower, quando ancora era un giovane ufficiale, incaricato dal governo americano di occuparsi del soggiorno di Balbo in America, fu[63]:

« Con quel suo entusiasmo pieno di fascino, con quel senso acuto per la pubblicità, Balbo era un uomo fatto più per gli americani che per gli italiani. »

Scrissero di lui Giuseppe Prezzolini ed Ardengo Soffici[64]:

« […] un uomo di fegato.... uno dei più sinceri del regime. »

e

« Era uno dei pochi uomini veri e coraggiosamente liberi del fascismo, che osservava la disciplina, però mai pedissequamente, e senza alcuna cortigianeria. »

Onorificenze [modifica]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Città del Vaticano) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano (Città del Vaticano)
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Maresciallo dell’Aria, Quadrunviro e fedele soldato del Duce nell’ora della vigilia, del combattimento e della vittoria, insuperabile transvolatore di continenti e di oceani, colonizzatore di masse e reggitore di terre imperiali con le armi, con le leggi e con opere di romana grandezza, nel cielo di Tobruk, mentre si accingeva a scagliare oltre confine le valorose truppe ed i possenti stormi, concludeva con il sacrificio supremo l’eroica sua vita, nella memoria delle genti eternando le gesta e le glorie della razza. Cielo di Tobruk, 28 giugno 1940.»
— 1940[65]
Medaglia d'argento al valor militare (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare (2 concessioni)
— [3]
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
Croce al merito di guerra (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra (2 concessioni)
Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di benemerenza per i volontari della guerra 1915-1918
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale
Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della spedizione di Fiume
Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Crociera aerea del Decennale
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia 1848-1918
Medaglia interalleata della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia interalleata della vittoria
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912
Medaglia d'oro al merito della Croce Rossa Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito della Croce Rossa Italiana
Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d'America) - nastrino per uniforme ordinaria Distinguished Flying Cross (Stati Uniti d'America)

Note [modifica]

  1. ^ Oggi è chiamato "Caffè Europa".
  2. ^ Bertoldi 1994, p. 76.
  3. ^ a b Bertoldi 1994, p. 73.
  4. ^ Segrè 2000, p. 47.
  5. ^ Bertoldi 1994, pp. 76-77.
  6. ^ Esposito 1979, p. 362.
  7. ^ Esposito 1979, p. 372.
  8. ^ Bertoldi 1994, pp. 73-75.
  9. ^ Bertoldi 1994, pp. 27-29 e 74.
  10. ^ Bertoldi 1994, p. 75.
  11. ^ Bertoldi 1994, p. 28.
  12. ^ Cfr. Franzinelli 2004, p. 69: « I Fasci di combattimento schierati contro leghe rosse e leghe bianche sollecitarono i finanziamenti privati, giustificati coi benefici arrecati dall'intervento repressivo delle squadre d'azione. Si istituì una tassazione parallela, col versamento regolare di somme commisurate all'estensione delle tenute » e Carocci 1994, p. 17: « Nel 1921, mentre gli industriali puntavano non tanto sul fascismo quanto su Giolitti, gli agrari delle regioni settentrionali e i grandi proprietari di quelle centrali aderivano o appoggiavano in modo più univoco il fascismo ».
  13. ^ Tamaro 1953, p. 113: « Nel febbraio 1920 nel Ferrarese sessantamila lavoratori incrociarono le braccia, abbandonarono i campi e le stalle, vigilarono con le squadre di guardie rosse in armi il lavoro dei proprietari ribelli e dei "crumiri", percossero quanti lavoravano, incendiarono le ville e i fienili di quelli che non poterono allontanare dal lavoro ».
  14. ^ Bertoldi 1994, p. 29.
  15. ^ Reichardt 2009.
  16. ^ Bertoldi 1994, pp. 29-30.
  17. ^ Cfr. Guerri 1995, p. 80: « Bisogna considerare che a Ferrara, come in molte altre zone dell'Italia centrale e settentrionale, vigeva già una forma di illegalità di segno opposto. Il Partito socialista aveva il pieno controllo del comune e la Camera del lavoro e le leghe contadine facevano il bello e il cattivo tempo: otteneva lavoro solo chi era gradito alle leghe, che decretavano una vera morte civile a chi non voleva aderire; posti che avrebbero dovuto essere assegnati per concorso venivano attribuiti a membri del partito; denaro spettante a orfani e vedove di guerra veniva versato agli uffici del lavoro; spese per la propaganda di partito venivano accollate all'amministrazione pubblica ».
  18. ^ Bertoldi 1994, pp. 13, 29 e 73-76.
  19. ^ Bertoldi 1994, pp. 30-31.
  20. ^ Palazzino 2002, p. 75.
  21. ^ Francescangeli 2000, pp. 106-107.
  22. ^ Ad esclusione del Corazza, nessuno di essi risultava aderente a partiti politici, mentre i due caduti a Sala Braganza, Onorato Buraldi e Camoens Rosa, erano apolitico il primo e sindacalista corridoniano il secondo.
  23. ^ a b c De Bernardi, Guarracino 1998, p. 175.
  24. ^ Bertoldi 1994, pp. 48-49.
  25. ^ Bertoldi 1994, p. 60.
  26. ^ Tagliaferri 1993, p. 284.
  27. ^ Candeloro 2002, p. 91.
  28. ^ Nel 1947 la Corte di Assise di Ferrara istruì un nuovo processo sull'omicidio di don Minzoni, che si concluse con la condanna per omicidio preterintenzionale di due imputati senza che fosse provata una responsabilità diretta di Balbo.
  29. ^ Bertoldi 1994, pp. 79-80.
  30. ^ a b Mack Smith 1992, p. 224.
  31. ^ Cfr. L'Aviazione - grande enciclopedia illustrata 1983, p. 211 - Vol. VII.
  32. ^ Dei venticinque idrovolanti S.55X partiti da Orbetello, l'I-DINI rimase incidentato all'arrivo della prima tappa, durante l'ammaraggio nel porto di Amsterdam causando la perdita di un membro dell'equipaggio. Quindi dei venticinque partenti solo ventiquattro completarono la duplice trasvolata. L'unico altro incidente occorso fu il 9 agosto, quando durante il decollo da Porta Delgada per la penultima tappa, s'incidentò l'I-RANI. Il pilota Enrico Squaglia rimase ferito a morte. Cfr. (tra gli altri) Taylor 1996.
  33. ^ La "X" della versione si riferisce appunto al "Decennale"; cfr. L'Aviazione - grande enciclopedia illustrata 1983, p. 212 - Vol. VII.
  34. ^ (EN) General Italo Balbo - June 26, 1933 in time.com. URL consultato in data 19 maggio 2013.
  35. ^ Conversione in legge del r.d.l. 13 agosto 1933, n. 998, relativo alla nomina a Maresciallo dell'aria del generale Balbo Italo in archivio.camera.it. URL consultato in data 17 maggio 2013.
  36. ^ (EN) balbo in baerds.org. URL consultato in data 19 maggio 2013.
  37. ^ Mack Smith 1992, pp. 222-223.
  38. ^ Mack Smith 1992, p. 223.
  39. ^ Santoni 1987.
  40. ^ Giorgerini 2000; Segrè 2000.
  41. ^ Qualche settimana prima, quando gli era stata comunicata la nomina a governatore della colonia, Balbo aveva compreso che non si trattava esattamente di una promozione: sarebbe stato più appropriato definirla un esilio. Cfr. La storia siamo noi - Italo Balbo, lo squadrista trasvolatore in lastoriasiamonoi.rai.it. URL consultato in data 19 maggio 2013.
  42. ^ Arrigo Petacco, L'armata nel deserto, p. 13.
  43. ^ Mack Smith 1992, pp. 223-224.
  44. ^ a b Mack Smith 1992, p. 141.
  45. ^ Mack Smith 1992, pp. 142-143.
  46. ^ Mack Smith 1992, pp. 141-142.
  47. ^ Mack Smith 1992, p. 143.
  48. ^ Mack Smith 1992, p. 142.
  49. ^ Mack Smith 1992, pp. 179-180.
  50. ^ La storia siamo noi - Gli eroi del primo aprile in lastoriasiamonoi.rai.it. URL consultato in data 19 maggio 2013.
  51. ^ Mack Smith 1992, p. 123.
  52. ^ Mack Smith 1992, p. 241.
  53. ^ a b Bertoldi 1994, p. 80.
  54. ^ Mack Smith 1992, p. 249.
  55. ^ Arrigo Petacco, op. cit., pp. 12-13.
  56. ^ a b Bertoldi 1994, p. 81.
  57. ^ La morte di Balbo in icsm.it. URL consultato in data 19 maggio 2013.
  58. ^ Pagliano 1965, p. 779: « La verità è molto più semplice: l'aereo di Balbo fu abbattuto dalla difesa contraerea di Tobruk per un errore di identificazione da attribuirsi in gran parte alla disorganizzazione che allora regnava nella nostra base. »
  59. ^ Rochat 1986, p. 301: « Diciamo quindi esplicitamente che Mussolini non aveva alcun motivo per liberarsi di Balbo, tanto più nel momento in cui era impegnato in un'incerta battaglia... che non è parimenti attribuibile la volontà di eliminare Balbo ad altri gerarchi o comandanti o servizi segreti italiani o stranieri... Non vi è quindi alcun dubbio che Balbo cadde vittima della sua irruenza, di un concorso eccezionale di fatalità e della disorganizzazione della difesa antiaerea italiana. »
  60. ^ a b Quilici 2006.
  61. ^ Antonio Carioti. Un sommergibile abbatté l'aereo di Balbo. Corriere della Sera, 13 febbraio 2006. URL consultato in data 19 maggio 2013.
  62. ^ La citazione è riportata ne I grandi nomi del XX secolo Vol.3 - I gerarchi di Mussolini - Italo Balbo, il capitano di ventura di Sandro Volta, pagina 35
  63. ^ Enzo Cicchino. Italo Balbo in larchivio.org. Associazione Italiana Autori Scrittori Artisti. URL consultato in data 19 maggio 2013.
  64. ^ Le citazioni sono riportate in Segrè 2000, p. 491.
  65. ^ Medaglia d'oro al valor militare BALBO Italo. Quirinale. URL consultato in data 17 maggio 2013.

Bibliografia [modifica]

  • AA.VV., L'Aviazione - grande enciclopedia illustrata, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983. (ISBN non disponibile)
  • Silvio Bertoldi, Camicia nera - Fatti e misfatti di un ventennio italiano, Milano, Rizzoli, 1994. ISBN 88-17-84352-0
  • Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna, Milano, Feltrinelli, 2002, Vol. 9: Il Fascismo e le sue guerre. (ISBN non disponibile)
  • Giampiero Carocci, Storia del fascismo, Newton Compton, 1994. (ISBN non disponibile)
  • Alberto De Bernardi, Scipione Guarracino (a cura di), Il fascismo - Dizionario di storia, personaggi, cultura, economia, fonti e dibattito storiografico, Milano, Edizioni Bruno Mondadori, 1998. ISBN 88-424-9650-2
  • Rosario F. Esposito, La massoneria e l'Italia. Dal 1800 ai nostri giorni, Roma, Edizioni Paoline, 1979. (ISBN non disponibile)
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo: Argo Secondari e la prima organizzazione antifascita (1917-1922), Roma, Odradek, 2000. ISBN 8886973152
  • Mimmo Franzinelli, Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista. 1919-1922, Milano, Mondadori, 2004. ISBN 8804529342.
  • Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare: la marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, Milano, Mondadori, 2000. (ISBN non disponibile)
  • Giordano Bruno Guerri, Fascisti: gli Italiani di Mussolini, il regime degli Italiani, Milano, Mondadori, 1995. ISBN 8804389451
  • Denis Mack Smith, Le guerre del Duce, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1992. ISBN 88-04-35836-X
  • Franco Pagliano (giugno 1965). La morte di Balbo. La storia illustrata (nº 6). (ISBN non disponibile).
  • Mario Palazzino, Da prefetto di Parma a gabinetto Ministro Interno, Parma, Silva, 2002. (ISBN non disponibile)
  • Folco Quilici, Tobruk 1940. Dubbi e verità sulla fine di Italo Balbo, Milano, Mondadori, 2006. ISBN 978-88-04-55846-0
  • Sven Reichardt, Camicie nere, camicie brune. Milizie fasciste in Italia e in Germania, Bologna, Il Mulino, 2009. ISBN 8815121285
  • Giorgio Rochat, Italo Balbo, Edizioni Utet, 1986. (ISBN non disponibile)
  • Alberto Santoni, Da Lissa alle Falkland: storia e politica navale dell'età contemporanea, Milano, Mursia, 1987. (ISBN non disponibile)
  • Claudio G. Segrè, Italo Balbo. Una vita fascista, Bologna, Il Mulino, 2000. ISBN 0520910699
  • Maurizio Tagliaferri, L'Unità Cattolica. Studio di una mentalità, Roma, Pontificia Università Gregoriana, 1993. ISBN 887652665X
  • Attilio Tamaro, Venti anni di storia, Roma, Editrice Tiber, 1953. (ISBN non disponibile)
  • Blaine Taylor, Fascist eagle: Italy's air marshal Italo Balbo (in inglese), Missoula, Montana, Pictorial Histories Pub. Co, 1996. ISBN 1-57510-012-6

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