Antonino Pio
| Antonino Pio | |
|---|---|
Busto dell'imperatore Antonino Pio (Museo archeologico nazionale di Napoli) |
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| Imperatore romano | |
| In carica | 138 – 161 |
| Predecessore | Adriano |
| Successore | Marco Aurelio e Lucio Vero |
| Nome completo | Titus Aurelius Fulvus Boionus Arrius Antoninus Titus Aelius Caesar Antoninus Caesar Titus Aelius Hadrianus Antoninus Augustus |
| Altri titoli | Pontifex Maximus e Pius nel 138 Pater Patriae dal 139, Germanicus[1] (140/144 o 150?) e Dacicus[1] (156/157) |
| Nascita | Lanuvio, 19 settembre 86 |
| Morte | Lorium, 7 marzo 161 |
| Luogo di sepoltura | Mausoleo di Adriano |
| Dinastia | Antonini |
| Padre | Tito Aurelio Fulvo |
| Madre | Arria Fadilla |
| Coniuge | Annia Galeria Faustina |
| Figli | Annia Galeria Faustina Aurelia Fadilla adottivi Marco Aurelio Lucio Vero |
Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino Pio (in latino: Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus Pius; Lanuvio, 19 settembre 86 – Lorium, 7 marzo 161) è stato un imperatore romano dal 138 al 161.
Indice |
Biografia [modifica]
Antonino Pio visse in un momento cruciale della storia di Roma: l'apogeo dell'impero o il cosiddetto secolo d'oro. Gli imperatori che regnarono durante questo secolo, prendono il nome proprio da lui, che regnò all'incirca a metà di questo periodo (138 - 161).
Origini familiari e giovinezza [modifica]
Era nato il 19 settembre dell'86, a Lanuvio (Lanuvium) nel Lazio, ma una parte della sua famiglia era originaria di Nîmes (Nemausus). Famiglia illustre dopo tutto: un nonno (Tito Aurelio Fulvo) praefectus urbi e console due volte, l'altro (Arrio Antonino) proconsole d'Asia e anch'egli console due volte. Famiglia anche ricca: con fabbriche di mattoni nella regione romana e vaste proprietà in Italia, Antonino è uno dei più ricchi senatori della metà del secolo, una ricchezza che un matrimonio rinforzò anche di più (con Annia Galeria Faustina, Faustina Maggiore, figlia di Marco Antonio Vero).
Antonino trascorse gli anni della giovinezza a Lorium (fra la Bottaccia e Castel Guido, a circa 12 miglia da Roma) e, dopo la morte del padre, i due nonni provvidero alla sua educazione, in particolare quello materno, che era amico di Plinio il giovane. Molto si ignora del suo cursus honorum prima di essere imperatore, salvo il suo consolato nel 120 (preceduto dal ricoprimento delle cariche di questore nel 111 e di pretore nel 116), la sua nomina tra i quattro consolari d'Italia, il suo proconsolato d'Asia (133 - 136) e la sua partecipazione al Consiglio imperiale.
Ascesa e adozione da parte di Adriano [modifica]
Gli ultimi anni di Adriano furono angustiati da una dolorosa malattia e dal problema della successione. Dione riporta l'episodio, non necessariamente vero, di una conversazione al tavolo da pranzo in cui si fecero i nomi di dieci possibili successori (Cassio Dione Cocceiano, LXIX, 17), tra i quali sembra che Adriano avesse scelto Lucio Giulio Urso Serviano. Serviano aveva più di novant'anni, ma aveva sposato la sorella di Adriano, e il loro nipote, Gneo Pedanio Fusco Salinatore, allora diciottenne, era l'unico parente di sangue di Adriano. Ma non c'è nessuna prova che Adriano abbia considerato di farlo suo erede, e Serviano era chiaramente troppo vecchio. Quel che accadde poi, vera congiura o no, non possiamo dirlo, ma sia Serviano che Fusco vennero uccisi in circostanze che a molti senatori ricordarono l'affare dei quattro ex consolari all'inizio del regno. Adriano adottò allora uno dei consoli per il 136, Lucio Ceionio Commodo, che prese il nome di Lucio Elio Cesare.
Non è noto cosa in particolare lo raccomandasse ad Adriano. In ogni caso, egli morì prima dell'imperatore, nell'ultima notte del 137, e la scelta di Adriano cadde allora su Tito Aurelio Fulvio Boionio Arrio Antonino, che a sua volta adottò il giovane figlio di Lucio Elio Cesare (che divenne Lucio Aurelio Commodo) e il nipote di sua moglie (che sarebbe stato noto come Marco Aurelio Vero, il futuro imperatore Marco Aurelio, a quel tempo diciassettenne, le cui qualità sembrano aver attirato l'attenzione di Adriano). È in effetti possibile che il motivo per cui egli aveva scelto Antonino tra gli altri candidati senatori fosse precisamente la sua parentela con Marco Aurelio.
Regno (138-161) [modifica]
| « Certi teologi dicono che il divino imperatore Antonino non era virtuoso; che era uno stoico testardo, il quale, non contento di comandare agli uomini, voleva anche essere stimato da loro; che attribuiva a se stesso il bene che faceva al genere umano; che in tutta la sua vita fu giusto, laborioso, benefico per vanità, e che non fece nient'altro che ingannare gli uomini con le sue virtù; e a questo punto esclamo: «Mio Dio, mandaci spesso di queste canaglie!» » |
| (Estratto dalla voce Virtù del Dizionario Filosofico di Voltaire[2]) |
Inizi [modifica]
Antonino fu adottato da Adriano il 25 febbraio 138, ricevendo la potestà tribunizia e l'imperium; come da accordo adottò a sua volta Marco Aurelio e Lucio Vero. Restò l'unico imperatore alla morte di Adriano, avvenuta il 10 luglio dello stesso anno. Uno dei primi atti ufficiali di governo (acta) fu la divinizzazione del suo predecessore, alla quale si oppose fieramente tutto il senato, che non aveva dimenticato che Adriano aveva diminuito l'autorità dell'assemblea e ne aveva mandato a morte alcuni membri.
Alla fine si giunse ad un compromesso: il senato non si sarebbe opposto alla divinizzazione del defunto imperatore ma Antonino avrebbe abolito l'organo di governo dell'Italia formato dai quattro giudici circoscrizionali. Per aver cercato un accordo con il senato (l'imperatore se voleva poteva mettere a tacere le polemiche facendo intervenire i soldati) Antonino ricevette l'inusuale titolo di Pio. Adeguandosi alle usanze Antonino rifiutò il titolo di padre della patria (pater patriae), ma poi finì con l'accettarlo nel 139 insieme con un secondo consolato, seguito da un terzo e da un quarto (120 il primo, 139 e 140 il secondo e il terzo, 145 il quarto). Ligio alla religione e agli antichi riti, nel 148 celebrò solennemente il novecentesimo anniversario della fondazione di Roma.
Politica economica [modifica]
Antonino fu un ottimo gestore dell'economia dell'Impero e, nonostante le numerose campagne edilizie, riuscì a lasciare ai suoi successori un patrimonio di oltre due miliardi e mezzo di sesterzi, segno evidente dell'ottima cura con cui resse le redini dello stato. Tuttavia il suo regno fu tutto tranne che eccessivamente parsimonioso.
Egli infatti aumentò le elargizioni alla plebe di Roma (ai tempi di Augusto circa 200.000 cittadini di Roma avevano grano e acqua gratuitamente; a partire da Antonio Pio, ad una quantità di cittadini maggiore, si ebbero distribuzioni anche di olio e vino, che però furono rese stabili solo sotto Settimio Severo), continuò l'opera del suo predecessore nel campo dell'edilizia (furono costruiti ponti, strade, acquedotti in tutto l'impero anche se pochi sono i monumenti dell'Urbe da lui fatti costruire che ci sono giunti) e aiutò con la sospensione del tributo dovuto diverse città colpite da calamità varie (incendi: Roma, Narbona, Antiochia, Cartagine, terremoti: Rodi e l'Asia minore). Senza ridurre le spese per le province, aumentò quelle per l'Italia, a differenza del predecessore. Infine c'è da aggiungere che aumentò la distribuzione di sussidi, inaugurata da Traiano, alle orfane italiche, dette "Puellae Faustinianae" dal nome della moglie di Antonino (la quale morì nel 140 o nel 141 e, nonostante la tradizione posteriore ne abbia messo in discussione il carattere, ricevette non solo onori divini, ma anche iscrizioni commemorative in misura senza precedenti sulle monete, e altri riconoscimenti). Privò dei fondi solo coloro che riteneva oziosi (Historia Augusta, Vita di Antonino Pio, VII) come il poeta Mesomede.
Amministrazione giuridica [modifica]
Nell'amministrazione generale dell'impero, e particolarmente in campo legale, Antonino seguì nelle grandi linee gli indirizzi di Adriano benché per quanto concerne questo aspetto l'Historia Augusta esordisca così: "Notevole fu l'impronta da lui lasciata nel campo del diritto tramite i giureconsulti Vindio Vero, Salvio Valente, Volusio Meciano, Vepio Marcello e Diaboleno". Sotto il suo regno giunse a conclusione e ci fu il riconoscimento giuridico formale della distinzione tra le classi superiori (honestiores) e le altre (humiliores), distinzione espressa nelle diverse pene cui le classi erano soggette. Si nota la tendenza a sottoporre i ceti più umili della società, siano pure cittadini romani, a pene generalmente riservate in età repubblicana agli schiavi. Che Antonino abbia autorizzato un ulteriore sviluppo di questo sistema è chiaro. Basterà citare il seguente passo del Digesto tratto da un frammento del giurista Domizio Ulpiano:
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Si quis ex metallis caesarianis aurum argentumve furatus fuerit, ex edicto divi pii exilio vel metallo, prout dignitas personae, punitur |
Chiunque rubi oro o argento dalle miniere imperiali è punito, secondo un editto del Divo Pio, con l'esilio o il lavoro in miniera, a seconda della sua condizione personale |
Sempre in campo giuridico è interessante una norma che migliorava la condizione degli schiavi anche se egli sottolinea che "il potere dei padroni sugli schiavi deve restare intatto e nessuno deve vedere diminuiti i propri diritti" (Digesta I, VI, 2). Ancora interessanti sono le notizie, riportate dalla Historia Augusta (Vita di Antonino Pio, V e VI), che egli rinnovò l'incarico anche per sei o nove anni ai governatori delle province più capaci e che prestava particolare attenzione ai reclami giuridici verso i suoi procuratori del fisco nelle province.
Politica estera [modifica]
| Per approfondire, vedi Campagne in Britannia di Quinto Lollio Urbico. |
| Antonino Pio: sesterzio[3] | |
|---|---|
| ANTONINUS AVG PI US P P TR P COS III, testa laureata a destra | REX ARMENIIS DATVS, Antonino Pio che in piedi sulla destra tiene una corona sulla testa del re d'Armenia (sulla sinistra). |
| 30 mm, 26,62 g, coniato nel 141/143. | |
| Antonino Pio: Sesterzio[4] | |
|---|---|
| ANTONINUS AUG PIUS PP TRP COS III, testa laureata verso destra con drappeggio; | REX QVADIS DATVS, Antonino Pio in piedi a sinistra, dona un diadema al re dei Quadi che gli sta di fronte a destra;S C in esergo. |
| 33 mm, 24.36 gr, 12 h, coniato nel 143 | |
Vale la pena citare un passo della Historia Augusta (Vita di Antonino Pio, IX): "Antonino ricevette a Roma la visita di Farasmane", re degli Iberi, una popolazione transcaucasica, "che si mostrò verso di lui più deferente di quanto non fosse stato verso Adriano. Nominò Pacoro re dei Lazi", popolazione stanziata sulla riva sud-orientale del Mar Nero, "riuscì con una semplice lettera a distogliere il re dei Parti", Vologese III, "dall'invadere l'Armenia e bastò la sua autorità per richiamare il re Abgaro", re dell'Osroene in Mesopotamia, "dall'Oriente. Pose anche sul trono d'Armenia il re filo-romano Soemo.[3] Fu anche arbitro nelle contese tra i vari sovrani. Rifiutò seccamente di restituire al re dei Parti il trono regale che era stato preso come parte del bottino da Traiano, ridiede il governo del Bosforo a Remetalce" Re del Bosforo Cimmerio, odierna Crimea, dal 131 al 153, "risolvendo le pendenze che questi aveva con Eupatore, mandò nel Ponto rinforzi agli Olbiopoliti", abitati di Olbia o Olbiopolis, antica colonia greca che sorgeva presso le foci del Dnieper e del Bug, sul Mar Nero, "che erano in lotta contro i Taurosciti, e sconfisse questi ultimi costringendoli anche a dare ostaggi. Il suo prestigio presso i popoli stranieri, insomma, fu senza precedenti, in virtù soprattutto del fatto che amò sempre la pace, tanto da ripetere spesso il detto di Scipione che dice: «Preferisco salvare un solo cittadino che uccidere mille nemici»". Pose sul trono dei vicini Quadi, a nord della Pannonia superiore e inferiore un nuovo re filo-romano.[4]
Operazioni militari [modifica]
| Per approfondire, vedi Vallo Antonino. |
- In Britannia, tra il 141 e il 143 è costruito un nuovo muro, tra l'estuario del Clyde e quello del Forth (37 miglia), dunque più a nord di quello di Adriano. Non sappiamo il motivo di questo avanzamento (forse per compiacere le truppe, forse a causa di una sollevazione della tribù dei Briganti, oppure per via di una revisione strategica) ma sappiamo che il governatore della Britannia, l'africano Quinto Lollio Urbico da Tiddis in carica dal 139 al 145, riconquistò i Lowlands scozzesi. Verso il 154-155 delle monete celebrano una nuova sottomissione della Britannia. Nella stessa data, o poco dopo, il muro di Antonino è abbandonato a causa di una grave rivolta, riparato verso il 158, prima di essere poco a poco di nuovo abbandonato a partire dal 159. In pratica il vallo di Antonino è un terrapieno realizzato su una fondazione di sassi ampia quattordici piedi, con davanti un profondo fossato. La guarnigione era dislocata in piccoli fortilizi distanti due miglia l'uno dall'altro, diversamente dal vallo di Adriano che era dotato di forti più grossi ma più distanti.
- Lungo il limes germanico-retico, con un ulteriore avanzata verso nord-est del tratto finale che conduceva al Danubio. Per questi successi, forse collegati anche all'aver "dato un re ai Quadi", ottenne il titolo vittorioso di Germanicus.[1]
- In Egitto, verso il 142-144, scoppia una sollevazione, verosimilmente di origine economica. Infatti l'imposizione rigorosa del lavoro forzato provocò la fuga degli indigeni dalle loro case, cui fece seguito una rivolta armata che dovette essere domata.
- Nelle Mauretanie, verso il 145, sono segnalati dei disordini: essi rendono necessario l'intervento di rinforzi prelevati sulle frontiere renana e danubiana. Il risultato fu quello di cacciare le popolazioni locali nella parte occidentale del paese.
- In Dacia, verso il 156-157, sono organizzate spedizioni militari per sopprimere una sollevazione. Per questi successi sembra si meritò il titolo di Dacicus.[1]
La morte (161) [modifica]
Antonino Pio morì serenamente il 7 marzo 161 a Lorium, dopo tre giorni di febbre. Egli lasciò l'impero apparentemente all'apice della sicurezza e prosperità. Era "l'estate di San Martino degli Antonini", il periodo in cui per il Gibbon "la condizione del genere umano fu la più felice e la più prospera". Il regno successivo doveva rivelare le tensioni e le debolezze, doveva mostrare fin dove questo felice stato di cose dipendeva dalla pace lunga e ininterrotta. È comunque appropriato che Antonino avrebbe avuto il più tranquillo letto di morte rispetto a qualunque imperatore fino a quel momento.
Gli succedette, secondo il progetto da lungo maturo, Marco Aurelio, il quale aveva sposato la figlia di Antonino, Faustina Minore, che gli aveva dato una numerosa figliolanza, e Lucio Vero, anche se alcuni storici sostengono che non esista alcuna prova della volontà di Antonino che Marco dividesse il potere imperiale con il fratello adottivo, si ritiene che il fatto che Antonino abbia seguito tutte le indicazioni dategli dal suo predecessore (tra cui quella di adottare Lucio Vero) sia già di per sé una prova della decisione di lasciare l'impero ai due fratelli. Secondo un aneddoto, dalla dubbia veridicità storica, Antonino Pio morendo pronunciò il motto aequanimitas ("imparzialità") come regola da seguire per i due nuovi imperatori, davanti ai due figli adottivi in lacrime, poi si volse nel letto dall'altra parte, come per dormire, e morì.
Aspetto fisico [modifica]
Dall'Historia Augusta (Vita di Antonino Pio, II), "Fu un uomo di bell'aspetto e di grande ingegno: equilibrato e nobile aveva un volto che esprimeva compostezza e un'intelligenza fuori del comune". (Vita di Antonino Pio, XIII) "Il suo aspetto aveva una severa maestà; era alto di statura, e proprio per questo, quando incominciò a curvarsi per la vecchiaia, si teneva ritto fasciandosi il petto con listelli di tiglio. Anche quando era già avanti con gli anni, ogni mattina, prima che i cortigiani venissero a salutarlo, mangiava pane secco per tenersi in forma. La sua voce era rauca e grossa, ma niente affatto sgradevole".
Titolatura imperiale [modifica]
| Per approfondire, vedi Monetazione degli Antonini. |
| Titolatura imperiale | Numero di volte | Datazione evento |
|---|---|---|
| Tribunicia potestas | 24 anni: | la prima al momento dell'assunzione del trono, rinnovata annualmente ogni 10 dicembre dal 138 al 161. |
| Consolato | 4 volte: | nel 120, 139, 140 e 145. |
| Titoli vittoriosi | Germanicus[1] nel 140/144 o nel 150 (?) e Dacicus[1] nel 156/157 | |
| Salutatio imperatoria | 2 volte: | la prima al momento dell'assunzione del potere imperiale nel 138 e la 2ª nel 145 dopo una vittoria in Britannia. |
| Altri titoli | Pius e Pontifex Maximus nel 138; Pater Patriae nel 139. |
Note [modifica]
- ^ a b c d e f CIL VIII, 20424.
- ^ http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/Voltaire/Dizionario.pdf
- ^ a b Roman Imperial Coinage, Antoninus Pius, III, 619.
- ^ a b Roman Imperial Coinage, Antoninus Pius, III, 620.
Bibliografia [modifica]
Fonti primarie [modifica]
- AAVV - Historia Augusta
- Cassio Dione - Storia di Roma
- Eutropio - Breviarium
- Frontone - Epistole
- Marco Aurelio - Meditationes
- Orosius - Contra Paganos
- Pausania - Viaggio in Grecia
- Filostrato - Vite dei Sofisti
Fonti secondarie [modifica]
- Guido Clemente, La riorganizzazione politico-istituzionale da Antonino a Commodo in: AA.VV., Storia di Roma, Einaudi, Torino, 1990, vol. II, tomo 2; ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de Il Sole 24 ORE, Milano, 2008 (v. il vol. 16º)
- Albino Garzetti, L'Impero da Tiberio agli Antonini, Cappelli, Bologna, 1960 (v. pag. 461 e segg.: Antonino Pio)
- Michael Grant, Gli imperatori romani, Roma.
- Michael Grant, The Antonines: the roman empire in transition, Londra & N.Y. 1994.
- Le Glay, Voisin, Le Bohec, Storia romana - Bologna.
- Santo Mazzarino, L'Impero romano, tre vol., Laterza, Roma-Bari, 1973 e 1976 (v. vol. II); riediz. (due vol.): 1984 e successive rist. (v. vol. I)
- Guido Migliorati, Cassio Dione e l'Impero romano da Nerva ad Antonino Pio – alla luce dei nuovi documenti, Milano, 2003.
- Wells Colin M., L'Impero romano, Bologna.
Voci correlate [modifica]
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