Edward Gibbon
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Edward Gibbon (Putney, 8 maggio 1737 – Londra, 16 gennaio 1794) è stato uno storico inglese.
Gibbon lavorò presso la casa del ministro lord Shelburne, ostinato avversario delle idee di libertà che arrivavano dal Nuovo Mondo; questa sua ostilità arrivò fino al punto da incaricare Gibbon di trovare il modo per evitare che la Compagnia britannica delle Indie Orientali (istituita dal 1763), facesse la stessa fine dell’antico Impero Romano. E Gibbon trovò il modo, attribuendo la responsabilità della caduta dell'Impero al Cristianesimo. Gibbon si spinse al punto da proporre l'imperatore romano Giuliano come il modello più adatto all’Inghilterra per sottrarsi ad un destino di disgregazione.
Fu anche il corteggiatore di Susanne, moglie del famigerato Jacques Necker, meglio noto per aver voluto (invano) razionalizzare la spesa pubblica della corte di Luigi XVI di Francia.
Edward Gibbon è il più grande storico inglese del ‘700, personificazione della razionalità e dello scetticismo illuministici. Agli occhi di un successivo visitatore e appassionato dell’Italia, Percy Bysshe Shelley, Gibbon sarebbe ad esempio apparso uno “spirito freddo e distaccato”.
Italia che aveva visto il Declino e caduta dell'Impero Romano (Decline and fall of the Roman empire), titolo dell’opera di Gibbon (anni ’80). In essa viene messo in dubbio il fatto che l’Europa moderna debba considerarsi particolarmente fortunata per le forme di governo e di religione avute in passato.
Se da un lato Gibbon volge lo sguardo verso i salotti intellettuali della Parigi rivoluzionaria e verso il Grand Tour, dall’altro vengono anticipati gli ideali repubblicani che domineranno l’Europa ottocentesca. L’autore riesce a proiettare il suo influsso sulla nuova generazione, desiderosa di ridefinire il pensiero intellettuale politico dei padri. Gibbon tende più a credere nel ridimensionamento del prestigio e del potere, piuttosto che in una nuova rinascita della società, sia che si tratti dell’antica Roma sia della Rivoluzione francese come un nuovo inizio della storia. In merito alla Rivoluzione, gli sembra improbabile che un impero e una società possano essere ricostruiti esclusivamente abbattendo le strutture politiche del Medioevo.
In ogni caso, Gibbon preferisce porre quesiti in merito al passato piuttosto che dibattere su cause moderne. Era un vero amante del sapere, come Leibniz, Voltaire ed altri, convinto che rinascita culturale greca della Seconda Sofistica fosse il «periodo più felice del genere umano». Gibbon aveva di Bisanzio un'immagine deformata dalla lente illuminista, caratterizzata dal trionfo del dispotismo e dell’oscurantismo religioso, derivante dal fatto che tutti gli imperatori bizantini si proclamavano sempre "re dei Romani".
Nonostante la sua dichiarazione «my temper is not very susceptible of enthusism» ("Ho un carattere poco sensibile agli entusiasmi"), nel ricordare la sua visita a Roma, Gibbon afferma però di essere stato turbato da forti emozioni e che, solo dopo «diversi giorni di estrema eccitazione» era riuscito a riprendere il controllo di sé e la sua naturale freddezza.
Per rimarcare la scarsa considerazione ed anche il livello culturale dei suoi contemporanei, si racconta che Gibbon aveva presentato i primi due volumi del suo Declino e Caduta dell’Impero Romano ad un aristocratico inglese, e che quest'ultimo lo apostrofò dicendogli: «Un altro maledetto libro, spesso e pesante! Sempre a scribacchiare, scribacchiare e scribacchiare! Eh, Mr. Gibbon?!»[citazione necessaria]
[modifica] Bibliografia
- Edward Gibbon, Decadenza e caduta dell'Impero Romano, Avanzini e Torraca Editori 1968. Traduzione a cura di Piero Angarano.
- Edward Gibbon, Declino e caduta dell'Impero Romano, Mondadori 1986. A cura di Dero A. Saunders, traduzione di Michele Lo Buono.
- Edward Gibbon, Storia della decadenza e caduta dell'Impero Romano, Einaudi 1987. Traduzione a cura di Giuseppe Frizzi.
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