Lucio Giulio Urso Serviano

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Lucio Giulio Urso Serviano (lingua latina: Lucius Julius Ursus Servianus; 45136) fu un politico dell'Impero romano di origine spagnola, imparentato con la dinastia degli Antonini.

Il praenomen "Lucius" è attestato nella Historia Augusta, mentre una iscrizione riporta "Gaius".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le sue origini non sono note, ma ricoprì incarichi pubblici di rilievo sotto gli imperatori Nerva, Traiano e Adriano. Prima dell'ascesa al trono di Traiano nel 98, Serviano sposò Elia Domizia Paolina, sorella maggiore di Adriano, che era trent'anni più giovane di lui. Durante il regno di Traiano (98-117) Serviano e Paolina ebbero una figlia, Giulia Serviana Paolina.

Serviano era geloso di Adriano, a causa del favore di Traiano per il nipote: quando Nerva morì, il 27 gennaio 98, e Adriano si mise in viaggio per la Germania allo scopo di avvisare Traiano, Serviano cercò di fermarlo. In seguito, però, Serviano e Adriano stabilirono dei buoni rapporti. Esercitò il consolato tre volte: due durante il regno di Traiano (nel 90, come suffetto, e nel 102) e una sotto Adriano (134); fu un senatore molto influente.

Negli anni 96-98 fu nominato governatore della Germania superiore[1]; in seguito divenne, sempre per volere di Traiano, governatore della Pannonia, ricevendo un importante incarico militare nella campagna per la conquista della Dacia del 101-102[2].

Amico di Plinio il giovane, ottenne per sua intercessione presso Traiano l'applicazione per sé dei privilegi riconosciuti ai padri di tre figli, lo ius trium liberorum. Plinio inviò a Serviano e a Paolina una lettera di felicitazioni per il matrimonio della figlia Giulia con il consolare di origine spagnola Gneo Pedanio Fusco Salinatore, avvenuto prima della morte di Traiano. Dopo la morte di Traiano, salì al trono Adriano, che onorò il cognato, ad esempio con il conferimento del terzo consolato. Nel 130 Paolina morì, e Adriano e Serviano tennero una cerimonia funebre privata; Adriano venne criticato per non aver concesso onori pubblici alla sorella.

Adriano prese in considerazione Serviano come possibile successore, ma, pur ritenendolo capace di governare, ritenne che fosse troppo anziano per divenire imperatore. Venne scelto dunque come erede il nipote di Serviano, il giovane Gneo Pedanio Fusco Salinatore, figlio di Giulia, che ricevette un rango speciale all'interno della corte imperiale. Serviano cullava l'idea che il nipote divenisse un giorno imperatore, ed è comprensibile quindi che fosse alquanto contrariato quando, nel 136, Adriano cambiò idea e decise di adottare Lucio Elio Cesare come suo figlio ed erede. La rabbia di Serviano e di Salinatore fu tale che intesero impugnare l'adozione: Adriano, per evitare contrasti, ordinò la morte di Serviano e del proprio pronipote. Secondo Cassio Dione Cocceiano, Serviano si suicidò esclamando: «la mia unica preghiera è che Adriano soffra a lungo, pregando la morte ma incapace di morire».

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Julian Bennet, Trajan, Optimus Princeps, Bloomington 2001, p.88.
  2. ^ Julian Bennet, Trajan, Optimus Princeps, Bloomington 2001, p.87-88.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Predecessore
Lucio Cornelio Pusio Annio Messala
Console suffetto
90
con Lucio Antistio Rustico
Successore
Quinto Acceo Rufo,
Gaio Caristanio Frontone
Predecessore
Imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto IV,
Quinto Articuleio Peto
Console romano
102
con Lucio Licinio Sura II
Successore
Imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto V,
Manio Laberio Massimo II
Predecessore
Marco Antonio Ibero,
Publio Mummio Sisenna
Console romano
134
con Tito Vibio Varo
Successore
Tito Tutilio Luperco Pontiano,
Publio Calpurnio Atiliano (Attico Rufo?)