Betica

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Betica
Mappa di localizzazione
Baetica SPQR.png
La provincia (in rosso cremisi) nell'anno 120
Informazioni generali
Nome ufficiale (LA) Baetica
Capoluogo Corduba (Cordova)
Dipendente da Impero romano
Amministrazione
Forma amministrativa Provincia romana
Evoluzione storica
Inizio 27-22 a.C.
Causa riorganizzazione augustea
Fine inizi del V secolo
Causa Invasioni barbariche del V secolo
Preceduto da Succeduto da
Hispania Ulterior Regno dei Vandali

La Betica o Hispania Baetica fu una delle province romane in cui venne suddiviso il territorio della penisola iberica (Hispania) a partire dalla riforma augustea del 27 a.C.

Statuto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Province romane, diocesi (storia romana) e Governatori romani della Betica.

La provincia comprendeva la parte meridionale della penisola, in corrispondenza con l'attuale Andalusia, con capitale Corduba (nome ufficiale Colonia Iulia Patricia Corduba, l'attuale Cordova). Fu inserita tra le province senatorie e venne governata da un pretore.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I-II secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel I secolo Vespasiano accordò il diritto latino a tutti i municipi della penisola iberica e creò un'assemblea provinciale per la Betica, che si riuniva una volta all'anno, per celebrare il culto imperiale e discutere dell'amministrazione della provincia.

La Betica restò ai margini dei disordini politici e delle prime invasioni barbariche, ma fu interessata nel 180 dall'invasione dei Mauri in rivolta, che avevano attraversato lo stretto di Gibilterra e devastarono la provincia, sprovvista di truppe come tutte le province senatorie. Il legato Aufidio Vittorino vi riportò l'ordine.

Le invasioni del V secolo[modifica | modifica sorgente]

La Spagna nel V secolo, con le popolazioni vandaliche di Asdingi (nel nord-ovest) e Silingi (nel sud).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Invasioni barbariche del V secolo.

Nel 409, la prima invasione dei Vandali, degli Suebi e degli Alani sconvolse la penisola e i territori ispanici vennero divisi tra gli invasori per sorteggio:

« [Anno 409] Gli Alani, i Vandali, e gli Svevi entrarono in Spagna nell'anno 447 dell'era, alcuni dicono nelle quarte calende, altri alle terze idi, tertia feria. ...

[Anno 410] Imperversando i barbari per la Spagna, e infuriando il male della pestilenza, l'esattore tirannico e il soldato depredano le sostanze nascoste nelle città: la carestia infuriò, così forte che le carni umane furono divorate dal genere umano: le madri uccisero o cuocerono i propri nati mangiandoseli. Le bestie feroci, abituati ai cadaveri uccisi con la spada, dalla fame o malattia, uccidono qualsiasi essere umano con le forze che gli rimanevano, si nutrono di carne, preparando la brutale distruzione del genere umano. E la punizione di Dio, preannunciata dai profeti, si verificò con le quattro piaghe che devastarono l'intera Terra: ferro, carestia, peste e le bestie.
[Anno 411] Dopo aver diffuso per le province di Spagna queste piaghe, il Signore ebbe pietà ed i barbari furono costretti alla pace, e si divisero i territori delle province in cui si erano stabiliti. I Vandali occuparono la Galizia e gli Svevi la parte situata a ovest sulle coste dell'Oceano. Gli Alani si stanziarono nelle province di Lusitania e Cartaginense, i Vandali Silingi, in Betica. Dentro le città e le fortezze gli spagnoli sopravvissuti si sottomisero alla dominazione dei Barbari stanziatisi nelle loro province. »

(Idazio, Cronaca, anni quaranta9-411.)

La Betica venne attribuita ai Vandali Silingi, ma questi vennero annientati nel 417 dai Visigoti di re Vallia al soldo imperiale, che restituirono la provincia di Betica all'Impero, e annientarono anche gli Alani in Cartaginense e in Lusitania; gli sconfitti si riunirono quindi ai Vandali Asdingi in Galizia.[1]

Grazie a questi successi, le province ispaniche della Lusitania, della Cartaginense e della Betica tornarono sotto il controllo romano,[2] ma il problema ispanico non si era tuttavia ancora risolto, anche perché dopo la sconfitta, Vandali Siling e Alani si coalizzarono con i Vandali Hasding, il cui re, Gunderico, divenne re dei Vandali e Alani. Costanzo, comunque soddisfatto, richiamò i Visigoti in Aquitania: era sufficientemente soddisfatto del risultato delle campagne militari, essendo tutta la Spagna tornata in mano imperiale a parte la provincia periferica della Galizia, poco produttiva e a cui si poteva anche rinunciare.[3] La diocesi di Spagna riprese per qualche tempo a funzionare come prima e per difendere i territori riconquistati dai barbari residui in Galizia fu creato per l'occasione l'esercito di campo della Spagna, attestato per la prima volta dalla Notitia Dignitatum, databile al 420 circa. Nel frattempo, i Visigoti furono stanziati in Gallia Aquitania come foederati, ricevendo terre nella valle della Garonna. L'Aquitania sembra sia stata scelta da Costanzo come terra dove far insediare i foederati Visigoti per la sua posizione strategica: infatti era vicina sia dalla Spagna, dove rimanevano da annientare i Vandali Asdingi e gli Svevi, sia dal Nord della Gallia, dove forse Costanzo intendeva impiegare i Visigoti per combattere i ribelli separatisti Bagaudi nell'Armorica.[4]

Nel frattempo la nuova coalizione vandalo-alana tentò di espandersi in Galizia a danni degli Svevi (419), costringendo i Romani a intervenire nel 420: l'attacco romano, condotto dal conte Asterio, non portò però all'annientamento dei Vandali, ma li spinse piuttosto in Betica.[5] Lungi dall'essere vittoriosa, fu quindi disastrosa in quanto spinse involontariamente i Vandali ad invadere la Betica mettendo a forte repentaglio i risultati positivi delle campagne di riconquista di Wallia: a differenza della periferica e poco importante provincia della Galizia, infatti, la Betica si trovava nel cuore della diocesi di Spagna e la sua perdita avrebbe costituito un forte danno per lo stato romano.[6] In compenso Asterio riuscì a catturare l'usurpatore Massimo, che aveva per la seconda volta tentato di usurpare il trono, ricevendo come premio il titolo di patrizio (421/422).[7] I massimi vertici dell'Impero, comunque, si resero conto della necessità di annientare i Vandali nella Betica e nel 422 fu organizzata una nuova spedizione sotto il comando del generale Castino per annientarli definitivamente: a questa spedizione avrebbe dovuto prendere parte anche il comes Africae Bonifacio, con le sue truppe africane, ma i due litigarono e di conseguenza Bonifacio rifiutò di partecipare alla spedizione; il generale Castino si scontrò in battaglia contro di essi con un esercito rinforzato da foederati visigoti, ma, forse grazie a un presunto tradimento dei Visigoti, fu da essi sconfitto:[8]

« Il generale Castino, con numerose truppe e i suoi alleati Goti, porta la guerra in Betica ai Vandali che assedia e affama; ma, proprio nel momento in cui si stavano per arrendere, si scontra precipitosamente con loro in battaglia, e tradito dai suoi alleati, è vinto e costretto al ritiro a Tarragona. »
(Idazio, Cronaca, anno 422.)

Nel 425 i Vandali costruirono una flotta e invasero le Baleari e nel 428 conquistarono i porti di Siviglia e di Cartagena.[9] Nel 429 i Vandali e gli Alani, condotti dal re Genserico, invasero l'Africa settentrionale.

Sembra che in seguito all'invasione vandalica dell'Africa, Ezio ristabilì il controllo romano in tutta la Spagna tranne in Galizia, ma con l'ascesa di re Rechila gli Svevi stanziati in Galizia, approfittando delle scarse truppe romane in Spagna, conquistarono tra il 439 e il 441 la Betica, la Lusitania e la Cartaginense:

« [Anno 439] Rechila, re degli Svevi, entra a Merida.

[Anno 440]... Il conte Censorio, inviato in ambasceria presso gli Svevi, è assediato da Rechila dentro Myrtilis, dove si trovava; e si giunse a una pace.
[Anno 441]... Il re Rechila, dopo essersi impadronito di Siviglia, ridusse in suo potere la Betica e la provincia Cartaginense. »

(Idazio, Cronaca, anni 439-441.)

Nel 446, però, Ezio, nel tentativo di recuperare la Betica e la Cartaginense, inviò un esercito in Hispania sotto il comando del generale Vito, ma questi fu sconfitto da Rechila, che riuscì in questo modo a mantenere il possesso di gran parte della Spagna.[10]

Secondo Kulikowsky, tuttavia, non sembra che il controllo svevo su Betica e Cartaginense fosse molto saldo: gli Svevi erano troppo pochi per controllare saldamente quelle due province, e sembra che Rechila fosse riuscito a controllarle eliminando i funzionari provinciali da esse tramite le sue campagne di conquista, in modo "da eliminare fonti alternative di potere locale e competitori diretti per le ricchezze e per il gettito delle regioni"; in altre parole, secondo Kulikowsky, "le conquiste di Rechila furono puramente nominali e consistevano più nell'abilità di raccogliere tributi senza l'opposizione di autorità imperiali che in un'occupazione fisica di territori".[11] Secondo Kulikowsky, la conquista sveva di Cartaginense e Betica fu ottenuta anche grazie all'appoggio fornito agli svevi da alcuni elementi locali, e ciò spiegherebbe perché l'esercito romano di Vito rinforzato da foederati Visigoti spogliò i provinciali delle due province durante il tentativo di riconquista del 446: per punirli per aver tradito lo stato romano appoggiando la presa di potere degli Svevi.[12] Se Idazio afferma esplicitamente che tra il 446 e il 455 gli Svevi avevano restituito la Cartaginense ai Romani, un altro passo di Idazio, secondo l'interpretazione di Kulikowsky, potrebbe indicare un precario ritorno in mano romana della Betica: infatti nel 449 il conte Censorio, funzionario romano, è attestato in Betica, dove venne assassinato, e ciò potrebbe indicare che dopo la campagna di Vito una qualche forma di controllo romano nella Betica fu ristabilito.[13]

Nel 455 i Visigoti, combattendo a nome di Roma, attaccarono gli Svevi e conquistarono la Betica, che rifiutarono però di restituire ai Romani perché l'Imperatore Avito, che essi avevano appoggiato nella sua ascesa al trono, era stato detronizzato dai generali Ricimero e Maggioriano, e quest'ultimo era stato eletto Imperatore. Maggioriano sconfisse i Visigoti in Gallia, costringendoli a restituire all'Impero la diocesi di Spagna, e poi attraversò i Pirenei entrando in Spagna usandola come base d'appoggio per invadere l'Africa per riconquistarla ai Vandali: mentre Nepoziano e Sunierico sconfiggevano i Suebi a Lucus Augusti e conquistavano Scallabis in Lusitania, l'imperatore passò da Caesaraugusta (Saragozza), dove fece un adventus imperiale formale,[14] e aveva raggiunto la Cartaginense, quando la sua flotta, attraccata a Portus Illicitanus (vicino Elche), fu distrutta per mano di traditori al soldo dei Vandali.[15] Maggioriano, privato di quella flotta che gli era necessaria per l'invasione, annullò l'attacco ai Vandali e si mise sulla via del ritorno: quando ricevette gli ambasciatori di Genserico, accettò di stipulare la pace, che probabilmente prevedeva il riconoscimento romano dell'occupazione de facto della Mauretania da parte vandala. Al suo ritorno in Italia, venne assassinato per ordine di Ricimero nell'agosto 461. La morte di Maggioriano significò la definitiva perdita della Spagna a favore dei Visigoti: infatti, dopo il ritiro dalla Spagna di Maggioriano, nessun altro ufficiale romano è attestato nelle fonti nella penisola iberica, rendendo evidente che dopo il 460 la Spagna non faceva più - di fatto - parte dell'Impero.[16] I Visigoti fondarono così un regno stabile che faticò però ad assumere il pieno controllo della regione nei confronti delle élite romane locali. Questo controllo si poté dire assicurato solo molti anni dopo la fine dell'Impero romano d'Occidente.

Occupazione bizantina (metà VI secolo)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Spagna bizantina.

Nel 554, il sostegno bizantino dato al re visigoto Atanagildo, in lotta per la successione del trono, permise all'imperatore Giustiniano I di rioccupare per un breve periodo la parte meridionale della penisola; i successori di Giustiniano, però, non furono in grado di mantenere il controllo della regione che intorno al 620-630 era di nuovo sotto la completa sovranità visigota e tale restò fino all'invasione musulmana.

Geografia politica ed economica[modifica | modifica sorgente]

La provincia prosperava grazie alla sua agricoltura, alla buona navigabilità sul fiume Baetis (Guadalquivir) e alle sue miniere di piombo e argento della Sierra Morena e del Rio Tinto. Esportava grano, vino, salamoie, garum e un olio l'oliva molto apprezzato, trasportato nelle famose anfore spagnole.

Maggiori centri provinciali[modifica | modifica sorgente]

L'antica presenza romana e la profonda romanizzazione si manifesta nelle sue numerose città (175 di cui nove erano colonie romane, al tempo di Gaio Plinio Secondo) di cui una buona parte sono tuttora esistenti. Le quattro sedi giurisdizionali erano:

Vi si aggiungono ancora i centri di Astigi (Écija), Bilbilis, patria di Marziale e le colonie di Urso e Tucci.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Idazio, anni 417-418: «Wallia, re dei Goti, agendo a nome dell'impero romano, fece grandi massacri dei barbari in Spagna. Gli Alani, che dominavano i Vandali e gli Svevi, furono quasi completamente sterminati dai Goti. I rimanenti, deceduto il loro re Atax, scordarono persino il nome del loro regno, e si misero sotto la protezione di Gunderico, re dei Vandali, che si era stabilito in Galizia.»
  2. ^ Heather 2005, p. 324.
  3. ^ Kulikowsky, p. 171.
  4. ^ Heather 2005, pp. 298-299.
  5. ^ Idazio, anno 420: «Asterio, conte di Spagna, interviene costringendo i Vandali a levare il loro assedio agli Svevi. Il vicario Maurocello ne uccise un gran numero a Braga durante la loro ritirata. Abbandonando la Galizia, passarono in Betica.»
  6. ^ Kulikowsky, p. 173.
  7. ^ Kulikowsky, pp. 173-174.
  8. ^ Secondo Idazio, la sconfitta fu dovuta a un presunto tradimento dei Visigoti, ma bisogna ricordare che Idazio odiava profondamente i Visigoti, cosicché la sua testimonianza è ritenuta poco attendibile da Heather, che attribuisce le cause della sconfitta al valore della coalizione vandalo-alana. V. Heather 2005, p. 326.
  9. ^ Idazio, anno 425: «I Vandali saccheggiano le isole Baleari, distruggono Cartagena e Siviglia, devastano la Spagna e invadono la Mauritania.»
  10. ^ Idazio, anno 446.
  11. ^ Kulikowsky, p. 181.
  12. ^ Kulikowsky, pp. 183-184.
  13. ^ Kulikowsky, p. 184.
  14. ^ Roger Collins, Visigothic Spain, 409-711, Blackwell Publishing, 2004, ISBN 0-631-18185-7, p. 32.
  15. ^ Chronica gallica anno 511, 634; Mario di Avenches, s.a. 460; Idazio, Cronaca, 200, s.a. 460.
  16. ^ Kulikowsky, p. 192.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie

  • Idazio, Cronaca.
  • Prospero, Cronaca.

Fonti secondarie

  • Peter Heather, La caduta dell'Impero romano: una nuova storia, 2005.
  • Kulikowsky, Late Roman Spain and its cities, Cambridge Press, 2004.
  • El Housin Helal Ouriachen, 2009, La ciudad bética durante la Antigüedad Tardía. Persistencias y mutaciones locales en relación con la realidad urbana del Mediterraneo y del Atlántico, Tesis doctoral, Universidad de Granada, Granada.

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