Nepoziano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati del termine, vedi Nepoziano (disambigua).
Nepoziano
Nepoziano
Nepoziano raffigurato su una moneta riportante il titolo di augusto
Aspirante imperatore romano
In carica 3 giugno – 30 giugno 350
Nome completo Giulio Nepoziano
Morte Roma, 30 giugno 350
Dinastia costantiniana
Padre Virio Nepoziano
Madre Eutropia

Giulio Nepoziano (latino: Iulius Nepotianus; ... – Roma, 30 giugno 350) era membro della dinastia costantiniana e fu, per un breve periodo, un usurpatore dell'impero romano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nepoziano era figlio di Eutropia, sorellastra dell'imperatore romano Costantino I, e di Virio Nepoziano, probabilmente morto nel 337 in occasione delle purghe della famiglia imperiale. Da parte di madre Nepoziano era nipote dell'imperatore Costanzo Cloro e di Flavia Massimiana Teodora. Fu probabilmente console nel 336.

Dopo la rivolta di Magnenzio, Nepoziano decise di prendere il potere, conquistando Roma: una volta morto Costante I, ucciso da Magnenzio, si era trovato ad essere l'unico rappresentante della dinastia costantiniana in occidente, e contava su questo fatto per riscuotere la lealtà dei sudditi nel suo conflitto con l'usurpatore. Raccolse un certo numero di gladiatori, predoni e altri personaggi abituati al crimine, e il 3 giugno 350 si diresse su Roma, presentandosi con le vesti imperiali. Il praefectus urbi Tiziano, alleato di Magnenzio, armò alcuni civili e li condusse fuori dalla città per attaccare Nepoziano. Le milizie di Tiziano erano indisciplinate, e a causa della loro disorganizzazione vennero messe in fuga nello scontro contro le truppe di Nepoziano. Il prefetto, vedendole fuggire verso la città, diede ordine di chiudere le porte, per paura che gli uomini di Nepoziano entrassero con loro: senza un luogo dove fuggire, furono facile preda delle truppe del costantinide, che li massacrarono tutti.[1]

Magnenzio mandò rapidamente a Roma il suo fidato magister officiorum Marcellino. Nepoziano fu ucciso nella conseguente battaglia il 30 giugno e la sua testa fu posta in cima ad una lancia e portata lungo le vie della città. Nei giorni seguenti vi fu gran massacro della nobiltà,[2] per lo più senatori: anche la madre Eutropia venne probabilmente uccisa.

La ribellione di Nepoziano e l'uccisione di esponenti della nobiltà della città di Roma sta a significare che l'usurpazione di Magnenzio, nata per rispondere allo scontento cresciuto nella corte imperiale e nei circoli militari della Gallia contro Costante, non ebbe però il sostegno della popolazione dell'Urbe: la casata di Costantino riscuoteva ancora la lealtà ottenuta dal suo fondatore, e Magnenzio ne aveva una ulteriore prova con la sollevazione di Vetranione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aurelio Vittore.
  2. ^ Eutropio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore
Flavio Giulio Costanzo,
Ceionio Rufio Albino
Console dell'Impero romano
336
con Tettio Facundo
Successore
Flavio Feliciano,
Fabio Tiziano