Conquista romana della Spagna

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Conquista romana della Spagna
Le popolazioni della penisola iberica
Le popolazioni della penisola iberica
Data 218 - 19 a.C.
Luogo Penisola iberica
Esito Vittoria romana
Schieramenti
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La conquista romana della Spagna iniziò nel 218 a.C. e terminò con la conquista romana dell'intera penisola iberica, chiamata Hispania dai Romani, ad opera di Cesare Ottaviano Augusto nel 17 a.C.

Molto prima della prima guerra punica, tra l'VIII e il VII secolo a.C. i Fenici (e successivamente i cartaginesi) erano già apparsi nella parte meridionale della Penisola iberica, così come a est e a sud dell'Ebro. I loro numerosi avamposti commerciali lungo le coste fornivano uno sbocco per il commercio mediterraneo di minerali e altre risorse dell'Iberia preromana. Tuttavia tali insediamenti, seppur generalmente costituiti da poco più di un deposito e un molo, oltre a favorire le esportazioni, introdussero nella Penisola prodotti e manufatti provenienti dalle opposte sponde mediterranee, causando indirettamente il diffondersi nelle culture locali di caratteristiche tipicamente orientali. Durante il VII secolo a.C., i Greci avevano stabilito le loro prime colonie sulle rive mediterranee del nord della penisola. Muovendo da Massalia (Marsiglia), fondarono le città di Emporion (Ampurias) e Roses, ben che fossero all'epoca già largamente presenti in tutti i centri principali della regione costiera anche senza appoggiarsi a centri stanziali permanenti. Parte dei traffici greci era trasportato da vettori commerciali fenici, sia in entrata che in uscita dalla penisola. Per la sua natura di potenza commerciale del Mediterraneo occidentale, Cartagine era naturalmente interessata ad espandersi in direzione della Sicilia e della parte meridionale della penisola italica. Il crescere della sua influenza creò ben presto frizioni con Roma, e il confliggere degli opposti interessi commerciali sfociò nelle Guerre Puniche, delle quali la prima si concluse con un instabile armistizio e una situazione di sostanziale stallo. Il permanere di una reciproca ostilità condusse alla Seconda Guerra Punica, che dopo dodici anni di scontri si concluse con la definitiva conquista romana del sud e l'est della penisola iberica. Successivamente, la decisiva sconfitta di Zama avrebbe estromesso Cartagine dal proscenio della storia antica. Malgrado la sconfitta totale dei loro rivali mediterranei, i Romani avrebbero comunque impiegato altri due secoli a controllare l'intera Penisola, anche a causa di una aggressiva politica espansionistica, che procurò loro l'ostilità della quasi totalità delle tribù iberiche dell'interno. Gli abusi e le violenze commesse dalle armate romane sulle popolazioni crearono un forte sentimento antiromano, e solo dopo anni di sanguinose battaglie i popoli indigeni di Hispania vennero schiacciati dal potere militare e culturale latino, che li cancellò dalla storia del mondo.


Iberia cartaginese[modifica | modifica sorgente]

La Spagna prima della conquista cartaginese.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cartaginesi.

Dopo la Prima guerra punica, i Cartaginesi discendenti di Amilcare Barca iniziarono la sottomissione dell'Iberia, costruendo un dominio che si sarebbe esteso su gran parte del meridione e dell'occidente peninsulare. Questa sottomissione fu ottenuta con tributi, alleanze, matrimoni o, semplicemente, con la forza. La penisola avrebbe dovuto fornire a Cartagine un numero significativo di truppe — sia mercenarie che coscritte — che avrebbero fornito aiuto nel confronto con la Repubblica romana e nella riaffermazione del dominio sull'Africa settentrionale. I Romani consideravano questo un motivo sufficiente per invadere l'Hispania. Tra queste truppe, provenienti da numerose tribù della regione, si distinguevano in particolare gli Ilergeti (dalla Spagna nordorientale) e i leggendari frombolieri delle Baleari

La Questione di Sagunto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Sagunto.

La Seconda guerra punica tra Cartagine e Roma venne provocata dalla disputa tra le due potenze su chi dovesse controllare Sagunto, una città costiera ellenizzata e alleata dei Romani. Dopo una grande tensione nel governo cittadino culminante nell'assassinio dei sostenitori di Cartagine, Annibale cinse d'assedio la città di Sagunto nel 218 a.C. La città chiese aiuto ai Romani, ma i Romani non mossero un dito per aiutarli. In seguito a un prolungato assedio e una battaglia sanguinolenta in cui Annibale stesso venne ferito e l'esercito praticamente distrutto, i Cartaginesi si impossessarono della città. Molti dei Saguntiani scelsero di suicidarsi pur di evitare la sottomissione e la schiavitù che li attendeva nelle mani dei Cartaginesi.

La guerra continuò poi con la spedizione in Italia di Annibale.

L'invasione romana[modifica | modifica sorgente]

Roma inviò truppe sotto il comando di Gneo e Publio Cornelio Scipione. Gneo fu il primo a arrivare in Hispania mentre suo fratello Publio si dirigeva verso Massalia con l'obiettivo di ottenere aiuti e di fermare l'avanzata Cartaginese. Emporion, o Empúries, fu il luogo da dove Roma iniziò la sua conquista della penisola. La loro prima missione era quella di trovare alleati tra gli Iberici. Firmarono trattati di alleanza con capi tribù Iberici sulla costa ma probabilmente non ottennero aiuti dalla maggior parte delle tribù (tra cui la tribù dei Ilergeti, una delle tribù più importanti a nord dell'Ebro, che erano alleati con i Cartaginesi). Gneo Scipione sottomise queste tribù, con la diplomazia o con la forza. Tra le città conquistate vi era Tarragona, dove Gneo stabilì la sua residenza.

La guerra tra Cartagine e Roma[modifica | modifica sorgente]

L'inizio della conquista romana della nuova provincia di Hispania tra il 237 ed il 206 a.C..
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Cartagena.

La prima importante battaglia tra Cartaginesi e Romani ebbe luogo a Cissa nel 218 a.C., probabilmente presso Tarragona, sebbene alcuni abbiano tentato di identificarla con Guissona nella provincia odierna di Lleida. I Cartaginesi, comandati da Annone vennero sconfitti dalle truppe romane comandate da Gneo Cornelio Scipione Calvo. Il capo degli Ilergeti Indibile, che combatté insieme ai Cartaginesi, venne catturato. Ma quando la vittoria di Gneo sembrava certa, Asdrubale Barca arrivò con rinforzi e disperse i Romani senza tuttavia sconfiggerli. Le truppe cartaginesi ritornarono nella loro capitale di Cartagena (Carthago Nova) e i Romani nella loro base primaria a Tarragona (Tarraco).

Nel 217 a.C., la flotta di Gneo sconfisse quella di Asdrubale Barca nella bocca dell'Ebro. Poco dopo, arrivarono rinforzi dall'Italia sotto il comando di Publio Scipione e i Romani riuscirono ad avanzare fino a Sagunto e ad occuparla, grazie all'aiuto del nobile Abelox.

A Gneo e a Publio Scipione è stata attribuita la fortificazione di Tarraco e la costruzione di un porto militare. Le mura della città vennero probabilmente costruite sui resti di un'antica muraglia; i segni dei manovali iberici sono ancora visibili, dato che vennero costruite a mano. Nel 216 a.C. Gneo e Publio Scipione combatterono gli Iberici, probabilmente contro tribù a sud dell'Ebro. Gli attacchi Iberici vennero respinti.

Nel 215 a.C. i Cartaginesi ricevettero rinforzi sotto il comando di Imilco e combatterono ancora alla bocca dell'Ebro, apparentemente presso Amposta o Sant Carles de la Ràpita nella cosiddetta Battaglia del fiume Ebro. La flotta Romana fu vittoriosa.

La ribellione di Siface in Numidia costrinse Asdrubale a ritornare in Africa con le sue truppe migliori (214 a.C.), lasciando il suo accampamento in Hispania ai Romani. In Africa, Asdrubale ottenne aiuti da un altro re Numide, Gala, signore della regione di Costantina. Grazie all'aiuto di Gala e di suo figlio Massinissa, Asdrubale sconfisse Siface.

Nel 211 a.C., Asdrubale Barca ritornò in Iberia accompagnato da Massinissa e dei suoi guerrieri Numidi.

Il Vallo romano di Ampurias

Probabilmente tra il 214 a.C. e il 211 a.C., Gneo e suo fratello Publio Cornelio Scipione oltrepassarono l'Ebro. Sappiamo per certo che nel 211 a.C. i fratelli Scipione contavano nel loro esercito un forte contingente di mercenari Celtiberi, composti da alcune migliaia di combattenti. I Celtiberi sono frequentemente rappresentati come soldati di ventura.

Le truppe Cartaginesi erano strutturate in tre eserciti, comandati rispettivamente da Asdrubale Barca, Magone Barca, e Asdrubale Giscone, quest'ultimo figlio del comandante cartaginese Annibale Giscone, ucciso nella Prima guerra punica. Dall'altra parte, i Romani si organizzarono in altri tre eserciti, comandati da Gneo e Publio Scipione, e da Tito Fonteio.

Asdrubale Giscone e Magone Barca, supportati dal numide Massinissa, sconfissero Publio Scipione e lo uccisero. Gneo Scipione dovette ritirarsi nel deserto con i suoi mercenari Celtiberi a cui Asdrubale offrì una somma più grande di quella pagata da Roma. Gneo morì durante la ritirata e i Cartaginesi erano sul punto di attraversare il fiume Ebro quando un ufficiale chiamato Gaio Marcio Settimo, eletto generale dalle truppe, li respinse. Le circostanze di questa battaglie sono incerte ma sappiamo che Indibile combatté di nuovo contro i Cartaginesi. La battaglia ebbe luogo nel 211 a.C.

Nel 210 a.C. una spedizione sotto il comando di Gaio Claudio Nerone riuscì a catturare temporaneamente Asdrubale Barca ma si ritirò disonorevolmente.

Il Senato romano decise di inviare un nuovo esercito sull'Ebro per impedire ai Cartaginesi di giungere in Italia. Il comando di questo esercito venne affidato a Publio Scipione, il figlio del generale omonimo morto in combattimento nel 211 a.C.

Publio Scipione (il giovane) arrivò in Hispania accompagnato da Marco Silano (che sarebbe succeduto a Claudio Nerone) e dal suo consigliere Gaio Lelio, capo del gruppo.

Subito dopo il suo arrivo i tre eserciti Cartaginesi si trovavano in questa situazione: l'esercito di Asdrubale Barca si trovava nella zona si trovava presso le sorgenti del fiume Tago; l'esercito di Asdrubale, figlio di Giscone, si trovava in Lusitania presso l'odierna Lisbona; e l'esercito di Magone si trovava nella zona presso lo Stretto di Gibilterra.

Publio Scipione con una mossa audace, lasciò l'accampamento sull'Ebro, e attaccò per terra e per mare Cartagena. La capitale peninsulare punica era difesa da poche truppe comandate da un nuovo leader che si chiamava Magone, che dovette arrendersi al superiore esercito romano, consegnando dunque la città ai Romani. Publio Scipione ritornò a Tarraco prima che Asdrubale potesse abbandonare il suo accampamento sull'Ebro.

Dopo questa operazione audace, una grande parte dell'Hispania Ulterior venne conquistata da Roma. Publio Scipione si fece amici vari capi tribù Iberici fino ad allora alleati con i Cartaginesi, come Edeco (nemico di Cartagine fin da quando sua moglie e i suoi figli gli vennero portati via e resi schiavi dai cartaginesi), Indibile (che odiava i Cartaginesi per lo stesso motivo), e Mandonio (che era stato attaccato da Asdrubale Barca).

Nell'inverno del 209 a.C. e 208 a.C. Publio Scipione avanzò verso sud e si scontrò con l'esercito di Asdrubale Barca (che in quel momento stava avanzando verso nord) presso Santo Tomé nel villaggio di Baecula dove ebbe luogo la Battaglia di Baecula. Forse Publio Scipione vinse (ma non è certo), comunque nel caso avesse vinto, non poté impedire a Asdrubale Barca di avanzare a nord con la maggior parte delle sue truppe. Nella sua avanzata verso nord, Asdrubale arrivò nei passi dei Pirenei Occidentali.

Non si sa se Asdrubale attraversò i Pirenei attraversando la nazione dei Baschi. Probabilmente tentò di stringere un'alleanza con essi, e in questo caso, ai Baschi mancavano i mezzi per opporsi alla avanzata Cartaginese. Asdrubale si accampò nel sud della Gallia e in seguito arrivò in Italia (209 a.C.).

Nel 208 a.C. Magone Barca si ritirò con le sue truppe nelle Isole Baleari e Asdrubale Giscone lo supportava in Lusitania.

Nel 207 a.C. i riorganizzati Cartaginesi e i loro rinforzi lasciarono l'Africa sotto la guida di Annone riuscendo a riconquistare gran parte del sud della penisola. Dopo che Annone sottomise questa regione, Magone ritornò con il suo esercito e si incontrò con Asdrubale Giscone. Ma poco dopo Annone e Magone vennero sconfitti dai Romani condotti da Marco Silano. Annone fu fatto prigioniero, e Asdrubale Giscone e Magone dovettero rafforzare i loro eserciti nei luoghi più importanti.

Asdrubale Giscone e Magone Barca ricevettero nuovi rinforzi dall'Africa nel (206 a.C.), e formarono un esercito di nativi. Combatterono i Romani a Ilipa (moderna Alcalá del Río nella provincia di Siviglia), ma in quest'occasione furono i Romani di Publio Scipione l'Africano a prevalere. Magone e Asdrubale Giscone si rifugiarono a Gades, e Publio Scipione ottenne il controllo di tutto il sud della penisola. Poteva giungere in Africa e incontrare il re numide Siface che gli aveva fatto visita in Hispania.

Publio Scipione si ammalò, e l'esercito approfittò di ciò per chiedere paghe più alte. Di ciò ne approfittarono a loro volta gli Ilergeti e altre tribù iberiche che si ribellarono sotto il comando dei capi tribù Indibile e Mandonio (degli Ausetani). Questa ribellione era essenzialmente contro i proconsoli Lucio Lentulo e Lucio Manlio. Publio Scipione placò gli ammutinati e represse con la forza la rivolta iberica. Mandonio venne catturato e giustiziato (205 a.C.); Indibile riuscì a fuggire.

Magone e Asdrubale Giscone abbandonarono Gades con tutte le loro navi e le loro truppe per accorere in aiuto di Annibale in Italia, e in seguito alla partenza di queste truppe, Roma conquistò l'intero sud dell'Hispania e la costa dai Pirenei fino all'Algarve. Il suo potere raggiungeva Huesca essendo limitato dall'Ebro a sud e dal mare ad est.

Le guerre di conquista[modifica | modifica sorgente]

La penisola iberica nel 196 a.C..

Dal 197 a.C. in poi, la parte romana della penisola Iberica venne divisa in due province: Hispania Citerior a nord (la futura Hispania Tarraconensis con capitale Tarraco) e Hispania Ulterior a sud con capitale Corduba. Le due province erano governate da due biannuali proconsoli.

Sempre nel 197 a.C., nella provincia Citerior vi fu una ribellione da parte delle comunità iberiche e ilergete. Il proconsole Quinto Minucio ebbe grosse difficoltà a controllare queste ribellioni. La provincia Ulterior si liberò dal giogo romano quando il suo governatore morì durante una ribellione della popolazione locale turdetana. Nel 195 a.C., Roma venne costretta a inviare in Spagna il console Marco Catone. Arrivò in Spagna trovando la provincia Citerior quasi completamente occupata dai ribelli con le truppe romane che controllavano ancora solo alcune città fortificate. Catone sedò la rivolta nell'estate dello stesso anno e ristabilì il controllo romano sulla provincia, ma fallì nel conquistarsi le simpatie dei nativi o dei Celtiberi, che erano mercenari pagati dai turdetani. Dopo aver dato una prova di forza facendo attraversare alle legioni romane il territorio celtiberico, Catone li convinse a ritornare nelle loro case.

Tuttavia, la sottomissione dei nativi si provò superficiale perché quando si diffuse la voce che presto Catone sarebbe tornato in Italia, scoppiò un'altra rivolta. Catone ancora una volta riuscì a sedare la rivolta, vendendo gli istigatori della rivolta come schiavi. La popolazione nativa venne totalmente disarmata. Catone ritornò a Roma venendo festeggiato dal Senato Romano con una fanfara. Portò con sé un enorme bottino di guerra di oltre 11.000 chili di argento, 600 kg di oro, 123.000 denarii, e 540.000 monete d'argento, tutte sottratte alle popolazioni Hispaniche nel corso dei combattimenti. In tal modo, mantenne la sua promessa a Roma prima dell'inizio delle ostilità: "la guerra si pagherà da sola".

Un successivo proconsole d'Hispania, Marco Fulvio Nobiliore, sedò altre ribellioni.

Il successivo passo da compiere dei Romani era la conquista della Lusitania che alla fine avvenne grazie a due decisive vittorie: una nel 189 a.C. ottenuta dal proconsole Lucio Emilio Paolo, e un'altra ottenuta dal pretore o proconsole Gaio Calpurnio nel 185 a.C.

La regione centrale della penisola, la Celtiberia, venne ufficialmente conquistata nel 181 a.C. da Quinto Fulvio Flacco. Vinse i locali Celtiberi e rivendicò il controllo di alcuni territori. Ma gran parte del merito della conquista andò a Tiberio Sempronio Gracco che dal 179 al 178 a.C. conquistò trenta città e villaggi. Ne conquistò alcune con la forza e altre sfruttando le rivalità tra i Celtiberi e i Vasconi a nord. Le sue alleanze con i Vasconi avrebbero facilitato la conquista romana della Celtiberia. A quel tempo, alcuni villaggi e città basche potevano già essere state assoggettate a Roma, ma in ogni caso un numero significativo di insediamenti indigeni entrò a far parrte dell'Impero volontariamente.

Tiberio Sempronio Gracco fondò una nuova città, Gracurris, sulle fondamenta della preesistente città di Ilurcís (probabilmente l'odierna Alfaro in La Rioja o Corella in Navarra). I suoi edifici erano tipicamente romani e sembra aver ospitato gruppi disorganizzati di Celtiberi. La città sarebbe stata fondata nel 179 a.C. circa secondo scritti posteriori. La fondazione di questa città segnò la fine della civiltà Celtibera e il consolidamento dell'influenza Romana nella zona.

Graccuris dovrebbe essere situata nel bel mezzo di una regione che era accesamente contesa tra i Celtiberi e i Vasconi. L'area corrisponde più o meno all'odierna valle del fiume Ebro. Tiberio Sempronio Gracco era probabilmente responsabile della maggioranza dei trattati firmati con i due popoli. I trattati generalmente stabilivano che le città vinte dovevano pagare un tributo in argento o in altri prodotti della terra. Ogni città doveva fornire un predeterminato numero di uomini all'esercito, e solo poche tra esse ebbero il diritto di battere moneta.

Gli abitanti delle città sottomesse con la forza non furono quasi mai costretti a pagare tributi: quando opponevano resistenza ai Romani e venivano sconfitti, essi venivano venduti come schiavi. Quelli che si arrendevano prima della sconfitta venivano riconosciuti come cittadini delle loro rispettive città ma venne negata loro la cittadinanza romana.

Quando le città si sottomettevano a Roma volontariamente, i loro abitanti diventavano cittadini, e le città mantennero la loro autonomia municipiale e a volte, erano esenti dal pagare tasse.

I proconsoli, ovvero i governatori provinciali, adottarono il costume di arricchirsi a spesa dei loro sudditi. I doni forzati e gli abusi erano la norma. Nei loro viaggi, il proconsole e i suoi funzionari dovevano essere ospitati gratuitamente; occasionalmente, potevano anche confiscare la casa. Il proconsole poteva anche imporre prezzi bassi per la fornitura di grano per sé, per i suoi funzionari e le loro famiglie e talvolta per i suoi soldati. Il malcontento risultante fu talmente forte che il senato romano, dopo aver ascoltato un'ambasciata di ispanici provinciali, promulgò nel 171 a.C. alcune leggi di controllo: ad esempio, i tributi non poterono più essere riscossi da militari; i pagamenti in natura (cereali) rimasero consentiti, ma il proconsole non poté esigere più di un quinto del raccolto, né poté più fissare il prezzo del grano arbitrariamente; infine, le contribuzioni a sostegno di feste popolari a Roma dovettero essere limitate, e i contingenti forniti all'armata imperiale dovettero essere approvvigionati da Roma. Comunque, dal momento che il giudizio sui proconsoli che avessero commesso abusi era amministrato dal Senato attraverso gli stessi proconsoli, i processi furono assai rari.

Viriato e la ribellione lusitana[modifica | modifica sorgente]

La penisola iberica nel 156 a.C..
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra lusitana.

Lusitania era probabilmente la regione della penisola che resistette più a lungo all'invasione romana. Fino all'anno 155 a.C., il sovrano dei Lusitani Punico effettò incursioni nella parte della Lusitania controllata da Roma, che terminarono con la pace ventennale fatta dall'ex pretore Sempronio Gracco. Punico ottenne un importante vittoria contro i pretori Manilio e Calpurnio, infliggendo loro 6.000 perdite.

Dopo la morte di Punico, il suo successore Caisaros continuò la guerra contro Roma, sconfiggendo di nuovo le truppe Romane nel 153 a.C., sottraendo loro nel corso della battaglia le insegne, che trionfalmente mostrò al resto delle popolazioni iberiche per mostrare loro la vulnerabilità di Roma. All'epoca, i Vetoni e i Celtiberi si erano uniti nella resistenza, rendendo per Roma la situazione precaria in quella regione del Hispania. I Lusitani, Vetoni e Celtiberi effettuarono incursioni sulle coste del Mediterraneo partendo da basi del Nordafrica, dove s'erano acquartierati. Fu in quell'anno che due nuovi consoli arrivarono in Hispania, Quinto Fulvio Nobiliore e Lucio Mummio. L'urgenza di restaurare la dominazione romana sulla Spagna fece su che i due consoli entrarono in battaglia dopo solo due mesi e mezzo. I Lusitani inviati in Africa vennero sconfitti a Okile (moderna Arcila in Marocco) da Mummio, che li costrinse ad accettare un trattato di pace. Nel frattempo, Servio Sulpicio Galba fece un trattato di pace con tre tribù lusitane, e in seguito, fingendo di essergli amico, uccise il giovane e vendette il resto della popolazione in Gallia.

Nobiliore venne sostituito l'anno successivo (152 a.C.) da Marco Claudio Marcello che era già stato proconsole nel 168 a.C. Egli venne a sua volta sostituito nel 150 a.C. da Lucio Lucullo che si distinse per la sua crudeltà e infamia.

Nel 147 a.C. un nuovo leader lusitano, Viriato, si ribellò contro Roma. Costui era sfuggito a Servius Sulpicius Galba tre anni prima, e, essendo riuscito nuovamente ad unificare le tribù lusitane, iniziò una feroce guerriglia che colpì duramente il nemico senza tuttavia mai sfociare in battaglie campali. Diresse numerose campagne, giungendo con le sue truppe fino alle coste di Murcia Le sue numerose vittorie e l'umiliazione che inflisse ai Romani lo resero celebre e passò alla storia spagnola e portoghese come un eroe che combatté senza respiro per la libertà della sua gente. Viriato venne assassinato nel 139 a.C. da Audace, Ditalco e Minuro, probabilmente pagati dal generale romano Marco Popillio Lena. Con la sua morte, l'organizzata resistenza lusitana non scomparve, ma Roma continuò a espandersi nella regione.

Guerra contro i Celtiberi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre celtibere.

Tra il 135 a.C. e il 132 a.C., il console Decimo Giunio Bruto Callaico condusse una spedizione in Galizia (nord del Portogallo e Galizia). Quasi simultaneamente (133 a.C.) la città celtibera Numanzia, l'ultimo bastione dei Celtiberi, venne distrutta. Questo fu il punto culminante della guerra tra i Celtiberi e i Romani tra il 143 a.C. e il 133 a.C.; la città Celtibera venne conquistata da Publio Cornelio Scipione Emiliano non appena se ne presentò l'occasione. I capi celtiberi si suicidarono insieme alle loro famiglie e il resto della popolazione venne ridotta in schiavitù. La città venne rasa al suolo.

Per più di un secolo i Vasconi e i Celtiberi avevano lottato per il possesso della ricca terra della valle del fiume Ebro. I Celtiberi di Calagurris, oggi Calahorra, sopportarono probabilmente il maggior peso nella lotta, appoggiati da tribù alleate; anche i Vasconi avevano un insediamento di una certa importanza sull'altra sponda dell'Ebro, oltre la Calahorra, sostenuto da altri Vasconi. I celtiberi sopportarono certamente il maggior peso del conflitto, distruggendo la città dei Vasconi ed espandendosi oltre l'Ebro. Ma i cosiddetti "Celtiberi" erano nemici di Roma, e i Baschi erano alleati di Roma (per motivi strategici). Quando Calagurris venne distrutta dai Romani venne ripopolata con Baschi. Fu così probabilmente la prima città basca sull'altra sponda del fiume, malgrado la precedenti distruzioni, prima da parte dei celtiberi, poi di altri vasconi.

Nel 123 a.C. i Romani occuparono le Isole Baleari, stabilendo lì un insediamento di 3000 ispanici di lingua latina. Il fatto che riuscissero a fare ciò dopo appena un secolo di dominazione dà un'impressione della profonda influenza culturale che Roma esercitava sulla Penisola.

Le guerre civili[modifica | modifica sorgente]

La penisola iberica nel 100 a.C..

La Spagna partecipò alle lotte politico-militari degli ultimi anni della Repubblica Romana, in particolare allo scontro tra Quintus Sertorius e gli aristocratici capeggiati da Sulla nell'83 a.C. Dopo la sconfitta in Italia, Quintus si rifugiò in Hispania, dove stabilì un autonomo governo ad Huesca, continuando a combattere contro la Repubblica. Alla fine, dopo diversi infruttuosi tentativi di assalto, sarà Pompeo a farla finta con Quintus Sertorius, ricorrendo ad intrighi politici più che per forza militare, Di conseguenza, sarà proprio il supporto della Penisola a Pompeo a causare una nuova guerra in Hispania, quando i suoi seguaci si scontreranno con quelli di Giulio Cesare. Tale guerra finirà nel 49 a.C., con la vittoria di quest'ultimo.

Giulio Cesare e la guerra contro Pompeo[modifica | modifica sorgente]

La penisola iberica nel 45 a.C. al tempo della guerra civile tra Cesare e Pompeo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile tra Cesare e Pompeo.

Giulio Cesare invase l'Hispania nel quadro della sua guerra contro Pompeo per il controllo di Roma. Pompeo era fuggito in Grecia e Cesare puntava ad eliminare le sue basi in occidente per isolarlo dal resto dell'Impero. Le sue forze si scontrarono con quelle degli alleati di Pompeo nella battaglia di Ilerda (Lerida) ottenendo una vittoria che consegnò loro i porti della Penisola. Alla fine, l'esercito di Pompeo venne sconfitto nella Battaglia di Munda nel 45 a.C. Un anno più tardi, Cesare veniva assassinato alle porte del Senato e il suo nipote Ottaviano, poi ribattezzato Augusto, venne nominato console dopo una breve guerra contro Marcantonio: da lì avrebbe cominciato la sua scalata verso quel potere che gli sarebbe servito a trasformare la traballante Repubblica nell'Impero Romano.

Guerre cantabriche[modifica | modifica sorgente]

La penisola iberica nel 29-19 a.C. al tempo delle guerre cantabriche.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre cantabriche .

Durante il regno di Cesare Augusto, Roma venne costretta ad un sanguinoso conflitto contro le tribù cantabriche, un popolo bellicoso che oppose una fiera resistenza alla dominazione romana. Lo stesso Imperatore giunse personalmente a Segisama, l'attuale Sasamon nella provincia di Burgos, per sovrintendere personalmente alla campagna. Roma adottò una feroce politica di sterminio che sfociò nella completa cancellazione di quella cultura. Con la fine di questa guerra ebbero termine anche i lunghi anni di guerre civili e di conquista nei territori della penisola iberica, che avrebbe da allora in poi conosciuto un lungo periodo di stabilità politica ed economica.


Cronologia[modifica | modifica sorgente]


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Amando Melón, Geografía histórica española, Editorial Volvntad, S.A., Tomo primero, Vol. I-Serie E, Madrid 1928
  • Antonio Gª y Bellido, España y los españoles hace dos mil años (según la Geografía de Estrabón), Colección Austral de Espasa Calpe S.A., Madrid 1945. ISBN 84-239-7203-8
  • José Camón Aznar, Las artes y los pueblos de la España primitiva, Editorial Espasa Calpe, S.A. Madrid, 1954
  • Antonio Brancati, Augusto e la guerra di Spagna, Urbino, Argalìa, 1963.
  • Ramón Pellón Olagorta, Diccionario de los Íberos, Espasa Calpe S.A. Madrid 2001. ISBN 84-239-2290-1

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