Gneo Cornelio Scipione Calvo

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Gneo Cornelio Scipione Calvo
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Cnaeus Cornelius Scipio Calvus
Morte 212 a.C.[1]/211 a.C.[2]
Hispania
Figli Publio Cornelio Scipione Nasica
Gens Cornelia
Padre Lucio Cornelio Scipione
Consolato 222 a.C.

Gneo Cornelio Scipione Calvo (in latino: Cnaeus Cornelius Scipio Calvus; ... – 212/211 a.C.) è stato un militare e statista romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini famigliari[modifica | modifica wikitesto]

Suo padre era Lucio Cornelio Scipione (Lucius Cornelius L.f. Scipio), figlio di Lucio Cornelio Scipione Barbato, censore nel 280 a.C., console nel 276 a.C. Suo fratello minore era Publio Cornelio Scipione, padre del più famoso Publio Cornelio Scipione Africano Maggiore.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cursus honorum.

Gneo Cornelio Scipione Calvo fu nominato console nel 222 a.C. insieme a Marco Claudio Marcello. Gneo Cornelio Scipione fu soprannominato Calvo per distinguerlo da suo zio, un altro Gneo Cornelio Scipione soprannominato Asina (o asino), che fu per due volte console durante la Prima guerra punica.

Gneo Cornelio Scipione Calvo combatté nella seconda guerra punica in Iberia (Spagna) dal 217[3] al 212/211 a.C., ottenendo numerosi successi contro le forze cartaginesi di Asdrubale Giscone,[4] ma alla fine venne ucciso nel corso delle battaglie del Baetis superiore[5] nel 212[1]/211 a.C.[2] poco dopo la morte di suo fratello minore.[6]

(LA)

« Cn. Scipionem alii in tumulo primo impetu hostium caesum tradunt, alii cum paucis in propinquam castris turrim perfugisse; hanc igni circumdatam, atque ita, exustis foribus quas nulla moliri potuerant vi captam, omnesque intus cum ipso imperatore occisos. Anno octavo postquam in Hispaniam venerat, Cn. Scipio undetricensimo die post fratris mortem est interfestus. »

(IT)

« Secondo alcuni, Gneo Scipione restò ucciso sull'altura al primo assalto, secondo altri riparò con pochi in una torre vicina all'accampamento; questa fu circondata con fuochi e così fu presa dopo che ne furono arse le porte contro le quali nessun assalto era valso. E tutti quelli che vi erano furono uccisi col comandante. Così nell'ottavo anno della sua permanenza in Spagna, ventinove giorni dopo il fratello, Gneo Scipione morì.[6] »

(Livio, XXV, 36.13-14.)

Gli ispanici provavano cordoglio e rimpianto per la perdita dei due generali, soprattutto per Gneo che più a lungo li aveva governati e che prima del fratello aveva guadagnato la loro fiducia, dando loro per primo la testimonianza della giustizia e della moderazione dei Romani.[7]

Singolare il parallelismo tra le vite dei due fratelli: entrambi erano comandanti capaci, entrambi furono eletti consoli e infine entrambi furono uccisi in Spagna dopo che i loro eserciti si erano separati.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Suo figlio fu Publio Cornelio Scipione Nasica, console nel 191 a.C., il primo Scipione Nasica (soprannominato Nasica per il suo prominente naso), che diede inizio al ramo nasica della famiglia degli Scipioni. Il figlio di Scipione Nasica, che a sua volta si chiamava Scipione Nasica (soprannominato Corculum), sposò la sua seconda cugina Cornelia Africana Maggiore, la figlia maggiore di Scipione Africano, e in questo modo riunì i due rami della famiglia. I loro discendenti in linea diretta perpetuarono il nome della famiglia fino al 46, quando Scipione Metello fu adottato dalla famiglia dei Cecili Metelli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Secondo Livio, XXV, 32-39 la battaglia avvenne nel corso del 212 a.C.; della stessa idea è lo storico moderno Martinez 1986, p. 8.
  2. ^ a b Secondo invece Gaetano De Sanctis (De Sanctis 1917, vol. III.2, L'età delle guerre puniche, p. 432, n.4) la battaglia venne combattuta nel 211 a.C.
  3. ^ Polibio, III, 49, 76, 95-97.
  4. ^ Periochae, 23.9 e 14.
  5. ^ Livio, XXV, 35-36.
  6. ^ a b Periochae, 25.12.
  7. ^ Livio, XXV, 36.16.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio, Bologna, Patron, 1997, ISBN 978-88-555-2419-3.
  • Giovanni Brizzi, Scipione e Annibale, la guerra per salvare Roma, Bari-Roma, Laterza, 2007, ISBN 978-88-420-8332-0.
  • Guido Clemente, La guerra annibalica in Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, XIV, Milano, Il Sole 24 ORE, 2008.
  • (EN) Rafael Treviño Martinez e Angus McBride (illustratore), Rome's Enemies (4): Spanish Armies, Osprey, 1986, ISBN 0-85045-701-7.
  • Theodor Mommsen, Storia di Roma antica, vol.II, Milano, Sansoni, 2001, ISBN 978-88-383-1882-5.
  • André Piganiol, Le conquiste dei romani, Milano, Il Saggiatore, 1989.
  • Howard H.Scullard, Storia del mondo romano. Dalla fondazione di Roma alla distruzione di Cartagine, vol.I, Milano, BUR, 1992, ISBN 88-17-11574-6.
Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Publio Furio Filo
e
Gaio Flaminio Nepote
(222 a.C.)
con Marco Claudio Marcello I
Publio Cornelio Scipione Asina
e
Marco Minucio Rufo