Battaglia del Ticino

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Battaglia del Ticino
Hannibal route of invasion-it.svg
Percorso di Annibale durante la Seconda guerra punica
Data 218 a.C.
Luogo fiume Ticino - Italia
Esito Vittoria dei cartaginesi
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
3.100 cavalieri (1.200 romani, 1.600 alleati e 300 Galli) e 7.200 veliti 6.000 cavalieri (4.000 pesanti e 2.000 leggeri)
Perdite
sconosciute sconosciute
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La battaglia del Ticino rappresentò, nella seconda guerra punica, il primo scontro diretto e la prima vittoria di Annibale contro Roma. In precedenza, dopo aver valicato le Alpi, il generale cartaginese aveva ripetutamente sconfitto i Taurini che, nemici dei Boi e degli Insubri - alleati dei Punici, rifiutavano di affiancare le forze cartaginesi.

La battaglia si svolse, in realtà, oltre il corso del fiume, presso il villaggio di Viginti Columnae, nei pressi dell'odierna Vigevano, nel tardo autunno (metà novembre) del 218 a.C. e si presentò come un breve scontro tra le avanguardie dell'esercito punico e dell'esercito romano, che complessivamente contava circa 32.000 fanti e 3.000 cavalieri.

In tale battaglia, Publio Cornelio Scipione (padre di Scipione l'Africano), in esplorazione con la cavalleria (composta quasi tutta di Galli, che al termine della battaglia disertarono in massa unendosi ad Annibale) e con la fanteria leggera, si scontrò con l'avanguardia dell'esercito di Annibale (20.000 fanti, 6.000 cavalieri): in sostanza, fu uno scontro tra le rispettive cavallerie, con Maarbale alla testa della cavalleria numidica e Scipione al comando della cavalleria Gallica. I Romani erano disposti con i fanti leggeri in prima linea e la cavalleria in seconda linea. La formazione romana risultava molto meno mobile di quella punica e questo problema fu la causa di questa e di tutte le successive sconfitte che i romani subirono ad opera dei cartaginesi, i quali disponevano, viceversa, di un importante numero di cavalieri.

I Romani furono sorpresi dall'improvvisa avanzata cartaginese. I Punici, sfruttando la superiorità numerica della cavalleria, avvolsero entrambi i fianchi dello schieramento romano, mentre, nel frattempo, la fanteria cartaginese, attaccando al centro, metteva in fuga la fanteria leggera romana che non risultava più protetta dalla cavalleria sui fianchi, e che veniva così a scompaginare i legionari che seguivano appresso. I Romani, con il console sconfitto e ferito, furono obbligati a ritirarsi a Piacenza. Scipione l'Africano, che era poco più che adolescente, riuscì a stento a salvare la vita al padre, gravemente ferito, ed apprese da questa battaglia persa dal padre tutta una serie di elementi che impiegò nelle battaglie future.

La sconfitta del Ticino fu il banco di prova su cui furono costruite le successive vittorie in Spagna, tra il 209 ed il 206 a.C. e le vittorie in Africa tra il 203 ed il 202 a.C. Tra le vittorie in Spagna, si annoverano quelle di Ilipa, di Oringis, di Baecula. Tra le vittorie africane, si ricordano quelle ai Campi Magni (le grandi pianure del fiume Bagradas) e quella decisiva di Naraggara - Zama.

La cavalleria numidica al comando di Maarbale, aveva messo in luce tutta la sua mobilità. Per tal motivo, a Zama, nel 202 a.C., nella battaglia che terminò la seconda guerra punica, Scipione l'Africano si dotò di un forte contingente di cavalleria numidica (i romani erano alleati coi numidi di re Massinissa), superiore per numero a quella in dotazione ad Annibale, che perse, così, l'elemento tattico delle sue passate vittorie.

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