Marco Livio Salinatore

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Marco Livio Salinatore
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Marcus Livius Salinator
Nascita 254 a.C.
Morte circa 204 a.C.
Figli Gaio Livio Salinatore
Gens Livia
Consolato 219 a.C.
207 a.C.

Marco Livio Salinatore (254 a.C.204 a.C.) è stato un politico romano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fu console nel 219 a.C. assieme a Lucio Emilio Paolo.

Entrambi i consoli furono inviati contro gli Illiri che si erano sollevati. I consoli conclusero rapidamente la guerra, sottomettendo le roccaforti e costringendo il capo della sollevazione, Demetrio, a rifugiarsi presso Filippo V di Macedonia. Polibio attribuisce questi risultati a Emilio Paolo, ma da altre fonti sappiamo che la guerra fu condotta da entrambi i consoli che infatti ebbero il trionfo assieme.

Subito dopo però i consoli subirono un processo perché accusati di aver diviso non correttamente il bottino di guerra. Paolo riuscì a sfuggire all'accusa anche se con difficoltà, mentre Livio fu condannato da tutte le tribù meno una. Sembra che la sentenza fosse ingiusta e Livio si ritirò nei suoi possedimenti in campagna dove rimase per alcuni anni senza partecipare alla vita politica. Dopo sette anni, nel 210 a.C., durante la seconda guerra punica Roma non poteva più di fare a meno di un qualsiasi cittadino nella guerra per la sopravvivenza e Livio Salinatore fu richiamato dai consoli e fu invitato a riprendere il suo posto in Senato, dove però non parlò per altri due anni finché non fu spinto a prendere parola per difendere, nel 208 a.C., un suo parente, M. Livio Macato, accusato anch'egli ingiustamente. L'anno successivo, il 207 a.C. fu eletto console per la seconda volta assieme a Gaio Claudio Nerone.

L'invasione dell'Italia settentrionale da parte di Asdrubale Barca aveva reso ancora più pressante la richiesta di generali esperti. La costituzione Romana imponeva che uno dei due consoli fosse plebeo e la morte di molti generali plebei aveva lasciato praticamente disponibile solo Livio. Quindi la repubblica cercò di affidare a lui la propria salvezza.

Dapprima Livio rifiutò con decisione la propria candidatura: "Se lo ritennero un uomo buono, perché lo condannarono così come un uomo cattivo e dannoso? Se lo giudicarono colpevole, perché dopo un precedente consolato giudicato male, gli affidano un altro? (si virum bonum ducerent, quid ita pro malo ac noxio damnassent? si noxium comperissent, quid ita male credito priore consulatu alterum crederent? Livio XVII, 34). I senatori (patres et M. Furium memorantes revocatum de exsilio patriam pulsam sede sua restituisse--ut parentium saevitiam, sic patriae patiendo ac ferendo leniendam esse) ricordarono come anche Furio Camillo ritornato dall'esilio, avesse salvato la patria. Alla fine si arrese agli appelli del Senato ed accettò l'elezione al consolato.

Salinatore procedette nella guerra con un forte risentimento nei confronti dei suoi compatrioti. Quando Fabio Massimo (il Temporeggiatore) lo invitò a non dare battaglia finché non fosse stato ben informato delle forze nemiche, Livio rispose, che avrebbe combattuto appena possibile, per poter guadagnare la gloria dalla vittoria oppure la soddisfazione di vedere la sconfitta dei suoi concittadini. Il suo comportamento, tuttavia, non fu impetuoso quanto le sue parole. L'estrazione a sorte decise che Livio si sarebbe dovuto opporre ad Asdrubale nel nord e che Nerone avrebbe dovuto combattere contro Annibale nel sud. Asdrubale voleva riunirsi con Annibale, ma alcuni cavalieri, inviati al fratello, per portare le indicazioni sui suoi movimenti e proporgli di riunirsi in Umbria, furono intercettati da Nerone.

Questi immediatamente rispose inviando subito 7 000 uomini e poi raggiunse Livio nel suo accampamento a Sena. I due consoli decisero di ingaggiare subito battaglia; ma Asdrubale, avendo saputo dell'arrivo dell'altro console, evitò il combattimento e si ritirò verso Ariminum. I Romani lo inseguirono e lo costrinsero alla battaglia sul Metauro. Nella battaglia l'esercito cartaginese fu completamente sconfitto e Asdrubale stesso cadde in combattimento.

I consoli celebrarono il trionfo alla fine dell'estate, Livio sul carro e Nerone che cavalcava al suo fianco. Livio ebbe il posto di maggior rilievo perché la battaglia si era svolta nel territorio assegnato a lui ed era stato lui a trarre gli auspici, anche se l'opinione pubblica riteneva che il merito della vittoria fosse da ascrivere a Nerone .

Nello stesso anno, il 207 a.C., Livio fu nominato dictator comitiorum habendorum causa (dittatore per radunare i comitia per le elezioni) e l'anno successivo come proconsole stette in Etruria con un esercito costituito da due legioni di volones ed il suo imperium (comando) fu prolungato per altri due anni.

Verso la fine del 205 a.C. Livio avanzò dall'Etruria nella Gallia Cisalpina, per sostenere il pretore Spurio Lucrezio, che doveva cercare di fermare Magone, che era sbarcato il Liguria. Riuscirono a arrestare Magone in Liguria Nel 204 a.C. Livio fu eletto censore assieme al suo vecchio avversario e ex-collega di consolato, Claudio Nerone.

I rancori a lungo soffocati di questi uomini fieri e altezzosi scoppiarono di nuovo durante la loro censura e provocarono non poco scandalo nello Stato.

Alla fine della censura, quando i censori dovevano rendere i consueti giuramenti e depositare le annotazioni del loro ufficio nell'aerarium, ciascuno lasciò il nome del suo collega fra gli aerarii e Livio, inoltre, lasciò come aerarii i cittadini di tutte le tribù, perché lo avevano condannato e dopo la sua condanna era stato comunque eletto al consolato ed alla censura. Salvò solo la tribù Maecia, che era stata l'unica a non condannarlo.

L'indignazione dei romani per il comportamento atti dei censori spinse Cn. Baebius, il tribuno della plebe, a portare un'accusa contro entrambi; ma il processo fu lasciato cadere per l'influenza del senato, che pensava fosse meglio sostenere il principio dell'irresponsabilità dei censori che infliggere loro la meritata punizione. Livio, nella sua censura, impose una tassa sul sale, di conseguenza ebbe il cognomen di Salinator, che divenne ereditario nella sua famiglia.[1]

Secondo la tradizione, Marco Livio Salinatore, o più probabilmente il figlio Gaio, fondò la città di Forlì, col nome di[Forum Livii, probabilmente nel 188 a.C.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, xxix. 37.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
  • Polibio III, 19
  • Livio XXII, 35; XXVII, 34; XXIX, 37
Fonti secondarie
Predecessore Console romano Successore LupaCapitolina.png
(suff.) Lucio Veturio Filone
e
(suff) Gaio Lutazio Catulo
(219 a.C.)
con Lucio Emilio Paolo
Publio Cornelio Scipione
e
Tiberio Sempronio Longo
I
Marco Claudio Marcello V
e
Tito Quinzio Crispino
(207 a.C.)
con Gaio Claudio Nerone
Quinto Cecilio Metello
e
Lucio Veturio Filone
II