Battaglia di Cissa

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Battaglia di Cissa
Le prime fasi della guerra in Spagna (218-217 a.C.)
Le prime fasi della guerra in Spagna (218-217 a.C.)
Data 218 a.C.
Luogo Cissa, odierna Spagna
Esito Vittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
20.000 fanti
2.200 cavalieri
10.000 fanti[1]
1.000 cavalieri
Perdite
Ignote
comunque lievi
6.000 uccisi
2.000 prigionieri
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La battaglia di Cissa fu la prima combattuta tra Romani e Cartaginesi sul suolo spagnolo. Fu combattuta nell'autunno del 218 a.C. vicino alla città di Cissa, poco a sud di Tarraco (nel territorio dei Cessetani) tra l'esercito romano di Gneo Cornelio Scipione Calvo e l'armata cartaginese, che Annibale aveva lasciato come presidio a nord del fiume Ebro.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda guerra romano-punica.
Cartaginesi

Annibale, prima di cominciare la marcia per l'Italia, distaccò dal suo esercito 10.000 fanti e 1.000 cavalieri e li assegnò ad Annone, ed insieme gli lasciò i bagagli di tutti coloro che partivano con lui. Ad Annone poi lasciò il comando di tutti i territori a sud del fiume Ebro e lo fece governatore dei Bargusi, con pieni poteri, poiché era di questo popolo che dubitava soprattutto, in quanto erano simpatizzanti dei Romani.[1]

Romani

A Publio Cornelio Scipione, padre dell'Africano, ed al fratello Gneo Cornelio Scipione era stata assegnata la Spagna[2] con due legioni e le forze degli alleati (pari a 22.000 fanti), 2.000 cavalieri e una sessantina di navi. Richiamato poco dopo Publio Scipione a causa dell'avanzata di Annibale verso l'Italia, solo Gneo poté proseguire il piano bellico.[3] Giunto in Spagna, Gneo aveva riconquistato Emporion, colonia greca di Massalia (Marsiglia), e si era diretto con i suoi 24.000 uomini verso l'Ebro. Egli trattò con grande benevolenza le popolazioni che lo accoglievano, prendendosi cura di loro. Dopo aver garantito la sicurezza delle popolazioni sottomesse, marchiò verso l'interno. Contemporaneamente era riuscito a raccogliere attorno a se un notevole contingente di forze alleate tra gli Iberi. Quelle città che non si sottomettevano, le prendeva con la forza.[4]

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Gneo Cornelio Scipione Calvo affrontò i Cartaginesi a Cissa in una battaglia campale e ne uscì vincitore, impossessandosi di una grande quantità di ricchezze, dal momento che in loro custodia erano stati lasciati tutti i bagagli delle truppe partite per l'Italia.[5] Rese quindi amiche ed alleate di Roma tutte le popolazioni che si trovavano a nord dell'Ebro e riuscì a prendere vivi il generale dei Cartaginesi, Annone, e quello degli Iberi, Indibile, che era il sovrano indiscusso di tutte le le regioni interne dell'Iberia.[6]

Conclusione[modifica | modifica sorgente]

Gneo riuscì a consolidare la sua posizione a nord del fiume Ebro, mentre Asdrubale arrivò troppo tardi per aiutare Annone, ma in ogni caso attraversò il fiume e con una forza di 8.000 fanti e 1.000 cavalieri riuscì a sorprendere i legionari romani e a distruggere 25 navi romane, riducendone il numero da 60 a sole 35. Quindi si ritirò, pronto a fortificare i suoi territori a sud dell'Ebro, e andando a svernare a Nova Carthago.[7] Gneo, raggiunta la flotta, dopo aver punito i responsabili della sconfitta subita contro Asdrubale, andò a svernare a Tarraco (Tarragona), dove distribuì ai soldati il bottino.[8]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Polibio, III, 35, 4-5.
  2. ^ EutropioBreviarium ab Urbe condita, III, 8.
  3. ^ Polibio, III, 49, 1-4.
  4. ^ Polibio, III, 76, 1-4.
  5. ^ Polibio, III, 76, 5.
  6. ^ Polibio, III, 76, 6-7.
  7. ^ Polibio, III, 76, 8-11.
  8. ^ Polibio, III, 76, 12-13.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne