Battaglia di Erdonia (210 a.C.)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Battaglia di Erdonia (210 a.C.)
Percorso di Annibale durante la Seconda guerra romano-punica
Percorso di Annibale durante la Seconda guerra romano-punica
Data 210 a.C.
Luogo Erdonia (attuale Ordona - Foggia)
Esito Vittoria dei cartaginesi
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Circa 25.000 uomini Circa 20.000 uomini
Perdite
Minime Circa 13.000 uomini
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La seconda battaglia di Erdonia ebbe luogo nel 210 a.C. durante la seconda guerra romano-punica.

Annibale, comandante dei Cartaginesi, che aveva invaso l'Italia otto anni prima, accerchiò e distrusse un esercito romano che stava combattendo contro i di lui alleati in Puglia. La pesante disfatta ebbe immediate ripercussioni sulla guerra, particolarmente con gli alleati italiani di Roma, che sembrarono sul punto di lasciarla a suo destino, viste le continue sconfitte cui era stata vittima nel giro di pochi anni. Roma però tenne duro, e nel giro di tre anni riuscirono ad intrappolare Annibale nella parte sud-occidentale della penisola, riconquistando i territori persi e punendo le città italiane che avevano collaborato con l'invasore cartaginese.

Sviluppi del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le sue continue sconfitte (su tutte, la Battaglia di Canne, ma anche quelle del Lago Trasimeno e della Trebbia), la fedeltà degli alleati italiani di Roma cominciò a vacillare. Oltre ai Sanniti, ai Lucani, ai Greci del Sud Italia, anche in Puglia nacquero ribellioni. La città di Erdonia era già stata teatro di una sconfitta romana nel 212 a.C., quando due anni dopo i romani provarono a riconquistarla. Il console Marco Claudio Marcello ed il proconsole Gneo Fulvio Centumalo Massimo attaccarono Erdonia con due eserciti, con i quali occuparono Salapia, distruggendovi le guarnigiorni cartaginesi. Credendo che Annibale stesse ripiegando verso la Calabria (il Bruttium), i due eserciti mossero verso i Sanniti, che subito abbandonarono ogni idea di secessione. Annibale, intanto, risaliva la Puglia, e si preparò allo scontro, che avvenne ad Erdonia nel 210 a.C.: la superiorità numerica cartaginese e la potenza della cavalleria numidica di cui usufruiva, permisero al cartaginese di infliggere l'ennesima sconfitta ai romani; nello scontro perirono il proconsole Gneo Fulvio Centumalo Massimo e ben dieci tribuni militari,

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La vittoria, in sé, non ebbe grandi vantaggi strategici per i cartaginesi, ma ne diede dal punto di vista del morale romano e della fragilità delle alleanze tra i popoli italici. Inoltre, furono adottate misure punitive verso i superstiti del proprio esercito sconfitto: 4.000 uomini furono inviati in Sicilia in esilio, fino alla fine della guerra. Questa misura causò diversi malumori soprattutto nei coloni romani già presenti sull'isola, e favorì inoltre il malcontento popolare verso il Senato e la Repubblica, che in quel momento sembrava sull'orlo della fine.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]