Gaio Terenzio Varrone

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Gaio Terenzio Varrone
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Gaius Terentius Varro
Gens Terentia
Consolato 216 a.C.[1][2]

Gaio Terenzio Varrone (in latino: Gaius Terentius Varro; ... – ...) è stato un militare e console romano del III secolo a.C. e insieme al collega Lucio Emilio Paolo fu sconfitto nel 216 a.C. nella battaglia di Canne dal cartaginese Annibale[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una tradizione riportata anche da Tito Livio, Varrone era figlio di un macellaio ed egli stesso era stato un fattore nei primi anni di vita e di aver raggiunto una posizione di rilievo nella vita pubblica romana battendosi per le cause delle classi inferiori contro il parere dei benpensanti [3][4]. Se queste storie siano vere o esagerate non è dato sapere, ma quello che è certo che Varrone proveniva dalle classi più umili della società e divenne uno dei principali leader del partito popolare. Non può essere stato una persona così spregevole come viene rappresentato da Livio, dato che il Senato Romano altrimenti non gli avrebbe permesso di tornare a Roma dopo la battaglia di Canne, né avrebbe potuto essere impiegato durante il resto della guerra in importanti comandi militari.

Varrone viene menzionato per la prima volta nel 217 a.C. quando fu uno dei più accesi sostenitori affinché a Marco Minucio Rufo, magister equitum del dittatore, fossero affidati poteri equivalenti, così da superare la tecnica temporeggiatrice e passare all'offensiva nella guerra. In ogni caso Varrone era stato pretore l'anno precedente ed in precedenza aveva ricoperto gli uffici di questore, di edile plebeo e curule.

Nella battaglia i Romani subirono una dura sconfitta e il console Emilio perse la vita.

Console nel 216 a.C.,[2] venendo sconfitto da Annibale nella battaglia di Canne, una delle più pesanti disfatte dell'esercito romano.[1][5] Tornato a Roma, nominò come nuovo dittatore, Marco Fabio Buteone.[6] L'anno seguente fu proconsole[7] nel Picenum[8] dal 215[9] al 213 a.C.,[10] mentre nel 208207 a.C. fu inviato come propretore in Etruria contro il fratello di Annibale, Asdrubale Barca. Nel 200 a.C. fu invece mandato come ambasciatore in Africa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Periochae, 22.10.
  2. ^ a b Polibio, III, 106, 1.
  3. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, XXII, 25
  4. ^ Valerio Massimo, III, 4
  5. ^ Polibio, III, 113-117.
  6. ^ Livio, XXIII, 22.11.
  7. ^ Livio, XXIII, 25.11.
  8. ^ Livio, XXIII, 32.19.
  9. ^ Livio, XXIV, 25.11 e 32.19.
  10. ^ Livio, XXIV, 44.5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Gneo Servilio Gemino
e
Marco Atilio Regolo II
(216 a.C.)
con Lucio Emilio Paolo II
Tiberio Sempronio Gracco
e
Lucio Postumio Albino III