Battaglia di Ilipa

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Battaglia di Ilipa
Percorso di Annibale durante la Seconda guerra romano-punica
Percorso di Annibale durante la Seconda guerra romano-punica
Data 206 a.C.
Luogo Ilipa (oggi Alcalá del Río, nella Spagna sudoccidentale)
Esito Vittoria dei Romani
Schieramenti
Comandanti
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La battaglia di Ilipa fu combattuta nel 206 a.C. presso l'omonima città (oggi Alcalá del Río, nella Spagna sudoccidentale) tra romani e cartaginesi durante la seconda guerra romano-punica. La vittoria ottenuta da Scipione l'Africano fu molto importante perché spezzò definitivamente il potere cartaginese in Spagna (in particolare modo quello di Barcidi), mettendo così al riparo l'Italia da nuove invasioni.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Nel 206 a.C. i due comandanti cartaginesi Asdrubale, figlio di Giscone, e Magone Barca, il più giovane dei fratelli di Annibale, reduci da una serie di sconfitte ad opera dei romani, raggiunsero Ilipa, non lontano dall'odierna Siviglia, per unirsi agli alleati spagnoli e numidi. Venne schierato un esercito di circa 70.000 fanti, 4.000 cavalieri e 32 elefanti. Scipione raccolse le forze romane e quelle degli alleati spagnoli, schierando un esercito di 45.000 fanti e 4.000 cavalieri. Dopo diversi giorni di schermaglie, Scipione sorprese l'esercito avversario, sconfiggendolo. Asdrubale e Magone riuscirono a salvarsi e si rifugiarono a Gades (odierna Cadice).

Battaglia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sconfitta cartaginese nella battaglia di Baecula e la partenza di Asdrubale Barca (fratello di Annibale) alla volta dell'Italia, nuovi rinforzi furono mandati in Spagna da Cartagine agli inizi del 207 sotto il comando di Annone, che si unì a Magone Barca (fratello minore di Annibale). Le truppe furono da loro rinfoltite con un reclutamento tra i celtiberi. Inoltre, Asdrubale Giscone fece avanzare il suo esercito da Gades (cioè Cadice) nell'Andalusia. Di fronte a un così poderoso esercito nemico, Scipione decise di mandare un distaccamento al comando di Silano per sconfiggere prima Magone, il cui campo fu attaccato a sorpresa dalle truppe romane e disperso. Annone stesso fu catturato. E così Asdrubale si trovò a fronteggiare da solo le armate di Scipione. Il cartaginese riuscì però a evitare lo scontro, dislocando le sue forze in diverse città fortificate spagnole. La campagna del 207 si concluse così senza ulteriori azioni di rilievo.

In primavera i cartaginesi lanciarono l'offensiva nel tentativo di ripristinare il loro dominio sulla penisola iberica. Magone fu raggiunto a Ilipa da Asdrubale Giscone, e così i due misero insieme un esercito più numeroso di quello romano. Magone attaccò con audacia il campo romano con la maggior parte della sua cavalleria, composta dai numidi di re Massinissa. Ma l'attacco fu vanificato dalla cavalleria romana, che caricò il fianco dei nemici, che subirono grosse perdite. Dopo alcuni giorni di stallo e di schermaglie, Scipione attaccò di sorpresa l'esercito avversario, sconfiggendolo pesantemente. Scipione fece poi inseguire il nemico in ritrata, senza dargli tregua. L'esercito cartaginese fu letteralmente massacrato e i pochi superstiti si arresero poco dopo. Asdrubale e Magone riuscirono a salvarsi e si rifugiarono a Gades.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Dopo questa rovinosa disfatta, Asdrubale Giscone tornò in Africa per far visita al potente re numida Siface, che era corteggiato anche dai romani. Magone si recò invece nelle isole Baleari, da dove avrebbe voluto raggiungere per mare la Liguria e tentare un'invasione dell'Italia settentrionale. Dopo aver definitivamente soggiogato la Spagna cartaginese ed essersi vendicato dei capitribù locali che avevano tradito e provocato così la morte del padre e dello zio, Scipione tornò a Roma, dove fu eletto console nel 205.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]