Storia della Spagna

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Categoria: Storia della Spagna


Indice

[modifica] Arrivo dei primi popoli in Hispania

Per approfondire, vedi la voce Spagna preromana.
Tomba ibera di Azaila

Gli Iberi, di incerta origine, forse provenienti dal nord Africa, si insediarono nell'attuale Spagna in epoca imprecisata, mentre i Celti giunsero nella penisola, in diverse ondate migratorie. Progressivamente i Celti si fusero con gli Iberi e le altre popolazioni autoctone dando vita, nella meseta castigliana e in Aragona occidentale, alla civiltà celtibera.

La costa peninsulare orientale venne invece occupata dai Fenici.

All'incirca nella stessa epoca, o forse in età leggermente posteriore (VII secolo a.C.), i Greci si stabilirono nella parte settentrionale della costa mediterranea, nell'attuale Catalogna a Emporion. Qui ebbero i primi contatti con gli Iberi.

Attorno all'VIII secolo a.C. si iniziò a sviluppare la civiltà di Tartessos Tale civiltà sembra sia stata influenzata dalle vicine colonie fenicie.

[modifica] Conquista cartaginese

Nel III secolo a.C. i Cartaginesi formularono un progetto imperialista mediterraneo che prevedeva l'annessione, o il controllo, della penisola iberica. Fulcro dell'espansione punica nel territorio doveva essere la città di Cartagena, importante base navale.

Nel 264 a.C. ebbe inizio una serie di guerre fra Cartagine e Roma (Guerre puniche) per l'egemonia del Mediterraneo occidentale. Dopo essere stata sconfitta nella Prima guerra punica, Cartagine cercò di controbilanciare la perdita della Sicilia, della Sardegna e della Corsica, ampliando il proprio dominio nella penisola Iberica.

Amilcare Barca, Annibale ed altri generali cartaginesi assunsero il controllo delle antiche colonie fenicie dell'Andalusia e del Levante per poi passare ad espandere l'area d'influenza punica a spese dei popoli indigeni. Alla vigilia della seconda guerra punica (219-220 a.C.), la maggior parte delle città e dei popoli al sud dei fiumi Duero e Ebro, così come le isole Baleari, erano sotto il dominio cartaginese.

Durante tale processo espansionistico, i Punici cercarono di sottomettere la città ibera di Sagunto, situata al sud della frontiera patteggiata dell'Ebro ma alleata di Roma. L'intervento di quest'ultima in difesa di Sagunto diede inizio alla seconda guerra punica.

Nell'anno 219 a.C. Annibale scatenò l'offensiva contro Roma, utilizzando la penisola iberica come base delle operazioni e includendo un gran numero di ispanici nel proprio esercito. La guerra terminerà con la vittoria romana e l'incorporazione della parte più civilizzata (ibera) della futura Hispania nella Repubblica Romana.

[modifica] Hispania romana

Per approfondire, vedi la voce Spagna romana.
L'acquedotto di Segovia, importante opera civile della Hispania romana

(206 a.C. - V secolo)

A partire dalla fine della Seconda guerra punica (201 a.C.), gran parte della penisola iberica entrò nell'orbita romana. Nel 196 a.C. i Romani divisero il territorio in loro possesso in due zone: la Hispania Citeriore e la Hispania Ulteriore. Tali zone includevano però solo l'attuale Spagna mediterranea e non le regioni interne della meseta né quelle atlantiche. La sottomissione di tali territori avrà luogo solo in seguito alle guerre celtibere e cantabriche che terminarono nel 19 a.C., in epoca augustea). Subito dopo l'intera Iberia venne suddivisa in tre province: Betica, Tarraconense e Lusitania. Tale organizzazione territoriale si mantenne fino all'epoca di Diocleziano, allorquando venne istituita la Diocesi di Hispania, articolata in cinque province: la Tarraconense, la Betica, la Lusitania, la Carthaginense e la Gallaecia.

Il processo di romanizzazione, inteso come l'incorporazione del mondo ispanico alla lingua, ai costumi e dell'economia romana, iniziò approssimativamente attorno alla prima metà del II secolo a.C. e poté considerarsi compiuto fra la seconda metà del I secolo e gli inizi del secolo successivo, anche se per alcune regioni periferiche si protrasse fin quasi alla caduta dell'Impero romano d'Occidente (V secolo). Tale processo fu talmente intenso che due imperatori, Traiano e Teodosio I, erano ispanici e un terzo, Adriano, di origine ispanica se non ispanico anch'egli (non c'è accordo fra gli storici sul suo luogo di nascita). Anche alcuni importanti filosofi e letterati latini provenivano dall'Hispania romana, fra cui Seneca, Lucano, Quintiliano, Marziale e Giovenco.

Nella Penisola Iberica, come nelle altre province, dopo una debilitazione del potere centrale nel corso del III secolo, si ebbe una vigorosa ripresa dell'autorità imperiale fra il regno di Diocleziano e quello di Teodosio. Alla morte di quest'ultimo (395) e alla definitiva divisione dell'Impero in una parte orientale ed un'altra Occidentale, corrispose però un rapido ed irreversibile processo di disfacimento di quest'ultima, causata, in buona parte (ma non esclusivamente), dalle invasioni germaniche.

[modifica] Le invasioni germaniche e il regno visigoto

Per approfondire, vedi le voci Vandali, Svevi, Spagna Visigota e Spagna bizantina.

[modifica] La caduta dell'Impero Romano

Nel V secolo assistiamo ad un simultaneo processo di «deromanizzazione» dell'Impero Romano in Hispania e di «romanizzazione» delle tribù germaniche che entrarono nella penisola iberica in ondate successive fin dal 409. Tale processo si rifletterà nel diritto, come l'adozione della "Lex Romana", evidente nella Lex Visigothorum (Legge dei Visigoti), nella religione, come la conversione al cristianesimo dei popoli barbari, nella lingua, come l'adozione generalizzata del latino come unico idioma scritto in tutto il territorio peninsulare (alcuni re composero addirittura poesie in questa lingua) e, infine, nelle stesse istituzioni politiche.

[modifica] Le invasioni

Nell'inverno dell'anno 406 i Vandali, gli Svevi e gli Alani sfondarono il limes romano con forze consistenti e dilagarono nelle Gallie. Tre anni più tardi attraversarono i Pirenei ed entrarono nella Penisola Iberica (409), occupando ampie zone dell'Hispania centrale ed occidentale. Anche i Visigoti, dopo aver saccheggiato Roma (410), conquistarono gran parte della Gallia meridionale e penetrarono nella penisola iberica settentrionale occupandola in parte e fondando il regno di Tolosa (Toulouse), che però aveva il proprio punto di forza nel sud dell'odierna Francia (418 circa o epoca immediatamente successiva). Iniziò da allora una graduale ma costante penetrazione visigota in Hispania che si intensificò dopo la sconfitta dei Vandali e degli Alani sospinti in Africa settentrionale, senza che potessero lasciare molti segni nella cultura locale.

Attorno alla metà del V secolo la presenza romana nella penisola era oramai limitata ad una parte della Tarraconense. Successivamente, a seguito della pressione dei Franchi sul regno di Tolosa e la perdita di parte dei territori situati nell'odierna Francia, i Visigoti spostarono sempre più il baricentro del proprio Stato in Iberia, riuscendo ad espellere le ultime guarnigioni romane presenti ancora sul territorio (472-476 circa). Nel primo decennio del secolo successivo, dopo la perdita di Tolosa, capitale del regno, e della massima parte dei territori gallici, la corte venne trasferita prima a Barcino poi a Toledo. I Visigoti raggiunsero il culmine della propria potenza sotto il re Leovigildo (568-586), il quale annientò gli Svevi ancora presenti nell'Hispania nord occidentale e cacciò i Bizantini da gran parte dei territori in cui si erano insediati in età giustinianea (metà del VI secolo) nel levante mediterraneo (attuali regioni di Andalusia orientale, Murcia e Comunità Valenziana centro-meridionale).

[modifica] Una breve età oscura

Curiosamente, l'antica Diocesi ispanica ebbe un declino culturale ed economico piuttosto breve, che si identifica soprattutto con il V secolo, ricordato come la sua Età oscura la quale si protrasse per un periodo molto più lungo in Britannia, in Gallia, in gran parte dell'Italia centro-settentrionale e in Germania. Dopo che il baricentro del potere visigoto passò dalla Gallia meridionale al cuore della vecchia Hispania, agli inizi del VI secolo, i Visigoti recuperarono e rispettarono molte delle istituzioni e delle leggi romane, mantenendo un'infrastruttura stabile ed archivi storici durante quasi tutto il resto del proprio regno. La seconda metà del VI secolo e la prima metà del VII furono infatti l'epoca d'oro del potere visigoto in Spagna, che seppur iniziato secondo la tradizione nel 415 ebbe modo di svilupparsi pienamente solo dopo il 507, allorquando, a seguito della Battaglia di Vouillé, venne abbandonata, insieme alla massima parte della Gallia centro-meridionale, una politica espansionista e di potenza. Da allora i Visigoti concentrarono le proprie energie sullo sviluppo e l'unificazione della vecchia Hispania romana, romanizzandosi essi stessi profondamente. Inoltre la presenza del Mare Mediterraneo rese più facile l'interazione tra la Spagna e le altre culture, specialmente con l'impero Bizantino, che influenzò in certa misura, a partire dalla metà del VI secolo, gli stili artistici e le tecnologie iberiche. Ricordiamo a tale proposito che nel 552 ebbe luogo l'occupazione bizantina di gran parte del levante peninsulare, che sarebbe durata fino al regno di Suintila (628).

[modifica] La religione nel regno visigoto

Per approfondire, vedi la voce III Concilio di Toledo.

Nonostante la nobiltà visigota praticasse l'Arianesimo, questo ebbe pochissima popolarità tra la popolazione ispano-romana della penisola, fedele nella sua maggioranza alla Chiesa cattolica. La corona visigota, dal 587, nella persona del re Recaredo, convertito al cattolicesimo, cercò di conciliare la gerarchia religiosa ariana con quella cattolica, ma questo tentativo ebbe scarso successo. Infine, si impose il cattolicesimo con la forza, espropriando la chiesa ariana dei suoi beni in favore di quella cattolica.

[modifica] La conquista islamica

Interno della moschea di Cordoba, capitale del califfato di Al-Andalus

Nel 711, dopo la morte del re Witiza, i nobili e i vescovi della Penisola elessero re Don Rodrigo, duca della Betica. I figli di Witiza volevano però come re Achila, duca della Tarraconense, pertanto tramarono contro Rodrigo assieme agli Arabi, sfruttando l'appoggio garantito loro da Giuliano (Don Julian), esarca bizantino di Septem (Ceuta).

Rodrigo, che nel frattempo stava lottando contro alcuni ribelli baschi, si rese conto dell'invasione araba e accorse per difendere il suo regno ma fu sconfitto nella battaglia del Guadalete (o Rio Barbate) a causa del tradimento dei sostenitori dei buoni diritti di Witiza. Alla sua morte, con la maggior parte dell'esercito visigoto distrutto, gli Arabi decisero di proseguire la loro marcia.

Tāriq ibn Ziyād conquistò Toledo e giunse fino a León; Mūsā ibn Nusayr conquistò Siviglia, per arrivare sino a Mérida (712). In seguito unì le sue forze a quelle di Tāriq e insieme presero Saragozza.

Infine il figlio di Mūsā completò la conquista della Penisola, eccetto le zone montane cantabriche e pirenaiche (716), entrando poi in territorio franco. Gli Arabi vennero fermati da Carlo Martello a Poitiers nel 732 (Battaglia di Poitiers). Nel 773 l'omayyade ‘Abd al-Rahmān I proclamò l'Emirato di Cordova, rendendo politicamente indipendenti i musulmani spagnoli, e nel 929 Abd al-Rahman III proclamò il Califfato di Cordova, che evidenziava ancor più la separazione definitiva dal Califfato di Baghdad.

[modifica] al-Andalus

Per approfondire, vedi le voci al-Andalus e Spagna islamica.

[modifica] Dalla Reconquista all'unione di Castiglia ed Aragona

[modifica] La Reconquista

Per approfondire, vedi la voce Reconquista.
Don Pelayo

Verso il 720 un distaccamento musulmano venne sconfitto da un gruppo di cristiani rifugiatisi nelle foreste di Covadonga (Asturie) nella battaglia di omonima. I vincitori si organizzarono in un minuscolo e rudimentale Stato, il Regno delle Asturie. Pelayo, probabilmente un nobile goto, non si proclamò in realtà re ma, come condottiero stimato, esercitò di fatto un'autorità quasi-regia e senza titolo formale. Operò dopo di lui suo figlio Fruela. La prima corte si stabilì a Cangas de Onís. Pelayo morì nel 737. Due anni più tardi (739), suo genero Alfonso I, approfittando delle lotte tra Arabi e Berberi, diede nuovo impulso alla riconquista raggiungendo la Rioja e il Duero. Tuttavia non ebbe la possibilità di ripopolare la zona, poiché nell'altopiano del nord restava un ampio deserto strategico, terra di nessuno.

In età altomedievale si formarono i principali nuclei cristiani nella penisola coi regni di Castiglia, León , Portogallo, Aragona Navarra e la Contea di Barcellona. Alcune di tali entità statuali si fusero fra di loro nel XII e XIII secolo come la Castiglia e il León (che formarono il Regno di Castiglia e León) e il Regno di Aragona che, con la contea di Barcellona, diede vita alla Corona d'Aragona.

La riconquista dei territori caduti in mano musulmana da parte dei regni cristiani iniziò, come abbiamo già accennato, fin dall'VIII secolo da parte dei sovrani asturiani. Nei primi tre secoli tuttavia, la lotta contro l'invasore islamico procedette a rilento, spesso intervallata da lunghi periodi di inattività bellica. Ancora attorno all'anno 1000 gran parte della Spagna settentrionale e la totalità di quella centrale e meridionale erano saldamente in mano all'Islam. A partire dalla metà dell'XI secolo la riconquista subì una brusca accelerazione e circa due secoli più tardi i mori erano stati espulsi da quasi tutta la penisola, ad eccezione della città di Granada e di parte dell'Andalusia meridionale.

Le tappe più salienti della riconquista possono essere sintetizzate nella seguente forma:

Il castello di Manzanares el Real (Madrid). Il castello era la fortificazione più comune nelle terra di frontiera in costante conflitto. Infatti diede il nome al regno di Castiglia (terra dei castelli)

[modifica] Unione dei Regni di Castiglia e di León

Nell'anno 1037 Vermudo III, re di León, morì sul campo di battaglia contro il cognato Fernando I. Non avendo discendenza Vermudo III, suo cognato si considerò successore e unificò i due regni per la prima volta. Nell'anno 1054 Fernando I combatté contro suo fratello García Sánchez III di Nájera, re di Navarra, nella Battaglia di Atapuerca. In questa battaglia anche il monarca navarrese perse la vita e così la Castiglia si annetté tra l'altro la comarca dei monti d'Oca, vicino alla città di Burgos.

Alla morte di Fernando I (1065), i regni vennero divisi tra i figli. A Sancho II toccò la Castiglia e ad Alfonso VI il regno di León. Sancho II venne però assassinato nel 1072 e suo fratello salì al trono di Castiglia in sua sostituzione creando un'unione che sarebbe durata alcune generazioni. Divenne famoso il giuramento che fece El Cid ad Alfonso VI a Santa Gadea di Burgos sull'innocenza del monarca di León riguardo all'assassinio del fratello.

Alla sua morte gli succedette sul trono la figlia Urraca. Costei si sposò, in seconde nozze, con Alfonso I di Aragona ma, non riuscendo a unificare i regni e a causa della grande conflittività esistente fra essi, Alfonso I la ripudiò nel 1114. Questo accentuò le rivalità tra i due Stati. Urraca dovette inoltre affrontare suo figlio, il re di Galizia, per far valere i suoi diritti su quel regno. Alla sua morte lo stesso figlio, nato dal primo matrimonio, le successe al trono come Alfonso VII.

Alfonso VII ottenne l'annessione di territori dei regni di Navarra e di Aragona grazie anche alla debolezza di queste entità statuali dovuta alla loro separazione dopo la morte di Alfonso I di Aragona). Rinunciò al suo diritto di conquista della costa mediterranea a favore della nuova unione di Aragona (nella persona di Petronilla), con la Contea di Barcellona, guidata da Ramón Berenguer IV). Nel proprio testamento però divise i regni tra i figli, spezzando nuovamente l'unione tra Castiglia e León: Sancho III divenne re di Castiglia e Fernando II re di León.

Fino all'anno 1230 non ci fu una vera e propria unione legale e definitiva tra Castiglia e León. Ma nel 1217 Fernando III il Santo ricevette dalla madre Berenguela il Regno di Castiglia e nel 1230 dal padre Alfonso IX quello di León.

[modifica] Unione delle Corone di Castiglia e d'Aragona

Molto più laboriosa fu l'unione dinastica fra il Regno di Castiglia e la Corona d'Aragona. Quest'ultima, dopo la riconquista del Levante valenciano (XIII secolo) e l'espansione in Sicilia (1282), Sardegna, Grecia (XIV secolo) e regno di Napoli (XV secolo) si era imposta come una grande potenza mediterranea. L'ascesa al trono della famiglia castigliana dei Trastamara a seguito del compromesso di Caspe (1412) aveva avvicinato considerevolmente i due Stati più forti della penisola iberica.

La resa di Granada

L'unione fra la Castiglia e l'Aragona si sarebbe realizzata circa mezzo secolo più tardi, a seguito del matrimonio fra Isabella, principessa ereditaria di Castiglia, e Fernando II, principe ereditario di Aragona, che fu celebrato in gran segreto nel 1469. I due sposi ascesero al trono dei rispettivi regni nel 1474 e 1479 anche se Isabella, alla morte di suo padre (Enrico IV), dovette far valere i propri diritti al trono nei confronti di sua zia, Giovanna la Beltraneja, con la forza delle armi. La guerra si protrasse fino al 1479, anno in cui anche suo marito Fernando II cinse la corona d'Aragona. L'unione fra i due regni, vincolati attraverso il matrimonio dei rispettivi sovrani e dei loro successori, si sarebbe protratta fino agli inizi del XVIII secolo. Solo con l'avvento dei Borbone in Spagna infatti, si realizzò una fusione effettiva fra le due entità statuali.

Durante il regno di Isabella e Ferdinado si portò a termine la Reconquista, con la conquista di Granada da parte dei Re Cattolici che la annetterono nel 1492 al Regno di Castiglia. In questo stesso anno vennero scacciati gli ebrei dalla Spagna, e venne scoperta l'America, in nome della corona, da Cristoforo Colombo.

[modifica] Da Castiglia e Aragona a Spagna

Per approfondire, vedi la voce Unificazione della Spagna.

Il momento storico preciso nel quale si iniziò a parlare di Spagna per la prima volta è iniziato ad apparire nei saggi di Storia o nelle Enciclopedie solo nel corso del Novecento. Sembra che fino ad allora gli storici abbiano preferito astenersi dallo scrivere su tale avvenimento come se non fosse degno di essere menzionato. Ancor oggi non esiste accordo fra gli studiosi al rispetto. In ogni caso quando in età asburgica (XVI e XVII secolo) la penisola veniva ancora definita Castiglia e Aragona, nella corte prima dei Valois, poi dei Borbone, in Francia, si utilizzava spesso la parola francese Espagne riferendosi all'intero territorio dell'antica provincia romana della Hispania (comprendente pertanto anche il Portogallo). Così come Alemania (Germania, in italiano) era stata tradotta Allemagne in francese, la parola latina Hispania si trasformò infatti nel paese transalpino in Espagne (di qui España in castigliano e Spagna in italiano). È possibile pertanto che tale termine si diffuse in età moderna in tutta Europa proprio grazie all'intermediazione francese venendo tuttavia utilizzato inizialmente con un'accezione esclusivamente geografica o storico-geografica, poi anche etnica, e infine politica (sotto forma, spesso, di Las Españas, al plurale, per dare un giusto risalto alla multinazionalità della Spagna dell'epoca). Solo in età borbonica, a seguito dei Decreti di Nueva Planta (inizi del XVIII secolo) e dell'estinzione della Corona d'Aragona come entità statuale autonoma, si venne tuttavia a conformare uno Stato spagnolo propriamente detto e i monarchi dell'epoca iniziarono ad ostentare, prima unitamente agli altri titoli che spettavano loro (re di Castiglia, d'Aragona, di Navarra ecc.), poi in forma esclusiva, il titolo di Re di Spagna.

[modifica] Casa d'Austria

Per approfondire, vedi la voce La Spagna degli Asburgo.
L'imperatore Carlo V in Mühlberg, di Tiziano

Gli Asburgo furono la dinastia regnante in Spagna tra il Cinquecento e il Seicento. L'imperatore Carlo V (Carlo I di Spagna) ereditò, dai suoi antenati un enorme complesso territoriale senza paragone nella storia, che si estendeva dalle Filippine al Messico e dai Paesi Bassi al Stretto di Magellano. Oltre all'espansione oceanica e alla conquista di alcuni Stati, come il Ducato di Milano, fu il risultato dell'eredità di quattro casate: quella di Borgogna, Austria, Aragona e Castiglia. Gli Stati europei posti sotto la sovranità di Carlo V, sia nella penisola iberica che al di fuori di essa, mantennero generalmente le proprie libertà civiche e le proprie istituzioni parlamentari pur essendo strettamente vincolati fra di loro da una forma di fedeltà dinastica alla casa regnante degli Asburgo che solo le guerre di religione riuscirono temporaneamente ad intaccare. Alla morte di Carlo V, allorquando l'eredità venne divisa tra il fratello Ferdinando e il figlio Filippo la casa degli Asburgo si divise si parla di due rami: uno principale, quello di Spagna, e uno cadetto, cui toccarono la dignità imperiale e i domini d'Austria. Curiosamente, il ramo spagnolo della dinastia è conosciuto in Spagna come Casa de Austria (gli stessi Asburgo spagnoli, a partire da Filippo III, preferirono definire la propria casata sotto tale forma). Con Filippo II ebbe inizio una progressiva castiglianizzazione degli altri stati spagnoli e una centralizzazione del potere molto più marcata che in epoca di Carlo V. Il Regno di Castiglia divenne, nella seconda metà del XVI secolo, il centro nevralgico della Casa de Austria, sia sotto il profilo economico e militare che politico. Sotto gli Asburgo una Spagna ancora multinazionale, ma che aveva adottato oramai la lengua del imperio come lingua di corte e di cultura conobbe il proprio apogeo, passato alla storia come il Siglo de oro.

La supremazia marittima della Spagna fu dimostrata con la vittoria a Lepanto nel 1571, anche se successivamente, per una serie di circostanze sfavorevoli l'Invincibile Armata fu sconfitta. Tuttavia, fino almeno agli anni quaranta del Seicento, il potere militare spagnolo nel continente non venne mai messo in discussione. L'enorme sforzo bellico, unitamente a una politica imperialista cui venne soggetta sia la Spagna che gli altri Stati posti sotto sovranità asburgica, diedero però l'avvio a un processo di decadenza economica che caratterizzò gran parte del XVII secolo e che venne acuito da alcuni gravi rovesci militari che, attorno alla metà del secolo, portarono al ridimensionamento della potenza militare spagnola sancito con la Pace di Westfalia. Ad aggravare la situazione intervennero le sollevazioni simultanee in Portogallo, in Catalogna a Napoli e in Sicilia con la perdita di alcuni territori (Paesi Bassi protestanti e Portogallo). Nei possedimenti d'oltremare, a partire dal Seicento, iniziò ad essere combattere la guerra di corsa dei pirati inglesi, olandesi e francesi.

Dopo la Guerra di Successione la Spagna perdette la preponderanza militare in Europa e, benché continuasse ad essere una grande potenza atlantica, dovette cedere il dominio dei mari, nel corso del XVIII secolo, ad una sua vecchia rivale, la Gran Bretagna.

Possiamo dividere questo periodo coi monarca regnanti in:

[modifica] L'Illuminismo in Spagna e l'arrivo della Casata dei Borbone

Per approfondire, vedi la voce L'Illuminismo in Spagna.

La casata dei Borbone inizio a regnare in Spagna dopo la Guerra di Successione Spagnola, provocata quando la Castiglia divenne sostenitrice dei Borbone e l'Aragona degli Asburgo. Avendo vinto i castigliani la guerra, i Borbone abolirono tutte le istituzioni, i privilegi e i diritti fiscali dell'Aragona e iniziarono a governare la Spagna in maniera centralizzata, eccetto per le province basche e per la Navarra che, essendo dalla parte della Castiglia, divennero sostenitrici dei Borbone.

Si conosce come periodo dell'Illuminismo politico in Spagna che comprende i regni dei Borbone da Filippo V nel 1700 fino a Carlo IV, il cui regno terminò improvvisamente nel 1808, comprendendo anche il movimento dell' Illuminismo che ebbe inizio in Francia e divenne la causa principale della Rivoluzione francese.

Le fucilazioni del 3 di maggio, di Goya

[modifica] Secolo XIX

Per approfondire, vedi la voce Spagna nel XIX secolo.

[modifica] Sestennio Democratico (1868 - 1874)

È conosciuto come Sexenio Democrático il periodo della Storia di Spagna trascorso dal trionfo della rivoluzione del settembre del 1868 fino alla proclamazione del dicembre del 1874 che diede inizio alla tappa conosciuta come Restaurazione.

[modifica] Regno di Amedeo di Savoia (1870-1873)

Dopo la rivoluzione del 1868 in Spagna viene proclamata una monarchia costituzionale. Vi sono difficoltà inerenti al cambio di regime e risulta difficile trovare un re che ne accetti la responsabilità. Finalmente il 16 novembre del 1870 con l'appoggio del settore progressista delle Corti e dei carlisti, Amedeo di Savoia viene eletto re con il nome Amadeo I di Spagna, succedendo a Isabella II.

Amedeo ebbe serie difficoltà dovute all'instabilità dei politici spagnoli, alle cospirazioni repubblicane, alle rivolte carliste, al separatismo di Cuba, alle dispute tra i propri alleati e ad alcuni che tentarono di assassinarlo. Abdicó di propria iniziativa l'11 febbraio del 1873. Dopo la sua abdicazione si proclamó la Prima Repubblica Spagnola.

[modifica] Prima Repubblica spagnola (1873-1874)

Per approfondire, vedi la voce Prima Repubblica spagnola.


La Prima Repubblica spagnola fu proclamata l'11 febbraio del 1873 dall'Assemblea Generale e duró undici mesi durante i quali vennero nominati quattro Presidenti. La debolezza con la quale nacque il regime e che provocó la successiva restaurazione borbonica era dovuta a vari fattori, tra i quali la mancanza di una sufficiente base sociale, dimostrata dal malcontento dei contadini e degli operai, l'opposizione organizzata dai conservatori o monarchici, incluse le sollevazioni dei carlisti e la mancanza di una borghesia che sostenesse il sistema.

[modifica] Restaurazione borbonica

Per approfondire, vedi la voce Restaurazione borbonica in Spagna.

Si definisce Restaurazione borbonica il periodo che va dalla dichiarazione del Generale Arsenio Martínez Campos nel 1874 che sancì la fine della Prima Repubblica Spagnola alla proclamazione della Seconda Repubblica nel 14 aprile del 1931. Questo periodo è caratterizzato da una certa stabilità istituzionale, la modifica dello stato in senso liberale e l'incorporazione dei movimenti sociali e politici, grazie alla rivoluzione industriale, e la sua decadenza ha inizio con la dittatura di Miguel Primo de Rivera nel 1923.

[modifica] Dittatura di Primo de Rivera

Per approfondire, vedi la voce Dittatura di Primo de Rivera.

Il 13 settembre del 1923 il Capitano Generale della Catalogna, Miguel Primo de Rivera si ribellò contro il Governo e dette inizio a un colpo di Stato con l'appoggio della maggioranza delle unità militari. La riunione prevista delle Cortes Generales per una data immediatamente successiva con l'obiettivo di analizzare il problema del Marocco e il ruolo dell'esercito nella contesa, fu il detonatore della rivolta. Oltre a questa situazione il sistema monarchico stava affrontando una grave crisi, non riuscendo a inquadrarsi nel XX secolo, segnato dalla rivoluzione industriale accelerata, dal ruolo non riconosciuto alla borghesia, tensioni nazionaliste e i partiti politici tradizionali che non erano capaci di affrontare un regime pienamente democratico.

Dopo la crisi economica del 1927, accentuata soprattutto nel 1929, la repressione violenta degli operai e degli intellettuali e la mancanza di sintonia tra la borghesia e la dittatura, la monarchia divenne l'obiettivo dell'opposizione, riunitasi al completo nell'agosto del 1930 nel Patto di San Sebastian. I governi Dámaso Berenguer, denominato la "dictablanda", e di Juan Bautista Aznar-Cabañas, non riuscirono a invertire la tendenza. Dopo le elezioni amministrative del 1931, il 14 aprile viene proclamata la Seconda Repubblica, terminando la restaurazione borbonica in Spagna.

[modifica] Seconda repubblica spagnola

Per approfondire, vedi la voce Seconda repubblica spagnola.

La seconda repubblica spagnola venne proclamata il 14 aprile del 1931, dopo l'esilio del re Alfonso XIII, dopo che venne constatata la sconfitta delle candidature monarchiche nelle principali capitali di provincia nelle elezioni amministrative del 12 aprile del 1931, ed anche la mancanza di appoggio popolare alle autorità politiche e sociali com'anche nelle forze armate o nell'ordine pubblico.

[modifica] Guerra civile spagnola

Per approfondire, vedi la voce Guerra civile spagnola.

La guerra civile spagnola (17 luglio del 1936 - 1 aprile del 1939), è stata considerata come il preambolo alla seconda guerra mondiale dato che servì come banco di prova per l'Asse Roma-Berlino-Tokio oltre che come confronto tra le principali ideologie politiche presenti in Europa e che sarebbero entrate in conflitto di li a poco: il Fascismo, la Democrazia liberale e i vari movimenti rivoluzionari ossia il Socialismo, il Comunismo e l'Anarchia.

Ovviamente la guerra civile fu un dramma per tutto il popolo spagnolo. Ad ogni modo il trionfo finale del nazionalista Francisco Franco dette inizio a una dittatura durata trentasei anni.

[modifica] Dittatura del generale Franco

Per approfondire, vedi la voce Franchismo.

Francisco Franco Bahamonde fu Capo dello Stato in regime di dittatura, conosciuto come Franchismo, dal 1937 al 1975.

[modifica] Transizione alla democrazia

Per approfondire, vedi la voce Transizione Spagnola.
Juan Carlos I, re di Spagna dal 1975 con la regina e il Presidente della repubblica Italiana Sandro Pertini

Si denomina Transizione Spagnola o nuova restaurazione borbonica, il processo grazie al quale la Spagna poté passare pacificamente dalla dittatura di Francisco Franco, a uno Stato sociale, democratico e di diritto. Le date di inizio e fine maggiormente accettate sono quelle del 20 novembre del 1975 come inizio (morte del dittatore) e il 28 ottobre del 1982 (vittoria elettorale del PSOE) come conclusione.

[modifica] Prime riforme (1975-1978):

  • 1976 - Il 15 dicembre si celebra il referendum sulla riforma politica, che da inizio ufficialmente alla democrazia in Spagna.
  • 1977 - Il 24 gennaio ha luogo quella che verrà poi definita come mattanza di Atocha nella quale muoiono cinque avvocati giuslavoristi del Partito Comunista di Spagna (PCE), uccisi a colpi di mitragliatrice da un gruppo armato di estrema destra.
Toledo - elezioni generali del 1977

[modifica] Consolidazione democratica (1979 - 1982)

La Spagna delle autonomie, uno dei più grandi successi della democrazia
  • 1979 - Nuove elezioni legislative, nelle quali l'UCD conserva la maggioranza relativa nel Congresso e l'assoluta nel Senato.
  • 1981 -
  • 1982 -
    • Ingresso della Spagna nella NATO.
    • Trionfo elettorale del PSOE, che ottiene la maggioranza assoluta sia nel Congresso che nel Senato. Il primo governo socialista viene presieduto da Felipe González.

[modifica] Storia attuale

Per approfondire, vedi la voce Spagna dopo il 1975.
File:AVE.Sevilla.jpg
Treno ad alta velocità AVE, simbolo della modernizzazione della Spagna degli anni 1990
Omaggio alle vittime degli attentati dell'11 marzo del 2004 nella stazione di Atocha
  • 2005 - Il 31 ottobre nasce la figlia dei principi delle Asturie, Leonor, aprendo un dibattito politico sulla riforma della Costituzione affinché la neonata possa salire in futuro al trono anche in presenza di fratelli minori maschi.

[modifica] Voci correlate

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