Battaglia di Zama

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Battaglia di Zama
Riassunto schematico della battaglia
Riassunto schematico della battaglia
Data 18 ottobre 202 a.C.
Luogo Zama, nei pressi di Cartagine
Esito decisiva vittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
circa 29.000 uomini 5.500 cavalieri, 600 berberi circa 36.000 uomini, 3000 cavalieri, 80 elefanti
Perdite
4.000 morti(di cui solo 1.600 romani) 24.000 morti, 10.000 prigionieri
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La battaglia di Zama fu l'ultima battaglia della seconda guerra romano-punica e determinò il definitivo ridimensionamento di Cartagine quale potenza militare e politica del Mar Mediterraneo. Fu combattuta il 18 ottobre 202 a.C. fra truppe romane e cartaginesi nella località di Zama.

Problemi di fonti[modifica | modifica sorgente]

Ci restano due tradizioni riguardo alla battaglia di Zama: una di Livio e Polibio, che è seguita dalla maggior parte degli storici moderni, l'altra di Appiano e Cassio Dione, meno attendibile e perciò meno seguita, che però trova un suo sostenitore in Saumagne. Le differenze tra le due versioni sollevano difficoltà di ordine topografico, strategico, tattico, numerico e cronologico. Tutti i testi antichi, anche quelli storici, mancano di oggettività e rigore: spesso le fonti degli storici erano opere epiche e letterarie che si basavano sulla fantasia; ma anche quando esse erano documenti scritti da qualche generale l'attendibilità era viziata dalla volontà del condottiero di costruirsi la gloria più sulla carta che sui campi di battaglia. Nei resoconti di Zama tutti questi dubbi vengono esasperati ad un livello tale che alcuni storici sono arrivati a supporre una lacuna nel testo storico (Veith) o un'alterazione dell'ordine dei movimenti nel corso della battaglia (De Sanctis). In questo resoconto è preferibile rimanere fedeli alla tradizione mentre le nuove ipotesi, non ancora accettate dalla storiografia ufficiale, possono solo essere citate.

Precedenti[modifica | modifica sorgente]

Schema della battaglia

Publio Cornelio Scipione sbarcò in Africa nel 204 a.C. e iniziò subito la sua campagna per costringere i Cartaginesi ad arrendersi. Affrontò in diverse battaglie i generali nemici sconfiggendoli tutti e perfezionando la tattica d'accerchiamento che ora riusciva a fare anche senza cavalleria. Il romano era riuscito a portare dalla sua parte anche un principe numida in esilio, Massinissa, appoggiandolo nella sua campagna per conquistare il trono, tenuto da Siface, alleato di Cartagine. Il giovane principe ricambiò il quirita offrendo il suo aiuto e la sua preziosa cavalleria, che tanto aveva aiutato Annibale nelle numerose battaglie.

Dopo una serie di pesanti sconfitte, il sinedrio cartaginese decise di richiamare Annibale dall'Italia, per affrontare la minaccia nel proprio territorio. Il Barcide toccò il suolo africano, dopo 33 anni, non a Cartagine ma ad Hadrumetum (oggi Susa), 80 km più a sud nella Byzacena, dove la sua famiglia aveva dei possedimenti. Era il 203 a.C. e subito, appena sbarcato con i suoi 15.000 veterani, si diede a risistemare l'esercito, ricevendo reclute da Cartagine e i mercenari di Gisgone e Magone, per prepararsi a combattere la più difficile delle sue battaglie.

I Punici, ora sicuri della vittoria, rifiutarono un trattato di pace offerto da Scipione, il quale immediatamente si diede a devastare i territori dell'interno della Tunisia, mentre richiamava Massinissa e la sua cavalleria, impegnati a pacificare alcune zone del regno numida in rivolta.

Annibale, sollecitato ad agire dai suoi concittadini e per evitare che i due si incontrassero, marciò a tappe forzate verso l'interno senza però riuscire nel suo intento. Dopo aver cercato ancora una soluzione pacifica perché conscio dei limiti dei suoi uomini, fu costretto a combattere.

Luoghi della battaglia[modifica | modifica sorgente]

Il luogo della battaglia di Zama non è certo; è stata di recente collocata a Naraggara (per es. da De Sanctis) o a Margaron (da Veith); ma ciò significa solo sostituire un'incertezza a un'altra. Si riporta un testo tratto da Storia del mondo Romano, vol 1. di Howard. H. Scullard:

"Nell'Africa settentrionale vi erano probabilmente due città chiamate Zama (una terza a Sidi Abd el Djedidi, a nord-ovest di Kairouan, non era forse chiamata Zama). Zama Regia era con ogni probabilità Seba Biar, ma questo insediamento può essere scomparso e la Zama dell'impero romano può essersi trovata nell'odierna Jama: vedi Scullard, Scipio (1970), pag. 271 segg. Una volta determinati approssimativamente i paraggi di Zama, i luoghi esatti sono meno importanti per le operazioni militari, dal momento che a Zama c'era evidentemente solo l'accampamento di Annibale, prima della sua avanzata finale a ovest verso il campo di battaglia. Dal canto suo, Scipione si accampò a Naraggara (Livio; Polibio indica Margaron, che è altrimenti sconosciuta), ma è impossibile individuare in quella zona un campo di battaglia adatto. Il luogo più probabile è quello proposto da Veith (Atlas, col. 40, Schlachtfelder, IV, p. 626 segg.) nella pianura di Draa-el-Metnam, a circa tredici chilometri da El Kef, pressappoco a metà strada tra Naraggara e Zama (Seba Biar). Un sopralluogo ha corroborato in chi scrive la convinzione della plausibilità di questa collocazione, su basi geografiche oltre che letterarie. La maggior parte della letteratura sulla questione è vagliata criticamente da Veith, Schlachtfelder, III, pag. 599 segg. e IV, p. 626 segg., sebbene egli stranamente trascuri la valida versione data da De Sanctis, SR, III, 2, pp. 549 segg., 588 segg., che apparve prima che egli pubblicasse il suo quarto volume. Per la discussione di un'altra collocazione, proposta da F. H. Russell (Archeology, 1970, p. 122 segg.), vedi Scullard in Polis and Imperium, Stud. in Hon. of E. T. Salmon (a cura di J. A. S. Evans, 1974), p. 225 segg. (dove ho corretto il nome della collina su cui Scipione si accampò da Koudiat el Behaima a Koudiat Sidi Slima)."

Forze in Campo[modifica | modifica sorgente]

Gli 80 elefanti schierati da Annibale a Zama.

Romani[modifica | modifica sorgente]

Guidati da Publio Cornelio Scipione l'Africano

  • Fanteria: 23.000 Romani e Italici (citati da Appiano), 6.000 Numidi (Liv., XXX, 29, 4; Pol., XV, 5, 12) e probabilmente 900 berberi (De Sanctis).
  • Cavalleria: 1.500 Romani e Italici (citati da Appiano), 4.000 Numidi (Liv., XXX, 29, 4; Pol., XV, 5, 12), 600 Berberi (citati da Appiano).

Cartaginesi[modifica | modifica sorgente]

Guidati da Annibale Barca

  • Fanteria: 12.000 mercenari tra Liguri, Celti, Baleari e Mauri (Pol., XV, 11, 1), 15.000 Libi e Cartaginesi, 15.000 veterani della campagna d'Italia e probabilmente anche 4.000 macedoni (Liv., XXX, 26, 3).
  • Cavalleria: 2.000 Cartaginesi, 2.000 Numidi.
  • Elefanti: 80 (Liv., XXX, 33, 4) o un numero leggermente maggiore (Pol., XV, 11, 1).

Schieramento[modifica | modifica sorgente]

Romani[modifica | modifica sorgente]

  • Centro: le legioni, con in prima linea gli astati, dopo di questi i principi e infine i triari. Sia Livio che Polibio mettono però in evidenza il fatto che i manipoli non fossero schierati a scacchiera, come erano soliti fare i romani, ma che ogni manipolo di principi e triari fosse allineato perfettamente al corrispondente degli astati sul fronte dell'esercito, per permettere il passaggio degli elefanti senza troppi danni negli ampi spazi così liberati. Per evitare che il fronte così sistemato si presentasse debole, tra un manipolo e l'altro di astati furono sistemati i veliti, col preciso ordine di iniziare la battaglia e di ritirarsi dietro l'esercito lasciando liberi i corridoi verticali.
  • Ala Sinistra: cavalleria italica guidata da Gaio Lelio (Pol., XV, 9, 8; Liv., 30, 33) e probabilmente anche i cavalieri berberi di Damacas.
  • Ala Destra: cavalleria e fanteria numidica guidata da Massinissa (Pol., XV, 9, 8; Liv., 30, 33).

Cartaginesi[modifica | modifica sorgente]

  • Centro: davanti a tutti si trovavano gli 80 o più elefanti, dietro questi la prima linea di fanteria formata dai mercenari; in seconda linea si trovavano i libi e i cartaginesi. Stando a Livio (XXX: 26, 3; 33, 5; 42, 4-5) anche forze inviate dalla Macedonia in aiuto dei punici guidate da Soprato; infine in terza linea, distanziati di uno stadio (Pol., XV, 11, 2), cioè circa 200 metri, i veterani della campagna italica di Annibale.
  • Ala sinistra: cavalleria numidica
  • Ala destra: cavalleria cartaginese

Combattimento[modifica | modifica sorgente]

La battaglia di Zama - Cornelis Cort, 1567

Annibale lanciò la carica degli elefanti, ma ormai i romani avevano imparato come trattare quelle enormi bestie; con trombe acute e alte grida spaventarono i bestioni che, imbizzarriti, fuggirono da quel fracasso e si volsero contro la cavalleria numidica dell'ala sinistra cartaginese. Questo causò il caos e le file della cavalleria cartaginese furono scompaginate, così Scipione ne approfittò mandando Massinissa, che era posto di fronte a questa, con i suoi cavalieri, per sbaragliare totalmente gli avversari diretti.
Tuttavia qualche elefante, che non si era spaventato, si avventò contro la fanteria romana. Allora i veliti iniziarono immediatamente a bersagliare dalla distanza i pachidermi, che per sfuggire alla pioggia di dardi, cercarono di utilizzare tutte le vie di fuga possibili. I manipoli degli hastati romani, utilizzando lo spazio libero, semplicemente si fecero da parte, creando dei veri e propri "corridoi" nello schieramento romano, e lasciarono passare i bestioni. Colpiti dai veliti, che si erano riparati dietro le file degli hastati, e dai principes, questi elefanti fuggirono addosso all'altra ala della cavalleria cartaginese.

Annibale Barca

Anche qui, Lelio, al comando della cavalleria italica approfittò dell'occasione per chiudere la partita con i diretti avversari.
Tutta la cavalleria di Annibale fuggì inseguita da Massinissa e Lelio. Premeditazione? In effetti potrebbe essere. La cavalleria di Annibale, che aspettava -invano- rinforzi da Vermina, non era forte come quella romana ed è possibile che il condottiero l'avesse utilizzata come specchietto per allodole, per fare credere a una parziale vittoria e allontanare la cavalleria romana. Annibale aveva inventato qualcosa di simile a Canne dove aveva utilizzato i fanti più deboli al centro dello schieramento per farli arretrare e simulare difficoltà. Sta di fatto che sul campo si arrivò infine allo scontro fra le fanterie.

Le prime file di Annibale non reggevano (o sembravano non reggere) a lungo allo sforzo e arretrarono fra le seconde file. Forse una mossa tattica; Annibale potrebbe aver studiato il racconto dei reduci della battaglia ai Campi Magni e aver capito che le legioni di Scipione non manovravano più come quelle vinte a Canne. D'altra parte Scipione, abbia o non abbia direttamente partecipato a quella terribile battaglia, se ne era comunque fatto raccontare le fasi dai reduci, come loro stessi le avevano vissute. Aveva studiato la strategia e la tattica dell'avversario.

Publio Cornelio Scipione Africano

In ogni caso, gli hastati ebbero la meglio sulla prima linea cartaginese (formata da mercenari), che iniziò ad arretrare. Ma la seconda linea (formata da punici) non glielo permise e si accese uno scontro interno nello schieramento di Annibale.

Comunque sia, gli astati di Scipione erano stanchi e le seconde file cartaginesi rinforzavano la difesa. L'arrivo dei principi diede nuova linfa all'attacco romano e portò alla rotta della seconda linea punica. Scipione tentò di ripetere la manovra dei Campi Magni e mosse le sue file di principi e triari sui fianchi per accerchiare le forze di Annibale. La manovra fallì parzialmente perché i veterani che Annibale teneva di riserva nella terza linea, lontana dalle prime due (molto probabilmente per evitare proprio questa mossa), non potevano essere circondati. Inoltre lo spazio tra loro e i romani era disseminato di cadaveri, che rendevano ancora più difficoltosa la manovra dell'esercito attaccante. Scipione fu costretto a far tornare indietro le seconde file per reggere l'urto dei cartaginesi e non aveva più massa di manovra.

Un ulteriore problema derivò dal fatto che la tattica utilizzata da Scipione per evitare la carica degli elefanti si rivelò errata per contrastare le linee di fanteria cartaginese. I corridoi creati, infatti, non permettevano l'utilizzo della tattica manipolare, che necessitava di una disposizione a scacchiera per essere utilizzata. Perciò, le prime fasi dello scontro pesarono direttamente sulle spalle degli hastati (secondo G. Brizzi, "Il guerriero, l'oplita e il legionario", può darsi che Annibale, schierando gli elefanti sul fronte del suo esercito, intendesse esattamente costringere Scipione a disporre i manipoli in colonna, invece che a scacchiera).

A questo punto la battaglia era diventata molto difficile per la compagine romana. Le perdite erano state sicuramente minori rispetto a quelle puniche, ma i combattimenti con le prime due linee cartaginesi avevano permesso ad Annibale di stancare i fanti romani, nonché di sfruttare nel migliore dei modi la superiorità numerica. Infatti, i ripiegamenti dei mercenari e dei cittadini punici, avevano permesso di coprire i fianchi ai veterani d'Italia, che erano ancora freschi e saldi al centro dello schieramento cartaginese. Se pensiamo poi che le legioni, senza gli effettivi di fanteria leggera, assommavano a circa 17.000 uomini, mentre i veterani annibalici contavano 15.000 uomini, possiamo capire quali difficoltà dovette affrontare Scipione.

La battaglia di Zama nell'interpretazione di Roviale Spagnolo (oggi a Roma, Musei capitolini)

Per evitare un accerchiamento che gli sarebbe riuscito fatale, Scipione estese il suo fronte, assottigliando i ranghi fino a coprire tutto il fronte punico. Ma ora la battaglia era arrivata ad una fase critica. Senza possibilità di manovra e senza le cavallerie (che ancora dovevano tornare dall'inseguimento), i romani dovettero arrivare allo scontro frontale con un nemico che li soverchiava per numero e per la maggiore freschezza (non dimentichiamo poi l'effetto psicologico che una tale situazione dovette avere su legionari che già avevano subito lo shock della sconfitta).

Ciò nonostante, i legionari non si persero d'animo. Quegli uomini, sconfitti dai nemici ed esecrati dai loro stessi concittadini, avevano alla fine una seconda possibilità; e da quella speranza e da quella rabbia essi trassero la forza di resistere alle forze puniche che li sovrastavano.

Definitivamente dispersa la cavalleria avversaria o disperatamente chiamati indietro da Scipione, alla fine tornarono Lelio e Massinissa con i loro cavalieri. Si avventarono alle spalle delle forze cartaginesi, creando scompiglio e massacrando il nemico. L'esercito cartaginese venne accerchiato e definitivamente annientato.
Quella che forse stava per diventare un'altra sconfitta per Roma diventò la disfatta finale di Annibale e di Cartagine.

Al di là di ipotesi fantasiose, comunque, molto più semplicemente Annibale tentò una battaglia di attrito, l'unica che gli era consentita dalle forze che aveva a disposizione. Nel suo piano di battaglia i romani dovevano essere fiaccati dallo scontro con ben tre linee (elefanti, mercenari, reclute puniche) prima di arrivare al confronto decisivo con i veterani dell'ultima linea.

Elefanti, mercenari e reclute puniche non erano in grado per ovvi motivi di compiere alcuna manovra sul campo di battaglia e potevano servire solo per un semplice scontro frontale, dopo il quale i romani non avrebbero avuto la necessaria freschezza per contrastare i veterani.

Era un delicato equilibrio di forze e soprattutto di tempi, che Scipione fu in grado di contrastare in virtù della voglia di riscatto delle legioni romane da lui addestrate dopo la sconfitta di Canne.

Tuttavia Annibale e pochi cavalieri riuscirono a fuggire.

Perdite[modifica | modifica sorgente]

Perdite romane

  • 1.500

Perdite puniche

  • 24.000 morti
  • circa 15.000 prigionieri

Bottino dei Romani

  • 11 elefanti
  • 132 insegne militari

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

  • Polibio - Storie
  • Livio - Storia di Roma dalla sua fondazione

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • H. H. Scullard - Storia del mondo romano, vol. 1
  • G. Brizzi - Il guerriero, l'oplita, il legionario
  • B. L. Hart - Scipione Africano
  • Gaetano De Sanctis - Storia dei Romani III
  • Y. Le Bohec - Histoire militaire des guerres puniques
  • Andrea Frediani - Le grandi battaglie di Roma antica

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]