Quinto Fulvio Flacco (console 237 a.C.)

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Quinto Fulvio Flacco
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Quintus Fulvius Flaccus
Gens Fulvia
Padre Marco Fulvio Flacco
Pretura 215 a.C.[1]
214 a.C.[2]
Consolato 237 a.C.
224 a.C.
212 a.C.[3][4]
209 a.C.
Proconsolato 211 a.C.

Quinto Fulvio Flacco[5] (in latino: Quintus Fulvius Flaccus; ... – ...) è stato un politico e console romano del III secolo a.C.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Marco Fulvio Flacco, che fu console nel 264 a.C., e padre di Quinto Fulvio Flacco, suffectus nel 180 a.C., fu quattro volte console e ricoprì numerose altre magistrature. Quinto Fulvio fu eletto console una prima volta nel 237 a.C., collega di Lucio Cornelio Lentulo Caudino e combatté i Galli. Nel 231 a.C. fu censore[1] e nel 224 a.C. nuovamente console. La guerra contro i Galli della Gallia Cisalpina era ancora in corso e Flacco con il collega fu il primo generale romano ad oltrepassare il fiume Po; durante la campagna sconfisse ed assoggettò gli Insubri.

Nel 216 a.C. fu nominato pontefice massimo in sostituzione di Quinto Elio Peto, che era caduto nella battaglia di Canne.[6] L'anno successivo (215 a.C.) ottenne la pretura urbana;[1] il Senato mise 25 navi al suo comando, per proteggere la costa nelle vicinanze della città di Roma,[7] ma poco dopo il Senato stesso decretò che Flacco doveva arruolare 5.000 fanti e 400 cavalieri da condurre in Sardegna. Flacco nominò anche il nuovo comandante, fino a che Quinto Muzio, che era gravemente malato, non si fosse rimesso. Flacco scelse Tito Manlio Torquato.[8]

Nel 214 a.C. fu l'unico ad essere rieletto pretore (ancora una volta urbanus della città di Roma[2]) ed il Senato, con un consulto extra ordinem, decretò che Flacco avesse la città di Roma come provincia e che avrebbe anche avuto il comando delle truppe in assenza dei consoli.

Alla fine del 213 a.C. fu magister militum del dittatore Gaio Claudio Centone, che aveva come scopo quello di convocare i comizi centuriati per eleggere i nuovi consoli;[9] fu quindi eletto console per l'anno successivo (212 a.C.) e per la terza volta, avendo Appio Claudio Pulcro come collega;[3][4] insieme allo stesso istituì i ludi Apollinari.[10] Sempre in questo anno fu anche candidato come pontefice massimo, ma non ottenne la carica per incompatibilità con quella di console.[11] Combatté quindi con successo, insieme al collega, contro Annone comandante dei Cartaginesi, nella battaglia di Benevento,[12] e poco dopo pose sotto assedio Capua.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Livio, XXIII, 24.4 e 30.18.
  2. ^ a b Livio, XXIV, 9.4-5.
  3. ^ a b Livio, XXV, 2.4.
  4. ^ a b Livio, XXV, 3.1.
  5. ^ William Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1, Boston: Little, Brown and Company, Vol.2 p. 153
  6. ^ Livio, XXIII, 21.7.
  7. ^ Livio, XXIII, 32.18.
  8. ^ Livio, XXIII, 34.11-15.
  9. ^ Livio, XXV, 2.3.
  10. ^ Periochae, 25.3
  11. ^ Livio, XXV, 5.3-4.
  12. ^ Periochae, 25.4
  13. ^ Periochae, 25.7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Tiberio Sempronio Gracco
e
Publio Valerio Falto
(237 a.C.)
con Lucio Cornelio Lentulo Caudino
Publio Cornelio Lentulo Caudino I
e
Gaio Licinio Varo
I
Lucio Emilio Papo
e
Gaio Atilio Regolo
(224 a.C.)
con Tito Manlio Torquato II
Gaio Flaminio Nepote
e
Publio Furio Filo
II
Quinto Fabio Massimo
e
Tiberio Sempronio Gracco II
(212 a.C.)
con Appio Claudio Pulcro
Publio Sulpicio Galba Massimo I
e
Gneo Fulvio Centumalo Massimo
III
Marco Valerio Levino II
e
Marco Claudio Marcello IV
(209 a.C.)
con Quinto Fabio Massimo Verrucoso V
Marco Claudio Marcello V
e
Tito Quinzio Peno Capitolino Crispino
IV