Publio Licinio Crasso Divite

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Publio Licinio Crasso Divite
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Nome originale Publius Licinius Crassus Dives
Morte 183 a.C.
Gens Licinia
Consolato 205 a.C.

Publio Licinio Crasso Divite[1] (in latino: Publius Licinius Crassus Dives) (... – 183 a.C.) fu un uomo politico romano appartenente alla gens Licinia di provato valore sul campo di battaglia e di buone doti militari.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 212 a.C. diventò Pontefice Massimo, superando competitori molto più conosciuti di lui, e si rivelò all'altezza della carica, malgrado la sua giovane età.

Nel 210 a.C. venne nominato Magister Equitum (Maestro della Cavalleria) dal dittatore Quinto Fulvio Flacco. L'anno seguente venne eletto Censore e, com'era consuetudine, alla morte del collega Lucio Veturio Filone rinunciò alla carica.

Nel 208 a.C. divenne Pretore Peregrino (il Pretore che si occupava di giudicare le controversie tra i cittadini romani e gli stranieri, oppure tra stranieri). La sua carriera politica culminò nel consolato del 205 a.C., eletto con Publio Cornelio Scipione Africano.

Dopo il suo consolato propose di nominare Quinto Cecilio Metello dittatore per bandire le elezioni consolari.

Il Senato decise di prorogargli l'incarico, visto il suo coraggio, e, unito alle legioni del console Publio Sempronio Tuditano, finalmente sconfisse il grande nemico di Roma, Annibale.

Rimase Pontefice Massimo per più di un trentennio, morendo nel 183 a.C.

Fu un uomo profondamente legato alle tradizioni (costrinse Caio Valerio Flacco a diventare Flamen Dialis contro la sua volontà) ed estremamente severo (fece battere a morte una vestale, rea di aver provocato lo spegnimento del fuoco sacro).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti Primarie[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Fasti consulares Successore LupaCapitolina.png
Quinto Cecilio Metello
e
Lucio Veturio Filone
(205 a.C.)
con Publio Cornelio Scipione Africano
Marco Cornelio Cetego
e
Publio Sempronio Tuditano