Gerone II

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« Costui, di privato, diventò principe di Siracusa; né ancora lui conobbe altro dalla fortuna, che la occasione; perché, sendo e' Siracusani oppressi, lo elessono per loro capitano, donde meritò d'essere fatto principe. [...] Costui spense la milizia vecchia, ordinò della nuova; lasciò le amicizie antiche, prese delle nuove; e come ebbe amicizie e soldati che fussino suoi, possé in su tale fondamonto edificare ogni edifizio: tanto che lui durò assai fatica in acquistare e poca in mantenere. »
(Machiavelli, Il Principe, cap. VI)
Tetradracma di Gerone II

Gerone II, citato anche come Ierone II, (Siracusa, 308 a.C. circa – Siracusa, 215 a.C.), fu tiranno di Siracusa dal 270 al 215 a.C..

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Nato nel 308 a.C., circa, Gerone era figlio illegittimo del nobile Ierocle il quale asseriva di essere discendente di di Gelone, tiranno siracusano nel V secolo a.C.; a causa delle sue origini, il padre non voleva riconoscerlo ma fu dissuaso da alcuni presagi secondo i quali il neonato avrebbe avuto un glorioso futuro[1][2].

Nulla è noto della sua infanzia e giovinezza fino al momento in cui non si distinse combattendo come soldato agli ordini del re epirota Pirro.

Ascesa[modifica | modifica sorgente]

Nel 275 a.C., quando il re dell'Epiro lasciò Siracusa, l'armata siracusana si trovava in conflitto con le autorità cittadine e pertanto decise di nominare due strateghi; Artemidoro e Gerone che, dopo alcune negoziazioni, riuscì a riconciliare le parti e ad ottenere dalla popolazione la ratifica del proprio comando militare[3].

Non pago del prestigio ottenuto, Gerone decise di sposare la figlia di Leptine, uno dei più influenti nobili della città, grazie alla quale, oltre al favore del popolo, ottenne anche la simpatia degli ottimati, accrescendo notevolmente la propria influenza[4].

In ogni caso, Gerone era ben consapevole che il suo potere poggiava sull'esercito siracusano, in gran parte composto da mercenari incostanti e infidi. Pertanto, cogliendo l'occasione di un conflitto con i mamertini (che, dopo la partenza di Pirro avevano conquistato Messina donde erano soliti saccheggiare i possedimenti siracusani), si accampò con il proprio esercito nei pressi del fiume Cinasmoro aspettando l'arrivo dei nemici; nel corso della battaglia, tenne nelle retrovie la cavalleria e le unità della falange cittadina, mettendo i prima linea i mercenari e poi lasciò che i mercenari venissero circondati mentre con i soldati restanti si ritirò a Siracusa, debellando ogni ammutinamento[5].

Ritiratosi in patria, ricostituì un esercito di siracusani, grazie al quale respinse i mamertini e conquistò in breve tempo Mylae e Alaesa mentre Tyndaris, Abacaenum e Tauromenium si dichiararono in favore di Siracusa. Con tali appoggi, Gerone avanzò fino al torrente Longano (nei pressi dell'odierna Barcellona Pozzo di Gotto) ove annientò il contingente dei mamertini e catturò il loro comandante[6].

A seguito della battaglia, i mamertini furono confinati a Messana e lì furono salvati da un'ulteriore sconfitta per la mediazione dei cartaginesi, che costrinse Siracusa a firmare una tregua mentre Cartagine avrebbe posto nella città una guarnigione a garanzia della tregua; sebbene non convinto, Gerone accettò il compromesso.

Contemporaneamente, nel 272 a.C., Gerone mandò delle truppe in aiuto dei romani che assediavano Rhegium.

Regno[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra punica.

Nel 270 a.C. Gerone fu accolto a Siracusa come un eroe e fu nominato tiranno della città[7]

Nel periodo che seguì il tiranno mantenne stabili contatti sia con i romani che con i cartaginesi fino al 264 a.C.. In quell'anno, infatti, i mamertini, stanchi della guarnigione cartaginese stanziata a Messana, inviarono ambasciatori a Roma offrendo la resa della città e reclamando aiuto contro i cartaginesi[8]; dopo lunghe discussioni, i Romani accettarono la richiesta ed inviarono il console Appio Claudio Caudexad occupare Messina[9].

A questo punto, desideroso più che mai di espellere completamente i mamertini, Gerone stipulò un'alleanza con Cartagine e partì con il proprio esercito alla volta di Messana: insieme al generale punico Annone, pose il campo nei pressi della città ed iniziò l'assedio; tuttavia, il console Appio Claudio ingaggiò un violento scontro contro le truppe punico-siracusane ottenendo una vittoria[10].

Sconfitto a Messana, Gerone, non pienamente fiducioso degli alleati cartaginesi, ritirò le sue truppe e rientrò a Siracusa[11].

Appio Claudio Caudex, frattanto, decise di concentrare i propri sforzi contro Gerone e, dopo aver conquistato diverse città sicule, iniziò ad assediare Siracusa[12]. Scaduto il mandato del console, nel 263 a.C., i romani elessero Manio Otacilio Crasso e Manio Valerio Massimo Messalla e li inviarono entrambi in Sicilia insieme a quattro legioni[13].

All'arrivo dei consoli, numerose città sicule passarono ai Romani convincendo Gerone che le prospettive di una vittoria romana erano assai maggiori di quelle cartaginesi; pertanto, inviò diversi messaggeri al campo romano con proposte di pace ed alleanza che i romani, dopo alcune discussioni, accettarono[14].

Con tale alleanza, il tiranno siracusano mantenne il possesso dell'intera Sicilia sud orientale, fino a Tauromenium; in cambio fu costretto a pagare una grande somma di denaro e a liberare i prigionieri di guerra[15][16].

In questo modo si garantì un lungo periodo di pace per l'intera zona. Fu in questo periodo che si manifestò la volontà del tiranno di aiutare chi aveva bisogno. Mandò aiuti a Rodi, colpita da un terremoto e cercò l'attenzione della madrepatria greca attraverso dei grandi regali alla città di Olimpia. Inoltre fece costruire la più grande nave mai realizzata, la Siracusia (progettata da Archimede) e la mandò in regalo a Tolomeo III.

In patria mantenne un governo democratico, con un senato e dei consiglieri e comportandosi quasi come un privato cittadino; dal 240 a.C. governò al fianco del figlio Gelone II, che morì poco prima del padre. La città di Siracusa sotto Gerone visse un periodo molto florido, dotandosi di grandi opere pubbliche, tra cui scuole, templi e altari pubblici. Contemporaneamente, Gerone mantenne alta la guardia commissionando ad Archimede dei macchinari per contrastare delle eventuali guerre.

Le truppe siracusane intervennero nella prima guerra punica a fianco di quelle romane più volte. Contribuì all'assedio di Agrigento, poi alla conquista di Camarina e di Lilybaeum. Nel 241 a.C. Gerone partecipò alle trattative di pace, che furono vantaggiose anche per Siracusa. Il tiranno visitò anche la stessa Roma, dove fu accolto con onore. Fu anche premiato per la sua alleanza dopo la vittoria nel 222 a.C. contro i galli.

Ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Nel 218 a.C., all'inizio della seconda guerra punica, offrì una flotta al console Tito Sempronio Longo. L'anno dopo mandò altri aiuti in seguito alla battaglia del Lago Trasimeno e anche una statua in oro della Vittoria. La battaglia di Canne fu l'ultima occasione in cui poté rendersi utile, in quanto prima della fine del 215 a.C. Gerone morì, probabilmente a 92 anni. Lasciò altre due figlie, Demarata e Eraclea, che sposarono due importanti cittadini siracusani. Gli successe il nipote Geronimo.

« La gloria di Gerone
in alto sollevassero gli aedi
oltre il mare di Scizia e fin là dove,
legato con l'asfalto il vasto muro,
regnava Semiramide! Io son uno,
ma le figlie di Zeus ne prediligono
molti altri ancora e sia gradito a tutti
celebrare la sicula Aretusa
e i popoli e Gerone bellicoso. »
(Teocrito XVI idillio)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giustino, op. cit., XXIII, 4.
  2. ^ Zonara, op. cit., VIII, 6.
  3. ^ Polibio, op. cit., I, 8.
  4. ^ Polibio, op. cit., I, 9.1-4.
  5. ^ Polibio, op. cit., I, 9.4-7
  6. ^ Polibio, op. cit., I, 9.7-8
  7. ^ Pausania, op. cit., VI, 12.2.
  8. ^ Polibio, op. cit., I, 10.
  9. ^ Polibio, op. cit., I, 11.1-7.
  10. ^ Polibio, op. cit., I, 11.7-15.
  11. ^ Diodoro, op. cit., XXIII, 1.2.
  12. ^ Polibio, op. cit., I, 12-14.
  13. ^ Polibio, op. cit., I, 15.1-3.
  14. ^ Polibio, op. cit., I, 15.3-7.
  15. ^ Zonara, op. cit., VIII, 9
  16. ^ Polibio, op. cit., I, 16

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Tiranno di Siracusa
con Gelone II
Successore
Pirro, poi la repubblica 270 a.C.-215 a.C. Geronimo