Dittatore

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Dittatore viene definito colui che esercita una dittatura e, più in generale, il capo di un governo assoluto e totalitario[1]. Tale figura è talvolta assimilata a quella del tiranno (despota). Per giungere al potere un dittatore, o futuro tale, può servirsi della semplice propaganda, oppure di moti di piazza o persecuzioni, fino a giungere a una rivoluzione attraverso un colpo di stato (golpe o putsch nel linguaggio internazionale) che può essere cruento o incruento.

Epoca antica[modifica | modifica sorgente]

Durante la Repubblica romana il dictator era un magistrato straordinario che, in tempi di eccezionale pericolo per la patria, era investito di pieni poteri politici e militari per un periodo non superiore a sei mesi, con garanzie particolari atte a impedire una perpetuazione dell'incarico. A questa accezione del termine fecero riferimento Giuseppe Garibaldi nel 1860 quando si proclamò Dittatore delle Due Sicilie e altri patrioti provvisoriamente alla guida di governi rivoluzionari[1].

Storia contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Numerosi sono gli esempi di personaggi storici che sono saliti al governo o vi sono rimasti mediante l'uso della forza. Partendo da Napoleone che, dopo la Rivoluzione Francese, convertì il governo dello stato in una dittatura imperiale, passando per Hitler, Stalin, Mao, Mussolini, Franco, Ceausescu, Milosevic, Jaruzelski, Marcos e Salazar, si annoverano fra le liste dei dittatori contemporanei numerosi presidenti degli stati centro e sud americani del XX secolo, che hanno mantenuto il governo mediante l'eliminazione dei nemici politici e l'utilizzo dell'esercito per il controllo della stampa, dell'istruzione, della cultura e della giustizia.

Anche nella storia recente è possibile riconoscere fra i personaggi politici della scena internazionale alcuni capi di stato che si distinguono per un uso particolarmente disinibito della violenza e della tirannia e per avere preso il potere con un colpo di stato.
Molti stati dell'America centrale e meridionale, oltre a parte consistente dell'Asia e dell'Africa, hanno vissuto o vivono tuttora prolungati periodi di dittatura.
La seconda Guerra del Golfo, il più importante conflitto combattuto negli anni a cavallo fra XX e XXI secolo, aveva l'obiettivo dichiarato della prevenzione del riarmo di un regime dittatoriale di Ṣaddām Ḥusayn in Iraq, colpevole della repressione di minoranze etniche e religiose.
Da notare che non sempre la repressione di minoranze etniche o la soppressione delle libertà democratiche provoca un intervento internazionale. Ad esempio non sono stati effettuati interventi contro il Cile di Pinochet, il Myanmar, il Pakistan, la dittatura di Fulgencio Batista a Cuba, la Bolivia di Banzer e di Barrientos, la Grecia "dei colonnelli", le dittature in Paraguay di Stroessner, contro le Filippine di Marcos, la Romania di Nicolae Ceaușescu, o contro altri regimi comunisti dell'Europa dell'Est. La forza è stata invece utilizzata nell'invasione di Panama del 1989.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dal dizionario on-line della lingua italiana Treccani

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