Stratego

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Uno strategós greco

Il termine greco strategós (in greco antico στρατηγός, al plurale στρατηγοὶ, strategòi), reso in italiano con stratega o più correttamente con stratego, si riferisce a un'alta carica delle gerarchie militari dell'antica Grecia, corrispondente all'odierno capo militare o generale.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La figura dello stratego era presente ad Atene già dal 501 a.C., con la costituzione clistenica. Da quell'anno, ogni anno, infatti i cittadini Ateniesi elessero dieci generali, uno per ognuna delle dieci "tribù" create con l'instaurazione del regime democratico. Originariamente i dieci generali collaboravano con il Polemarco, cioè il comandante supremo delle forze armate, uno degli arconti o magistrati, che però ben presto perse ogni potere effettivo militare.

Strategos significa letteralmente "comandante dell'esercito", ma sotto pressioni di Temistocle gli strateghi assunsero il controllo anche della marina. I dieci generali erano sul medesimo piano gerarchico, ciò è testimoniato dal fatto che essi nella battaglia di Maratona scelsero per votazione il miglior piano di battaglia senza alcuna imposizione. Ciò non significa però che ogni generale avesse dei particolari ambiti di responsabilità.

A volte furono eletti in via onoraria alla carica di strateghi alcuni cittadini illustri come Sofocle. Come detto, ogni anno venivano eletti dieci generali e nel caso in cui uno di questi fosse licenziato o morisse veniva eletto un sostituto che lo rimpiazzasse per la restante parte dell'anno. Le elezioni avvenivano mediante archeresie, ma in questo caso era esclusa la modalità del sorteggio.

I dieci generali erano scelti tra il centinaio o quasi di ufficiali che erano eletti e tra questi essi erano i più in vista. Durante la democrazia ci fu la tendenza a selezionare gli ufficiali tra il popolo, ma i generali dovevano possedere sia esperienza in guerra che esperienza nei rapporti diplomatici, compito che solitamente era solitamente riservato agli appartenenti alla classe aristocratica.

È probabile che in linea teorica la carica di generale non fosse preclusa ad alcun cittadino ateniese, ma nella realtà essa era riservata agli appartenenti all'alta società. La carica di generale era estremamente remunerativa, infatti, anche se essi venivano pagati solo in periodo di guerra, era consuetudine che essi ricevessero una parte del bottino di guerra e che in tempo di pace le ambascerie delle altre città facessero a loro sontuosi regali.

Durante il V secolo la carica di strategos ebbe una forte connessione con il comando supremo dello Stato. Molti di essi influenzarono molto le scelte politiche della città, facendo pesare in modo considerevole il loro potere, pur senza avere le basi giuridiche per farlo. Formalmente durante le assemblee essi esprimevano la loro opinione di privati cittadini. L'esempio più lampante e famoso è quello di Pericle che dal 443 al 430 tenne strettamente in pugno le redini del governo di Atene, ricoprendo più volte la carica di strategos, sebbene un semplice voto dell'assemblea dei cittadini potesse destituirlo.

Secondo Tucidide la sua influenza fu così grande che in realtà ad Atene si era instaurato un regime monarchico. È da notare che Pericle poteva, però, essere esautorato dal suo incarico semplicemente con il voto dell'assemblea cittadina. Durante il IV secolo non vi fu più un legame così stretto tra il potere politico e quello militare. Ciò fu conseguenza della mutata situazione di Atene e della Grecia, che produsse difficoltà sia nella gestione della politica militare, sia nell'amministrazione politica ed economica della città stessa.

In questo periodo Atene ricorse frequentemente a milizie mercenarie e i comandanti di queste potevano essere eletti al grado di generale e avere anche potere civile. Con la perdita del suo impero, le finanze di Atene erano meno solide e una schiera di nuovi politici diventò preminente. Questi, assieme ad abili oratori, strapparono ai generali il loro ruolo politico. Dal IV secolo molti generali furono eletti dal popolo senza che fossero legati ad una delle 10 tribù originarie. I generali erano frequentemente sottoposti ad indagini e processi per il loro operato. Le pene andavano dalla pena capitale al bando.

Le pene potevano essere veramente enormi, è stato riportato che potevano portare alla confisca di tutti i beni anche dei più ricchi cittadini ateniesi. Nel 430 a.C. Pericle stesso fu temporaneamente sospeso dalla carica e processato. Dopo la vittoria nella battaglia delle Arginuse nel 406 a.C., tutti gli otto generali in comando nella battaglia furono processati e condannati a morte per non essere riusciti a recuperare i sopravvissuti. Non tutti tornarono in patria non accettando di sottostare alla decisione. L'esercito Ateniese era organizzato su principi democratici e la disciplina era relativamente debole.

Sono stati riportati solo pochi casi di esecuzioni sommarie decise d'autorità dai generali durante le campagne; normalmente i generali, prima di eseguire sentenze nei confronti dei soldati che avevano compiuto gravi trasgressioni, portavano questi ultimi davanti a ciò che noi ora chiameremmo corte marziale. I generali stessi erano sottoposti ad inchieste sul loro operato l'anno seguente al termine del loro mandato. Queste inchieste potevano portare a processi pubblici nei quali venivano ascoltati anche coloro che avevano combattuto sotto il comando del generale sotto giudizio. Non è questa una situazione in cui metodi brutali per mantenere la disciplina potevano facilmente prosperare.

Elenco dei più importanti strateghi ateniesi del V secolo a.C.:

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hansen M.H. 1987, The Athenian Democracy in the age of Demosthenes. Oxford.
  • Hamel, Debra 1998, Athenian generals: Military authority in the classical period. Leiden.
  • Oxford Classical Dictionary, 2nd edition, 1996: strategoi.
  • Pauly-Wissowa