Verrine

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Le Verrine, dette in latino In Verrem, sono delle orazioni scritte da Cicerone nel 70 a.C. per sostenere l'accusa contro il pretore della Sicilia Gaio Licinio Verre accusato di corruzione e appropriazione indebita.

Si tratta in totale di sette orazioni di cui solo le prime due realmente tenute, mentre l'altra fu scritta, ma non eseguita in quanto, dopo le prime due, l'accusato comprese che non avrebbe avuto scampo e prese volontariamente l'esilio.

Struttura e contenuti dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

L'intera opera è composta di tre parti, una parte preliminare e due libri, di cui il primo contiene la prima effettiva requisitoria tenuta, mentre il secondo raccoglie le restanti cinque requisitorie mai tenute.

La Divinatio in Q. Caecilium è relativa al dibattito preliminare del processo contro Verre. In essa Cicerone dimostra che l'eventuale scelta di Quinto Cecilio Nigro come accusatore, invece che lui stesso, sarebbe sbagliata, essendo appunto Cecilio Nigro legato a Verre da rapporti tali che non ne possono garantire la corretta interpretazione del ruolo atteso.

Nella seconda orazione (In Verrem actio prima) Cicerone racconta come sia stato ostacolato nelle indagini da lui svolte in Sicilia, spiega i sistemi messi in atto da Verre per ritardare il processo all'anno successivo, sperando in un giudice a lui più favorevole, ed espone riassumendoli i principali capi di accusa contro Verre. Cicerone inoltre spiazza Verre ed il suo difensore Quinto Ortensio Ortalo, rinunciando ad una lunga esposizione e passando direttamente all'ascolto dei testimoni.

Le cinque orazioni successive, contenute nel volume In Verrem actio secunda, analizzano in dettaglio il comportamento disonesto di Verre in relazione a vari aspetti: come pretore di Roma (De praetura urbana), come pretore in Sicilia (De iurisdictione siciliensi), nella riscossione delle decime (De re frumentaria), nella appropriazione di opere d'arte (De signis) e nella somministrazione di condanne verso schiavi fuggiti, banditi, pirati e cittadini romani (De suppliciis). Queste orazioni non vennero mai pronunciate in quanto Verre, dopo la sospensione del processo successiva alla Actio prima, non si ripresentò in aula alla ripresa del processo, preferendo partire per Marsiglia dove si ritirò in esilio volontario. Cicerone tuttavia le pubblicò e queste insieme alle due precedenti contribuirono a portarlo, a soli 36 anni, al centro della scena politica romana, posizione che avrebbe conservato per quasi trent'anni.

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