Tiranni di Siracusa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Questa è la lista dei tiranni di Siracusa prima della dominazione romana.

Gelone, il primo tiranno di Siracusa.

Siracusa, fondata da coloni di Corinto nel 734 a.C., è stata governata prima dai Gamoroi e poi dai nobili Killichirioi; fu conquistata dal tiranno di Gela, Gelone, nel 485 a.C., condividendo con suddetta città diversi tiranni. Dopodiché, Siracusa vive il momento della sua prima democrazia, nata da poco in Occidente, quindi successivamente ritorna la tirannide con a capo Dionisio I, il quale sarà ricordato come uno dei più crudeli, scaltri e intelligenti tiranni della storia del mondo greco antico. Altro tiranno di grande portata storica fu Agatocle, venuto al potere dopo diversi decenni di nuova repubblica. Infine tra gli altri, speciale menzione, va a Ierone II, vissuto al tempo di Archimede, il suo regno fu il più lungo di tutti e le sue gesta furono ricordate. L'ultimo tiranno effettivo sarà Geronimo, il quale rompendo il patto di pace e alleanza con i romani, scatenerà la guerra con Roma che alla fine riuscirà a conquistare Siracusa, ponendo così fine alla tirannide nel 212 a.C..

Tiranni della polis[modifica | modifica wikitesto]

Gelone (485 a.C. - 478 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gelone.

Fu il primo tiranno di Siracusa, dopo aver lasciato la sua città d'origine, Gela, spostò la sua corte a Siracusa e fece di questa città una grande poteza; sotto il suo regno Siracusa ebbe la più grande flotta del Mediterraneo. Si intrapresero rapporti diplomatici con le più grandi poleis del mondo antico greco come Sparta e Atene.[1]

Gerone I[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gerone I.

Fu il secondo tiranno di Siracusa; ricordato per il mecenatismo, portò alla corte aretusea alcuni tra i più grandi poeti del tempo; Pindaro; Bacchilide; Eschilo. Importanti furono le sue battaglie nell'Italia continentale. Va ricordata la battaglia di Cuma, da lui guidata, che ebbe la conseguenza di spezzare il predominio dell'Etruria sulla Campania.[2]

Trasibulo di Siracusa (466 a.C. - 465 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasibulo di Siracusa.

Ultimo fratello della tirannide dei Dinomenidi, il suo regno durò solo 1 anno, poiché i siracusani gli si ribellarono e lo esiliarono a Locri Epizefiri. Con lui finisce il periodo della Prima Tirannide a Siracusa e viene instaurata la democrazia.[3]

Dionisio I (405 a.C. - 367 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dionisio I di Siracusa.
Dionisio I e la Spada di Damocle

Considerato come il prototipo del potere assoluto, Dionisio impressionò gli storici d'ogni tempo. Autore di numerose invenzioni belliche, tra le quali si citano la catapulta e le navi quadrireme e quinquereme, sottomise al suo volere non solo quasi l'intera Sicilia (eccetto la punta occidentale controllata dai cartaginesi), conquistò anche parte della Magna Grecia. Fondò colonie nel mare Adriatico e portò l'esercito siracusano ad avere un numero di soldati molto elevato, si parla di 100.000 uomini e 10.000 cavalieri. Morì improvvisamente dopo aver combattuto la sua ultima battaglia contro Cartagine.[4]

Dionisio II (367 a.C. - 357 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dionisio II.

Figlio di Dionisio I, ereditò dal padre un grande Impero che però egli non seppe mantenere. Trovatosi in contrasto con il popolo e la politica, venne infine esiliato in Calabria, da qui fece ritorno e cercò di riconquistare Siracusa, ma venne infine esiliato nuovamente a Corinto, dove stette il resto della sua vita e dove morì in condizione di povertà.[5]

Dione di Siracusa (357 a.C. - 354 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dione di Siracusa.

Cognato di Dionisio I, personaggio coinvolto nello stesso arco di tempo di Dionisio II, egli è legato alle vicende di Platone a Siracusa. Filosofo e politico, inizialmente non sembrava interessato al potere, fedele allievo di Platone, finì per tradire gli ideali del pensiero platonico organizzando una guerra contro Dionisio II, dopo che questi lo aveva cacciato dalla città aretusea per invidia. Sarà alla fine ucciso dal generale ateniese Callippo. [6]

Apollocrate (357 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Apollocrate.

Figlio di Dionisio II, venne messo sul trono di Siracusa ma il suo regno durò pochissimo poiché a causa della sua crudeltà venne rifiutato dal popolo e fu sconfitto da Dione.

Callippo (354 a.C. - 353 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Callippo (generale).

Generale ateniese, compagno di Dione e anch'egli allievo di Platone, dopo avere organizzato la congiura ai danni del cognato di Dionisio I, prese il potere della città ma lo mantenne solamente 1 anno, dopodiché fu rovesciato da un altro figlio di Dionisio II, Ipparino, che riportò il comando nella sua famiglia.[7]

Ipparino (353 a.C. - 351 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ipparino.

Figlio di Dionisio II, tenne il potere per due anni, poi vista la sua crudeltà il popolo non lo sopportò e così venne ucciso.[8]

Niseo (351 a.C. - 347 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Niseo.

Discendente anch'egli di Dionisio, protagonista nello stesso arco di tempo dei tiranni precedenti, tenne il potere per quattro anni, non fu amato dal popolo per il suo comportamento dissoluto, venne esiliato quando Dionisio II riprese il potere di Siracusa.[9]

Dopo il susseguirsi dei discendenti di Dionisio e aspiranti conquistatori del trono, Siracusa conobbe un nuovo periodo di democrazia sotto la guida di Timoleonte, generale venuto da Corinto, che cacciato i tiranni dalle città siceliote, mantenne la guida aretusea per quasi un decennio.[10] Alla sua morte, Siracusa sarà ancora retta dalla democrazia e da un governo oligarchico, con l'ascesa al potere di Sosistrato[11] ed Eraclide[12]

Agatocle (316 a.C. - 289 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Agatocle di Siracusa.
Moneta raffigurante Agatocle

Considerato e accostato al pari di Dionisio, per genio militare e mire espansionistiche, Agatocle si fece nominare Re di Sicilia e Re d'Africa. Fu crudele con il suo popolo ma lo portò a varie vittorie e conquiste. Pur se efferato divenne comunque un tiranno popolare. Discordie interne tra i membri della sua famiglia lo portarono a rinunciare a un successore dinastico e designò come suo erede al trono, il popolo di Siracusa.[13]

Nel biennio 289-288, Siracusa fu in balia della guerra tra Menone[14] e Iceta[15], che fu vinta dal primo grazie ai cartaginesi. Nel 288 il potere dei cartaginesi fu rovesciato con una rivolta.

Iceta (288 a.C. - 279 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Iceta di Siracusa (tiranno).

Iceta restaurò nuovamente la tirannide, abolita dopo la morte di Agatocle. Durante il suo regno dichiarò guerra ad Akragas ma venne infine sconfitto dai cartaginesi ed esiliato dalla città.[11]

Nel 277 a.C. tutta la Sicilia fu conquistata da Pirro, hegemon dell'Epiro, che la dovette abbandonare appena un anno dopo. A Siracusa si instaurò la repubblica. Dopo appena sei anni, il generale Gerone fu acclamato tiranno.

Tinione (279 a.C. - 277 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tinione.

Fu tiranno di Siracusa e divise il potere insieme a Sosistrato. Inizialmente i due andarono d'accordo ma in seguito per brame di potere divisero fecero scoppiare una guerra civile dividendo in due la polis aretusea. Tinione governava fino ad Akragas. Quando la situazione divenne insostenibile stipulò un accordo con il suo nemico politico e chiese l'aiuto di Pirrolo. Ma quando l'epirota palesò l'intenzione di voler condurre l'esercito siciliano ad assediare nuovamente Cartagine, Tinione si oppose a Pirro e per questo venne condannato a morte.

Sosistrato di Agrigento (279 a.C. - 277 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sosistrato di Agrigento.

Fu nipote di Sosistrato di Siracusa, capo oligarca della polis. Ne divenne il tiranno contendendosi i territori con Tinione, con egli chiamò Pirro, il quale lo nominò comandante dei contingenti mercenari contro Cartagine. Ma anche lui, come Tinione, si rifiutò di proseguire la guerra contro i punici e per questo venne da Pirro condannato a morte. Egli riuscì comunque a fuggire mettendosi a capo di una rivolta appoggiata da cartaginesi e mamertini.

Gerone II (270 a.C. - 216 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gerone II.

Ultimo tiranno che riuscì a portare a nuovo splendore Siracusa. Il regno di Gerone II fu il più duraturo di tutti; egli affrontò numerose sfide, i mamertini, mercenari assoldati al tempo dei precedenti tiranni siracusani, avevano chiamato in loro aiuto Roma per combattere le città di Sicilia, questo causò la fine dell'indipendenza della Sicilia come isola, poiché da lì a pochi anni si mostreranno le vere mire espansionistiche dei romani che conquisterrano l'intero territorio, compresa Siracusa. Gerone II, dopo avere fatto la guerra a Roma e essersi reso contro di non poter vincere da solo, decise di fare con essi un'alleanza e così facendo mantenne la pace per Siracusa per diversi decenni. Instaurò un governo democratico e fu ricordato per avere fatto buone opere e grandi progetti, come ad esempio commissionare al genio di Archimede, particolari invenzioni belliche in caso di attacco alla città. Morì alla veneranda età di 92 anni.[16]

Gelone II (240 a.C. - 216 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gelone II.

Figlio di Gerone II, regnò sotto la guida del padre, nel suo stesso periodo.[17]

Geronimo (215 a.C. - 214 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geronimo di Siracusa.

Salito al trono di Siracusa a soli 16 anni, Geronimo, molto probabilmente anche per la giovane età, non fu in grado di gestire la delicata situazione politica che si era venuta a creare attorno al suo regno. Con i romani che assediavano ormai quasi tutta la Sicilia, prese l'errata decisione di andarci contro e ruppe l'alleanza decennale stipulata da suo nonno, Gerone II, dichiarando così guerra a Roma. Si alleò quindi con Cartagine; questo fu il casus belli che spinse i romani a conquistare anche Siracusa.
Geronimo stava organizzando un grande esercito per sferrare il primo attacco quando venne ucciso da una congiura dei cittadini siracusani, si pensa fosse stata istigata dai romani.[18]

Adranodoro (214 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Adranodoro.

Ormai la situazione era tragica, quindi non era facile reggere la drammaticità e la responsabilità che portava avere il trono di Siracusa, così Adranodoro, uno dei responsabili della rottura del patto con i romani, preferì nominarsi generale piuttosto che tiranno. Con ansia portò avanti la politica filo-cartaginese in città, e per questo si dice venne ucciso da un'altra congiura organizzata dall'assemblea governativa che non voleva allearsi con Cartagine contro Roma.[19]

Ippocrate ed Epicide (214 a.C. - 212 a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ippocrate di Siracusa e Epicide.

Fratelli, entrambi figli di una cartaginese e di un siracusano, vennero in passato esiliati da Siracusa per volere di Agatocle. I due allora servirono l'esercito di Cartagine sotto il comando di Annibale, il quale li mandò come ambasciatori nella città aretusea dal giovane tiranno Geronimo, furono tra coloro che lo convinsero a stracciare la pace con Roma e ad allearsi con i cartaginesi. Quando la sitauzione precipitò i due chiesero di poter rientrare nella loro patria, a Cartagine, ma poi rimasero a Siracusa e qui presero il potere della città e la guidarono durante l'assedio del generale romano Marco Claudio Marcello, il quale per la sua crudeltà, si era inimicato i siracusani che a questo punto acclamorono e si schierarono dalla parte di Ippocrate ed Epicide.[20]
Fu l'ultimo atto della tirannide siracusana. L'intera città rimase assediata per oltre due anni dall'esercito romano appostato fuori le mura e contrastato dalle geniali invenzioni di Archimede che combatté fino all'ultimo per difendere la sua città. Quando i romani riuscirono a entrare, Ippocrate ed Epicide, dopo aver subito una sconfitta, ripararono sul fiume Anapo, ma qui furono vittime di una grave pestilenza che decimò le truppe ed uccise i due generali.

Con loro due si chiude la storia dei tiranni siracusani, poiché dal 212 a.C. Siracusa venne conquistata da Roma, ed il suo destino venne associato a quello dei romani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 236 (v. 2)
  2. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 454 (v. 2)
  3. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 1108 (v. 3)
  4. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 1033 (v. 1)
  5. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 1036 (v. 1)
  6. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 1027 (v. 1)
  7. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 574 (v. 1)
  8. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 478 (v. 2)
  9. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 1218 (v. 2)
  10. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 1138 (v. 3)
  11. ^ a b Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 883 (v. 3)
  12. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 388 (v. 2)
  13. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 63 (v. 1)
  14. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 897 (v. 2)
  15. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 450 (v. 2)
  16. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 455 (v. 2)
  17. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 237 (v. 2)
  18. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 458 (v. 2)
  19. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 170 (v. 1)
  20. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, page 480 (v. 2)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]