Latomia
La latomia (pronuncia latomìa o, alla latina, latòmia) deriva dal latino lātomĭae che a sua volta deriva dal greco latomíai composto da lâs, pietra, e tomíai da témnein, tagliare. Nell'antichità greco-romana erano cave di pietra o di marmo usate per incarcerare schiavi, prigionieri di guerra o delinquenti in genere[1]. Oggi il termine, per estensione, può significare "carcere", specialmente se sotterraneo e tenebroso.
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[modifica] Storia
Le più note latomie sono le latomie di Siracusa usate sia come cave di pietra che come carceri antiche. Infatti a seguito della spedizione ateniese in Sicilia, e quindi di una dura battaglia tra Atene e Siracusa, le latomie divennero il luogo in cui furono incarcerati i soldati ateniesi sconfitti. Fredde d'inverno e torride d'estate, essere imprigionati nelle latomie equivaleva a una condanna a morte: essi furono lasciati morire di fame e di stenti, senza alcuna possibilità di fuga.
Furono probabilmente scavate già dal V secolo a.C., anche se non si hanno informazioni certe, e utilizzate sino all'epoca romana. Sicuramente furono utilizzate per costruire il quartiere della Neapolis e successivamente le mura di fortificazione della città.
Cicerone nelle Verrine parla delle latomie:
| « Tutti voi avete sentito parlare, e la maggior parte conosce direttamente, le Latomie di Siracusa. Opera grandiosa, magnifica, dei re e dei tiranni, scavata interamente nella roccia ad opera di molti operai, fino a una straordinaria profondità. Non esiste né si può immaginare nulla di così chiuso da ogni parte e sicuro contro ogni tentativo di evasione: se si richiede un luogo pubblico di carcerazione, si ordina di condurre i prigionieri in queste Latomie anche dalle altre città della Sicilia.[2] » |
Le latomie di Siracusa sono distribuite all'interno del comprensorio aretuseo, poiché in epoca greca l'esigenza di materia prima quale la roccia calcarea, serviva per la costruzione di templi e monumenti, nonché per erigere le mura che la difendevano.
Sono molte, alcune all'interno del parco della Neapolis, come quella del "Paradiso", "S.Venera" e "Intagliatella"; nei pressi della basilica di San Giovanni Battista quelle "Navantieri", "Broggi" e del "Casale". Infine, nei pressi del convento dei Cappuccini, con l'omonima latomia. Se ne conosce un'altra, più piccola, nei pressi del castello Eurialo, chiamata "Bufalaro" (o del Filosofo). Tuttavia esistono molte piccole latomie sparse ovunque in città, specie nei pressi delle mura dionigiane.
[modifica] Curiosità
Salvatore Quasimodo nella raccolta del 1936 Erato e Apollion compone una poesia intitolata Latomie in cui ci si riferisce proprio a quelle siracusane e da cui emerge un binomio vita/morte in cui "si amano i morti"[3].
Ma anche nella poesia Cavalli di luna e di vulcani[4].
[modifica] Note
- ^ La denominazionme deriva dal termine latino lautumiae 'cave di pietra': durante millenni l'uomo ha scavato in queste rocce calcaree organogene. Cfr. Ottavio Lurati, Toponymie et géologie, in Quaderni di semantica, anno XXIX, numero 2, dicembre 2008, 443.
- ^ Siracusa Monumenti
- ^ http://www.duogaraviniproni.it/SPARTITI%20E%20TESTI/QUASIMODO%20SALVATORE/QUASIMODO%20(%20testi%20)/LATOMIE%20_%20S.%20Quasimodo%20_.pdf
- ^ http://www.scuolaservice.it/cavallidiluna/strettonelmito/terradi.htm
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