Cultura di Castelluccio

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Cultura di Castelluccio è il nome che viene dato alla civiltà a cui appartiene il particolare tipo di ceramica reperito, nel corso di studi condotti da Paolo Orsi, nel sito omonimo nella località posta tra Noto e Siracusa[1].

Disegno che riproduce una porta di tomba della cultura di Castelluccio

Il ritrovamento di un villaggio preistorico nella località di Castelluccio, nel siracusano, ha permesso di conoscere, accanto ai resti circolari di capanne preistoriche anche un tipo di ceramica decorata con linee brune su fondo di colore giallo-rossastro, con alcune decorazioni anche in tricromia con l'uso del bianco; questa ceramica ha caratterizzato il periodo. Il termine "castellucciano" risale alla definizione usata dall'archeologo Bernabò Brea ed è riferito al detto villaggio preistorico. La cultura castellucciana si serve di armi costituite da asce di basalto, di pietra verde ed ossa scolpite, ritenute degli idoli simili a quelli di Malta, e di Troia II e III, ma anche di armi di bronzo negli insediamenti più recenti. Il tipo di sepoltura del sito presenta grotticelle arrotondate, scavate nella roccia, che si aprono verso l'esterno e sono chiuse da porte scolpite in rilievo con simboli a spirale alla superficie e motivi che richiamano l'atto sessuale. La cultura castellucciana viene datata da alcuni tra il 2200 a.C. e il 1800 a.C.[2], altri la ritengono contemporanea dell'Elladico medio-recente, quindi del 1800 -1400 a.C.[3]

La cultura di Castelluccio è risultata presente nei villaggi della Sicilia sud orientale, Monte Casale Cava d'Ispica, Pachino, Cava Lazzaro, nei pressi di Noto, di Rosolini, nel comprensorio rupestre-bizantino delle Coste di Santa Febronia a Palagonia e con forme ceramiche differenti anche nell'agrigentino. Il ritrovamento di una tazza di tipo etneo nella zona di Comiso, tra gli oggetti ceramici locali ha fatto scoprire l'esistenza di traffici commerciali con i castellucciani di Paternò, Adrano e Biancavilla, le cui tombe differiscono nella fattura a causa del duro terreno basaltico ed utilizzano anche le grotte di scorrimento lavico come tombe a camera.

Nella zona attorno a Ragusa sono state trovate le prove dell'attività mineraria dei castellucciani; gallerie scavate con l'uso delle mazze di basalto permettevano l'estrazione e la produzione delle richiestissime selci. A questo stesso periodo risalgono anche alcuni dolmen, aventi funzioni esclusivamente funerarie, rinvenuti in diverse parti della Sicilia e attribuibili ad un popolo estraneo alla cultura castellucciana.

Indice

[modifica] Note

  1. ^ Salvatore Spoto, Sicilia antica: Castelluccio e l'Età del Bronzo. Nota 1, op. cit., p.51
  2. ^ Castelluccio: nome eponimo du una particolare ceramica databile tra il 2200 e 1800 a.C. Il sito si trova tra Siracusa e Noto; in Salvatore Spoto, Sicilia antica, op. cit., p.323
  3. ^ Jean Huré, Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, op. cit., p.12

[modifica] Bibliografia

  • Salvatore Spoto, Sicilia antica, 2002 Newton Compton Ed., ISBN 88-8289-750-8
  • Jean Huré, Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, Brancato Editore, Brugherio (MI), 2005, ISBN 88-8031-078-X
  • Giuseppe Voza, Nel segno dell'antico, Arnaldo Lombardi Editore, ISBN 88-317-2606-4
  • Sebastiano Tusa, La Sicilia nella preistoria, Sellerio Editore, ISBN 88-389-1440-0
  • Giuseppe Castellana, La Sicilia nel II millennio a.C., Salvatore Sciascia Editore, ISBN 88-8241-130-3
  • Salvatore Piccolo, Antiche Pietre. La cultura dei dolmen nella Preistoria della Sicilia sud-orientale, Morrone Editore, ISBN 978-88-902640-7-8

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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