Paolo Orsi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Paolo Orsi

Paolo Orsi (Rovereto, 17 ottobre 18591935) è stato un archeologo italiano.

Indice

[modifica] La formazione

Nacque a Rovereto, città al tempo facente parte dell'impero Austro-Ungarico, e questo favorì i suoi legami culturali con la Mitteleuropa. Dopo gli studi presso l'Imperial Regio Ginnasio di Rovereto, si trasferì a Vienna per seguire corsi di storia antica ed archeologia. Continuò gli studi presso l'Università di Padova e si laureò a Roma. Poi frequentò la Reale scuola italiana di Archeologia a Roma, la scuola d'arte classica a Bologna e paleontologia di nuovo a Roma.

[modifica] Le ricerche

Durante le sue prime ricerche, che condusse nella sua terra di nascita, scoprì la zona preistorica del Colombo a Mori nel Trentino.

Dopo un breve periodo di insegnamento al liceo di Alatri in provincia di Roma, entrò nella direzione generale delle antichità e delle belle arti e successivamente alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze.

Perso il concorso per la cattedra di archeologia all'Università di Roma, entrò, a trent'anni, nei ruoli della pubblica amministrazione, come ispettore degli scavi e dei Musei, e nel 1890 fu inviato a Siracusa, dove si dedicò allo studio delle origini dei Sicani e dei Siculi e delle città di Thapsos e Megara Hyblaea. Nel lavoro sui monti Iblei e la valle che porta al mare scoprì templi, necropoli, mura, palazzi, monete ed altro e riportò alla luce l'antica città Casmene. Diede una particolare interpretazione sull'architettura della Basilica di San Foca a Priolo.

Fu "Commissario" del Museo Nazionale di Napoli per un breve periodo (1900 - 1901), lasciando però un'impronta indelebile. Infatti gettò le basi per il suo riordinamento globale (realizzato poi dal successivo direttore Ettore Pais), individuando dieci grandi raccolte di materiali.

Nel 1907 si trasferì a Reggio Calabria, dove divenne direttore della Sovraintendenza Calabra per gli Scavi e contribuì alla nascita del grande Museo Nazionale della Magna Grecia, lavorò in particolare a Reggio, a Locri e a Rosarno dove continuò lo studio sulla Magna Grecia. Scoprì città, un tempio ionico, antiche mura e i siti di Medma e di Krimisa. Scavò per diversi anni a Monteleone di Calabria (attuale Vibo Valentia).

Nel 1924 ritornò in Sicilia rifiutando cattedre universitarie, restò anche dopo il pensionamento a lavorare con il museo di Siracusa che oggi porta il suo nome. Sempre nel 1924 fu nominato senatore del Regno d'Italia. Scrisse oltre 300 lavori che lo portarono a vincere il Gran Premio di Archeologia dell'Accademia dei Lincei. La sua bibliografia fu vasta come numero e come copertura, privilegiate furono le sue aree di lavoro del Siracusano e della Calabria, oltre alla sua terra di nascita e dell'Alto Adige.

Fu tra i fondatori della Società Italiana di Archeologia nel 1909 e, per quanto riguarda il Trentino, i suoi lavori furono spesso in coppia con Federico Halbherr entrambi per qualche anno studenti a Vienna.

A lui e ad Halbherr è dedicata l'annuale Rassegna del cinema archeologico che si svolge presso il Museo Civico di Rovereto e da un paio d'anni a Reggio Calabria.

Il Museo Archeologico di Siracusa a lui intitolato ed il Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria contengono una grandissima quantità di reperti risalenti ad un periodo che va dalla preistoria sino al periodo greco, provenienti da ritrovamenti di tutto il territorio della Sicilia e della Calabria.

[modifica] Il ritratto di Gagliardi

Per descrivere la figura di Paolo Orsi possiamo riportare quanto scrisse di lui, un anno dopo la sua morte, il suo amico Enrico Gagliardi anch'egli archeologo, che ospitò Orsi nei suoi soggiorni a Monteleone di Calabria (oggi Vibo Valentia):

« Rivedo il maestro: alta, solida la persona, la nobile testa eretta, la fronte spaziosa, pochi capelli lisci modellavano il cranio, la barbetta grigia, il portamento rigido, quasi militare, lo avrebbero fatto scambiare per un ufficiale; ma un solco profondo sulla fronte e lo sguardo penetrante ben rilevavano in lui l'uomo di studio e di scienza, abituato al diuturno travaglio del pensiero. Il parlare lento, misurato, schiaro, chiaro, traduceva subito il carattere dell'uomo, diritto e preciso, che attraverso il lavoro senza indugi e senza stanchezza, vedeva netta la meta. La sua vita austera, d'una semplicità francescana, che rifuggiva dagli onori e da ogni teatrale popolarità, gli ha permesso di operare in silenzio in luoghi disagiatissimi. Dovunque Egli è passato, ha lasciato un'orma profonda; perché niente sfuggiva al suo sguardo, alla sua acuta osservazione; i suoi studi si concentravano subito in limpide e fondamentali pubblicazioni che hanno illustrato intere regioni e periodi oscurissimi, mai prima di lui tentati, e da lui fatti rivivere e resi eloquenti dopo millenni di silenzio. »
(Enrico Gagliardi, "Quaderno della rivista Trentino", Trento 1936, XIV, n. 8.)

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue