Paolo Orsi

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Paolo Orsi

Pietro Paolo Giorgio Orsi (Rovereto, 17 ottobre 1859Rovereto, 8 novembre 1935) è stato un archeologo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Rovereto, città al tempo facente parte dell'Impero austro-ungarico, e questo favorì i suoi legami culturali con la Mitteleuropa. Dopo gli studi presso l'Imperial Regio Ginnasio di Rovereto, si trasferì a Vienna per seguire corsi di storia antica e archeologia. Continuò gli studi presso l'Università di Padova e si laureò a Roma. Poi frequentò la Reale scuola italiana di Archeologia a Roma, la scuola d'arte classica a Bologna e paleontologia di nuovo a Roma.

Durante le sue prime ricerche, che condusse nella sua terra di nascita, scoprì la zona preistorica del Colombo a Mori nel Trentino.

Dopo un breve periodo di insegnamento al liceo di Alatri in provincia di Roma, entrò nella direzione generale delle antichità e delle belle arti e successivamente alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze.

Non avendo superato il concorso per la cattedra di archeologia all'Università di Roma, rimase, nei ruoli della pubblica amministrazione, come ispettore degli scavi e dei Musei, e nel 1890 fu inviato a Siracusa, dove si dedicò allo studio della preistoria con attenzione alle sedi e alle origini dei Sicani, Siculi e Itali e ai centri dell'età del Bronzo Thapsos e di colonie greche quali Naxos e Megara Hyblaea. Nel lavoro sui monti Iblei e la valle che porta al mare scoprì templi, necropoli, mura, palazzi, monete e altro e riportò alla luce l'antica città Casmene. Diede una particolare interpretazione sull'architettura della Basilica di San Foca a Priolo.

Fu "Commissario" del Museo Nazionale di Napoli per un breve periodo (1900 - 1901), lasciando però un'impronta indelebile. Infatti gettò le basi per il suo riordinamento globale (realizzato poi dal successivo direttore Ettore Pais), individuando dieci grandi raccolte di materiali.

Nel 1907 si ebbe l'incarico di organizzare la Soprintendenza della Calabria con sede a Reggio Calabria, e contribuì alla nascita del grande Museo Nazionale della Magna Grecia, lavorò in particolare a Reggio, a Locri a Crotone a Sibari a San Giorgio Morgeto, a Rosarno dove continuò lo studio sulla Magna Grecia. Scoprì città, un tempio ionico, antiche mura e i siti di Medma, Krimisa e Kaulon. Scavò per diversi anni a Monteleone di Calabria (attuale Vibo Valentia). Nel 1931 fondò con Umberto Zanotti Bianco la rivista «Archivio storico per la Calabria e la Lucania».

Mantenne sempre il doppio incarico fino alla nomina di un Soprintendente per la Calabria nel 1924 e si concentrò nell'attività in Sicilia rifiutando la nomina alla cattedra universitaria. Restò anche dopo il pensionamento a lavorare a Siracusa per l'ordinamento del museo di Siracusa che oggi porta il suo nome. Sempre nel 1924 fu nominato senatore del Regno d'Italia. Scrisse oltre 300 lavori di fondamentale importanza, che lo portarono a vincere il Gran Premio di Archeologia dell'Accademia dei Lincei. La sua bibliografia fu ricca di opere e di temi, dalla Preistoria all'età medievale con grande attenzione alla Sicilia Orientale e alla Calabria, oltre che al territorio di Rovereto, delle Alpi e dell'Alto Adige.

Fu tra i fondatori della Società Italiana di Archeologia nel 1909 e, per quanto riguarda il Trentino, i suoi lavori furono spesso realizzati in collaborazione con Federico Halbherr, già suo collega per qualche anno all'università di Vienna.

Fu membro dell'Accademia nazionale dei Lincei[1]. A lui e a Halbherr è dedicata l'annuale Rassegna del cinema archeologico che si svolge presso il Museo Civico di Rovereto e da un paio d'anni a Reggio Calabria.

Il Museo Archeologico di Siracusa, a lui intitolato, e il Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, contengono una grandissima quantità di reperti risalenti a un periodo che va dalla preistoria sino al periodo greco, provenienti da ritrovamenti di tutto il territorio della Sicilia e della Calabria.

Il ritratto di Gagliardi[modifica | modifica wikitesto]

Per descrivere la figura di Paolo Orsi possiamo riportare quanto scrisse di lui, un anno dopo la sua morte, il suo amico Enrico Gagliardi anch'egli archeologo, che ospitò Orsi nei suoi soggiorni a Monteleone di Calabria (oggi Vibo Valentia):

« Rivedo il maestro: alta, solida la persona, la nobile testa eretta, la fronte spaziosa, pochi capelli lisci modellavano il cranio, la barbetta grigia, il portamento rigido, quasi militare, lo avrebbero fatto scambiare per un ufficiale; ma un solco profondo sulla fronte e lo sguardo penetrante ben rilevavano in lui l'uomo di studio e di scienza, abituato al diuturno travaglio del pensiero. Il parlare lento, misurato, chiaro, traduceva subito il carattere dell'uomo, diritto e preciso, che attraverso il lavoro senza indugi e senza stanchezza, vedeva netta la meta.

La sua vita austera, d'una semplicità francescana, che rifuggiva dagli onori e da ogni teatrale popolarità, gli ha permesso di operare in silenzio in luoghi disagiati. Dovunque Egli è passato, ha lasciato un'orma profonda; perché niente sfuggiva al suo sguardo, alla sua acuta osservazione; i suoi studi si concentravano subito in limpide e fondamentali pubblicazioni che hanno illustrato intere regioni e periodi oscurissimi, mai prima di lui tentati, e da lui fatti rivivere e resi eloquenti dopo millenni di silenzio. »

(Enrico Gagliardi, "Quaderno della rivista Trentino", Trento 1936, XIV, n. 8.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Órsi, Paolo in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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