Niscemi

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Niscemi
comune
Niscemi – Stemma Niscemi – Bandiera
Niscemi – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Caltanissetta-Stemma.png Caltanissetta
Amministrazione
Sindaco Francesco La Rosa[1] dal 21/05/2012
Territorio
Coordinate 37°09′00″N 14°23′00″E / 37.15°N 14.383333°E37.15; 14.383333 (Niscemi)Coordinate: 37°09′00″N 14°23′00″E / 37.15°N 14.383333°E37.15; 14.383333 (Niscemi)
Altitudine 332 m s.l.m.
Superficie 96,82 km²
Abitanti 28 152[2]
Densità 290,77 ab./km²
Comuni confinanti Caltagirone (CT), Gela, Mazzarino
Altre informazioni
Cod. postale 93015
Prefisso 0933
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 085013
Cod. catastale F899
Targa CL
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 164 GG[3]
Nome abitanti niscemesi, santamarioti
Patrono Maria SS. del Bosco
Giorno festivo seconda domenica d'agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Niscemi
Posizione del comune di Niscemi nella provincia di Caltanissetta
Posizione del comune di Niscemi nella provincia di Caltanissetta
Sito istituzionale

Niscemi è un comune italiano di 28.152 abitanti[2] della provincia di Caltanissetta in Sicilia.

È il terzo comune della provincia per numero di abitanti dopo Gela e Caltanissetta.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il centro abitato è situato su un altopiano posto a 332 metri dal livello del mare. Il comune ha una superficie di 9.654 ettari per una densità abitativa di 293 abitanti per chilometro quadrato. Niscemi è situata su una collina rientrata nella parte dei Monti Erei e alle pendici degli Iblei, con un panorama occidentale sulla vallata del fiume Maroglio e la Piana di Gela. Dista 77 km da Caltanissetta, 92 km da Catania, 67 km da Enna, 188 km da Messina, 192 km da Palermo, 60 km da Ragusa, 127 km da Siracusa e 298 km da Trapani.

Il territorio di Niscemi si inserisce in un contesto geologico caratterizzato da colline argillose mioceniche, ricoperte da un ampio mantello di sabbie plioceniche, tufi calcarei e conglomerati[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di insediamenti umani nel territorio di Niscemi, risale all'epoca neolitica, in particolare tra il III ed il II millennio a.C., come testimoniano dalla presenza di numerose tombe a forno scavate nella roccia[5].

Tracce attribuibili alla cultura sicana risalgono, invece, ad un periodo risalente alla prima età dei metalli. Si trattava, principalmente, di piccoli villaggi che vivevano di caccia e agricoltura e che vivevano in capanne di paglia. Durante questo periodo erano diffuse l'industria litica, ceramica e quella relativa alla produzione di utensili di uso quotidiano.

Successive testimonianze di insediamenti nel territorio di Niscemi si possono ricostruire grazie alla presenza delle necropoli con le tombe a tholos e a forno nel periodo castellucciano, risalenti al XIII secolo a.C. durante la tarda età del bronzo. A conferma di ciò, un passo del secondo volume del Dizionario Topografico della Sicilia, redatto da Vito Amico, riporta: «sia nei fianchi che nelle falde del colle occorrono sepolcri anche per corpi giganteschi, monete di ogni metallo, vasi, lucerne, ampolle, e più di un pavimento saccheggiato coll'epigrafe Alba si è rinvenuto[6]». Durante questo secolo i villaggi castellucciani si trasformarono progressivamente in insediamenti fortificati, probabilmente a causa dell'avvento dei siculi, che costrinsero gran parte delle popolazioni più pacifiche a spostarsi verso territori più tranquilli.

A partire dal VII secolo a.C., successivamente all'insediamento dei coloni rodio-cretesi nel territorio di Gela, le campagne del territorio niscemese furono occupate per poter essere coltivate intensamente[7]: sorsero numerose fattorie, i terreni furono lottizzati e le risorse naturali sfruttate al massimo. Tuttavia, a partire dal V secolo a.C., in seguito alla seconda invasione cartaginese, la relativa tranquillità degli insediamenti nel territorio di Niscemi, fu sconvolta e molti abitanti furono costretti a fuggire e ad abbandonare le loro fattorie.

Nel III secolo d.C. la vasta plaga, situata circa ad un chilometro ad occidente del centro abitato odierno, compresa tra il fiume Achates ed il fiume Gela, fu assegnata al patrizio Calvisio e prese il nome di Plaga Calvisiana[8]. Sorse un fiorente villaggio che sopravvisse fino al IX secolo d.C., quando gli arabi lo distrussero definitivamente.

Successivamente gli arabi costruirono un borgo fortificato sulla collina dove sorge l'attuale centro abitato e vi diedero il nome Fata-nascim (passo dell'olmo), accorciato in un successivo momento in Nasciam. Durante l'occupazione araba il regime della proprietà fondiaria ed i sistemi di coltivazione della terra cambiarono radicalmente: i vasti latifondi furono suddivisi in piccoli lotti, eccetto per le proprietà demaniali, la coltivazione dei cereali e la pastorizia furono ristrette solo ai terreni adatti, si provvedette alla ripopolazione del manto boschivo, si intensificò la produzione di olio e si introdussero le coltivazioni di carrubbo, gelso, pistacchio e nocciolo. Nella metà del XIII secolo, tuttavia, a causa delle lotte interne tra musulmani e normanni, la cittadina fu completamente distrutta e i suoi abitanti furono costretti a fuggire in cerca di un luogo più sicuro dove vivere.

A seguito della conquista normanna, il nome della città divenne, con diploma del 1143, Nixenum. Diventato un feudo rustico il territorio subì radicali mutamenti fin quando, nel 1324, un ramo della famiglia Branciforte, si trasferì da Piacenza in Sicilia (XIII secolo) e comprò la terra di Nixenum.

Ma la tradizione fa risalire la nascita del paese al racconto che nel 1599, Andrea Armao, un pastore del bosco di Santa Maria (che divenne poi il nome della città), avesse smarrito un bue, di nome Portagioia, e, dopo averlo cercato invano nella boscaglia, lo trovò chino davanti a una fonte di acqua dove vi era l'immagine di una Madonna, secondo la leggenda dipinta da mani angeliche su una tela di seta[4][6][9]. Lì venne costruita una chiesa che rappresentò il centro del piccolo nucleo di abitazioni. Anche in tempi attuali, nonostante la posizione in periferia, la chiesa ricopre una notevole importanza simbolica per gli abitanti di Niscemi.

Nel 1626 donna Giovanna Branciforte, a nome del figlio Giuseppe Branciforte Barrese, prese possesso della baronia di Niscemi. Due anni dopo, per far conferire i titoli nobiliari al figlio Giuseppe Branciforte Barrese, chiese ed ottene dal cardinale Giovanni Doria la licentia populandi del feudo di Niscemi. La neonata baronia di Niscemi era costituita da quattro feudi, anche se taluna documentazione ne riporta l'esistenza di quattordici[4]. Il centro del borgo fu scelto vicino al bosco di Castellana, ove la leggenda narrava del ritrovamento del quadro della Madonna. Le strutture pre-esistenti, a causa delle precarie condizioni economiche, non furono distrutte, ma riutilizzate. Non fu costruito un castello, ma si scelse di adoperare, come avamposto di difesa, una torretta sita in contrada Castellana.

Nel 1640 Giuseppe Branciforte Barrese decise di dare un nuovo assetto urbanistico al borgo, disegnando una nuova planimetria secondo le pratiche urbanistiche del tempo, che prevedevano la presenza di una piazza centrale in cui emergeva la Chiesa Madre.

Nel 1693 il terremoto del Val di Noto, che distrusse buona parte della Sicilia orientale, danneggiò buona parte del borgo di Niscemi, pur non provocando vittime. Si rese necessaria la ricostruzione di gran parte dell'abitato, tuttavia la planimetria non mutò, ma le principali chiese furono ricostruite nel luogo originale di edificazione.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 marzo 1790 le terre a sud del centro abitato furono sconvolte da un rivolgimento tellurico di proporzioni paurose, caratterizzato da aperture della terra e dall'emissione di calore ed emissioni nauseabonde[10]. Sorse, inoltre, un piccolo cono vulcanico che emetteva vapore e calore. Lo sconvolgimento, tra lo spavento della popolazione, durò per otto giorni consecutivi[11].

Il 10 ottobre 1838 Re Ferdinando II, con tutto il suo seguito, passò da Niscemi, lamentandosi con l'amministrazione della città per il pessimo stato delle strade. Il 12 gennaio 1848 la città prese parte all'insurrezione popolare contro il governatore borbonico[12] e il 24 maggio 1860 aderì alla rivoluzione garibaldina. La sera del 26 luglio 1860 i soldati garibaldini furono ospitati presso la Chiesa di Sant'Antonio da Padova e, nella stessa chiesa, si votò, il 21 ottobre dello stesso anno il plebiscito che sancì l'annessione della Sicilia all'Italia[13].

Successivamente all'unità d'Italia il paese fu scosso da violenze, furti e rapine a danno principalmente di nobili: la banda, a cui capo vi era Salvatore Di Benedetto, soprannominato Parachiazza, imperversò nelle campagne per diversi anni, finché fu definitivamente sgominata. Il figlio di Parachiazza, Matteo Di Benedetto, uccise nel 1864 Salvatore Masaracchio, all'epoca dei fatti sindaco di Niscemi.

Nel 1891 un gruppo di giovani intellettuali niscemesi fondò il Fascio dei Lavoratori, secondo in tutta la Sicilia, dopo quello di Catania. Di ispirazione socialista, consentì ai contadini di ottenere, nel 1897, la lottizzazione e l'assegnamento delle terre demaniali ex feudali.

Nel 1922, subito dopo l'instaurazione del regime fascista, il militante socialista Salvatore Noto fu assassinato nella piazza principale del paese da squadristi fascisti.

Tra le due guerre mondiali Niscemi fu caratterizzata da un nuovo periodo turbolento, caratterizzato da rapine, scassinamenti e violenze varie, causate principalmente dalla miseria e dalla disoccupazione[14]. Molti lavoratori si organizzarono in associazioni e lottarono per la concessione delle terre incolte. Gli stessi fenomeni si verificarono anche dopo la Seconda Guerra Mondiale: nel 1946 una manifestazione popolare, a cui parteciparono più di quattromila lavoratori, degenerò in violenze e saccheggiamenti. Le proteste dei lavoratori si concluserò nel 1951, quando gran parte dei lavoratori, preferirono emigrare in cerca di lavoro.

Negli anni quaranta del XX secolo imperversò il banditismo nel territorio e prese piede la cosiddetta Banda dei Niscemesi, con velleità autonomiste, i cui capi erano Rosario Avila e Salvatore Rizzo. Rosario Avila fu trovato morto nel 1946, dopo che su di lui era stata messa una taglia. Con la sua morte l'intera banda si disgregò e tutti i suoi componenti furono tutti catturati o uccisi.

Il 12 ottobre 1997 si verificò un evento franoso[15]. La frana non causò vittime ma provocò il danneggiamento di decine di edifici e lo sfollamento di 117 famiglie[16] del quartiere Sante Croci della città. Complessivamente rimasero senzatetto circa cinquecento persone. Risultò particolarmente danneggiata la Chiesa delle Sante Croci che, successivamente, fu demolita. Gran parte delle case che furono danneggiate erano state costruite abusivamente nel corso degli anni sessanta. Solo dopo quattordici anni dall'evento, nel 2011, le famiglie colpite sono state risarcite del danno subito[17]. Nello stesso anno, inoltre, sono stati definitivamente abbattutti tutti i ruderi delle abitazioni inagibili.

Tra gli anni ottanta e gli anni novanta, la città è stata soggetta ad una escalation di problemi di legalità, che hanno causato, nel 1992[18] e nel 2003[19], il commissariamento della giunta comunale per condizionamento mafioso.

Dal 1991 è in funzione, in contrada Ulmo, un centro di trasmissioni radio navali degli USA costituito da 41 antenne, dipendenti dalla base aera di Sigonella[20]. Nello stesso sito, nel gennaio del 2014, sono stati portati a termine i lavori per la costruzione del sistema di comunicazione satellitare del MUOS[21][22]. Il MUOS è un sistema ad alta frequenza utilizzato per le telecomunicazioni militari. Secondo un report effettuato nel 2011 dal professor Massimo Zucchetti, docente del Politecnico di Torino, l'attivazione del MUOS potrebbe provocare, a causa del campo elettromagnetico emanato dall'impianto, danni alla salute (come tumori e leucemie), all'ambiente (per la costruzione del sistema è stato profondamente modificato il paesaggio naturale della Riserva naturale orientata Sughereta) ed al traffico aereo (per interferenze di onde elettromagnetiche)[23].

Il 21 settembre 2014, a seguito di un referendum confermativo, la popolazione di Niscemi ha votato a favore del distacco dal Libero Consorzio dei Comuni di Caltanissetta e dell'adesione al Libero Consorzio Comunale di Catania[24].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Vittorio Emanuele III

Il centro storico risale alla seconda metà del XVII secolo. La piazza Vittorio Emanuele III[25] ha forma rettangolare e su di essa si affacciano la Chiesa Santa Maria d'Itria e la Chiesa dell'Addolorata, oltre che il Palazzo di Città.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Santa Maria D'Itria, sorge in piazza Vittorio Emanuele III. Ricostruita dopo il terremoto del 1693 a partire dal 1742 con il contributo della popolazione e sotto la direzione dell'architetto messinese Giuseppe La Rosa, è una chiesa a croce latina con tiburio centrale, presenta quattro nicchie laterali con le statue degli evangelisti Giovanni e Marco e gli apostoli Pietro e Paolo. La facciata è incompleta nel fastigio terminale. Gli interni furono decorati tra il 1863 e il 1864[13][26].
  • Chiesa dell'Addolorata, fondata nel 1753, sul sito di una rusticana aedicula, ad opera dell'architetto calatino Silvestro Giugliara. La sua architettura si sviluppa intorno ad uno spazio centrale a forma di ottagono allungata a navata unica con portale ad arco. All'esterno esibisce un raffinato prospetti settecentesco della Sicilia barocca. La facciata presenta una convessità rimarcata dalle quattro lesene, concluso dal profilo ondulato del coronamento della cella campanaria raccordata alla fabbrica da eleganti volute. Una mostra in pietra incornicia il portale d’ingresso e la finestra sovrastante. Sotto il livello del pavimento si apre una cripta con un altare, gli essiccatori, ossai e sepolture riservati in passato ai confrati e alle consorelle del SS. Crocifisso[13][26].
  • Chiesa di Sant'Antonio da Padova, ricostruita anch'essa dopo il terremoto, a partire dal 1746, fu restaurata nel XX secolo. È una chiesa a navata unica, a pianta rettangolare, con campanile a torre (posto insolitamente nel lato posteriore dell'edificio) e sagrestia addossata. La facciata è in intonaco liscio, con fastigio terminale in forma di piccolo frontone triangolare. Il portale in conci di pietra è decorato a bassorilievo. Un imponente organo fu installato nel 1810 su un soppalco costruito sopra il portone di ingresso[13][26].
  • Chiesa Maria SS. della Grazia, edificata nel 1773, sorge ad ovest di piazza Vittorio Emanuele III e fu salvata dall'abbandono nel 1947. Fu edificata sui resti di una primitiva chiesetta rustica della Niscemi feudale per volontà del barone Iacona con il consenso del principe Ercole Michele Branciforte. La facciata fu completata nel XIX secolo ed è ripartita in tre ordini, di cui l'ultimo accoglie la cella campanaria ed il secondo un'edicola con la statua di San Gaetano. L'interno è ad un'unica navata, con volte a botte e ricca decorazione a fresco tipicamente barocca. Ci si riferisce ad essa, pur inappropriatamente, come Chiesa di Santa Lucia.
  • Santuario Maria SS. del Bosco, sorge su resti di una piccola cappella distrutta dal terremoto[27]. Fu edificato tra il 1749 ed il 1758 sotto la direzione del capomastro e architetto Silvestro Gugliara. La chiesa è ad una sola navata con pianta ellittica allungata, la facciata è in stile barocco e presenta un'equilibrata compostezza e sobrietà nelle decorazioni. La chiesa conserva in una piccola nicchia le pietre costituite da due candelieri e dalla base che sosteneva la croce, rinvenute, secondo la tradizione, nel 1599 in occasione del rinvenimento del quadro della Madonna. L'altare maggiore raffigura angeli che, guidati dalla mano di Dio, reggono il sacro dipinto della Madonna nel gesto di portarlo verso la fonte del ritrovamento. Dietro la pala, una nicchia custodisce una copa del quadro, opera di un monaco di Caltagirone, perché l'opera originale si perse in occasione di un incendio verificatosi nel 1769 mentre si trovava presso la chiesa Santa Maria d'Itria. I due altari laterali sono dedicati a San Benedetto e San Giovanni Nepomuceno. La cripta sottostante conserva il pozzetto con la vena d'acqua in cui, si narra, venne trovato il sacro velo con l'immagine della Madonna: indicata come Cappella dell'acqua Santa[27], dal 1998 è anche battistero.
  • Chiesa di San Giuseppe, costruita grazie alla contribuzione volontaria di tutta la popolazione, con pietra e calce ricavate dalle cave locali. La facciata è semplice, ad un solo ordine e presenta una eleganza sobria. La pianta è rettangolare ad una sola navata. Rimasta a lungo trascurata, nel 1986 don Giuseppe Giugno, con la contribuzione volontaria di numerosi cittadini ne avviò i lavori di ristrutturazione[13][26].
  • Chiesa Anime del Purgatorio, realizzata tramite una cospicua donazione da parte della signora Gaetana Cona, presenta una pianta a forma di grossa tartaruga disposta in direzione ovest-nord-ovest. Il tetto poggia su archi a pieno sesto sorretti da otto colonne singole in stile toscano con basamento e plinto posti a perfetto cerchio all'interno dell'unica navata circolare[13].
  • Chiesa Sante Croci, edificata sul luogo in cui sorgeva in precedenza una piccola cappella senza altare, fu dotata di un piccolo cimitero. Restò lesionata dallo sconvolgimento tellurico che colpì Niscemi nel 1790. La frana dell'ottobre del 1997 lesionò gravemente l'immobile in maniera tale da richiederne la demolizione, avvenuta pochi anni dopo. L'altare maggiore è dedicato al Crocifisso ed era realizzato in marmo bianco con disegni a rilievo in stile barocco e intarsi in marmi colorati. Gli altri due altari erano rispettivamente dedicati a Sant’Alfonso dei Liquori ed a Santa Rita da Cace[28].
  • Chiesetta Madonna dello Spasimo, situata all'entrata meridionale del paese venne fondata con il contributo generoso e l'impegno attivo di diverse persone. La facciata delle chiesetta è molto semplice, ma armoniosa e movimentata, racchiusa dalle paraste laterali che contengono il portale centrale in pietra locale ben lavorata con arco a tutto sesto[13].
  • Chiesa San Francesco, costruita tra il 1732 ed il 1739, è caratterizzata da un'unica aula con volta a botte ed un presbiterio a crociera[29].
  • Chiesa San Giuseppe d'Atanasio, realizzata nel 1915, in contrada Pilacane, è caratterizzata da un severo stile neoclassico in cotto[4]. Si trova a circa due chilometri dal centro abitato di Niscemi.
  • Convento di San Francesco, oggi sede dell'ospedale civile, conserva il chiostro originale a pianta quadrilatera, un pozzo centrale ed è caratterizzato dalla presenza di una successione di arcate sorrette da colonne di ordine ionico[30].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo di Città, costruito su di un precedente fabbricato adibito a Cancelleria comunale, fu progettato dall'architetto Rosario Crescimone e realizzato dai fratelli Barbagallo. Si presenta come un blocco compatto e ben definito, sobrio ed equilibrato è dotato di un portico a tre arcate. Tutte le decorazioni del prospetto sono state realizzate in pietra di Pilacane[13].
  • Palazzo Branciforte, costruito nel 1824 è il più antico edificio civile sopravvissuto. Fu fatto realizzare da Margherita Branciforte, duchessa di Mondragone, giunta a Niscemi nel 1821[31]. È ben definito, caratterizzato da paraste angolari ed a muri perimetrali lisci in pietrame informe[13][25].
  • Palazzo Masaracchio, edificato nel 1840, sito nell'attuale via Regina Margherita, un tempo via Sante Croci. È caratterizzato da una facciata scandita da un ordine unico di paraste su alti plinti, balconi sorretti da mensoloni con decorazione fitomorfa e un fregio sul portone di ingresso[25].
  • Palazzo Malerba, sito nella stessa via di Palazzo Masaracchio ed edificato pochi anni prima, nel 1835. Oggi è presente solo la facciata settentrionale, in quanto la parte dell'edificio che sporgeva su Via Regina Margherita, fu demolita nel 1966 per realizzare un parcheggio[25].

Sono presenti altri edifici storici di rilevanza culturale.

  • Palazzo Preti - Buscemi (via Regina Margherita)
  • Palazzo Iacona-Giardini
  • Palazzo Romano
  • Palazzo Camiolo
  • Palazzo Iacona-Castronovo
  • Palazzo Iacona-Gallo
  • Palazzo Saita (via Garibaldi)
  • Palazzo della Pretura
  • Palazzo Preti
  • Palazzo Runza
  • Palazzo Malerba (via IV novembre)
  • Palazzo Vacirca
  • Palazzo Saita (piazza Vittorio Emanuele III)
  • Palazzo Samperi
  • Palazzo Masaracchio (piazza Vittorio Emanuele III)
  • Palazzo Gagliano (piazza Vittorio Emanuele III)
  • Palazzo Le Moli (via Le Moli)
  • Palazzo Gagliano (via Gagliano)
  • Palazzo Cavalieri
  • Palazzo Tinnirello
  • Villa Vacirca
  • Villa Camiolo
  • Villa Iacona-Gallo
  • Palazzo Conti
  • Casa Guariglia
  • Palazzo Preti - Buscemi (via Regina Margherita)
  • Palazzo Malerba (via Buonarroti)
  • Palazzo La Rosa
  • Palazzo Spinello
  • Palazzo Polizzi (via Samperi)
  • Palazzo Costa
  • Palazzo Buscemi (via XX settembre)
  • Palazzo Polizzi (via XX settembre)
  • Palazzo Fragale (via XX settembre)
  • Palazzo Fragale (via Rossini)
  • Palazzo Crescimone (via Umberto I)
  • Palazzo Galasso
  • Palazzo Buscemi (via Popolo)
  • Palazzo Crescimone (via Umberto)
  • Villa Samperi
  • Casina Samperi
  • Villa Gualato
  • Palazzo Disca
  • Casa Iacona
  • Casa Stizza
  • Casa Malerba
  • Casa Masaracchio
  • Casa Romano
  • Villa Gioconda
  • Villa Fragale
  • Fontana Madonna SS. del Bosco
  • Cimitero monumentale

Belvedere[modifica | modifica wikitesto]

Panorama dal Belvedere

Il Belvedere (anticamente Tunnu) è una terrazza panoramica che offre una magnifica vista sulla piana di Gela e sulla vallata del fiume Maroglio. È uno dei più bei panorami della Sicilia. Fu costruito in stile barocco, all'inizio del XIX secolo, ed è a forma rotondeggiante contornata da ringhiera e panche in ferro battuto. Rappresenta la meta finale della passeggiata nel centro storico. Fu ricostruito nel 1921 a seguito delle lesioni riportate nel corso di uno smottamento[13].

Scalinata del viale Angelo D'Arrigo

Nella zona sottostante al belvedere è stato recentemente costruito un viale dedicato all'aviatore italiano Angelo D'Arrigo che offre sempre più una vista panoramica sulla piana di Gela.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

In contrada Pitrusa, alle pendici di Niscemi, si trova un sito archeologico di epoca tardo antica. Sono stati ritrovati i bolli su anfora dei Praedia Galbana , poderi che appartenevano allo stato e che al loro interno erano stanziati magazzini annonari. Rimangono odiernamente i resti di una Mansio, ovvero una stazione di sosta (età imperiale), gestita dallo Stato per i viaggiatori. Accanto alla mansio sorgeva una stazione per il cambio dei cavalli. Si pensa esistesse un'antica strada, che portava alla contrada Piano Camera, altra zona archeologica. I recenti scavi archeologici hanno riportato alla luce un complesso termale, sempre in contrada Petrusa. Secondo gli archeologi sono ben visibili e riconoscibili il calidarium (parte delle terme destinate ai bagni caldi o ai bagni di vapore) con il forno di combustione, un vasto vano di tepidarium (parte delle terme destinate ai bagni tiepidi) e le suspensura (pilastri a base quadrata che fungevano da sostegno al pavimento) che spargeva il calore sotto il pavimento, potendo riscaldare così l'acqua.

Sono presenti anche siti archeologici risalenti all'epoca arcaico-classica, tra l'ottavo ed il quinto secolo a.C., nelle contrade Castellana, Arcia e Iacolano, dove sono state rinvenute ceramiche che lasciano intuire la presenza di insediamenti umani dediti allo sfruttamento agricolo del territorio, reso possibile anche dalla presenza del vicino fiume Maroglio. Testimonianze di arcaiche forme di culto religioso sono state, invece, riscontrate a Pisciotto e Valle Madoni, oltre che nella stessa contrada Arcia, dove sono stati rinvenuti resti di antiche necropoli. Secondo molti studiosi, questi ultimi ritrovamenti fanno pensare che il territorio di Niscemi avesse raggiunto un buon livello di organizzazione urbanistica, caratterizzata sia dalla presenza di aree urbane che di aree extraurbane[32].

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi.

A Niscemi è presente un'area naturale protetta della Regione Siciliana denominata Sughereta e riconosciuta di interesse cominitario dall'Unione Europea[4]. La Riserva sorge a 330 m s.l.m., nella parte meridionale dell'altopiano su cui si colloca il centro abitato e costituisce e, assieme al Bosco di Santo Pietro di Caltagirone, il residuo di quella che un tempo era la più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

La formazione del primo insediamento abitativo nel territorio di Niscemi risale al XVII secolo: furono molte le famiglie, provenienti dai comuni del circondario, a prendere la residenza a Niscemi, probabilmente spinti dal clamore della notizia del ritrovamento del quadro raffigurante la Madonna con Gesù bambino. Queste famiglie provenivano da Caltagirone, Aidone, Piazza Armerina, Gela, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Modica ed altre. Nel XVIII secolo la popolazione aumenta vertiginosamente, portandosi da circa 2000 abitanti a quasi 7000. Nel XIX secolo la popolazione supera i 14.000 abitanti per subire poi un aumento costante fino ai giorni nostri. Solo a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta i residenti diminuiscono di qualche centinaia di unità a causa principamente del fenomeno migratorio che costrinse molti abitanti di Niscemi a trasferirsi altrove[33].

Abitanti censiti[34]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

A Niscemi è presente una folta comunità straniera fin dalla fine degli anni ottanta, principalmente proveniente dai paesi dell'area nordafricana (Tunisia e Marocco in primo luogo), ma anche da Romania, Polonia e Cina.

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla lingua italiana ufficiale, a Niscemi si parla la lingua siciliana nella variante dialettale niscemese[35][36][37]. Altre lingue parlate, ma poco diffuse, sono l'arabo, il francese (parlate principalmente dalla comunità nordafricana).

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Centro socio culturale[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione del Centro socio culturale fu avviata sul finire degli anni novanta in via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Intestato, nel 2007, alla memoria dell'ex sindaco Totò Liardo, scomparso prematuramente tre anni prima, attualmente è sede di uffici comunali e sale multimediali.

Associazione Maria SS. del Bosco[modifica | modifica wikitesto]

Istituita nel 1879, con il nome Società della Madonna, si è retta su uno statuto originario aggiornato nel 1913 dal vescovo monsignor Mario Sturzo, per divenire successivamente una confraternita[38]. Storicamente composta da soli uomini, denominati fratelli della Madonna, si occupa di promuovere il culto e le manifestazioni in onore della Madonna.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

A Niscemi è presente una biblioteca comunale. Originariamente collocata in via Vacirca, nel 2006 è stata trasferita in via IV novembre, in un edificio risalente al XIX secolo. Sono presenti circa 16.000 volumi catalogati. La biblioteca è intitolata alla memoria di Mario Gori.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti due importanti musei: il Museo della Civiltà Contadina ed il Museo Didattico di Storia Naturale.

Il Museo della Civiltà Contadina ripercorre la civiltà contadina di Niscemi. I pezzi che vi sono racchiusi sono stati donati da alcuni cittadini al Lions Club locale che ha provveduto a catalogarli. Attualmente dei circa 2.000 pezzi presenti, la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta, con proprio decreto, ne ha vincolati oltre 650. Un'ala del museo è adibita a sala conferenze ed ospita una periodicamente eventi culturali che vedono partecipi i cittadini niscemesi.

Il Museo Didattico di Storia Naturale nasce nel dicembre del 1989 allo scopo di rendere noti gli aspetti geografici e naturalistici dell'area della Sicilia centro-meridionale ricadente per buona parte nel territorio della bassa provincia nissena e compresa tra i fiumi Salso e Dirillo, rispettivamente ad ovest ed est, e a nord limitata da corsi d'acqua minori (torrente Braemi e Nociara, fiume dell'Elsa e del Tempio). Essa comprende ecosistemi ed emergenze floristiche e faunistiche che hanno giustificato la creazione di alcune riserve naturali, come la locale Sughereta, il Bosco di Santo Pietro e il Biviere di Gela. Di suddetta zona è stata raccolta una grande messe di dati di ordine geografico, geologico, paleontologico, faunistico e floristico, che unitamente a reperti ritrovati sul campo o ricevuti in dono, ha costituito oggetto delle varie unità ostensive. Il Museo, inizialmente gestito dalla locale sezione WWF, è passato in gestione, nel 1995, al Centro Educazione Ambientale.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

È presente a Niscemi l'Istituto di Istruzione Superiore Leonardo da Vinci. Sorto nel 1970 come Liceo Scientifico, negli anni successivi ha arricchito la propria offerta formativa aprendo prima l’indirizzo linguistico, poi quello socio-psicopedagogico e negli ultimi anni l’istituto tecnico commerciale e l’istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente.

Università[modifica | modifica wikitesto]

A Niscemi è presente una sezione dell'Università degli Studi Niccolò Cusano, presso cui sono attivi corsi di Giurisprudenza, Economia, Scienze Politiche e Scienze della Formazione.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

L'artista più noto a Niscemi è stato il pittore Giuseppe Barone. Originario di Caltagirone, ma niscemese di adozione, nel 1927 dipinse le quattro tele a medaglione del Santuario SS. Maria del Bosco, raffiguranti vicende legate alla devozione verso la Madonna del Bosco e, nel 1929 una tela raffigurante la Madonna, collocata nella Cappella dell'acqua Santa. Delle tele dipinte, una raffigura la città di Niscemi durante il terremoto del 1693.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Tipiche esclusivamente di Niscemi sono le cosiddette mpanate e i piruna. Le prime sono sfogliate di cavolfiori mentre le seconde di spinaci. Differiscono dalle cosiddette scacce, tipiche del circondario ed in particolare della provincia di Ragusa, perché hanno la particolarità che il ripieno viene collocato crudo nell'impasto, prima di essere infornato. Inoltre le mpanate sono costituite da una pasta sfoglia sottilissima, probabilmente d'influenza orientale, lavorata sapientemente ed accuratamente.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

L'evento principale della città di Niscemi è la Festa della Madonna[39]. Anticamente veniva celebrata la terza domenica di agosto di ogni anno, ma negli ultimi decenni nella seconda domenica dello stesso mese. Durante la prima domenica di agosto il quadro della Madonna viene portato in processione dal Santuario di SS. Maria del Bosco alla Chiesa di Santa Maria d'Itria.

Durante il mese della Madonna che si sviluppa tra il 21 aprile ed il 21 maggio di ogni anno, sempre il quadro della Madonna viene portato in processione tra le due principali chiese della città[40].

L'11 gennaio di ogni anno, inoltre, viene organizzata un'ulteriore processione, analoga a quelle classiche che coinvolgono il quadro della Madonna, in occasione della ricorrenza del tragico terremoto del 1693[41].

Di rilevanza regionale è la Sagra del Carciofo[42][43], organizzata annualmente, tra i mesi di marzo e aprile, che coinvolge gente da tutto il circondario del paese.

Persone legate a Niscemi[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

L'assetto urbanistico del comune di Niscemi risale alla seconda metà del XVII secolo ed è caratterizzato da una maglia ortogonale che sviluppa attorno a piazza Vittorio Emanuele III, dove mancano due isolati e dove si affacciano i monumenti e gli edifici più prestigiosi della città. Gli assi principali della città si dipartivano dalla piazza, nelle direzioni nord-sud ed est-ovest. L'impianto urbanistico originale di Niscemi è a scacchiera regolare con isolati a spina.

La pianta planimetrica fu disegnata originariamente da Giuseppe Branciforte, secondo le linee guida dettate dalle nuove esigenze di pianificazione urbanistica volute volute da molte baronie siciliane. La scelta di optare per la maglia ortogonale fu anche dettata dalle leggi sull'urbanistica dettate dal governo spagnolo che, all'epoca, controllava l'intera Sicilia. La forma degli isolati è rettagolare, con il lato più lungo esposto a nord. Questa scelta risultò essere anche la più economica e semplice, in quanto ogni cellula abitativa aveva in comune con le altre tre lati su quattro e il suolo urbano risultava sfruttato al massimo. Nonostante l'impostazione di base della planimetria fosse di stampo seicentesco, è possibile tuttavia riscontrare in essa una notevole influenza araba: essa si riconosce principalmente nella gerarchia delle strade che si suddividono tra quelle più ampie, i cosiddetti shari e quelle più piccole o vicoli, i cosiddetti aziqqa[4].

Dal XVII secolo fino alla seconda metà del XX secolo le dimensioni delle cellule abitative sono state quasi sempre costanti: il nucleo abitativo principale era la casa terrana, costituita tipicamente da un solo vano a piano terra si larghezza di circa sei metri e sette metri di profondità. Molte di queste abitazioni erano caratterizzate anche dalla presenza del solaio a cui tipicamente si accedeva mediante una scala a pioli. L'elemento architettonico tipico del centro storico di Niscemi è il cosiddetto lucali[25], tipica abitazione contadina caratterizzata da elementi di costruzione comuni, imposti da una serie di obligatio eseguite nella seconda metà del XVII secolo che definivano vincoli sullo spessore complessivo dei muri e sull'altezza degli edifici stessi[45]

Nel corso dei secoli, però, durante le fasi dell'espansione urbanistica di Niscemi, le dimensioni degli isolati cominciarono a variare sensibilmente, modificando radicalmente l'aspetto urbano ed edilizio del centro abitato.

Niscemi agli inizi del XX secolo

Successivamente all'Unità d'Italia vengono realizzate le prime costruzioni al di fuori del centro abitato, dando vita a nuove strade. Le case delle famiglie più elevate, per ricchezza e censo, vengono ampliate considerevolmente e cominciano ad essere costruiti numerosi palazzi caratterizzati da un'architettura complessa e spesso aventi più di un piano. Nel contempo si ebbe una notevole espansione urbanistica popolare nelle direzioni nord, nord-est ed est. Una successiva evidente espansione urbanistica si ebbe nei primi anni del XX secolo, poi tra il 1918 ed il 1920 ed infine tra il 1935 ed il 1940. Nel 1955, in coincidenza con la forte immigrazione verso il nord Italia e con un conseguente maggiore afflusso di denaro proveniente dal lavoro degli immigrati niscemesi, si ebbe un'ulteriore forte espansione urbanistica.

Nel corso della seconda metà del XX secolo, a causa del dirompente abusivismo edilizio, la città ha subito un'espansione irregolare e molto spesso incontrollata.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Niscemi è suddiviso in 28 quartieri storici[13] e di recente urbanizzazione.

  • Madrice
  • Vacirca
  • Sante Croci
  • Canale
  • Sperlinga
  • Trappeto
  • Firriato
  • Macello
  • Piano Mangione
  • Poggio Placenti
  • Pirillo
  • Canalicchio
  • Poggio Tripoli
  • Serbatoio
  • Vascelleria
  • Fico Scibona
  • Poggio Madrice
  • Scoperto Maugeri
  • Carbone
  • Spasimo
  • Cimitero Vecchio
  • Cimitero Nuovo
  • Purgatorio
  • Madonna
  • Grazie
  • Addolorata
  • S. Antonio
  • S. Giuseppe
Quartiere Sperlinga
Scorcio di Via Li Causi

Il quartiere periferico Sperlinga è situato nell'area a Nord-Est della città ed è abitato da circa 4000 abitanti. Si snoda tra la via Aldo Moro, collegata alla via Mario Gori, e la via Pier Santi Mattarella, da cui, si perviene ai quartieri Fico Scibona e Serbatoio. Il quartiere ha avuto una notevole espansione urbanistica a cavallo tra gli anni ottanta e gli anni novanta. Attualmente è contraddistinto da uno stato di degrado, infatti sono presenti numerose discariche abusive a cielo aperto. In gran parte del quartiere le strade non sono asfaltate e sono assenti i marciapiedi, oltre che la segnaletica verticale ed orizzontale.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

L'economia del paese è prevalentemente di tipo agricolo. Fra i prodotti più coltivati vi sono carciofi[46], pomodori, uva e olio di oliva. La produzione del carciofo costituisce il perno dell'economia niscemese: esso viene sponsorizzato e pubblicizzato in una sagra annuale (Sagra del Carciofo), che si tiene con cadenza annuale tra il mese di aprile ed il mese di maggio.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Il turismo a Niscemi non è molto sviluppato. Sono presenti due Bed and Breakfast nei pressi della riserva naturale. Il massimo dell'affluenza turistica, che coinvolge comunque cittadini provenienti dalla provincia di Caltanissetta e dalla vicina provincia di Ragusa, si ha in occasione della Sagra del Carciofo e della Festa della Madonna. Per consentire la permanenza dei turisti, sono state costituite delle aree apposite predisposte per il camping.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Niscemi non è direttamente collegata a nessuna arteria stradale statale. La SS 117 bis, che collega la vicina Gela con Enna è raggiungibile attraverso la SP 12 e la SP 10 della provincia di Caltanissetta. La SS 115 è invece raggiungibile, nel tratto che collega Gela con Vittoria, con la SP 31 e la SP 11. Il confinante comune di Caltagirone è invece raggiungibile attraverso la SP 10, proseguendo poi unicamente per la SP 227 della provincia di Catania, non per la SP 39i in quanto anche quest'ultima è chiusa al transito a causa del crollo di un'arcata del ponte della ferrovia che l'attraversa[47]. Le strade provinciali SP 10, SP 11 e SP 12 sono, dunque le arterie stradali principali a cui la città di Niscemi è collegata, ma esse s'interecano con ulteriori strade provinciali secondarie, utilizzate principalmente dai proprietari terrieri, che versano in uno stato di totale abbandono.

La città è collegata attraverso i servizi di autolinee dell'azienda Etna Trasporti ai comuni di Gela, Caltagirone e Catania, ma non è presente un'autostazione.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Niscemi, Stazione Vituso e Stazione Priolo Soprano.

A Niscemi sono presenti tre stazioni ferroviarie, una centrale ed altre due al di fuori del centro urbano ma attualmente dismesse: la Stazione Vituso e la Stazione Priolo Soprano. L'unica linea ferroviaria che attraversa la città è la Catania-Caltagirone-Gela nel tratto tra Caltagirone e Gela ma è attualmente non in uso a causa del crollo di un ponte[47] tra Niscemi e Caltagirone. Le Ferrovie dello Stato coprono il percorso ferroviario attraverso un servizio sostitutivo mediante autobus. Il tratto di linea ferroviaria tra Caltagirone e Gela era stato inaugurato nel 1979, ma è dismesso dal 2011.

Ponte crollato nel tratto di ferrovia Niscemi-Caltagirone

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il mezzo di trasporto più usato è l'automobile, mentre l'unico mezzo pubblico è l'autobus, non molto utilizzato. È presente un'unica linea, la cui fermata principale è in via XX Settembre, in prossimità di Piazza Vittorio Emanuele III, ed è gestita da un'azienda di trasporti privata.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Milita nel campionato di Prima Categoria[48] la A.S.D. Nuova Niscemi che presenta anche ampi settori giovanili (i primi allievi niscemesi a vincere le provinciali appartengono a questa rosa, vittoria ottenuta nel 2012).

Le partite di casa sono giocate presso lo stadio comunale in contrada Ponte Longo.

Parapendio[modifica | modifica wikitesto]

Parapendio Angelo D'Arrigo

Nella zona sottostante tra il belvedere e il quartiere Sante Croci vi è situata una piccola sede per appassionati di parapendio. La sede è stata dedicata all'aviatore italiano Angelo D'Arrigo recentemente scomparso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Organi di governo, Comune di Niscemi. URL consultato il 4 aprile 2014.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 dicembre 2013.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ a b c d e f Maurizio Carta, Un palinsesto di culture in Kalòs - luoghi di Sicilia, nº 56, Palermo, Gruppo editoriale Kalòs, 1999.
  5. ^ Gaetano Antonino Blanco, Niscemi. Carta della presenza umana dalla Preistoria al Medioevo, Palermo, 1999.
  6. ^ a b Vito Amico, Dizionario topografico della Sicilia, vol. 2, Palermo, Tipografia di Pietro Morvillo, 1856.
  7. ^ Salvatore Alma, Il sistema agricolo niscemese compendiato nelle monografie indirizzate dall'autore alla pubblica mostra italiana del 1884 in Torino precedute da brevi cenni su Niscemi e il suo territorio col complemento di una relazione economico-rurale, Pansini, Adolfo (tip.), 1885.
  8. ^ Rosario Disca, Plaga Calvisianis, Caltagirone, Stabilimento tip. Francesco Napoli & figlio, 1949.
  9. ^ Angelo Marsiano, Maria SS. Del Bosco di Niscemi e il ritrovamento del quadro, Caltanissetta, Lussografica, 1982.
  10. ^ Saverio Landolina Nava, Relazione della rivoluzione accaduta in marzo 1790 nelle terre vicine a S. Maria di Niscemi nel Val di Noto in Sicilia, Johann Heinrich Bartles, 1792.
  11. ^ Angelo Marsiano, Niscemi - Geografia fisica, Palermo, Epos, 1982, pp. 260-264.
  12. ^ Angelo Marsiano, Niscemi nel Risorgimento e l'azione di Tommaso Masaracchio, Palermo, Epos, 1982.
  13. ^ a b c d e f g h i j k Angelo Marsiano, Geografia antropica, Caltanissetta, Lussografica, 1995.
  14. ^ Angelo Marsiano, Niscemi tra le due guerre mondiali, vol. 1, Caltanissetta, Lussografica, 1991.
  15. ^ Dopo un temporale frana a Niscemi in La Repubblica, 14 ottobre 1997, pp. 23.
  16. ^ Gianni Abela, Niscemi: arrivano i fondi per fronteggiare emergenza frana in tg10.it. URL consultato il 27 aprile 2013.
  17. ^ Frana a Niscemi, risarcite le famiglie dopo quattordici anni in Sicilia Informazioni. URL consultato il 27 aprile 2013.
  18. ^ Attilio Bolzoni, A Gela, città chiusa per mafia... in La Repubblica, 18 luglio 1992. URL consultato il 29 maggio 2013.
  19. ^ Gazzetta Ufficiale del 17 maggio 2004. Articolo 1. URL consultato il 18 marzo 2014.
  20. ^ Fabrizio Di Ernesto, Portaerei Italia: sessant'anni di NATO nel nostro paese, Fuoco edizioni, 2010.
  21. ^ Davide Iandiorio, Gli Usa vincono di nuovo: il Muos è ultimato. Una storia solo siciliana?, International Business Time, 27 gennaio 2014. URL consultato il 14 aprile 2014.
  22. ^ Il Muos è completato, a Niscemi montata la terza parabola, AgenziaTMNews. URL consultato il 14 aprile 2014.
  23. ^ Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu, Mobile User Objective System (MUOS) presso il Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) di Niscemi: analisi dei rischi. URL consultato il 14 aprile 2014.
  24. ^ Piazza Armerina e Niscemi “divorziano” da Enna e Caltanissetta: «Sì a Catania» in LaSicilia.it, 22 settembre 2014. URL consultato il 29 settembre 2014.
  25. ^ a b c d e Francesco Asta, Alla riscoperta del cuore antico in Kalòs - luoghi di Sicilia, nº 56, Palermo, Gruppo editoriale Kalòs, 1999.
  26. ^ a b c d Rosario Disca, Niscemi e il suo territorio. Memorie storiche, Niscemi, dattiloscritto inedito, 1947.
  27. ^ a b Il Santuario, Parrocchia San Francesco Niscemi. URL consultato il 14 aprile 2014.
  28. ^ Chiesa delle Sante Croci, Pro Loco Niscemi. URL consultato il 14 aprile 2014.
  29. ^ Paolo Russo, Un raffinato cantiere d'arte in Kalòs - luoghi di Sicilia, nº 56, Palermo, Gruppo editoriale Kalòs, 1999.
  30. ^ Chiesa di S. Francesco, Pro Loco Niscemi. URL consultato il 14 aprile 2014.
  31. ^ Rosario Disca, Margherita Branciforti - Duchessa di Mondragone, Gela, Tip. G. Scordato, 1932.
  32. ^ Rosa Anna Oliveri e Lavinia Sole, Il ripostiglio della memoria in Kalòs - luoghi di Sicilia, nº 56, Palermo, Gruppo editoriale Kalòs, 1999.
  33. ^ Angelo Marsiano, La popolazione di Niscemi dal XVII al XX secolo, Siracusa, Ediprint, 1987.
  34. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  35. ^ Gaetano V. Vicari, Il dialetto di Niscemi: fonetica, ortografia, lessico, Ediprint, 1988.
  36. ^ Il dialetto di Niscemi tra memoria e mutamento - Testimonianza di Gaetano Vicari. URL consultato l'11 aprile 2014.
  37. ^ Gaetano Vicari, Lo studio fonetico del dialetto niscemese. URL consultato l'11 aprile 2014.
  38. ^ Bogart, Niscemi, i 130 anni della Confraternita "Maria Santissima del Bosco", Blog Sicilia, 3 novembre 2009. URL consultato il 5 aprile 2014.
  39. ^ La festa della Madonna, Parrocchia San Francesco Niscemi. URL consultato il 4 aprile 2014.
  40. ^ Il Mese della Madonna, Parrocchia San Francesco Niscemi. URL consultato il 4 aprile 2014.
  41. ^ La ricorrenza dell'11 gennaio, Parrocchia San Francesco Niscemi. URL consultato il 4 aprile 2014.
  42. ^ http://www.siciliainfesta.com/comuni/niscemi.htm
  43. ^ http://www.sagracarciofoniscemi.it/
  44. ^ Gaetano V. Vicari, Angelo Marsiano. Il demiurgo della storia niscemese, Caltanissetta, Lussografica, 2002.
  45. ^ Daniella Vullo (a cura di), Niscemi 1693-1993, tre secoli di storia, Assessorato regionale ai Beni culturali e ambientali - Soprintendenza di Caltanissetta, 1993.
  46. ^ Mariella Belloni, Niscemi, Capitale del Carciofo, tigulliovino.it. URL consultato il 14 maggio 2014.
  47. ^ a b È crollato un ponte della ferrovia interrotta la linea Gela e Niscemi in Il giornale di Gela, 08 maggio 2011.
  48. ^ Nuova Niscemi - Scheda Squadra - Sicilia - Prima Categoria Girone G. URL consultato il 29 novembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Distefano. Niscemi – Appunti per una storia dell’Araldica secolare della Sicilia centro meridionale. Archivio Storico Siracusano, 2003.
  • Angelo Marsiano, Storia di Niscemi. A cura del Lions Club di Niscemi. Anno sociale 1991/92.
  • Emanuele Conti, Niscemi. Origini e fondazione. Salvatore Sciascia Editore, 1977, Caltanissetta.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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