Provincia di Catania

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Provincia di Catania
provincia
Provincia di Catania – Stemma Provincia di Catania – Bandiera
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Capoluogo Catania
Presidente Giuseppe Romano (Commissario prefettizio) dal 02/01/2014
Territorio
Coordinate
del capoluogo
37°31′00″N 15°04′00″E / 37.516667°N 15.066667°E37.516667; 15.066667 (Provincia di Catania)Coordinate: 37°31′00″N 15°04′00″E / 37.516667°N 15.066667°E37.516667; 15.066667 (Provincia di Catania)
Superficie 3 553 km²
Abitanti 1 078 130 (31.10.2012)
Densità 303,44 ab./km²
Comuni 58 comuni
Province confinanti Enna, Messina, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta
Altre informazioni
Cod. postale 95100, 95010-95049
Prefisso 095, 0933, 0942
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 087
Targa CT
Localizzazione

Provincia di Catania – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia di Catania (amministrativamente provincia regionale di Catania, pruvincia ri Catania in siciliano) è una tra le province della Sicilia, con 1.078.130 abitanti.[1] e una superficie di 3.553 km² comprendente 58 comuni.

Affacciata ad est sul mar Ionio, confina a nord con la provincia di Messina (il cui confine è segnato in buona parte dal corso del fiume Alcantara), ad ovest con la provincia di Enna e la provincia di Caltanissetta, a sud con la provincia di Ragusa e la provincia di Siracusa.

La Provincia di Catania ospita tre siti, più precisamente le città di Catania, Caltagirone e Militello in Val di Catania, dal 2002 insigniti del titolo di Patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO, insieme con il Val di Noto, oltre che il Vulcano Etna, che si fregia del medesimo titolo. Annovera, infine, un importante riconoscimento come Bene Etno Antropologico Patrimonio dell'Umanità della città di Catania nel mondo per la Festa di Sant'Agata.

Il castello di Aci
Il castello normanno di Adrano

Geografia[modifica | modifica sorgente]

La provincia di Catania è caratterizzata da una grande varietà di paesaggi dall'orografia quanto mai varia. Fanno parte infatti del territorio provinciale sia buona parte della più vasta pianura della Sicilia, la Piana di Catania, che il più elevato monte dell'isola, l'Etna (il maggiore vulcano attivo d'Europa, alto 3.340 metri s.l.m.). È anche la provincia siciliana con uno dei più vasti bacini idrografici, costituito da consistenti tratti del fiume Simeto e dei suoi affluenti, il Salso, il Dittaino e il Gornalunga, tutti e quattro condivisi con la provincia di Enna.

A nord è delimitata dal corso del fiume Alcantara, che segna il confine con la Provincia di Messina; il confine segue poi una piccola parte dell'ampio Parco dei Nebrodi (situato quasi del tutto in Provincia di Messina) con la Riserva naturale Lago Trearie, ai piedi dell'omonimo monte (1.609 m). Riposto a Catania, con Acitrezza e il borgo di Santa Maria la Scala, contornato dal verde della Riserva naturale orientata La Timpa) che ricade in territorio di Acireale, alle sabbie dorate della lunga spiaggia della Plaia. Presso Fiumefreddo di Sicilia, sulla costa, si trova la Riserva naturale Fiume Fiumefreddo. Andando verso l'interno dell'isola, la provincia è incorniciata dalle catene montuose dei Monti Erei e dei Monti Iblei a ridosso dei quali si alternano calanche desertiche e fertili terre come quelle della piana.

La zona che contorna il vulcano è caratterizzata da boschi di castagni ed ombrose pinete e dalla rigogliosa, anche se molto ridotta dall'esasperata urbanizzazione degli anni passati, vegetazione del Parco dell'Etna e, ancora, dalle rarefatte atmosfere del deserto lavico delle alte quote con le nere sciare e il giallo delle ginestre. Ad ovest del vulcano si trova la Riserva naturale ingrottato lavico del Simeto; il corso del fiume, dopo aver contornato la riserva, piega decisamente ad est verso il mare e la sua foce costituisce parte della Riserva naturale Oasi del Simeto. Procedendo verso l'interno si incontrano i brulli paesaggi caratteristici della Sicilia centrale, con terreni gessoso-solfiferi, alternati a macchie di arbusti, zone a pascolo e a seminativo.

I fiumi[modifica | modifica sorgente]

La provincia di Catania è interessata dal più grande bacino idrografico della Sicilia costituito dal fiume Simeto e dagli affluenti Gornalunga e Dittaino; si tratta di un bacino di oltre 4.300 km quadrati che si snoda nella Piana di Catania provenendo dai monti Erei e dalle pendici dei Nebrodi. La portata del bacino è nel complesso molto variabile a seconda delle stagioni e della piovosità per lo più scarsa della Sicilia interna. Dagli stessi Nebrodi proviene anche il fiume Alcantara che segna il confine nord della provincia; quest'ultimo bacino è invece ben alimentato in tutte le stagioni, raccogliendo acqua dalle sorgenti etnee ben nutrite dal lento scioglimento delle nevi.

Una particolarità della provincia è quella dei fiumi sotterranei: il fiume Amenano seppellito dall'eruzione del 1669, il fiume Ognina (o Lognina) anch'esso coperto dalla lava fluita, nel 1381, da un cratere apertosi all'altezza di Mascalucia e il fiume Aci sul quale anticamente fiorirono tante leggende, citato ancora con le relative misure da Idrisi, il geografo di corte di re Ruggero nel suo "Il libro di Ruggiero", che scomparve in seguito alla spaventosa eruzione del 1169, la stessa che saldò alla terraferma il castello di Aci, oltre al già citato Alcantara che ha scavato il proprio alveo su di una colata lavica forse originata dal cratere di Mojo Alcantara (ME) o più probabilmente dal versante nord dell'Etna.

I laghi[modifica | modifica sorgente]

L'Etna in inverno con la nube circolare caratteristica

Il territorio della provincia di Catania, pur essendo percorso dal più grande bacino fluviale dell'Isola, non ha grandi laghi. Possiede tuttavia alcuni interessanti laghi naturali che sono racchiusi per lo più all'interno di aree protette.

Il territorio attualmente delimitato come Riserva naturale Oasi del Simeto è quel che resta di un più vasto ecosistema palustre che comprendeva diverse zone umide, quella di Agnone, quella di Valsavoia (Lentini) e quella di Pantano di Catania. Sono ad oggi sopravvissuti all'antropizzazione dell'area:

  • il lago Gornalunga, formato dall'omonimo affluente del Simeto;
  • il lago Gurnazza, formato dalle dune costiere;
  • le Salatelle, piccoli pantani di acqua salmastra.

Nell'area catanese del Parco dei Nebrodi:

  • Il Lago Trearie, laghetto naturale posto a 1.435 metri s.l.m. che è stato ampliato con uno sbarramento per aumentarne la capacità di invaso; si estende per 10 ettari, in territorio dei comuni di Tortorici e di Randazzo. Riveste particolare importanza dato che si tratta del luogo di sosta e nidificazione di varie specie avicole, stanziali e di passo ed è incastonato in un pittoresco paesaggio.
Il lago di Licodia invaso Dirillo a Licodia Eubea.

A sud di Randazzo, a nord-ovest dell'Etna:

  • Il Lago Gurrida, esempio unico in Europa di un lago di sbarramento naturale lavico formato da una colata del 1536 che ostruendo una parte della valle sottostante, ha determinato l'accumulo delle acque del fiume Flascio. Si trova in territorio comunale di Randazzo, a 835 metri s.l.m. su una depressione argillosa che raccoglie nel periodo invernale le acque piovane e quelle del fiume Flascio; il lago non ha emissari, ma in piena estate va in secca; si ritiene quindi che esistano emissari sotterranei dato che, in periodo di secca, diventano visibili cavità e crepe da cui si perde tutta l'acqua accumulata in una superficie di circa 800 metri quadrati. Ha un perimetro irregolare di circa 6 km e un'area di impluvio di 50 km².

Nei pressi di Palagonia inoltre vi sono i due laghetti mefitici di Naftìa, noti fin dall'antichità perché legati al culto delle divinità dette I Palici.

Oltre a questi laghi naturali vi sono anche due laghi artificiali di sbarramento fluviale:

I monti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etna.

La provincia di Catania non ha grandi catene montuose, né alte montagne; l'unica montagna degna di tale nome è il vulcano Etna che è il più grande vulcano europeo e la più elevata vetta della Sicilia. Esso, con la sua mole ed il suo complesso e completo ecosistema costituisce il massiccio montuoso maggiore dell'isola; con le sue nevi contribuisce ad alimentare l'Alcantara, il Simeto con alcuni suoi affluenti e le sorgenti d'acqua potabile di una vasta area circostante. Il resto della provincia, fatta eccezione per l'area facente parte della piana di Catania, è a prevalenza collinare con cime ondulate che sfiorano appena i 700 metri di altezza e ciò solo a ridosso dell'avanpaese ibleo con rilievi a prevalenza calcarea e fenomeni carsici, e dei monti Erei a prevalenza gessoso-zolfifera.

Il mare[modifica | modifica sorgente]

Il Mar Ionio lambisce, per tutta la sua lunghezza, la costa della provincia di Catania per oltre 65 chilometri. Si alternano spiagge di sabbia e ghiaia e scogliere basaltiche, soprattutto fra Acireale e Catania. Dal porto di Catania verso Siracusa ha inizio la splendida spiaggia della Plaia, un arenile di sabbia fra i più belli del Mediterraneo. Al centro di questa costa è inserito il Golfo di Catania che va da Aci Castello fino ad Augusta nella costiera Siracusana dello Ionio. Molto caratteristici sono i centri rivieraschi presenti nella Timpa acese ed i centri di Aci Castello e la sua frazione Aci Trezza.

Il clima[modifica | modifica sorgente]

La provincia di Catania offre una grande varietà climatica in conseguenza dell'altitudine e della vicinanza o lontananza dalla costa. Nelle zone etnee e sulle propaggini dei Nebrodi è frequente la neve al di sopra dei 1.200 metri s.l.m. nel periodo invernale e le precipitazioni, nel loro complesso, raggiungono anche i 1.300 mm. Per contro, le zone della Piana di Catania hanno un regime di semi-aridità con precipitazioni modeste e per lo più concentrate durante la stagione autunnale sotto forma di nubifragio. Ciò, nel passato, era causa di disastrose alluvioni che rendevano molte zone impraticabili e formavano estese paludi nelle aree prossime alla costa jonica.

Le temperature medie annue si mantengono tra 17 e 19 gradi. L'area pianeggiante presenta inoltre una forte escursione termica notte-giorno in tutte le stagioni; ciò, a volte, è causa di intense nebbie improvvise che avvolgono tutta l'area sud-occidentale della provincia. Questa è una delle zone più calde della Sicilia, d'estate infatti la temperature medie di Catania e dei paesi dell'hinterland si aggira sui 35 °C e durante le intense ondate di calore la temperatura sfiora i 48 °C. L'opposto avviene durante le serene notti invernali quando il termometro riesce a scendere fino a -5 °C anche in pianura (una vera eccezione per l'isola).

Trasporti e collegamenti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti stradali principali[modifica | modifica sorgente]

Il percorso dell'A18, la prima autostrada aperta in Sicilia.

Autostrade[modifica | modifica sorgente]

Il territorio provinciale è attraversato in senso nord-sud dall'autostrada A18, Messina-Catania a pedaggio con caselli, nel territorio provinciale, a Fiumefreddo, Giarre, Acireale e San Gregorio ed in senso est-ovest dall'A19, Catania-Palermo, gestita dall'ANAS e quindi con utilizzazione libera; gli svincoli ricadenti nel territorio provinciale sono quelli di Catania Zia Lisa, Tangenziale di Catania, Motta Sant'Anastasia e Sferro-Paternò. Le citate autostrade A18 e A19 sono connesse tra loro mediante la tangenziale di Catania che le collega anche all'autostrada Catania-Siracusa e alla SS 114, alla SS 192 per Enna e alla SS 385 in direzione Caltagirone (nella Sicilia centrale), alla SS 417 per Caltagirone e Gela e alla SS 194 per Ragusa. Queste strade costituiscono l'asse viario più importante del territorio provinciale.

Strade statali[modifica | modifica sorgente]

La provincia è attraversata da numerose strade i cui assi fondamentali sono la SS 114 Messina – Catania – Siracusa, che si snoda principalmente lungo la costa ionica attraversando luoghi di incomparabile bellezza come la Timpa di Acireale e l'Oasi del Simeto, e la SS 121 Catania – Caltanissetta – Palermo, che si inoltra in direzione ovest verso l'interno attraversando grossi centri come Misterbianco, Paternò, Adrano e costeggiando, inoltre il parco commerciale "Etnapolis" di recente costruzione.

Le strade statali che attraversano la provincia di Catania sono:

Il trasporto pubblico su strada viene assicurato da 20 aziende di trasporto su autobus, di cui alcune di grande rilevanza regionale come Etna Trasporti e Ferrovia Circumetnea (autoservizi). Tra queste anche l'AMT di Catania che assicura il trasporto pubblico verso alcuni comuni dell'area metropolitana.

Collegamenti ferroviari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ferrovie della Sicilia.

Ferrovie principali[modifica | modifica sorgente]

Il trasporto ferroviario e metropolitano della provincia

L'asse ferroviario più importante è costituito dalla linea Messina – Siracusa, a trazione elettrica e in parte a doppio binario, nella tratta interessante la provincia, tra Catania Acquicella e Bicocca e tra Catania Ognina e Fiumefreddo di Sicilia.

Dalla stazione di Bicocca si dirama la linea a semplice binario elettrificata per le Enna, Caltanissetta, Agrigento e Palermo. Da tale linea, nella stazione di Motta Sant'Anastasia si dirama la linea secondaria, dismessa e usata solo per tradotte merci, per Paternò e Regalbuto. Quest'ultima fino alla metà degli anni settanta aveva un notevole traffico dovuto alla spedizione di agrumi dalle stazioni di Carcaci, Mandarano, Schettino, Paternò e Agnelleria, verso i mercati del nord Italia e dell'Europa continentale.

Nella stazione di Lentini Diramazione, sulla Catania-Siracusa ha origine la linea a trazione diesel per Caltagirone e Gela che attraversa in direzione sud-ovest tutto il territorio provinciale. La linea è in atto interrotta sine die a causa del crollo di un ponte poco oltre Caltagirone; ciò ha accentuato il calo del traffico pendolare, un tempo molto consistente da Caltagirone, Grammichele, Militello e Scordia e il crollo della spedizione di agrumi da Scordia e la deviazione dei treni merci da, e per, il Polo petrolchimico di Gela.

Importante per il traffico pendolare e turistico, la ferrovia Circumetnea, partendo da Catania Borgo effettua tutto il periplo dell'Etna fino a Riposto collegando al capoluogo grossi centri come Misterbianco, Paternò, Adrano, Bronte e Randazzo.

Metropolitane e suburbane[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Metropolitana di Catania.
Fermata Italia della Metropolitana di Catania

La carenza di servizi su rotaia nell'ambito provinciale ha determinato un sempre più massiccio uso del mezzo privato. Ogni giorno, da ogni direzione, lungo le poche infrastrutture viarie della provincia, si riversano sul capoluogo centinaia di migliaia di veicoli d'ogni tipo determinando ingorghi sempre più incontrollati ed imprevedibili; ciò ha messo in luce la sempre più urgente necessità di un trasporto di massa e pendolare moderno ed efficiente e sono nati vari progetti di costruzione di ferrovie suburbane e metropolitane:

  • Un primo progetto, di cui è attivo solo un tratto interno alla città di Catania, prevede la trasformazione della Ferrovia Circumetnea in linea metropolitana e suburbana fino a Paternò, a doppio binario, a scartamento normale ed elettrificata; nonostante l'urgenza, sono interamente finanziate ancora solo le tratte fino a Nesima, alla periferia di Catania, e fino a Stesicoro, al centro della città. Se realizzata in tempi brevi alleggerirebbe notevolmente la pressione veicolare costituita dal traffico proveniente dalle aree commerciali di Etnapolis e Misterbianco e dalle decine di migliaia di pendolari provenienti dalle direttrici di Adrano, Bronte e Randazzo.
  • Un secondo progetto, non ancora in fase esecutiva, prevede la costruzione di una linea metropolitana pedemontana che partendo dal centro di Catania raggiunga i comuni dell'Etna confinanti a nord.
  • Un ulteriore progetto, in parte in fase di realizzazione con l'interramento della tratta a nord della Stazione di Catania Centrale, prevede l'utilizzo della tratta RFI attuale che attraversa la città per realizzare una linea suburbana di collegamento tra le zone dell'acese e il centro del capoluogo e il suo aeroporto.

Collegamenti aerei[modifica | modifica sorgente]

La nuova aerostazione

L'aeroporto internazionale di Catania Fontanarossa, intitolato il 5 maggio 2007, a Vincenzo Bellini, è il più trafficato aeroporto del Sud Italia. In tale data è stata inaugurata la nuova aerostazione, costruita a fianco della precedente che era intitolata a Filippo Eredia. L'aeroporto assicura il collegamento del territorio con i maggiori aeroporti d'Italia e diversi scali europei. Il volume di traffico supportato lo colloca al terzo posto per traffico nazionale e al sesto posto per traffico totale. Adiacente ad esso si trova l'eliporto della Marina Militare Italiana.

Collegamenti marittimi[modifica | modifica sorgente]

La provincia si avvale principalmente del porto artificiale di Catania che, per le sue dimensioni non molto grandi ha un'operatività limitata. Il porto mantiene tuttavia, un buon traffico commerciale e merci ed è collegato regolarmente con i porti di:

e con porti internazionali in America, Africa, Asia e Oceania. È collegato anche con traghetti a servizio passeggeri e trasporto auto per:

Una linea di catamarani lo collega con Malta. È in corso di sviluppo l'utilizzo come porto turistico, con un progetto, abbastanza fantasioso di demolizioni degli archi della ferrovia per riportare le banchine a ridosso delle vecchie mura di Catania.

Il secondo porto, per importanza è quello di Riposto, con un piccolo traffico commerciale e peschereccio. Un recente progetto in avanzato stato di realizzazione lo ha riqualificato come porto turistico a servizio dell'area catanese e di quella taorminese; esso rappresenta il più grande porto turistico della Sicilia ed uno dei più grandi del sud Italia.

Numerosi e caratteristici sono i porti delle frazioni a mare di Acireale, come Pozzillo, Stazzo, Santa Tecla e Santa Maria la Scala; quest'ultima località è un borgo marinaro ai piedi della Timpa in cui d'estate è possibile godere del mare più pulito dello Ionio, anche per il fondale ricco di numerose varietà coralline. I fondali custodiscono il relitto della nave da guerra italiana "Terni", affondata dagli inglesi durante la seconda guerra mondiale. Altri porti, turistici e da pesca, sono quelli di Acitrezza, di Ognina e San Giovanni li Cuti a Catania.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia greca e Storia della Sicilia dall'Unità d'Italia.

I primi nuclei urbani[modifica | modifica sorgente]

Mappa della colonizzazione della zona orientale della Sicilia

L'area della provincia di Catania risulta abitata in innumerevoli siti sin dalla notte dei tempi. Tracce di insediamenti preistorici si ritrovano dappertutto alle pendici dell'Etna nelle zone costiere e lungo le valli del Simeto e dei suoi affluenti, nel calatino e sulle alture circostanti gli Erei e gli Iblei. Quasi tutte le città e i paesi odierni mostrano evidenti o presunte tracce di insediamenti Sicani e poi Siculi; ma è del periodo greco che tutta la provincia mostra evidenti le tracce, storiche ed archeologiche, dello splendore raggiunto. Il periodo successivo, quello romano, che mirò soprattutto a trasformare l'isola in granaio di Roma, anche a causa delle pesanti imposizioni tributarie, portò ad un impoverimento del territorio nel suo complesso. Un certo sviluppo si ebbe a partire dal tardo impero romano dopo la concessione della cittadinanza romana ai siciliani nel 212 e viene testimoniato dai resti di acquedotti e terme, dalle vestigia di Catania, come l'Anfiteatro e il Teatro Romano.

L'eruzione del 1669 investe Catania affresco di G.Platania,sacrestia della Cattedrale di Catania

Fino alla fine del Settecento l'economia della provincia catanese aveva un suo mercato con interessi extraprovinciali, nel campo delle coltivazioni cerealicole e del grano, della coltivazione della vite e della produzione del vino, dell'allevamento dei bovini e nel campo dell'allevamento del baco per la produzione della seta, di cui sono testimonianza i sopravvissuti alberi di gelso bianco ancor oggi presenti nel territorio. Anche la città cominciava a crescere dal punto di vista demografico, con l'immigrazione di intere famiglie provenienti dall'interno dell'isola in cerca di lavoro nelle varie attività che fornivano la manodopera necessaria producendo sviluppo e ricchezza. Durante il XVII secolo la provincia fu colpita da due tremende sciagure: la colata lavica del 1669 che giunse sino al capoluogo (coprendo fra l'altro i centri di Nicolosi, Fenicia Moncada (Belpasso) e Misterbianco) ed il terribile terremoto del 1693 che cancellò i due terzi della popolazione di Catania, Trecastagni, Pedara, Occhiolà (oggi Grammichele), altri centri ebbero moltissime vittime ma quasi tutti vennero accomunati da una distruzione delle costruzioni e degli opifici pressoché totale. La ricostruzione e la politica, attuata dai governanti di allora, della concessione di terre e di sgravi fiscali permisero la rinascita della provincia che manifestò una vitalità inaspettata. Ripresero così i commerci e le coltivazioni.

Il 24 febbraio 1853 iniziava l'attività la Camera consultiva commerciale di Catania in un contesto difficile quale lo era quello burocratico del governo borbonico. Le sue iniziative e le sue pressioni portarono al potenziamento delle infrastrutture essenziali delle poste, delle banche e dei collegamenti marittimi e stradali (al tempo era molto difficile la comunicazione via terra anche con Messina e Siracusa). Nello stesso periodo venne tentata, con la costituzione di una Società di irrigazione del Simeto del barone Spitaleri, la coltivazione del cotone in alcune zone della Piana di Catania e la coltivazione del riso, ma soprattutto quest'ultima si rivelò un'iniziativa poco felice e la società nel 1859 andò fallita. L'attività imprenditoriale cercò allora altre alternative introducendo nelle aree provinciali più idonee la coltivazione su vasta scala degli agrumi, trasformando ampie zone fino ad allora coltivate a vigneto.

L'unità d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Giuseppe Garibaldi

Durante l'impresa dei Mille la città di Bronte fu teatro di un episodio controverso, noto come la Rivolta di Bronte. Nell'agosto del 1860, i contadini di Bronte, si ribellarono occupando le terre dei latifondisti, dando credito alle promesse di equa ripartizione delle terre da parte di Garibaldi. La rivolta fu soppressa nel sangue da Nino Bixio forse perché timoroso di una eventuale rivoluzione repubblicana.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di Bronte.

A seguito dell'unificazione d'Italia con la creazione della provincia etnea del nuovo regno, con R.D. 929 del 16 ottobre 1862, anche la Camera consultiva di commercio venne trasformata in Camera di Commercio ed Arti e nel dicembre dello stesso anno istituita la Borsa valori. Fu un risultato brillante per l'economia della provincia attirando gli investimenti di finanzieri del più ricco nord Europa interessati all'attività mineraria zolfifera che facendo capo al porto di Catania ne permetteva l'agevole esportazione. Vennero quindi impiantate banche e finanziati progetti di ferrovie minerarie. La crescita economica e sociale si riscontrava soprattutto nel capoluogo, Catania che alla fine dell'Ottocento appariva dotata di una veste cittadina molto elegante, pur con differenze macroscopiche riguardo ai quartieri di sud-ovest, quelli classici dell'immigrazione della manodopera. Gli anni settanta del XIX secolo vedono Catania divenire la capitale dello zolfo isolano; le ferrovie attirano ormai sulla città e sul suo porto anche gli zolfi di Villarosa che prima venivano trasportati ad Agrigento e anche grazie a questo il porto di Catania ottiene la categoria di porto di 1ª classe in virtù del volume di merci movimentate. Oltre 20.000 tessitori ormai lavoravano nelle filande del capoluogo, immigrati da tutta la provincia e il Banco di Sicilia vi aprì la sua prima filiale. La popolazione di Catania passò dai 52.000 abitanti del 1834 ai 101.000 del 1881. Un rapporto del 1887 del Gentile Cusa registra l'assenza di emigrazione verso l'estero dal catanese, a differenza del resto della Sicilia.

Verso la fine del secolo, anche grazie all'apporto di capitale straniero e ai finanziamenti delle banche, si svilupparono le raffinerie di zolfo e le industrie chimiche ad esso collegate, le attività molitorie, come i grandi Mulini Prinzi che importavano grano ed esportavano farine; il cotonificio De Feo impiegava oltre 480 addetti e nel 1897 produceva 1500 kg di filati al giorno; estesa era anche la produzione di mobili e di carrozze. La fine del secolo vide anche la costruzione della Ferrovia Circumetnea che trasportava merci e viaggiatori dalle zone attorno all'Etna verso Catania e il suo porto e contribuiva all'export dei vini etnei tramite il porto di Riposto. Vengono anche approntati progetti di linee tranviarie a servizio delle zone minerarie come la tranvia a vapore Raddusa Scalo-Assoro Scalo-Sant'Agostino e in seguito la tranvia elettrica Catania-Acireale.

L'industrializzazione del XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Gli Archi della Marina all'inizio del Novecento.

Nei primi decenni del Novecento il movimento complessivo delle merci nel porto, indice di sviluppo e benessere della provincia e dell'area siciliana orientale, era in netta crescita e Catania divenne il riferimento economico dell'intera Sicilia con lo sviluppo nel campo industriale, nelle concerie e nel tessile, ma soprattutto nella raffinazione e commercializzazione dello zolfo che proveniva dall'interno e gravitava per la maggior parte nel capoluogo tanto da far parlare di Catania come della Milano del Sud. Secondo una statistica di fine secolo la provincia di Catania esportava zolfi, cereali e frutta dal porto di Catania e vini dal porto di Riposto verso le destinazioni di Stati Uniti, Francia, Austria e Gran Bretagna e importava cotone grezzo e ferro dalla Gran Bretagna, pelli per le concerie dalla Francia, lana da Austria e Francia, grano dalla Russia e alcool dagli Stati Uniti.

Le Ciminiere di Catania

Nell'antichità lo zolfo grezzo veniva raffinato fuori dalla Sicilia. In seguito si iniziò a raffinarlo sul luogo di produzione e Catania divenne il polo di raffinazione del prezioso prodotto. Tra le ragioni che motivarono questa scelta il fatto che a Catania c'era la ferrovia e si stava costruendo il nuovo porto. Alla fine dell'Ottocento erano attive in Sicilia 500 miniere e l'indotto dava lavoro a oltre 200.000 persone. Così accanto alla ferrovia, a Catania sorse la città dello zolfo, a nord della stazione lungo la via Messina con forni di fusione e mulini di raffinazione in grandi capannoni rettangolari con le ciminiere in mattoni alte anche trenta metri. Le raffinerie di zolfo furono costruite fino al 1905, anno in cui l'applicazione, negli USA, del metodo Frasch che estraeva lo zolfo già fuso dal sottosuolo dagli immensi giacimenti solfiferi texani, causò la fine del sogno siciliano e dello sviluppo industriale zolfifero della provincia di Catania. La produzione del "fiore di zolfo" ebbe il suo massimo nel 1899 quando la produzione siciliana raggiunse gli 8/10 di quella mondiale, grazie alle estrazioni massicce condotte nella Sicilia interna, soprattutto nelle grandi miniere di Pasquasia, di Floristella e di Grottacalda. Le ciminiere, oggi restaurate a cura della Provincia Regionale di Catania, danno nome al centro fieristico e congressuale sito nell'attuale viale Africa, esempio mirabile di archeologia industriale.

Lo scoppio della prima guerra mondiale fece crollare rapidamente il traffico mercantile a causa della chiusura dei mercati orientali interessati dall'economia catanese e del traffico marittimo con l'Austria. La città e l'intera provincia entrarono quindi in una seria crisi. Anche il commercio dello zolfo andava sempre più ridimensionandosi a causa della concorrenza dello zolfo del Texas prodotto con metodi più moderni e a costi inferiori.

Il primo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Nel primo dopoguerra vennero individuati alcuni punti fermi per il rilancio dell'economia con un vasto programma di bonifiche e raccolta e canalizzazione dell'acqua d'irrigazione e nella produzione indispensabile di energia elettrica. Vennero quindi approntate e messe in opera le bonifiche del Pantano d'Arci, del Biviere di Lentini, e del corso dell'alto Simeto. Importanti fattori di ripresa dello sviluppo furono inoltre gli interventi di riassetto del porto di Catania con la costruzione del nuovo molo centrale e di attrezzature per il carico e lo scarico delle navi. Il periodo fascista produsse comunque globalmente una terziarizzazione della società catanese ed a una stagnazione produttiva della provincia, anche a causa della perdita dei suoi commerci verso i paesi esteri, con i quali le relazioni diventavano sempre più difficili a causa dell'embargo e dalla perdita dei mercati orientali seguita ai mutati assetti politici del dopoguerra.

Nel 1926 la Provincia di Catania venne anche decurtata di una parte del suo territorio nell'ambito della creazione della nuova Provincia di Enna, perdendo la sua giurisdizione sui comuni della sponda occidentale del Simeto fino a Nicosia e della Piana di Catania oltre Catenanuova.

Nel novembre del 1928 una eruzione dopo aver minacciato i centri di Sant'Alfio e Nunziata, investì e sommerse Mascali. L'eruzione provocò ingenti danni alla economia agricola e la chiusura della tratta della Ferrovia Circumetnea e della direttrice Catania-Messina delle ferrovie e la strada carrabile statale. La cittadina mascalese venne quindi interamente ricostruita in un'area adiacente, nello stile dell'allora nascente regime fascista.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Il secondo conflitto mondiale interessò particolarmente l'area della provincia quando, a seguito dello sbarco in Sicilia, da parte delle truppe americane nel 1943, fu sottoposta a intensi e disastrosi bombardamenti alleati che distrussero gravemente le infrastrutture portuali e ferroviarie nelle due direttrici fondamentali Catania – Palermo e Catania – Messina e Siracusa. Bombardati e distrutti anche gli aeroporti di Catania, Gerbini e Vizzini. La dura resistenza prima alla piana di Catania e poi sull'asse TroinaRandazzoMar Ionio (direttrice della ritirata della divisione tedesca di SS "Göring") oltre a migliaia di vittime di entrambe le parti lasciò il territorio provinciale e cittadino in condizioni disastrose. Proprio il territorio provinciale vide perpetrarsi la prima rappresaglia nazista nei confronti della popolazione civile italiana: la Strage di Castiglione. Dopo il greve periodo dell'occupazione alleata, nel quale si pensò piuttosto alla sopravvivenza e nel quale ebbero origine attività, non proprio pulite di mercato nero, iniziò la ricostruzione. La fine del regime ed il caos politico seguito alla caduta di Mussolini, fecero risorgere le istanze autonomiste e proprio Catania divenne una delle roccaforti dell'EVIS. L'esercito autonomista, che aveva la sede operativa nel capoluogo, vi organizzò la lotta armata ed i sabotaggi sino al 17 giugno 1945, quando, in uno scontro a fuoco con i carabinieri in contrada "Murazzu ruttu" (Randazzo) veniva ucciso Antonio Canepa, insieme ad altri due esponenti. La I legislatura dell'Italia repubblicana fu caratterizzata dall'opera di ricostruzione e dalla realizzazione di un piano di riforme. La legge n. 43 del 28 febbraio 1949, tramite il Piano INA-Casa, favorì il rilancio dell'attività edilizia, la riduzione della disoccupazione con la costruzione di alloggi popolari. Un'altra riforma fu quella agraria del 1950 predisposta da Antonio Segni, ministro dell'Agricoltura che il 27 dicembre, la Regione Siciliana, con un'altra legge di riforma, adeguò al territorio dell'isola. Vennero espropriati ettari ed ettari di terreni realizzando così uno degli obiettivi politici di De Gasperi: creare una classe di piccoli proprietari, migliorare le arcaiche condizioni dell'agricoltura in alcune parti del paese. La Cassa per il Mezzogiorno fu l'altra riforma approvata all'inizio degli anni cinquanta. Il disegno di legge, che fu deliberato dal Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana presieduto da don Luigi Sturzo, produsse la legge 10 agosto 1959, n. 646. Essa prevedeva un programma finalizzato di lavori pubblici per un decennio e individuava, come priorità, la sistemazione idraulico-forestale e la bonifica, anche per favorire la riforma fondiaria e assicurare lo sviluppo del meridione. Vennero così costituiti consorzi ed enti di bonifica per completare i mai finiti progetti dell'anteguerra; Il consorzio di bonifica del Simeto rese utilizzabili nuove aree da coltivare, canalizzando le acque irrigue e regolò il corso dei fiumi principali che straripando periodicamente riformavano i pantani di sempre, nella Piana di Catania. Negli anni cinquanta nacque la Zona industriale di Catania in quello che era stato il Pantano d'Arci, l'edilizia iniziò a svilupparsi su larga scala costituendo le basi per un settore ancor oggi trainante attraendo tuttavia sempre più popolazione, in cerca di lavoro, verso la città di Catania. A seguito della riforma agraria vennero spezzettati i vecchi latifondi e costruite migliaia di case coloniche nella piana di Catania; tuttavia l'esiguità dei frazionamenti non sortirà l'effetto sperato e molte case coloniche verranno abbandonate non molti anni dopo a causa dell'emigrazione verso il nord Italia e spiccatamente a Milano ed a Torino. Le aree ricche saranno ancora quelle della produzione agrumaria della zona pedemontana dell'Etna e delle colline a sud della piana.

Presidenti della provincia di Catania[modifica | modifica sorgente]

Il gonfalone della provincia

Con l'unità d'Italia la provincia di Catania, come tutte le province italiane, fu affidata ad un prefetto. Solo dal 1889 il Presidente della Deputazione Provinciale fu scelto dal Consiglio Provinciale, che era un organismo distinto: elenchi che mischino i due organi sono totalmente erronei.

Dal 19 ottobre 1946 a capo della provincia vi fu un Commissario Prefettizio e si successero Umberto Mondio e Salvatore Ferro, fino al 18 giugno 1947. La provincia venne poi retta da un Delegato Regionale Provvisorio fino al 22 dicembre 1964: e in successione Carlo Amico, Salvatore Papale, Antonino Drago (9 aprile 1958 - 5 dicembre 1958; 16 ottobre 1961 - 22 ottobre 1964), Orazio Condorelli e Armando Palazzo (Assessore Anziano Reggente) Ebbe doppio mandato anche Nicolò Nicoletti (23 dicembre 1964 - 25 gennaio 1972; 7 novembre 1973 - 5 agosto 1975); Stefano Scandura (6 agosto 1975 - 2 agosto 1976); Giacomo Sciuto (3 agosto 1976 - 28 giugno 1982); Salvatore Distefano (29 giugno 1982 - 3 giugno 1984); durante il mandato di Antonio Torrisi (4 giugno 1984 - 5 marzo 1986) la provincia cambiò nome in Provincia Regionale con un'operazione puramente lessicale. Ben più significativa fu la riforma del 1994 che portò all'elezione diretta del Presidente della Provincia: tre persone ebbero questa carica:

Il 28 marzo 2014 è stata prevista la soppressione delle 9 provincie regionali, sostituite da nove "Liberi Consorzio comunali " e 3 aree metropolitane in seguito all'entrata in vigore della legge approvata dall'Assemblea Regionale Siciliana il 12 marzo 2014[3]. Una ulteriore legge regionale disciplinerà compiti e funzioni di questi nuovi enti, mentre ogni provincia è, nel frattempo, retta da un commissario straordinario nominato dalla giunta regionale.[4].

Presidente e Giunta provinciale[modifica | modifica sorgente]

La Provincia di Catania è stata commissariata come tutte quelle della Sicilia. Per assicurare la continuità amministrativa il prefetto Giuseppe Romano, è stato nominato il 2 gennaio 2014 con un mandato bimestrale.

Consiglio provinciale[modifica | modifica sorgente]

La normativa regionale siciiana non prevedeva, a differenza di quella nazionale, l'automatico scioglimento del Consiglio Provinciale nel caso di dimissioni del Presidente. L'intervenuta legge di riforma delle amministrazioni provinciali di Rosario Crocetta ha tuttavia cancellato le elezioni previste per il 2013, causando la decdenza dei consiglieri per scadenza naturale del mandato.

Economia[modifica | modifica sorgente]

La provincia di Catania presenta una grande varietà di attività economiche e produttive che la rendono la più attiva e dinamica dell'intera isola.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Agrumeti a Palagonia

L'agricoltura catanese deve la sua prosperità soprattutto alla fertilità del suo suolo. Le grandi opere di bonifica e di assetto idrogeologico fluviale, realizzate nella Piana di Catania e nei suoi fiumi come il Simeto, il Gornalunga e il Dittaino, ne hanno incentivata la produzione cerealicola. La costruzione di laghi artificiali ottenuti con lo sbarramento dei fiumi, per l'utilizzazione delle acque, ha consentito un ulteriore sviluppo delle varie tipologie di coltura. Le attività agricole, anche se progressivamente in riduzione, lenta ma costante, rivestono ancora un ruolo di primo piano. Nel 1961 le aziende agricole della provincia catanese erano censite in 87.091, delle quali 62.166 a conduzione diretta, 17.527 con salariati e compartecipanti e il resto a colonia parziaria appoderata.

Alla base delle attività si collocano due colture fondamentali: l'agrumicoltura e la viticoltura.

La prima si estende intorno al perimetro dell'Etna, soprattutto lungo la costa ionica nell'acese e nel giarrese, a nord della città di Catania dove è prevalente la coltivazione del limone; scendendo verso la Piana di Catania fino ad oltre Catenanuova e abbarbicandosi lungo le colline che la circondano, in particolare nel territorio di Paternò, si trovano le zone nelle quali invece prevale la coltivazione dell'arancio nelle sue varietà a polpa gialla ed a polpa rossa. Fino a qualche decennio fa la coltivazione era soprattutto delle varietà Tarocco e Sanguinello, ma negli ultimi anni, le richieste del mercato hanno orientato le scelte verso degli ibridi selezionati. La vite cresce invece per due terzi lungo i versanti collinari dell'Etna da circa 300 m.s.l.m. a oltre i 1000 m.s.l.m. specialmente nel versante nord. La zona di Solicchiata (Castiglione di Sicilia) è la più importante per la produzione vinicola dell'Etna Rosso doc, vino caratterizzato da un'elevata gradazione alcoolica e ottenuto da uve di Nerello mascalese (anche dette Negrello o Niereddu). Grandi estensioni di coltura di uva da tavola si trovano nell'area del calatino, soprattutto nella zona di Mazzarrone. Abbastanza diffusa ovunque è anche l'orticoltura. Notevole anche la presenza di vivai nell'acese.

Numerosi prodotti agricoli della provincia sono ben noti in tutt'Italia e all'estero: come le arance a polpa rossa, i fichi d'India di San Cono e di Militello, i limoni verdelli di Aci Catena, le fragole di Maletto, i pistacchi di Bronte e tante altre produzioni agricole.

Industria[modifica | modifica sorgente]

In campo industriale, la Provincia di Catania occupa il primo posto in Sicilia. Un forte sviluppo ha assunto l'industria alimentare prevalentemente quella della lavorazione dei cereali, della fabbricazione di conserve alimentari e della produzione di vini da tavola e da dessert oltre che a distillati e liquori in genere.

Importante è anche la produzione chimica con la produzione di concimi chimici e farmaceutica con imprese di rilevanza nazionale e internazionale soprattutto nel campo della produzione dei colliri.

Ma è soprattutto l'edilizia che rappresenta il settore industriale più importante e maggiormente attivo. L'industria edile ha tratto giovamento dallo sviluppo dei lavori pubblici e dall'espansione urbana dei vari centri e del capoluogo etneo.

La zona di maggior localizzazione delle attività industriali della provincia è la zona industriale di Pantano d'Arci, a sud di Catania, ove trovano insediamento attità del calibro della ST Microelectronics e della Nokia, che in virtù di tali insediamenti prestigiosi è stata soprannominata Etna Valley; sono presenti anche acciaierie, mobilifici e industrie di trasformazione del legno, industrie ceramico-sanitarie, chimiche e farmaceutiche. Un altro polo importante è l'area di Piano Tavola a nord ovest del capoluogo con industrie alimentari e dolciarie, elettrotecniche, meccaniche ed agroalimentari sparse anche nella zona ad est del vulcano tra Acireale e Giarre. Da non dimenticare la zona industriale di Misterbianco con aziende di prefabbricati in cemento e di carpenteria metallica, ma recentemente trasformata nel polo commerciale più importante della provincia etnea.

Commercio[modifica | modifica sorgente]

Ancor oggi, importante nei traffici commerciali catanesi è il commercio degli agrumi e dei prodotti alimentari che si servono sempre meno dei treni e sempre più degli autocarri attrezzati. Il porto di Catania è al servizio dei traffici anche di gran parte della produzione delle province di Siracusa, di Ragusa e di Enna destinata al resto d'Italia ed all'estero; tali province utilizzano il porto di Catania anche per le loro importazioni. Scambi commerciali avvengono con Germania, Francia, Inghilterra e Stati Uniti, ma sono in crescita anche le destinazioni mediterranee ed orientali. Il rapporto import-export si attesta a 2:1 a vantaggio delle esportazioni. Notevole importanza riveste il commercio al dettaglio, fiorente soprattutto nel capoluogo e nelle principali località turistiche.

Negli ultimi tempi la provincia ha favorito la nascita e l'insediamento di grandi centri commerciali, al dettaglio e all'ingrosso che si sono insediati soprattutto nelle aree di Catania sud, Misterbianco, Piano Tavola, Valcorrente, dove è sorta Etnapolis, San Giovanni la Punta, Acireale e Giarre calamitando anche un certo indotto di negozi al dettaglio nelle rispettive gallerie e pertinenze e lo stanziamento nelle aree circostanti di attività produttive e commerciali.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Università[modifica | modifica sorgente]

La provincia di Catania si avvale della presenza dell'Università degli Studi di Catania. La sua istituzione risale al 1434 quando Alfonso d'Aragona emanò il privilegio istitutivo assunto nella tradizione dell'Ateneo come la data di fondazione. L'inizio dell'attività avvenne il 26 luglio 1445. L'università offre oggi ottanta corsi suddivisi nelle 12 Facoltà, a Catania e nelle sedi decentrate di Ragusa, Siracusa, Enna e Caltanissetta. Dal 1998 è attiva la Scuola Superiore di Catania (sostenuta da un Consorzio tra Enti pubblici, aziende private e Istituti di cultura), con l'obiettivo di assicurare a studenti e laureati meritevoli un percorso formativo di eccellenza. Ad Acireale, inoltre, nell'edificio del prestigioso Collegio Pennisi, ha sede una delle cinque sezioni italiane della Scuola superiore della pubblica amministrazione.

Scuole superiori[modifica | modifica sorgente]

Gli Istituti Scolastici superiori statali sono presenti nei maggiori centri della provincia; ve ne sono 24 a Catania, 9 ad Acireale, 7 a Caltagirone e Giarre, 5 a Paternò, 4 a Riposto, 4 ad Adrano, 3 a Biancavilla, Bronte e San Giovanni la Punta, ed uno a Grammichele, Militello, Nicolosi, Randazzo e Scordia. Oltre a questi esistono numerose realtà scolastiche private che assicurano insieme un'ampia offerta formativa.

Uomini illustri[modifica | modifica sorgente]

Vincenzo Bellini
  • Vincenzo Bellini (Catania, 3 novembre 1801Parigi, 23 ottobre 1835). Sin da piccolo mostrò predisposizione alla musica. A sette anni compose un "Salve Regina" e un "Tantum ergo". A 18 anni ottenne un sussidio per frequentare il Conservatorio di San Sebastiano a Napoli. Qui sotto la cura del maestro Nicola Zingarelli, trascorse sei anni di studio e attività, nei quali si dedicò alla musica lirica. Nel 1826, al San Carlo, il melodramma "Carlo, duca di Agrigento" ebbe unanimi consensi e Bellini fu invitato nel 1827 alla Scala di Milano riportando grandissimo successo. Fra 1827 e 1831 scrisse sette opere liriche, fra cui "Norma" e "La sonnambula". Nel 1834 a Parigi prima della ormai prossima fine scrisse "I Puritani".
  • Giovanni Verga (Vizzini 31 agosto 1840 – Catania, 27 gennaio 1922. Uno tra i più grandi narratori italiani dell'Ottocento. Dopo alcune opere, con "Storia di una capinera", (Milano 1871), Verga acquisisce fama nazionale. Scrive una prima serie di romanzi ad ambientazione borghese, nel 1874 "Nedda" d'ambiente siciliano, poi la raccolta di novelle "Via dei campi" e "I Malavoglia" (pubblicato a Milano nel 1881). Nel 1883 pubblica a Milano le "Rusticane", e nel 1889 il "Mastro-don Gesualdo".
  • Luigi Capuana (Mineo, 28 maggio 1839-Catania, 29 novembre 1915). Scrittore e critico letterario, professore di Letteratura italiana all'Istituto Superiore di Magistero di Roma. Tra le sue opere, Malìa, C'era una volta, Scurpiddu, Cardello. Nel 1902 torna a Catania dove insegna all'Università fino alla morte.
  • Mario Rapisardi (Catania, 25 febbraio 1844- 4 gennaio 1912). Poeta e scrittore cantò gl'ideali; nella "Palingenesi" propose una conciliazione tra fede e progresso scientifico, in seguito nel Lucifero, sulle orme del Carducci, fede professione di ateismo ed esaltò la libera ragione. Tradusse in versi l'ideologia socialista in Giustizia, e in termini pessimistici la condizione umana in Giobbe.
  • Nicola Spedalieri (Bronte, 6 dicembre 1740 – Roma, 26 novembre 1795) è stato un filosofo e sacerdote. Spedalieri si mostrò avverso sia al dispotismo illuminato, che rifiutava tanto il principio della sovranità popolare quanto il primato della religione nel governo dello Stato, sia i princìpi laici della Rivoluzione francese. La garanzia di assicurare i diritti fondamentali dell'uomo è data, secondo lo Spedalieri, dalla religione cristiana che ha come princìpi essenziali l'amore e la carità verso il prossimo.
  • Giovan Battista Nicolosi (Paternò, 1610 – Roma, 1670) insigne geografo e scrittore, trattò anche d'architettura e d'arte militare, ha il merito dell'introduzione dei paralleli nella cartografia, col calcolo di latitudine e longitudine.
Angelo Musco ne «Lo smemorato»
  • Pietro Paolo Vasta (Acireale, 31 luglio 1697 – Acireale, 28 novembre 1760) è stato uno dei grandi pittori italiani, dal 1732 al 1755. Considerato uno degli maggiori artisti della scuola tardo-barocca siciliana del Val di Noto.
  • Giovanni Grasso (Aci Catena, 1875- Catania, 1930). Ereditò dal padre (e dal nonno, fondatore a Catania del teatro dei Pupi) la passione per il teatro. Nino Martoglio lo fece esordire nel suo dramma La solfara: ciò gli aprì le porte della carriera e fu interprete di temi a carattere popolaresco e di testi classici.
  • Concetto Marchesi (Catania, 1º febbraio 1878Roma, 12 febbraio 1957). Filologo di valore, tenne la cattedra di Letteratura latina a Messina poi si trasferì all'Università di Padova. Tra le sue opere la "Storia della letteratura latina" e le biografie di Seneca e Tacito.
  • Luigi Sturzo (Caltagirone, 16 novembre 1871- Roma 8 agosto 1959). Ordinato sacerdote nel 1894, fu uomo politico, scrittore e sociologo. Nel 1896 entrò a far parte del primo movimento democratico italiano. Nel 1919 fu il fondatore del Partito Popolare Italiano. L'avvento del Fascismo, a cui si oppose decisamente, lo costrinse nel 1924 ad abbandonare l'Italia, esule a Londra e poi a New York. Ritornò in Italia nel 1946 partecipando attivamente alla vita politica e parlamentare. Ebbe un'attività culturale intensa con numerose pubblicazioni in varie lingue.
  • Domenico Tempio, noto anche come Micio Tempio (Catania, 22 agosto 1750– Catania, 4 febbraio 1821) è stato un poeta italiano. Accanto a Giovanni Meli, fu il maggiore poeta siciliano del suo tempo. Tempio è ora considerato un poeta libero che usa tutti i suoi mezzi per smascherare le falsità e gli inganni della società. Non si hanno di lui molte notizie biografiche.
  • Angelo d'Arrigo (Catania, 3 aprile 1961 – Comiso, 26 marzo 2006) è stato un aviatore e deltaplanista italiano. Nato da madre francese e padre italiano, detiene vari record mondiali di volo sportivo. Laureato all'Università dello Sport di Parigi nel 1981, dopo aver ottenuto i brevetti di istruttore di volo libero con deltaplano e parapendio, di guida alpina e di maestro di sci, si distingue in gare internazionali vincendo campionati mondiali ed europei di volo libero. Abbandona poi il circuito agonistico dedicandosi a progetti che uniscono la sua passione per il volo con la ricerca scientifica aeronautica e sugli uccelli migratori, segnando vari record mondiali di traversata in volo senza motore.
  • Nino Martoglio (Belpasso, 3 dicembre 1870 – Catania, 15 settembre 1921) è stato un regista, sceneggiatore, scrittore e poeta italiano.

Musica[modifica | modifica sorgente]

« Bisogna far conoscere interamente la vera, la grande anima della nostra terra.
La responsabilità maggiore di questa missione dobbiamo sentirla noi musicisti perché soltanto nella musica e nel canto noi siciliani sappiamo stemperare il nostro vero sentimento. Ricordatelo. »
(Francesco Paolo Frontini)
Carmen Consoli.

Il rilancio culturale della città e della provincia è passato anche per la musica. Dagli anni settanta-ottanta, sono sorti decine di nuovi cantautori e gruppi musicali, che hanno rilanciato l'immagine della città in Italia. Il più importante è probabilmente Franco Battiato, le cui sperimentazioni musicali hanno influenzato molti altri autori.

Successivamente sono arrivati Vincenzo Spampinato, i Denovo di Mario Venuti e Luca Madonia, Carmen Consoli, lanciata dalla casa di produzione di Francesco Virlinzi, gli Sugarfree, Mario Biondi e molti altri autori minori. Nella scena rock ottanta-novanta spiccano nomi storici come gli Schizo e gli Archinué, autori di un genere più hard, e poi gli Uzeda e i Flor de Mal, che nacquero negli anni in cui Catania veniva addirittura considerata una Seattle europea. Importante è stato anche il lavoro di cantanti popolari come BriganTony, le cui "opere" sono oggi riprese dai Brigantini, e ai più contemporanei Lautari.

Nella musica classica contemporanea meritano menzione i compositori Aldo Clementi e Francesco Pennisi (1934-2000) e gli esecutori Maurizio Ciampi e Francesco Nicolosi.

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Catania è la città a più alta densità teatrale della Sicilia. Molteplici le compagnie teatrali che vi operano, sia professionali che amatoriali. Il più importante teatro della città è il Teatro Massimo Bellini, costruito dall'architetto Carlo Sada alla fine del secolo XIX ed inaugurato nel 1890. Oggi è un teatro lirico di tradizione, vanta un'orchestra sinfonica ed un coro stabile ed è sede di stagione operistica e concertistica. Da alcuni anni dispone della sala del Teatro Sangiorgi che viene utilizzata per concerti di musica da camera e per prove di spettacoli. Molto attivi sono inoltre il Teatro Stabile diretto da Pietrangelo Buttafuoco che ha sostituito Pippo Baudo e il Teatro Metropolitan, nonché il Piccolo Teatro di Gianni Salvo.

Tradizioni popolari[modifica | modifica sorgente]

Fra le tradizioni popolari più note della provincia di Catania, vi è sicuramente quella dell'Opera dei Pupi, che nel 2001 è stata dichiarata, dall'UNESCO, patrimonio orale ed immateriale dell'umanità.

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Nella provincia è parlata la lingua siciliana, nella variante orientale non metafonetica.[5]

Soprattutto a Catania il dialetto ha un accento caratteristico, simpatico alle orecchie degli altri siciliani ed italiani e con una forte assimilazione della liquida r alla n o alla m nei gruppi consonantici rm o rn.

Rispetto al capoluogo i comuni a sud-est e soprattutto Vizzini, Licodia Eubea, Grammichele, Mineo e Mazzarrone sono influenzati dalla parlata ragusana (variante metafonetica sud-orientale) mentre quelli a nord lungo l'Alcantara e specie Calatabiano da quella messinese.

In alcuni centri resistono le parlate di matrice gallo-italica specie a Randazzo, Paternò, Caltagirone, Mirabella Imbaccari e San Michele di Ganzaria.

Minime tracce di greco rimangono invece a Biancavilla, popolata sul finire del XV secolo da genti di origine greco-albanese.

Miti e leggende[modifica | modifica sorgente]

Il territorio è molto ricco di miti e leggende.

  • La fontana dell'Elefante (detta Liotru) è il simbolo della città ed è di fattura romana. È un manufatto in pietra lavica porosa, che raffigura un elefante sormontato da un obelisco egiziano in marmo bianco. Il nome deriva probabilmente dalla storpiatura del nome Eliodoro, personaggio legato alla storia della statua. A Catania inoltre si narrano le leggende di Colapesce, dei Pii fratres, di Gammazita ed Uzeta con molte varianti.
  • Al territorio delle Aci si lega fortemente l'idillio d'amore fra il pastore Aci e la ninfa Galatea, della quale, a sua volta, era innamorato il ciclope Polifemo che schiacciò il rivale sotto un masso. Dal sangue del pastore nacque un fiume[6] chiamato Akis dai greci, oggi "scomparso" sottoterra, ma che riaffiora nei pressi di Santa Maria la Scala, in una sorgente chiamata "u sangu di Jaci" (il sangue di Aci).[7] Sempre ad Acireale si narra che l'eruzione del 396 a.C., che storicamente investì e stravolse il territorio a nord, avrebbe anche terrorizzato e messo in fuga la flotta cartaginese comandata da Imilcone che si preparava ad uno sbarco. Nel vicino Bosco d'Aci sarebbero caduti i Giganti, per punizione di Zeus dopo aver tentato la scalata all'Olimpo. Claudiano scrisse che le pelli e le teste dei Giganti rimasero infisse ai tronchi degli alberi, in espressioni terrificanti, tanto che persino il ciclope Polifemo se ne teneva lontano.[8]
  • Secondo alcuni storici nel tratto di costa ionico, fra Acireale e Catania, sarebbe approdato Ulisse con i suoi compagni, come narrato nell'Odissea da Omero, ed avrebbe incontrato il ciclope Polifemo figlio del dio Nettuno. Il ciclope li imprigionò in un antro, che usava come dimora, e gli sfortunati viaggiatori riuscirono a liberarsi solo accecando Polifemo con un palo arroventato. Per l'ira il ciclope scagliò enormi massi contro Ulisse ed i suoi compagni in fuga, massi che sono stati leggendariamente identificati con i faraglioni di Acitrezza.
  • Al Castello di Nelson (Bronte) si venera una raffigurazione della Madonna di fattura bizantina dipinta, secondo una leggenda, da San Luca e donata dal generale Giorgio Maniace quale ringraziamento alla Madonna per una vittoria militare.
  • Nel Santuario Maria Santissima di Valverde si tramanda la leggenda del brigante Dionisio convertito da una apparizione della Madonna e del Prodigio del Pilastro, nel 1040. Si dice che mentre Dionisio era assorto in preghiera vide un raggio di intensa luce ed una nube sulla quale vi era la Madonna attorniata da angeli. Quando la visione scomparve, su di un pilastro rimase impressa l'immagine di Maria che oggi si venera. Tradizionalmente si dice che la immagine sia divinitus formata o acheropita, ovvero non attribuibile a pennello d'uomo.
  • Il vulcano Etna, porta con sé decine di racconti. Il filosofo greco Empedocle, sarebbe morto suicida gettandosi nel cratere. Un sandalo sarebbe stato poi scagliato, narra la leggenda, e caduto nell'attuale Porto Empedocle (AG). Il castagno dei Cento Cavalli ha dato luogo alla leggenda di una misteriosa regina e di cento cavalieri con i loro destrieri, che vi trovarono riparo da un temporale. Nel versante nord-est, esisteva sino agli anni cinquanta un fontanile detto – le Fontanelle del Milo – vicino al monte Fontana, dove ogni tanto appariva una città ai viandanti per poi svanire nel nulla.
  • Il Santuario di Vena (Piedimonte Etneo) sarebbe stato edificato nel luogo in cui si impuntò un asino che trasportava un'icona bizantina della Madonna, al seguito di un gruppo di monaci. L'animale cominciò a scalciare e fece affiorare un rivolo (vena) d'acqua; da allora, (circa l'VIII secolo), considerata prodigiosa. L'icona è ancora oggi custodita nel santuario.
  • Alla torre normanna di Motta Sant'Anastasia è legata la leggenda di Jana da Motta. Bernardo Cabrera, potente signore di Modica voleva a tutti i costi la regina Bianca di Navarra, vedova del re Martino il Giovane. Per far desistere il Cabrera, il signore di Motta, l'ammiraglio Sancho Ruiz de Lihori, creò nel castello una finta camera da letto. Il Cabrera cadde nel tranello e quando cercò aiuto da un'ancella di nome Jana (travestita però da paggio) complice del Ruiz, fini appeso ad un lenzuolo fra gli sberleffi dei popolani e così desistette e non s'interessò più alla regina Bianca.
  • Nel castello di Calatabiano esiste una delle poche lapidi mai tradotte. Lo scritto è talmente enigmatico che pur essendo spesso stato esaminato da studiosi, fino ad oggi non si è riusciti ad averne una traduzione convincente.
  • Il ponte dei Saraceni (Adrano) nasconde invece un altro enigma. Infatti si tratta di un maestoso ponte sul Simeto che non presenta alcuna strada, su entrambe le sponde del fiume, da giustificarne l'esistenza. Certa è invece la datazione postuma al XIV secolo, e quindi non d'epoca araba.
  • Adranon antico Dio venerato ad Adrano ma anche in altre località siciliane, aveva un seguito di mille cani spietati contro i mentitori ed i ladri.

Radio, riviste e televisioni[modifica | modifica sorgente]

Catania è sede del quotidiano siciliano La Sicilia, il secondo dell'isola, del mensile Tribeart - Arte e cultura contemporanea siciliana e delle emittenti televisive Antenna Sicilia, Telecolor , Video 3, La F e D Television. In città sono inoltre presenti diverse emittenti radiofoniche: alcune a carattere regionale come Radio Telecolor e Radio Sis, e altre a livello locale quali Radio Video 3, Radio Catania, R.S.C., Studio 90 Italia, Radio Delfino, Antenna Uno, Radio Vulcano. In passato, era la sede anche delle riviste I Siciliani, Il Corriere di Sicilia e Espresso Sera e del canale televisivo Teletna. Oggi quasi tutti i mass media della città sono in mano a Mario Ciancio Sanfilippo ritenuto il maggiore editore del sud Italia.

In provincia sono attive altre emittenti come TVA Televideo Adrano e Radio Studio Italia ad Adrano, Video Star, Radio K2, Top Etna Radio, radio Antenna1 e radio studio 88 a Biancavilla, Canale 9, Rei Tv, Radio Etna Espresso e Radio Aci ad Acireale e Radio Universal a Giarre.

La provincia di Catania nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cinema in Sicilia e Elenco dei film girati nella Provincia di Catania.

A Catania già nei primi anni del Novecento, proprio agli albori del cinema, sorsero varie case di produzione cinematografica: Morgana film, Etna film, Katana film, Sicula film e Jonio film. Secondo quanto riportato in un articolo del quotidiano "La Sicilia" del 1º marzo 1978, già nel 1914 Catania era una delle capitali del cinema europeo. L'Enciclopedia di Catania (edizioni Tringale) afferma che tra i primi lavori del cinema (vedi anche "Storia generale del cinema" di Georges Sadoul) si trova il film Sperduti nel buio, considerato il primo film realista della storia, precursore del realismo russo, francese ed italiano. Il film ricavato dall'omonimo dramma di Roberto Bracco (1901), fu prodotto nel 1914 dalla Morgana Film di Catania e diretto da Nino Martoglio. Protagonisti principali furono Giovanni Grasso senior e Virginia Balistrieri. Della Morgana Film si ricordano anche, Capitan Blanco, diretto da Nino Martoglio e con gli stessi protagonisti del film precedente; Teresa Raquin dal libro di Émile Zola), anche questo citato nella storia del cinema, venne diretto da Martoglio ed interpretato dall'attrice teatrale Teresa Pizzana.

L'Etna Film produsse oltre 100 film, tra cui: Il Benefattore e il Marchese di Roccaverdina entrambi su soggetto di Luigi Capuana, Capo rais diretto da Nino Martoglio ed interpretato da Giovanni Grasso, L'acrobata diretto da Giuseppe De Liguoro e dal commediografo catanese Pippo Marchese. Da citare anche Christus, un colossal, girato con centinaia di comparse e Il cavaliere senza paura.

Della Katana Film si ricordano tra gli altri, Il latitante e La guerra e la moda (entrambi con la Balistrieri), della Sicula Film, La fidanzata dell'Etna, Pane nemico e Presentat'arm (con Elvira Radaelli) ed infine, della Jonio Film, Valeria.

Da notare che un meccanico dell'Etna Film, Francesco Margiunti, inventò due regoli calcolatori per la perforazione della pellicola negativa e positiva, che oggi si trovano al Museo del cinema di Torino. La produzione cinematografica di Catania durò solo pochi anni. Vennero presto favorite e finanziate altre sedi e il settore entrò in crisi. Tentativi di rilancio successivi, ma senza seguito, furono quelli di Ugo Saitta nel 1935 Clima puro e Lo voglio maschio, con Tuccio Musumeci, nel 1971.

Straordinario esordio alla regia nel 2008, con "un film italiano dal respiro internazionale", per il catanese Daniele Gangemi che con Una notte blu cobalto (Cobalt blue night), girato interamente a Catania, è il primo regista catanese a vincere il premio per la "Migliore opera prima" al 42º Worldfest International Independent Film Festival di Houston in Texas. Gangemi sa raccontare, dote indispensabile per un regista, ma conosce anche la materia che affronta, fatta di sogni, speranze, sentimenti inquieti e voglia di riscatto. A questo si aggiunge un'ottima prova degli attori (su tutti Alessandro Haber nella sua prova migliore e il palermitano Corrado Fortuna in stato di grazia) e la raffinata colonna sonora di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro che rendono questo film un cult del cinema indipendente internazionale.

L'industria cinematografica quindi, pur essendovi nata, non si è poi sviluppata a Catania. Solo recentemente la Catania Film Commission e l'Etna Film Commission, uffici rispettivamente del Comune e della Provincia Regionale, stanno cercando di favorire l'avvio di alcune produzioni cinematografiche in città. Fino ad oggi soltanto pochi film sono stati girati in provincia di Catania e qui di seguito ne viene citato l'elenco:

Film

Film ambientati a Catania e provincia:

M.Mastroianni in Divorzio all'italiana nello scenario del porto di Ognina

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Catania - Palazzo Biscari 2 - Foto di Giovanni Dall'Orto.JPG
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo no
Riconosciuto dal 2002
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il barocco della città di Catania, assieme a quello di Acireale, Caltagirone, Militello in Val di Catania e di altre città della Sicilia orientale, è stato dichiarato dall'UNESCO, nel 2002, patrimonio dell'umanità appartenente alla zona omogenea del Val di Noto. Questa è una delle attrazioni architettoniche per cui è famosa la provincia di Catania. Essa ha però moltre altre bellezze naturali che le dovrebbero, se adeguatamente sfruttate, consentire innumerevoli possibilità di sviluppo settoriale nel campo turistico. Si spazia dalle ampie spiagge della Plaia di Catania, alle nere scogliere laviche della costiera acese i cui fondali, nelle zone di Santa Maria la Scala, Capo Mulini e Aci Trezza, sono un vero paradiso subacqueo per gli appassionati. La creazione del Parco dell'Etna permette agli appassionati la scoperta di un ambiente poliedrico e multiforme dalla vetazione rigogliosa, in virtù della fertilità dei terreni vulcanici, e quantomai vario nei suoi aspetti, con zone climatiche che variano in virtù dell'altezza del vulcano, e che in inverno permettono anche ampie possibilità di praticare lo sci e gli sport invernali grazie ai campi innevati dei versanti sud (Nicolosi) e nord (Linguaglossa). L'ospitalità si avvale di una settantina di alberghi e pensioni, situati per lo più nella zona costiera, in particolare ad Acireale, città che dispone di oltre 4.000 posti letto, più della stessa città capoluogo. Lungo il litorale, dalla foce dell'Alcantara ad Agnone bagni, sono presenti anche numerosi camping marini oltre a quelli montani della zona di Linguaglossa immersi nei boschi dell'Etna.

Il nuovo porto turistico di Riposto lascia intravedere la possibilità di sviluppo del settore turistico diportistico, perché per la sua posizione è anche a supporto dell'area taorminese.

Il territorio provinciale offre inoltre numerose e pregevoli aziende agrituristiche e zone paesaggistiche di grande bellezza, anche all'interno, soprattutto nel calatino, a Militello, a Vizzini, a Grammichele e a Caltagirone. Non trascurabile è anche l'aspetto archeologico con vestigia importantissime di ogni epoca, dalla preistoria al periodo greco e romano come ad Acireale, Adrano, Grammichele e Caltagirone; e consistente è anche l'aspetto architettonico delle località del barocco come Acireale e Catania nonché bizantino e normanno a Randazzo a Paternò e in tante altre località.

Tuttavia, pur possedendo tutte le caratteristiche necessarie per un'importante sviluppo dell'industria del turismo, endemiche carenze strutturali e logistiche non hanno permesso fin'oggi il decollo del settori se non in locali o isolate iniziative felici. Nel settore archeologico attendono di essere trovate ancora importanti città siculo-greche, riportate alla luce e valorizzate le vestigia della Catania greca e romana ancora sepolte, trovate la misteriosa Xiphonia, l'attuale Acireale, le città di Kallipoli, Inessa, Palikè, e tanto altro.

Occorrerebbe un riassetto delle coste, strappandole all'insediamento dell'abusivismo selvaggio e ridando loro fruibilità per mezzo della creazione di strutture ricettive pianificate.

Urge la costruzione di infrastrutture viarie e ferroviarie come la, mai terminata, autostrada per Siracusa, il mancato raddoppio e velocizzazione, ancora in corso, della ferrovia per Messina e per Siracusa, l'assenza della seconda pista all'Aeroporto di Fontanarossa, sempre intasato e al limite delle sue possibilità e la mancanza del suo collegamento agli assi ferroviari per una movimentazione veloce di merci e viaggiatori oltre al ritardato potenziamento della Ferrovia Circumetnea che ne impedisce lo sviluppo dei programmi turistici.

Turismo invernale sull'Etna[modifica | modifica sorgente]

Piano Provenzana[modifica | modifica sorgente]

La stazione sciistica di Piano Provenzana si estende sull'area coperta dalla pineta accomunando le caratteristiche dei paesaggi alpini alla visione panoramica del mare Ionio mentre si scia nelle piste. Le piste, una decina di vario livello tecnico prima della recente eruzione, hanno ospitato nel 2001 una edizione di Coppa Italia FIS. Attualmente sono in funzione due impianti di risalita che servono tre piste di livello medio. È possibile praticare lo sci-alpinismo e lo sci di fondo. Piano Provenzana è raggiungibile in auto percorrendo l'Autostrada A18 e uscendo a Fiumefreddo; poi per mezzo della Strada Statale 120 fino a Linguaglossa seguendo le indicazioni Etna Nord e Piano Provenzana.

Versante sud[modifica | modifica sorgente]

Le eruzioni degli ultimi anni hanno gravemente danneggiato i 4 skilift e la cabinovia oltre alle attrezzature logistiche di terra. Ma la località rimane meta turistica perché è il punto di partenza per la visita dei crateri sommitali. Dal punto di vista tecnico questo versante offre buone possibilità a sciatori esperti e principianti con quasi 20 km di piste. Le strade che salgono al Rifugio Sapienza sono circondate da boschi di castagni, pini e betulle fino a quota 1900, ma cessato il panorama boschivo è possibile ammirare la città di Catania e il suo golfo. Il Rifugio Sapienza è raggiungibile in auto da Catania o Acireale seguendo le indicazioni per Nicolosi, Etna o con autobus dell'AST da Stazione di Catania Centrale. È altresì raggiungibile in auto da Giarre o Acireale passando per Zafferana Etnea e percorrendo la strada che collega quest'ultimo centro con il rifugio (19,1 km).

Feste e sagre della provincia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Festa di Sant'Agata.

La città e i paesi della provincia di Catania presentano un'accentuata tendenza alla spettacolarizzazione delle feste religiose, che a volte affondano le loro radici scenografiche e culturali nelle tradizioni antiche del tempo dei siculi e dei greci. Sicuramente la più nota e spettacolare è la festa di Sant'Agata a Catania che dura tre giorni interi con sfilate di Cannalori e del fercolo trainato a mano dai fedeli fino a pochi decenni fa. Illuminazione e fuochi pirotecnici fanno da cornice alla festa che attrae centinaia di migliaia di persone nel capoluogo.

Pittoresca è la festa di San Giovanni Battista ad Acitrezza nel mese di giugno, durante la quale si svolge U pisci a mari, una tradizione popolare che risale al 1750. Comprende una pantomima che è un vero rito propiziatorio, con una parodia della pesca del pesce spada interpretata da attori trezzoti.

Coinvolgente e sentitissima è la Festa di Santa Barbara a Paternò, dove ogni anno il 4 dicembre coinvolge tantissimi fedeli chiamati dalla devozione per la Santa.

Altra manifestazione religiosa di un certo rilievo ad Acireale è la Festa di San Sebastiano, il 20 gennaio.

Ricche di genuina religiosità popolare e apparato folkloristico sono le feste patronali di Biancavilla. La "Grande Festa Estiva" in onore della Madonna dell'Elemosina (ultima domenica di Agosto), il "Patrocinio" della stessa Madonna (4 ottobre) e S. Placido (5 e 6 ottobre). Notevoli i riti pasquali, in particolare il Venerdì Santo (Processione dei "Misteri") e la Domenica di Pasqua ("à Paci").

Assume toni spettacolari, invece, la manifestazione dei carri che si svolge a Belpasso il 12 dicembre in occasione dei festeggiamenti di S. Lucia patrona della città. I carri sono delle grandi costruzioni meccaniche che racchiudono elaborate scenografie, realizzati con settimane di intenso lavoro da stuoli di artigiani (in rappresentanza di ciascun quartiere) raccolti in gruppi, ciascuno dei quali è diretto da un "mastro" cioè l'ideatore o meglio il "progettista" dei carro. I carri vengono presentati uno alla volta, chiusi, in piazza Duomo e si aprono lentamente (la "spaccata"), svelando lo scenografico contenuto in un tripudio di luci, dipinti e personaggi viventi in un crescendo spettacolare in attesa dell'ultima scena del carro, l'Apoteosi di Santa Lucia, che può raggiungere la ragguardevole altezza di ben dieci metri. La "spaccata" di ciascun carro è accompagnata dall'esibizione dei "cantanti" che lodano la santa con toni struggenti. I giorni seguenti 13 e 14 dicembre sono invece dedicati alla processione delle reliquie e del simulacro sul fercolo d'argento. Caltagirone, ogni anno, a partire da metà maggio fino alla prima domenica di giugno offre lo spettacolo della Scalinata di Santa Maria del Monte trasformata in uno splendido tappeto multicolore di fiori; è "La Scala infiorata", un grandioso disegno formato utilizzando oltre 4000 piantine, in omaggio alla locale Madonna di Conadomini.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carnevale di Acireale.

Una tradizione molto sentita è anche quella del Carnevale. Molte città si contendono il primato del più bel carnevale di Sicilia; tra queste primeggia Acireale con il suo Carnevale, considerato il più antico di Sicilia, più volte inserito nella lotteria nazionale, con sfilate di carri allegorici testimoniate sin dal 1800. Anche Misterbianco, Adrano e Paternò organizzano festeggiamenti carnevaleschi cercando di differenziarsi con sfilate tematiche di carri, concorsi a premi per maschere e sfilate di costumi e musica.

Sempre più numerose anche le sagre legate all'agro-alimentare tradizionale come la Sagra della ricotta e del formaggio a Vizzini alla fine di aprile, la Sagra del pistacchio a Bronte la seconda settimana di ottobre, la Sagra delle fragole a Maletto, la Vinimilo a Milo e l'ottobrata di Zafferana Etnea.

Enogastronomia[modifica | modifica sorgente]

La provincia di Catania è rinomata per i suoi vini, soprattutto rossi e di forte gradazione. Sin dall'antichità la principale attività del porto di Riposto è infatti stata l'esportazione vinicola. Tutta l'area etnea è infatti coltivata abbondantemente a vigneto. L'area nord comprendente le zone Randazzo, e della Solicchiata fino a Linguaglossa, è zona di produzione di vini che hanno ottenuta la classificazione D.O.C. come l'Etna rosso e bianco. Famoso il vitigno nerello mascalese che tipizza tutta una serie di vini pregiati. Antica la produzione di distillati e liquori, nelle zone del giarrese, degustabili con molta facilità.

Gastronomia[modifica | modifica sorgente]

La gastronomia catanese rispecchia abbastanza quella siciliana anche se esistono dei piatti essenzialmente catanesi come la notissima pasta alla Norma. In particolare grandissima importanza ha la tipica tavola calda catanese che va prendendo sempre più piede in tutto il resto d'Italia e anche nel mondo, è possibile infatti trovare scacciate, cipolline e cartocciate anche in città come Roma, Milano, Londra, New York, Los Angeles e altre. Qui di seguito sono elencati alcuni prodotti tipici della gastronomia catanese:

Antipasti Primi piatti Secondi piatti Tavola calda Dolci
Alici marinate Pasta alla Norma Parmigiana di melanzane Arancini di riso Cassata
Insalata di polpo Macco di fave Sarde a beccaficu Cartocciata alla catanese Crispelle di riso uso Benedettini
Zuzzu (carne in gelatina) Pasta cco niuri di sicci Falsomagro alla catanese Sfingione di riso Cassatelle di sant'Agata
Olive cunzati Pasta cche masculini Tunnina (tonno) cca cipuddata Pizza riganata Cannolo di ricotta
Frittelle di muccu Pasta cche sardi a catanisa Caponata di melanzane Cipollina (sfoglia al forno) Granita
u mauru Pasta con zucchine fritte e ricotta salata Bbastardu (cavolfiore) affugatu A Bumma (lett: "la bomba" fritta o al forno) a Minnulata Iris Pasta cca muddica Scacciata i cozzuli da playa le telline la carne di cavallo e d'asina Sangeli o sanguinaccio matruzza interiora

Comuni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Armoriale dei comuni della provincia di Catania.

Appartengono alla provincia di Catania i seguenti 58 comuni:

Parchi, riserve ed aree protette[modifica | modifica sorgente]

Qui di seguito sono indicate le riserve naturali, i parchi e le riserve marine, ricadenti nella provincia di Catania. Il parco dell'Alcantara si trova parzialmente nella Provincia di Messina mentre quello dei Nebrodi è suddiviso fra la provincia di Messina, quella di Enna e quella di Catania.

Denominazione Zona geografica Sede amministrativa Sito istituzionale
Parco dell'Etna Pendici dell'Etna Nicolosi-Stemma.png

Nicolosi

Parco dell'Etna
Parco dei Nebrodi Catena dei Nebrodi Caronia-Stemma.png

Caronia

Parco dei Nebrodi
Riserva naturale orientata Bosco di Santo Pietro Comuni di Caltagirone e Mazzarrone Caltagirone-Stemma.png

Caltagirone

APT Catania
Riserva naturale Fiume Fiumefreddo Bacino del fiume Fiumefreddo Fiumefreddo di Sicilia-Stemma.png

Fiumefreddo di Sicilia

Parco Fiume Fiumefreddo
Riserva naturale integrale Isola di Lachea e Faraglioni dei Ciclopi Mare di Acitrezza Aci Castello-Stemma.png

Aci Castello

Sito Università di Catania
Riserva naturale orientata La Timpa Timpa di Acireale Acireale-Stemma.png

Acireale

Riserva Timpa di Acireale
Riserva naturale Oasi del Simeto Foce de Simeto Catania-Stemma.png

Catania

Riserva Oasi del Simeto
Riserva naturale marina Isole Ciclopi Riviera dei Ciclopi Aci Castello-Stemma.png

Aci Castello

Parks.it
Parco fluviale dell'Alcantara Bacino del fiume Alcantara Francavilla di Sicilia-Stemma.png

Francavilla di Sicilia

Parco fluviale dell'Alcantara

Musei ed aree archeologiche[modifica | modifica sorgente]

La provincia di Catania può vantare diversi musei ed aree archeologiche essenzialmente nel suo capoluogo ma anche in alcune delle sue città maggiori. A Catania si ricorda il Museo civico del Castello Ursino, inaugurato nel 1924 a cura del prof. Guido Libertini, che contiene una pinacoteca con dipinti del XVI, XVII e XVIII secolo nonché reperti archeologici greci e romani. Al Centro fieristico le Ciminiere si possono visitare i due più grandi musei della città: il Museo storico dello sbarco in Sicilia (esteso oltre tremila mq) ed il Museo del Cinema, ambedue inaugurati nel 2002 dall'allora presidente della Provincia Nello Musumeci. Egli realizzò anche una rete museale, nei centri minori, ancora regolarmente aperta al pubblico: a Nicolosi il Museo Vulcanologico; a Raddusa il Museo del Grano; a Caltagirone il Museo della Fotografia; a San Michele di Ganzaria il Museo Archeologico e della civiltà contadina; ad Acireale, nella Basilica di San Sebastiano, il Museo d'Arte Sacra; a Giarre l'Acquario dei pesci mediterranei. Questi sono gli altri musei e le aree archeologiche presenti nella provincia di Catania:

Le «Cube» bizantine

La «cuba» è un edificio religioso d'epoca bizantina a pianta quadrata con una cupola. Secondo alcuni la parola «cuba» deriva dal latino "cupa" (botte) o "cupula" (botticella), per altri dall'arabo "cuba" (fossa, deposito) o "qubba" (cupola). In dialetto si citano spesso le chiesette di campagna come "cubole". Nei pressi di Castiglione di Sicilia si trova la chiesa di Santa Domenica, forse la più importante cuba presente in Sicilia, monumento nazionale dal 1909.[9] L'edificio è stato costruito con pietra, blocchi lavici, malta e materiali in cotto intorno all'VIII secolo da monaci basiliani internamente era ricco di affreschi di fattura bizantina, oggi perduti. La facciata è a due ordini, l'ingresso principale è caratterizzato da un arco di notevoli dimensioni, mentre nel secondo ordine si trova una grande trifora. All'interno la cupola centrale è arricchita da volte a crociera. Dopo anni di degrado la chiesa è stata oggetto di restauro negli ultimi anni. Un'altra cuba meno nota si trova a Dagala del Re (Santa Venerina).

- rowspan="1" PaternòMuseo civico archeologico "Gaetano Savasta" - Museo etno-antropologico
Provincia di Catania-Stemma.png Capitello modanatura mo 01.svg Musei ed aree archeologiche
Aci Catena Zona archeologica di Santa Venera al pozzo, Aci Catena via Alimena, Antiquarium e Terme.
Acireale Biblioteca e pinacoteca Zelantea, via marchese di Sangiuliano.
Adrano Museo archeologico regionale (P.zza Umberto).
Mura Dionigiane (Via Catania)
Caltagirone Museo Regionale della Ceramica (Via Giardino Pubblico)
Catania Museo civico, Castello Ursino
Anfiteatro romano (piazza Stesicoro)
Teatro antico (via Vittorio Emanuele 266)
Museo Diocesano della Cattedrale (piazza Duomo)
Terme dell'Indirizzo (P.zza Currò)
Terme Achilliane (Catania Sagrato Cattedrale)
Ipogeo romano (via G.Sanfilippo)
Museo Belliniano (piazza San Francesco)
Casa Museo di Giovanni Verga (via Sant'Anna 8)
Licodia Eubea Museo civico archeologico A. Divita e museo Etnografico (Corso Umberto I)
Linguaglossa Museo etnografico dell'Etna
Mineo Zona archeologica di Palikè – Rocchicella

Castelli[modifica | modifica sorgente]

I castelli e i sistemi di fortificazione difensiva esistenti non sono molti soprattutto a causa dei disastrosi terremoti che hanno colpito la provincia distruggendo molte vestigia difensive del periodo greco-romano. Molte fortificazioni dell'epoca arabo-normanna insistono sullo stesso sito delle precedenti più antiche come il Castello di Calatabiano il castello di Paternò e il Castello di Caltagirone.

Il Castello Ursino in una foto del XIX secolo
Provincia di Catania-Stemma.png Ch teau-fort 01.svg Castelli
Catania Castello Ursino
Aci Castello Castello
Paternò Castello Normanno
Adrano Castello Normanno di Adrano
Calatabiano Castello arabo-normanno
Motta Sant'Anastasia Torre normanna (Dongione)
Castiglione di Sicilia Castello
Caltagirone Castello
Licodia Eubea Castello medievale Santapau
Santa Maria di Licodia Torre Arabo Normanna
Il Castello Ursino sede del Museo civico di Catania

Sport[modifica | modifica sorgente]

Automobilismo[modifica | modifica sorgente]

Abbastanza antica è la gara automobilistica Catania-Etna che un tempo si svolgeva in partenza da Catania con arrivo a Nicolosi. A causa della pericolosità delle gare libere su strada venne trasformata in cronoscalata dell'Etna con partenza da Nicolosi e arrivo alla Casa Cantoniera dell'Etna. Da alcuni anni si svolge anche il Rally del Commercio che coinvolge i comuni di Misterbianco e Camporotondo.

Impianti[modifica | modifica sorgente]

La provincia di Catania ha delle grosse carenze per quanto riguarda gli impianti sportivi. Le poche strutture di rilevanza regionale sono situate nel capoluogo e in molti casi presentano delle problematiche che raramente vengono risolte. Emblematica è la situazione del PalaNesima di Catania. La struttura, aperta in pompa magna nel 2003 con un concerto di Riccardo Cocciante e già chiusa nel 2004, è tuttora vittima di vandalismi a cui nessuno ha saputo opporsi.[10]

Tra gli stadi calcistici, l'"Angelo Massimino" ospita le partite casalinghe della squadra di calcio del Catania. È stato inaugurato nel 1937 e ristrutturato più volte ed è il più importante della provincia, con una capienza di oltre 20.000 posti. Sono molto importanti anche il Tupparello di Acireale (7000 posti), il Falcone e Borsellino di Paternò (6000) e il Regionale di Giarre (5000).

La piscina comunale di Nesima, ancora a Catania, è l'impianto leader per gli sport acquatici. Gli impianti sciistici di Nicolosi, invece, sono all'avanguardia e sono stati ricostruiti dopo l'eruzione dell'Etna del luglio 2001, che è arrivata a lambire il rifugio Sapienza. Sono da segnalare anche il PalaCatania e il PalaLivatino, palazzetti polisportivi, il primo utilizzato dopo le Universiadi Sicilia 1997 per la pallavolo e il secondo per varie manifestazioni, il campo Dusmet, dedicato all'hockey su prato, il Warriors Field di Belpasso, campo di baseball. Recentemente si stanno sviluppando dei campi da golf, il più importante dei quali si trova a Castiglione di Sicilia.

Squadre[modifica | modifica sorgente]

La squadra più seguita in tutta la provincia è il Calcio Catania, che vanta tredici partecipazioni alla Serie A. La squadra più blasonata è invece quella femminile di pallanuoto, l'Orizzonte Geymonat Catania, che ha un palmares impressionante: 19 scudetti e 8 Coppe Campioni, 1 Super Coppa Lene, 2 Coppe Italia. Seguono il CUS Catania di hockey femminile (6 scudetti su prato e 6 indoor), la Jolly Componibili Catania di calcio femminile, la Paoletti Catania di pallavolo maschile e l'Alidea Catania di pallavolo femminile (1 scudetto a testa).

La coppia di pallavoliste Manuela Malerba e Margherita Chiavaro ha vinto uno scudetto di beach volley, mentre il Catania Beach Soccer ha conquistato due Coppe Italia, una Supercoppa italiana ed uno "Scudetto". Infine, la Romolo Murri Catania ha vinto un campionato italiano maschile indoor di cricket e la Polisportiva Cirnechi Catania ha vinto gli unici due campionati femminili dello stesso sport fin qui disputati.

Inoltre vantano tradizioni storiche, oltre ad ottimi piazzamenti nelle massime serie, l'Amatori Catania (rugby), San gregorio Catania rugby, il Nuoto Catania (pallanuoto maschile), gli Elephants Catania (football americano), i Warriors Paternò (baseball) e il Catania Baseball Project, la Pallavolo Caltagirone (femminile).

Riepilogo squadre[modifica | modifica sorgente]

Città Club Sport Scudetti Coppe Internazionali Coppe Nazionali Titoli secondari
Catania Calcio Catania Calcio 0 0 0 0
Catania Elephants Catania Football americano 0 0 0 6
Catania Amatori Catania Rugby 0 0 0 1
Catania Orizzonte Catania Palla a Nuoto 19 9 2 0
Catania Catania Beach Soccer Calcio in spiaggia 1 0 5 0

Atleti[modifica | modifica sorgente]

Pietro Anastasi, Petru 'u tuccu come veniva affettuosamente chiamato dai tifosi, con la maglia della Juventus

I principali sportivi nati a Catania e provincia:

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Giarrizzo, Catania. Bari, Editori Laterza, 1986 ISBN 88-420-2786-3
  • Moses I.Finley, Storia della Sicilia antica, Editori Laterza, 1979
  • Jean Huri, Storia della Sicilia, Brancato Editore, 2006 ISBN 88-8031-078-X
  • Santi Correnti, Breve storia della Sicilia, T.e. Newton, 2002 ISBN 88-7983-511-4
  • Salvatore Arcidiacono, Guida naturalistica della provincia di Catania, Maimone, Catania 2003
  • AA.VV., Catania e provincia: Le città barocche, il Mar Jonio, l'Etna e le aree naturali, Touring, 2000
  • AA.VV., Guida di Catania e provincia, Maimone, Catania, 1994
  • Elisa Bonacini, Il territorio calatino nella Sicilia imperiale e tardoromana, British Archeological Reports, International Series BAR S1694, Oxford 2007; ISBN 978-1-4073-0136-5

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]